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Roberto Moro
saggio - Roberto Moro
La crisi dell'Antico Regime in Francia 1776 - 1788
III capitolo - La rivolta aristocratica
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I ceti popolosi del Terzo stato, le medie e le piccole borghesie si tenevano discoste dalle vicende e osservavano incerte senza prendere posizione. « Neppure un sol uomo prima del 1789 ha immaginato la rivoluzione. — scriverà un grande rivoluzionario — ne ha calcolato il suo cammino o dedicato il minimo pensiero agli ostacoli che avrebbe saputo superare ». Eppure l'appello, mille volte ripetuto dal parlamento, ai « diritti della nazione », alla « costituzione del regno », alle « leggi sacre e inviolabili », alla lotta contro il dispotismo e alle « primitive libertà della nazione » aveva finito per scuotere l'opinione di questi ceti trascinandole nelle passioni di piazza.
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1. Progetti... – 2. ... e realtà - 3. Nel mondo dell'opposizione – 4. 1788

 

1. Progetti...

Calonne proveniva dai ranghi della burocrazia, era stato intendente, e aveva saputo costruirsi vaste clientele e un piccolo partito a corte che ottenne la sua nomina al ministero. Di tratto aristocratico e di modi suadenti, aveva la fama di intrigante e non piaceva ne al rè ne al governo; la magistratura gli era ostile. A questi inconvenienti oppose i consueti rimedi: cercò di accontentare tutti individualmente, concesse liberalità, pagò pensioni, accordò favori e formulò promesse rassicuranti che gli sarebbero poi state duramente rimproverate.
Quando fu edotto della reale condizione del Tesoro si rese subito conto che « non bastava essere vivamente preoccupati circa le decisioni da prendere per il futuro; bisognava esserlo anche per il presente, e soprattutto bisognava non lasciar trasparire ne le difficoltà per le prime, ne le inquietudini per le seconde ». E aggiungeva nelle sue memorie che « era egualmente importante che il deficit non fosse noto fino al momento opportuno per porvi rimedio. Ero dunque costretto a nascondere, sotto apparenze di tranquillità e di serenità, le ansietà che mi tormentavano intimamente ». Quindi cercò subito di risollevare il credito e in parte vi riuscì.
Si era circondato di abili e prestigiosi collaboratori, Dupont de Nemeurs, Talleyrand, Mirabeau, i banchieri Clavière e Panchaud, l'avvocato Gerbiér, tutti uomini che la rivoluzione saprà valorizzare, e con l'appoggio di costoro riorganizzò la Cassa di Sconto (una vera banca di stato creata da Turgot nel 1776 e caduta in discredito dopo le dimissioni di Necker) e creò una Cassa di Ammortamento. Per conquistare i ceti borghesi non lesine nel finanziare una serie di lavori pubblici (soprattutto attrezzature portuali e opere di canalizzazione) che avrebbero rianimato il commercio; con grandi sacrifici pagò puntualmente le rendite e gli interessi dei creditori dello stato (fu un avvenimento inatteso e quasi rivoluzionario) e lasciò intravedere una futura azione riformatrice: « non appena saranno pagati i debiti della guerra, io mi impegnerò a eseguire un piano di miglioramento generale che, fondato sulla costituzione stessa della monarchia, ne coinvolga tutte le parti senza distruggerne alcuna, allontani per sempre l'idea di utilizzare rimedi empirici e violenti di cui non bisogna neppure sollevare il ricordo e permetta tuttavia di trovare il vero segreto di alleggerire le imposte nell'uguaglianza proporzionale della loro ripartizione come nella semplicità della loro percezione ».
Così le richieste di prestito ottennero una risposta del pubblico e per più di due anni la lotta per la sopravvivenza quotidiana dello stato conobbe una tregua. Durante il suo ministero Calonne sarebbe riuscito a rastrellare uno dopo l'altro 653 milioni. Ma nel 1785, anno difficile anche per l'economia, Calonne avvertì i primi sintomi di opposizione. Il suo credito declinava nel mondo della finanza, circolava qualche libello contro di lui, e Necker, che non aveva rinunciato alle sue ambizioni, lavorava apertamente a scalzarlo. Per il ministro era dunque giunto il momento di prendere decisioni estreme; del resto egli sapeva che era impossibile appesantire ulteriormente il debito dello stato, o aggravare le imposte.
L'andamento della situazione economica e dei prezzi rendeva evidente, in quest'anno in cui il prelievo signorile sul prodotto agricolo quasi raddoppiava con un balzo prodigioso, che il problema finanziario era insolubile se i privilegiati rifiutavano l'eguaglianza fiscale. Così quelle riforme che Turgot aveva tentato, che Necker aveva timidamente cercato di sperimentare, Calonne decise di realizzarle concretamente. [...]

 

 Roberto Moro  

 

Il saggio si articola nei seguenti paragrafi:
1. Progetti... – 2. ... e realtà - 3. Nel mondo dell'opposizione – 4. 1788

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Indice del volume

La crisi dell'Antico Regime in Francia 1776-1788

I capitolo. La crisi economica e sociale. - 1776 - Produzione e prezzi - L'assetto sociale - Contraddizioni e crisi - Recessione e reazione. II capitolo. La crisi istituzionale e finanziaria. 1. Opposizione parlamentare e lotta politica - 2. La monarchia assoluta e lo stato - 3. Deficit e debito pubblico - 4. Gli ultimi ministri. - III coapitolo. La rivolta aristocratica. 1. Progetti... – 2. ... e realtà - 3. Nel mondo dell'opposizione – 4. 1788

Fonte: Storia & Storici
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