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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Robert Huxley
Expocity – 2075
Le città possibili
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Ben oltre le più favolose previsioni all’atto della sua fondazione, Expo2015 è ormai divenuta una popolosa città e richiama 70 milioni di visitatori ogni anno da tutto il mondo. Un numero in costante, incredibile aumento. I visitatori, prenotano con anni di anticipo, le code all’ingresso del parco alimentare durano giorni e, benché i padiglioni siano aperti 24 ore su 24, il flusso delle presenze crea continui problemi di ordine pubblico. A questi si aggiungono i quotidiani collassi dei clienti inebetiti dalla bulimia gastronomica. Medici e infermieri, pronti soccorso lavorano anch’essi giorno e notte, notte e giorno.
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Oggi Expocity non ha più nulla del quartiere fieristico predisposto in fretta e furia per una episodica Esposizione Universale nel lontano 2015. 

     A cinquant'anni dalla sua fondazione EXPO2015 è divenuta, come appunto si definisce ed è ovunque nota (Expocity, appunto), una vera città aperta, ha conquistato nuovi spazi e alla fine, il termine è appropriato, ha “divorato” la città stessa che la ospitava: Milano, una operosa comunità dedita all’industria. Il vecchio sistema urbano, anche lui, è radicalmente mutato nel tempo: Milano è divenuta una “città dell’accoglienza”. A parte gli innumerevoli alberghi, i bed end brekfast, gli ostelli che hanno ridisegnato tutta la geografia e l’economia cittadina, nuovi quartieri di case mobili, concentrazioni immense di campi di vecchie roulottes e camper abbandonati, interi quartieri di chalet e capanne che sorgono nel cuore della notte per poi scomparire dissolti dal sole e dalla pioggia, disordinati raggruppamenti di TIR dismessi impiantati su palafitte provvisorie, tutta la pianura, a perdita d’occhio, è un mare di campeggi multicolore.

     Il disordine devastato dell’area urbana, si riflette e interagisce con le strutture di Expocity. Dal punto di vista del disegno architettonico e dell’impianto urbano, quel che un tempo era EXPO2015 altro non è che un insieme di capannoni industriali. A vederli c’è da star male: 174 parallelepipedi di cemento grigio ammassati e tagliati da strade e viottoli infangati dopo ogni giorno di pioggia: la cosiddetta "città d'aqua". Molti altri se ne aspettano e i nuovi questuanti hanno tempi di attesa proibitivi.

    Ma è proprio questo caos apparente che certifica la storia della città: una storia di successo e di successo planetario.

    Ben oltre le più favolose previsioni all’atto della sua fondazione, Expocity richiama ormai 70 milioni di visitatori ogni anno da tutto il mondo. Un numero in costante, incredibile aumento.

    Il fatto è che la città si è imposta a livello mondiale non solo come l’ultimo e l’unico marchio del Made in Italy, ma ha materializzato nell’immaginario collettivo il Bengodi di buona memoria e il Paese di Cuccagna, ha realizzato il sogno e la pratica della grande abbuffata e dell’incondizionato accesso ai beni di consumo alimentari. Appagato emozioni e tensioni ancestrali.

 

A fronte dei dati è incontrovertibile affermare che Expocity nutre davvero il pianeta. Visitare Expocity e mangiare, senza limite né misura, i cibi offerti da tutte le cucine del mondo è un pellegrinaggio rituale misitico e universale.

    Nessun cuoco al mondo può permettersi di ignorare la città del cibo; 15/20.000 chef si danno periodici appuntamenti nella città; gli chef quattro stelle solo qui presentano i loro nuovi menù, le creazioni di primavera, d’estate, d’autunno e di inverno. Parte da qui l’innovazione bioalimentare e si impone ovunque.

    I visitatori, che vengono anche dalla zone più remote del mondo, prenotano con anni di anticipo, le code all’ingresso durano giorni e, benché i padiglioni siano aperti 24 ore su 24, il flusso delle presenze crea continui problemi di ordine pubblico. A questi si aggiungono i quotidiani collassi dei clienti inebetiti dalla bulimia gastronomica e vittime volontarie di intossicazioni alimentari. Medici e infermieri, pronti soccorso, camere di rianimazione lavorano anch’essi giorno e notte, notte e giorno.

    Senza il biglietto di ingresso non si può entrare in città (la sorveglianza è ferrea e rigorosa), ma il biglietto è gratuito ed è questo il formidabile incentivo, l’ “eureka” che fa la fama e la fortuna di Expocity. L’idea di una definitva liberazione dal bisogno alimentare, dell’offerta senza limiti di cibo, esalta  e sprona ricchi e poveri, ghiottoni e membri di accademie culinarie. Nessuno, in nessuna parte del mondo, può resistere a questo millenario richiamo. Soprattutto la piazza è invasa dai disperati sottoalimentati che, trasferiti da loschi mercanti di vite umane, bivaccano ovunque, e vivoni in clandestinità alla vorace ricerca di cibo.

 

Per ora il business lo fanno i “padroni del cibo”, le multinazionali della produzione alimentare che presentano, sperimentano e promuovono qui i loro prodotti (materie prime e surgelati), lo fanno le linee aree che spremono fino all’osso di turisti/visitatori sbarcati giorno e notte nei sei aeroporti dell’area. Purtoppo, è inutile negarlo, la quota più significativa del fatturato globale è sommersa e circola nelle mani di organizzazione organizzazioni criminali. Ma, forse proprio per questo, la richiesta di spazio per lavorare all’interno della città è incessante. Catene di ristorazione e singoli ristoratori, avventurieri e società di comodo sono disposte a qualsiasi "affare, pur di avere un posto al sole, qualche metro quadro, anche un ombrellone, una bacarella all’aperto.

    Lo sviluppo incontrollato della città, allarma il governo e l’intera nazione. Ma c’è anche un progetto. Dopo cinqant'anni dall’esperienza veneziana del MOSE che ha stupito il mondo, i poteri centrali e locali hanno avanzato l’ipotesi di un intervento sulle grandi infrastrutture. Una rivoluzione.

    L’idea allo studio è quella di tracciare una strada rettilinea di trenta chilometri al centro della quale un tappeto mobile fa scorrere in continuazione il cibo offerto da tutti i gastronomi del mondo. I conti son presto fatti: dieci/quindici milioni di visiatatori potrebbero percorrere l'esclusiva "strada del cibo" in circa 18 ore nutrendosi senza limiti delle leccorine offert al mondo da Expocity: mangiare e mangiare e mangiare. Sarebbe davvero il compimento  di un sogno e del progetto di Expocity "la città del cibo", Un modello innovativo per l’umanità intera.

    La fattibilità è in corso d’opera, il business plan allo studio, gli appaltatori in agguato. E davvero allora Expocity potrà "nutrire il pianeta".

 

Robert Huxley

Fonte: Storia & Storici
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