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Roberto Moro
Roberto Moro
Monti si candida: salvi tutti !
La forza del declino - 14 dicembre 2012
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Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.
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“… il pubblico è di pessimo umore e le trovate pirandelliane che offrivano una filosofia spicciola alla piccola borghesia provinciale non piacciono più. Anche il teatro dell’assurdo non fa cassetta. Oggi il botteghino piange e l’elemento di novità (una radicale discontinuità rispetto al passato) è che il 30/40% degli italiani è disposto a disertare lo spettacolo mentre si alza il sipario. La claque, quel 10% dell’elettorato che vive integrata alla compagnia e ne gode i benefici e le rendite di potere, si sente allo sbando e non ha più certezze. Su in loggione, un altro 20% del pubblico è pronto a fischiare, tirare verdura e chiedere il rimborso all’insegna dell’antipolitica. Quel che resta del pubblico, in una platea semivuota, si annoia, sbadiglia e chiacchiera dei fatti suoi …”.

 

Lo spettacolo è questo: il teatro dell’assurdo - E questo è programma: salva tutti e lavori forzati - Scendere in piazza?

 

Lo spettacolo è questo: il teatro dell’assurdo

La commedia va in scena, una commedia dell’assurdo, che è solo una variante dell’abituale commedia all’italiana, ma forse non è per il palato del pubblico. Monti si candida e, nella trama, il “Monti bis” (il 62° governo repubblicano) è già lì sul piatto in attesa di un “terzo” governo Monti, questione di un anno o due.
Monti lo vogliono tutti: lo vuole l’Europa, il PPE, il Vaticano, gli Usa forse e forse le Nazioni Unite. Lo vuole la Confindustria, lo vogliono le Forze armate, le banche e gli accaparratori del patrimonio pubblico svendibile a due lire. Lo vuole Casini, lo vuole Montezemolo e il PDL, che si è scoperto “montiano” e “moderato”, e soprattutto lo vuole Berlusconi che lo ha lo ha candidato al suo posto nel segno della “continuità”; forse lo vuole anche la Lega in cambio della presidenza della Regione Lombardia nominata Maroni. Il quadro politico si ricompone all’insegna della ingovernabilità prossima ventura.
Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.

 

E questo è programma: salva tutti e lavori forzati

Il programma è già stato scritto un anno fa: “rigore, equità, crescita”. È ancora incompiuto ma si andrà avanti così. “Salva Italia”. “salva crescita”, salva Berlusconi, salva Dell’Utri, salva Bossi, salva Formigoni, salva tutti e … “si salvi chi può”. I tempi sono troppo stretti per seguire le regole e le buone maniere: “mettiamoci d’accordo” oppure mors tua, vita mea. Tra ricatti, alleanze, scambio di voto e di fronti, tradimenti e piroette, la scelta è obbligata: “mettiamoci d’accordo”.
Il programma prevede, infatti, anche l’ultima grande battaglia epica del Cavaliere alla ricerca del suo salvagente: la difesa dell’ultima trincea contro il comunismo internazionale e a favore della libertà (la sua libertà di non finire in galera), un appello mediatico in grado di aggregare tutta la classe dirigente che ha portato al naufragio. Dell’Utri rivendica il diritto di ricandidarsi perché, fuori dal Parlamento “non si sente sicuro”; anche Bossi invece di sparire, spara ed entra in scena all’ombre dei fucili dell’esercito secessionista. Anche Tremonti è tornato in pista e Formigoni al pari una legione di indagati e rinviati a giudizio cerca casa e riparo. A chi mai si nega un tetto sopra la testa!
In questo clima di confusione e di tregenda il Senato della Repubblica, composto per un terzo da avvocati e legulei, è trafelato: lavora senza posa per una legge che obbliga i tirocinanti “per legge” alla gratuità delle prestazioni dei tirocinanti, ai lavori forzati.
E se davvero il lavoro ci fosse e ci fosse per tutti, in virtù della produttività e della flessibilità più o meno tutti sarebbero ai lavori forzati, senza coperture e servizi civili, in una sorta di guerra generalizzata che mette a dura prova la coesione sociale. Nelle cabine di terza classe come vada a finire il film del salvataggio lo si è già capito: buttarsi a mare, nuotare con le proprie forze, emigrare.

 

Scendere in piazza?

Il 10% delle famiglie italiane si è accaparrato il 49% del reddito. Le scialuppe di prima classe sono già tutte piene. In questa fase confusa di resa dei conti si sa già chi è destinato a pagare il conto finale. I debitori, a cominciare da Stato, Regioni, Comuni, sono insolventi; di soldi in cassa non ce ne sono più e i tempi della ripresa sono lontani, Mario Monti è il garante del buon ordine e della coesione sociale scelto oltre i confini. Ma la domanda è: qualunque sia il governo prossimo venturo, questo governo come reggerà l’impatto della ingovernabilità istituzionale del sistema Paese?
Il ministro degli interni prevede e annuncia difficoltà per la tenuta dell’ordine pubblico “più a rischio con crisi e voto”. Sarebbe utile uscire dall’equivoco: che cosa significa? Che la gante è disposta a scendere in piazza? E guidata, manipolata, governata da chi?
Il palcoscenico sul quale si gioca questo racconto è ormai quello della collera e della disperazione che è una presa d’atto del naufragio del nostro futuro, non quello dei vecchi che fanno la gerontocrazia del Belpaese ripiegato sui riti di un passato remoto, ma quello dei giovani privati dei diritti di cittadinanza e privi di guida. Gli studenti, scesi in piazza (anche con i loro docenti) a favore di una istruzione pubblica in rotta e in frantumi non hanno più un tetto sopra la testa e le porte alle quali bussano sono sbarrate.
Ma, inutile dirlo, proprio questo palcoscenico della collera e della disperazione è cedevole, tarlato e a rischio di squarcio. Le istituzioni sono alle corde: esuberi, blocchi di spesa, debiti e cure dimagranti obbligate. “Bambole, non c’è più una lira!”
Giù il sipario? Per ora no, stiamo a vedere e continuiamo a farci del male. Il seguito al prossimo atto.

 

Roberto Moro - 14 dicembre 2012

Fonte: Storia & Storici
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