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Roberto Moro
racconto - Rmius Botero
Griffe: il trionfo del Made in Italy
Nilano 23 luglio 2039
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Dopo il successo mondiale dell’EXPO 2015, Milano ha conquistato definitivamente il primato di città del lusso, della moda, del gusto e del design. È un faro di civiltà che illumina il mondo. Alberini, la sua città la conosce bene, la ama profondamente e sa metterla a profitto in tutto il suo splendore; la vive davvero e ci aiuta a conoscerla.
***

 

 

Ramius Botero

Griffe: il trionfo del Made in Italy.

racconto d'estate

 

Albertini la sua città la conosceva bene. Imbruniva e il sole andava giù per restituire in tutta purezza la luce d’autunno. Fece un lungo respiro e inghiottì tutto il presente. E il presente, per un attimo, gli restituì tutto il passato. Sentiva il senso vero della libertà, quello di una casa comune nella quale tutto era davvero possibile perché tutto era stato risolto. L’autonomia era divenuta libertà e la libertà realizzazione di se. La città era ormai un oceano verde, senza traffico, senza inquinamento, e da quando si era affermata al mondo come il polo indiscusso della creatività della moda persino il problema della casa era risolto. Le tasse finalmente non si pagavano più, lo sviluppo non aveva più limiti, l’assetto urbano aveva raggiunto un definitivo equilibrio, la questione ambientale un remoto ricordo e restituiva ai polmoni l’ebbrezza di un assoluto respiro. Neppure il lavoro poneva più problemi: era libero, libero davvero. E il made in Italy… un trionfo, un vero trionfo.

"Ecco" disse "questo è tutto". Era tutto lì dentro, in un sacco sgualcito e scolorato dal tempo, gonfio a metà. La luce tirava appena, era fioca, vaga e mobile fino a far tremare di ombre tutto lo spazio. Era uno spazio indefinibile avvolto dalle ombre e dal buio profumato di cenere. Quello spazio buio poteva essere un ambito ristretto, un vano minuscolo o un magazzino immenso nascosto dal nero che c'è oltre la fiamma di una candela; era un magazzino.

"Ecco" e gettò sul banco il sacco afflosciato. Era il vecchio sacco da marinaio un tempo di gran moda e ora ancor più prezioso ed elegante così consumato e sfondato com'era. Il banco era lucido, ma non perché fosse laccato o incerato. A fiutare, potevi sentire l'odore del legno autentico quello vissuto, lavorato dal tempo, vecchio di suo perché era tanto che stava lì, proprio lì. Era lucido perché vivo e utile, e reso vivo dall'uso. Lì sopra, lo capivi, era passato di tutto: migliaia di sacchi da marinaio, di valigie logore, di scatole sfondate e milioni di oggetti. E dietro al banco sicuramente c'era tutto e di tutto; migliaia, forse milioni di oggetti nascosti in remote profondità dalle ombre della luce fioca e danzante. Penombre, poi buio, vuoto, silenzio. [...]

 

Ramius Botero

 

testo integrale del racconto allegato in PDF

Fonte: Storia & Storici
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