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fare storia
La storia e la rete
la comunicazione digitale per un nuovo racconto delle origini.
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In un mondo trasformato dalle esponenziali possibilità comunicative offerte dalla rete e dai linguaggi multimediali, quale prospettiva ha l'insegnamento come lo abbiamo conosciuto fino a ora? E nell'emergenza di canoni realmente innovativi di e-learning, quale spazio è riservato alla comunicazione della storia? La prima risposta a queste domande si può trovare in un ambizioso progetto di insegnamento multimediale e interamente online sostenuto dalla fondazione di Bill Gates: The Big History Project, o “La Grande Storia”, si propone di innovare l'insegnamento della storia nelle scuole superiori a partire dai suoi contenuti. Si tratta di far partire il racconto della storia dal Big Bang e arrivare fino ai giorni nostri e oltre grazie agli strumenti resi disponibili dall'intera sfera del sapere umano, per cogliere nelle pieghe dell'evoluzione nostra e dell'intero universo la natura della complessità crescente che ci circonda, e formare nelle prossime generazioni gli strumenti per comprenderla. Oppure, non si tratta che di rieditare con strumenti nuovi, quelli del nostro presente e propri del nostro linguaggio attuale, l'argomento a cui la Storia ha sempre votato la sua stessa natura: il grande racconto delle nostre origini. – Matteo Landoni
fare storia
Pierpaolo Lauria
Risorse e rischi in storiografia: la vita e lo specialismo
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La pagina scritta prende vita solo quando circola tumultuosamente sangue tra le innervature delle righe e le parole cominciano a pulsare come muscoli elettrizzati; allora la pagina si arroventa, prende fuoco e finalmente riscalda l’animo del lettore, perché la vera conoscenza è calorosa. In un passo splendido, forse uno dei più belli della storiografia di ogni tempo, di grande fascino e potenza evocativa, da cui si resta abbagliati per l’eleganza letteraria e la raffinatezza stilistica di cui è rivestita la prosa, un dioscuro delle Annales, L. Febvre, “compagno di battaglia” più anziano di M. Bloch, invitava i giovani aspiranti storici a non votarsi ai morti, ma a coltivare la vita e a intrecciare continuamente e ininterrottamente rapporti con lei per averne frutti e benefici, nel suo doppio senso di vita intellettuale, senza tralasciare nessuno dei campi del sapere.
i classici
Marc Ferro
Omaggio alla scuola delle Annales
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Lo sbaglio che lo storico ha sinora commesso è stato quello di essersi troppo allontanato dai soggetti, dai cittadini, dalla gente, un po’ come i militanti dei partiti politici si stanno allontanando dalla popolazione. I loro discorsi rischiano così di apparire loro incomprensibili e senza legami con le aspirazioni della società. Allo stesso modo esistono dei discorsi storici, dei libri scritti da storici che sono troppo lontani dai bisogni della società, dalle sue richieste e che diventano così articoli puramente scientifici.
fare storia
saggio - Pierpaolo Lauria
Arnaldo Momigliano e Delio Cantimori a confronto
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La divulgazione è un processo di mediazione, si può paragonarla alla traduzione, che non avviene però tra due lingue diverse, ma entro uno stesso codice tra livelli linguistici differenti. Tutto ciò presuppone l’analisi attenta e la conoscenza particolareggiata del pubblico, del destinatario (delle sue caratteristiche età, sesso, ecc., del livello culturale, di quello di scolarizzazione, dei suoi interessi), dell’informazione, se si vuole che la trasmissione, la comunicazione abbia successo; pertanto la scelta dell’argomento è fondamentale, ma non sufficiente, perché la divulgazione riesca, occorre “prospettare originalmente i problemi”, vale a dire adattarli ai fruitori, ai ricettori e quindi sulla base delle loro caratteristiche utilizzare un linguaggio chiaro, comprensibile e lineare per il lettore.
i classici
Emmanuel Joseph Sieyès
1788 - Contro il regime del privilegio
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Certo il tema dei privilegi sarebbe inesauribile, come i pregiudizi che concorrono a formarli: concludiamo quindi risparmiandoci le riflessioni che esso potrebbe ispirare. Verrà il tempo in cui i nostri nipoti leggeranno indignati e stupefatti la nostra storia e daranno a questa inconcepibile demenza il nome che merita. In gioventù, abbiamo visto alcuni letterati distinguersi coraggiosamente nell’attaccare opinioni tanto radicate quanto perniciose per l’umanità. Oggi, i loro successori sono soltanto capaci di ripetere, nei discorsi e negli scritti, quei vetusti ragionamenti contro pregiudizi che non esistono più. Il pregiudizio che alimenta i privilegi è il più funesto, quello che più intimamente si è intrecciato con l’organizzazione sociale e che più profondamente la corrompe, quello difeso da un maggior numero d’interessi: quanti motivi per stimolare i veri patrioti e raffreddare i letterati contemporanei!
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