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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Dossier Storia & Storici – giugno 2012
Regime del privilegio e implosione sociale
la crisi dell'Antico Regime
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Gli abusi che oggi si tratta di annientare per la salvezza pubblica sono i più consistenti, i più protetti, quelli che hanno le radici più profonde e le più estese diramazioni. Sono questi gli abusi la cui esistenza pesa sulla classe produttiva e laboriosa gli abusi dei privilegi pecuniari, le eccezioni alla legge comune e tante esenzioni ingiuste che liberano una parte dei contribuenti solo aggravando la condizione degli altri: l'ineguaglianza generale nella ripartizione dei sussidi e l'enorme sproporzione che vi è tra i contributi delle varie province e tutti i carichi fiscali dei sudditi di un unico sovrano; il rigore e l'arbitrarietà di percezione della taglia; il timore, i disagi e quasi il disonore inferto al commercio delle produzioni di base;la degradazione delle foreste del re e i vizi della loro amministrazione; infine tutto quanto altera il prodotto, tutto quanto indebolisce le fonti di credito, tutto quanto rende i redditi insufficienti e tutte quelle spese superflue che li assorbono.
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testi correlati a dossier
“il regime del privilegio e la crisi dell'Antico Regime”

 

E. J. Sieyès, “Saggio sui privilegi” [scheda antologica]
Roberto Moro, “La crisi dell'Antico Regime in Francia 1776-1788 - I capitolo" [saggio]
Roberto Moro, “La crisi dell'Antico Regime in Francia 1786 - 1788” – II capitolo [saggio]
Roberto Moro, “La crisi dell'Antico Regime in Francia 1776 – 1788” - III capitolo [saggio]
Lomenie de Brienne - 1786, “Come risanare il debito dello Stato, con quali risorse?” [documento]
E. J. Sieyès, “ Che cosa è il Terzo Stato?” [scheda antologica]
Roberto Moro, “La società di Ordini” [saggio]

 

Paul H. D. d’Holbach - Saggio sull’arte di strisciare: ad uso dei cortigiani
In effetti gli uomini di potere non amano che le punture da loro dispensate con tanta grazia siano sentite e tantomeno che siano oggetto di lamentela. Il cortigiano, al cospetto del padrone, deve imitare quel giovane Spartano frustato per aver rubato una volpe; sebbene durante la punizione l'animale nascosto sotto il mantello gli scarnificasse il ventre, egli non gridò di dolore. Quale arte, quale dominio di sé sono necessari per dare prova di una tale capacità di dissimulazione che è poi la caratteristica principale del vero cortigiano! È poi necessario che egli sappia costantemente neutralizzare i rivali con atteggiamenti amichevoli, mostrare un viso disponibile, affettuoso a quelli che detesta di più, che sappia abbracciare teneramente il nemico che vorrebbe strozzare; infine bisogna che anche le menzogne più spudorate siano imperscrutabili sul suo volto.

 

Emmanuel Joseph Sieyès - Saggio sui privilegi - 1788
Certo il tema dei privilegi sarebbe inesauribile, come i pregiudizi che concorrono a formarli: concludiamo quindi risparmiandoci le riflessioni che esso potrebbe ispirare. Verrà il tempo in cui i nostri nipoti leggeranno indignati e stupefatti la nostra storia e daranno a questa inconcepibile demenza il nome che merita. In gioventù, abbiamo visto alcuni letterati distinguersi coraggiosamente nell’attaccare opinioni tanto radicate quanto perniciose per l’umanità. Oggi, i loro successori sono soltanto capaci di ripetere, nei discorsi e negli scritti, quei vetusti ragionamenti contro pregiudizi che non esistono più. Il pregiudizio che alimenta i privilegi è il più funesto, quello che più intimamente si è intrecciato con l’organizzazione sociale e che più profondamente la corrompe, quello difeso da un maggior numero d’interessi: quanti motivi per stimolare i veri patrioti e raffreddare i letterati.

 

Roberto Moro - La crisi dell'Antico Regime in Francia 1776-1788
I capitolo - La crisi economica e sociale - Nel corso del Settecento la vita trionfa sulla morte e un vigoroso accrescimento demografico offre nuove braccia alla terra, le favorevoli condizioni climatiche permisero di soddisfare l'accresciuta domanda, la pace interna e internazionale, l'arrivo dell'oro brasiliano contribuirono a dare stabilità al sistema economico e rinforzarono le esportazioni. La società contadina viene idealizzata come fondamento del benessere e dell'ordine sociale. Ma è proprio la velocità di questo mutamento a dare scacco a tutto il sistema.
II capitolo - La crisi istituzionale e finanziaria - Nel corso dei secoli XVI e XVII, la Monarchia assoluta aveva tentato di distruggere, assai di rado aveva veramente rinnovato; aveva insomma aggiunto nuove funzioni e nuovi istituti mutilando solo parzialmente il vecchio edificio feudale del paese. Così, accanto all'apparato centralizzato, erano sopravvissute le vestigia delle antiche autonomie regionali e cittadine; ai vecchi organismi amministrativi si erano aggiunti nuovi corpi di funzionari, e questo confuso esercito di burocrati, quasi una nuova classe sociale in seno alla vecchia gerarchia sociale, appariva ormai, alla mentalità razionalistica e critica del nuovo secolo null'altro che un caos solo apparentemente organizzato. La crisi istituzionale e finanziaria sarebbe partita da qui.
III capitolo - La rivolta aristocratica - I ceti popolosi del Terzo stato, le medie e le piccole borghesie si tenevano discoste dalle vicende e osservavano incerte senza prendere posizione. « Neppure un sol uomo prima del 1789 ha immaginato la rivoluzione. — scriverà un grande rivoluzionario — ne ha calcolato il suo cammino o dedicato il minimo pensiero agli ostacoli che avrebbe saputo superare ». Eppure l'appello, mille volte ripetuto dal parlamento, ai « diritti della nazione », alla « costituzione del regno », alle « leggi sacre e inviolabili », alla lotta contro il dispotismo e alle « primitive libertà della nazione » aveva finito per scuotere l'opinione di questi ceti trascinandole nelle passioni di piazza.


Come risanare il debito dello Stato, con quali risorse? Estirpando gli abusi
Gli abusi che oggi si tratta di annientare per la salvezza pubblica sono i più consistenti, i più protetti, quelli che hanno le radici più profonde e le più estese diramazioni. Sono questi gli abusi la cui esistenza pesa sulla classe produttiva e laboriosa gli abusi dei privilegi pecuniari, le eccezioni alla legge comune e tante esenzioni ingiuste che liberano una parte dei contribuenti solo aggravando la condizione degli altri: l'ineguaglianza generale nella ripartizione dei sussidi e l'enorme sproporzione che vi è tra i contributi delle varie province e tutti i carichi fiscali dei sudditi di un unico sovrano; il rigore e l'arbitrarietà di percezione della taglia; il timore, i disagi e quasi il disonore inferto al commercio delle produzioni di base; gli uffici fiscali all'interno del regno e quelle barriere doganti, che rendono le diverse parti del regno straniere le une alle altre i diritti esclusivi che scoraggiano l'industria, quelli la cui percezione esige spese eccessive e un personale innumerevole, quel! che sembrano invitare al contrabbando e che ogni anno fanno sacrificare migliaia di cittadini; il deperimento del Dominio della Corona e quel poco di uni: che produce quanto ne resta; la degradazione delle foreste del re e i vizi della loro amministrazione; infine tutto quanto altera il prodotto, tutto quanto indebolisce le fonti di credito, tutto quanto rende i redditi insufficienti e tutte quelle spese superflue che li assorbono.


Roberto Moro - La società di Ordini : privilegi e mobilità sociale
La novità del XVII secolo è l'idea di un ordine politico, autogenerato da un moto incessante, razionale e decisamente complesso, fondato sulla centralità del sociale e su quel sistema di relazioni che esso intrattiene col potere. La novità è la consapevole gestione delle antiche mitologie politiche e del dispositivo ideologico della cultura occidentale (patto, ordine e gerarchia) in un programma che ne risolva tutte le contraddizioni. Posto di fronte a un ordine del tempo di tipo nuovo, che scandisce il moto e lo misura matematicamente moltiplicando i livelli della cronosofia, il Seicento politico stipula un nuovo patto tra tempo e potere. La sovranità non solo occupa il tempo umano, ma lo divora e lo misura, crea il ritmo del suo movimento e fissa il programma della mobilità sociale. Da dove giunga questa immaginazione del sociale, generalmente condivisa nella Francia di Antico regime e diffusa in tutta Europa fino al 1789, e quale relazione sussista tra essa e le zone più profonde e silenziose del sentire politico della modernità ? e quale è il retaggio di queste antiche, radicate mitologie del sentire politico che giungono fino a noi ?


Emmanuel Joseph Sieyès – Che cosa è il Terzo Stato – 1789. il programma della Rivoluzione
Noi dobbiamo analizzare l’Ordine del Terzo stato più nei suoi rapporti con la Costituzione che nel suo stato civile. Vediamo ciò che esso è negli Stati generali. Quali sono stati finora i suoi pretesi rappresentanti? Nobili di recente estrazione o privilegiati a termine. Questi falsi deputati non sono poi sempre il libero risultato dell'elezione del popolo. Talvolta negli Stati generali e quasi ovunque negli Stati provinciali la rappresentanza del popolo è considerata come un diritto di certi uffici o cariche.A questa lampante verità aggiungete il fatto che, in una maniera o in un'altra, tutte le funzioni del potere esecutivo sono cadute nelle mani della casta che forma il Clero, la Toga e la Spada. Una specie di diritto di confraternita fa sì che i nobili, per ogni cosa, si preferiscano l'un l'altro al resto della nazione. L'usurpazione è completa; essi regnano veramente.

 

Storia & Storici – Dossier gennaio 2013
Regime del privilegio e implosione sociale: la crisi dell'Antico Regime

Fonte: Storia & Storici
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