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Roberto Moro
Roberto Moro
Monti in scena? Su il sipario
La spettacolo visto in prima fila - 17 dicembre 2012
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Alfano ha sfiduciato il Primo governo Monti e lo ha fatto cadere. Berlusconi in nome e per conto di Alfano lo ha ricandidato per un Monti bis. Il contesto internazionale lo vuole a capo del nuovo governo. I giochi, sulla carta sembrano già fatti. L’investitura del Premier vecchio/nuovo ha raccolto consensi ovunque, in Europa, e anche in casa a destra, al centro, a sinistra. Il Vaticano ha dato il suo viatico (Bagnasco, Ruini e persino il Romano Pontefice) è la sacra unzione indispensabile per accedere al soglio. In poco meno di tre settimane è nato il nuovo Padre della Patria. Un miracolo. Ed è solo il prologo. Monti, frastornato dagli eventi, è incerto e perplesso, si è sempre identificato con un ruolo super partes, un servitore dello Stato estraneo alla polita e ai giochi del potere: il “Professore” un cavaliere senza macchia e pieno di umane ambizioni. Che fare?
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Prologo: in scena sempre, sparire mai - Atto primo, scena prima: “il re è morto, viva il re” - Scena seconda: la resurrezione - Capocomici e impresari - 17 dicembre - ai confini del passato: la terza Repubblica?

 

Prologo: in scena sempre, sparire mai

 Tutti in scena. Agitazione, folla ai camerini, pronti per il trucco, si ripassano il copione e le battute e … via! In Italia i partiti presenti in parlamento sono 19 e vale la pena di ricordarli: Autonomie Liberté Participation Écologie, Alleanza di Centro per la Libertà Alleanza per l'Italia, Azione Popolare, Diritti e libertà, Fareitalia per una Costituente Popolare, Grande Sud, I Popolari di Italia Domani, Liberal Democratici, Movimento Associativo Italiani all'Estero, Movimento di Responsabilità Nazionale, Movimento per le Autonomie, Noi Sud - Libertà e Autonomia, Partito Liberale Italiano (1997), Partito Repubblicano Italiano, Partito Socialista Italiano (2007) Radicali Italiani, Südtiroler Volkspartei, Vallée d'Aoste Autonomie Progrès Fédéralisme; forse ne manca qualcuno.
Fuori dal parlamento e non rappresentati ne contiamo altri 19, eccoli qui: Codacons, Consumatori Uniti, Democrazia Cristiana, Federazione dei Verdi, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Forza Nuova, La Destra, Lotta Comunista, Movimento Idea Sociale, Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, Movimento Cinque Stelle, No Euro, Partito Comunista dei Lavoratori, Partito Pensionati, Partito Socialista Democratico Italiano, Per il Bene Comune, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia Libertà.
Poi ci sono i movimenti, le fondazioni, le liste civiche a centinaia: per ora il catalogo non è possibile, il fronte è in costante movimento e in continua via di disgregazione/riaggregazione.
Poi ci sono gli esordienti ai quali, per ora, una parte non è ancora stata assegnata. Ci sono in pista anche i ministri tecnici che, per bocca del Primo ministro (il termine tecnico è “Presidente del Consiglio dei ministri”), mai “sarebbero venuti meno al loro ruolo tecnico”; ci sono i “montiani” di destra e di sinistra; i viola e gli arancione, quelli contro il declino e quelli a favore; il PDL potrebbe generare almeno tre “nuove” formazioni politiche, Montezemolo accogliere cinque o sei correnti. Poi c’è Grillo con un movimento che rischia di essere anche quello plurale. Poi c’è la Lega territorialmente divisa in più Padanie possibili. I sondaggisti navigano al buio e i conti non tornano mai. Il fatto è che le scialuppe di salvataggio sono strapiene e siamo arrivati al fatidico “abbandonare la nave”. Zattere di fortuna, gommoni, canoe e scialuppe affollano l’agitato specchio di mare dei passeggeri in fuga dai relitti.
Il controllo delle operazioni è affidato al Capo dello Stato che dura fatica a smistare il traffico. Mangiare sempre, sparire mai. Oggi, 16 dicembre, la giornata potrebbe essere decisiva. C’è la suspanse del colloquio Monti-Napolitano; il “premier” si candiderà? Quando, dove e con chi? E soprattutto: come? L’interessato, il nuovo Vate del sistema in frantumi, non lo sa ancora e c’è da credergli, il ruolo di Padre della Patria è difficile da recitare. E l’ “Unto dei signori” tace. Siamo solo al prologo e questa è già materia del secondo atto. In platea, del resto, c’è posto anche per i ritardatari.

 

Atto primo, scena prima: “il re è morto, viva il re”

La continuità del racconto, l’unità del sistema, è garantita dalla successione del 131° governo dell’Italia unita al 130°, i tempi sono stretti e Monti dovrebbe succedere a Monti. Sarà pur vero che esiste l’adempimento formale delle elezioni, ma il prossimo governo, la sua maggioranza, il destino della nuova legislatura va deciso fin d’ora a tavolino in nome della stabilità: la priorità spetta ai naufraghi della XVI legislatura.
Alfano ha sfiduciato il Primo governo Monti e lo ha fatto cadere. Berlusconi in nome e per conto di Alfano lo ha ricandidato per un Monti bis. Il contesto internazionale lo vuole a capo del nuovo governo. I giochi, sulla carta sembrano già fatti. L’investitura del Premier vecchio/nuovo ha raccolto consensi ovunque, in Europa, e anche in casa a destra, al centro, a sinistra. Il Vaticano ha dato il suo viatico (Bagnasco, Ruini e persino il Romano Pontefice) è la sacra unzione indispensabile per accedere al soglio. In poco meno di tre settimane è nato il nuovo Padre della Patria. Un miracolo.
Monti, frastornato dagli eventi, è incerto e perplesso, si è sempre identificato con un ruolo super partes, un servitore dello Stato estraneo alla polita e ai giochi del potere: il “Professore” un cavaliere senza macchia e pieno di umane ambizioni. Che fare?
Si dice che Bersani gli abbia offerto la consacrazione al Quirinale in cambio del suo ingresso a palazzo Chigi. Lui, Bersani, al Governo, Monti al soglio Presidenziale. Una chiacchiera al bar tra amici? Una partita a briscola all’osteria? Uno scambio di idee al mercatino di Porta Portese? Chi lo sa, e chi lo sa se l’attuale inquilino del Quirinale è della partita.
L’offerta è allettante per chi si scopre Padre della Patria suo malgrado: la casa pagata per sette anni con servitù annessa, corazzieri e staff, auto e alimenti, vacanze a Castel Porziano; tutto compreso. Ma l’interessato, ormai unto e consacrato al trono, è incerto, governare gli piace e succedere a se stesso è un passo obbligato del cerimoniale di corte. Ma governare con chi e per chi? Quale è il disegno?

 

Scena seconda: la resurrezione

La risposta a questi interrogativi dell’ultima ora la offre la storia del Belpaese e del suo recente passato: la Prima repubblica mai morta e solo ibernata. Sotto la polvere di quasi trent’anni c’è ancora un chiarore che, nella notte, si fa splendore, luce di speranza e di riscatto salvifico. È la vecchia DC mai dimenticata dalla nostra classe dirigente e di governo, è la “diga contro il comunismo”, il moderatismo che si fa dolce paternalismo, il benessere che è miracolo, il miracolo che si fa consenso, stabilità e certezza di continuità del potere. 
È vero che ormai la vecchia DC è solo un sogno e che, per ragioni generazionali ancor prima che politiche, gli elettori della Balena bianca sono tutti morti o ottuagenari, ma il miracolo è sempre possibile, la resurrezione della conservazione è scritta nel codice stesso della nostra borghesia ormai in via di dissoluzione. È vero che di preti e suore ce ne son sempre meno, ma il patrimonio è immenso, gli interessi più che consistenti: Opus Dei, ACLI, Comunione e Liberazione, congregazioni e sindacati cattolici, Compagnia delle Opere, immobili, banche, scuole, ospedali, università, imprese no profit. Una forza di fuoco davvero possente.
E così la strada verso la Terza repubblica è già tracciata: si torna alla Prima, al gelo della Guerra fredda, è l’inverno di Monti. Ma come, con chi, con quali varianti e necessari aggiornamenti? Per ora risposte non ce ne sono e i dubbi divorano il tempo breve della recitazione.

 

Capocomici e impresari

Nessun timore, il canone della commedia dell’arte, la “commedia all’italiana prevede il massimo di improvvisazione e ci si possono scambiare le parti in scena. Ovviamente senza strategia narrativa il racconto rischia di ripetersi e le mosse obbligate. Il Supermario rischia dei guai e dovrebbe parlarne con il suo psicologo. Ma non è difficile orientarsi e prevedere gli sviluppi della rappresentazione.

1. Se Monti scende in campo direttamente e con una sua lista è un flop: tutti contro tutti, e l’unico perdente è lui: se gli va bene potrebbe arrivare al 5%. I tempi sono stretti, la macchina elettorale non c’è e poi ci vogliono i soldi, un sacco di soldi. L’impresa, che in ogni caso distruggerebbe l’immagine del Padre della Patria costretto a misurarsi con i manutengoli che lo hanno rosolato fin qui, pare impossibile, ad alto rischio e il personaggio non regge la parte.

2. L’idea di farsi ospitare da una della formazioni esistenti pone gli stessi rischi e suscita lo stesso vespaio. Sarebbe un Padre della Patria a mezzo servizio, prigioniero di un apparato e di una tradizione che non gli appartiene.

3. L’idea “geniale” (di Berlusconi) di una “federazione dei Moderati” nel nome di Monti e della sua “agenda”, significherebbe accettare l’OPA del Cavaliere e del suo PDL su tutto il quadro politico lo terrebbe di nuovo in scena e garantirebbe la fine del Professore o un faticoso cammino verso un improbabile Terzo governo Monti, un calvario.

Occorre invece un giusto mix di stabilità e ingovernabilità. Occorrono nuove idee e, tra le righe, ci sono. Potrebbero fare strada.

 

17 dicembre - ai confini del passato: la terza Repubblica?

La variante innovativa sulla quale ci si sta esercitando è che Monti non si candidi, scriva il programma del suo futuro governo e metta a disposizione il copione per la recitazione di tutte le comparse in scena a beneficio del secondo e terzo atto (la competizione elettorale e la costituzione del nuovo governo Monti). Può sembrare una pazzia (e lo è), ma ha dei risvolti davvero interessanti. Sgombera il terreno della competizione dalla faticosa obbligazione di formulare programmi, tutti si identificano nel Nome del Vate e, all’indomani del naufragio dell’intero sistema, Monti potrebbe salire al Quirinale come garante del suo stesso programma: la repubblica presidenziale prenderebbe forma e sostanza in via definitva. Stabilità, ingovernabilità, tutti salvi, tutti contenti e tutti in scena per nuovi ingaggi e rappresentazioni.
C’è un particolare: la Costituzione non prevede questa innovativa gestione del Colle, ma se l’attore c’è davvero in qualche modo la si può aggiustare. E gli strumenti ci sono già, e già sperimentati, nell’archivio stesso della Prima repubblica.
I più giovani non se lo ricordano certo, ma per quasi trent’anni il pensiero politico della vecchia DC ha generato formule paradossali e quanto mai efficienti: “convergenze parallele”, “geometrie variabili”, “appoggio esterno”, “compromesso storico”, all’insegna di uno specifico ruolo di attori e comparse dello spettacolo nazionale: quello di “pontieri” e “voltagabbana”.
Si può ricominciare da lì. Su il sipario.

 

[ fuori dalla scena - 17 dicembre 2012 ore 9,35 – comunicato Adncronos – “Monti ai giovani: Sarà un 2013 in crescita, scommettiamo su di voi”. In queste ore 310 mila precari della scuola stanno celebrando un concorso per 10 mila posti di insegnamento, l’età media dei concorrenti è di 45 anni e chi non ce la fa si è fottuto la vita ].

 

Roberto Moro – 17 dicembre 2012 

Fonte: Storia & Storici
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