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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Roberto Moro
Mentalità, ideologia, dottrine della nobiltà francese di Antico regime
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Il palcoscenico di questa epopea è l’Antico Regime, un modello di organizzazione sociale capace di accogliere e gestire pluralismo e complessità, ordine e mutamento sulla lunga durata. Un congegno formidabile fondato sul privilegio come legge “naturale” di identità/appartenenza. Un vero “regime” del privilegio, universalmente vissuto, condiviso e praticato come forza nucleare del sistema e garanzia di ordine, solidarietà, collaborazione e coesione: in una parola quella “materia oscura” che ancor oggi chiamiamo “potere”.
Roberto Moro
La spettacolo visto in prima fila - 17 dicembre 2012
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Alfano ha sfiduciato il Primo governo Monti e lo ha fatto cadere. Berlusconi in nome e per conto di Alfano lo ha ricandidato per un Monti bis. Il contesto internazionale lo vuole a capo del nuovo governo. I giochi, sulla carta sembrano già fatti. L’investitura del Premier vecchio/nuovo ha raccolto consensi ovunque, in Europa, e anche in casa a destra, al centro, a sinistra. Il Vaticano ha dato il suo viatico (Bagnasco, Ruini e persino il Romano Pontefice) è la sacra unzione indispensabile per accedere al soglio. In poco meno di tre settimane è nato il nuovo Padre della Patria. Un miracolo. Ed è solo il prologo. Monti, frastornato dagli eventi, è incerto e perplesso, si è sempre identificato con un ruolo super partes, un servitore dello Stato estraneo alla polita e ai giochi del potere: il “Professore” un cavaliere senza macchia e pieno di umane ambizioni. Che fare?
Roberto Moro
La forza del declino - 14 dicembre 2012
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Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.
Roberto Moro
Vecchio spettacolo e nuovi scenari - 11 dicembre 2012
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Vale la pena di ricordare che il governo tecnico/istituzionale or ora concluso è il 130° governo dell’Italia unita (sull’arco di 151 anni), il 61° dell’era repubblicana, sull’arco di sedici legislature, e che, nel suo breve corso, ha rispettato con puntualità cronometrica la media di durata di tutti i governi che lo hanno preceduto: un anno, un mese e sette gironi (giorno più giorno meno dal novembre 2011 al dicembre 2012). In questo senso il “governo del Professore” è davvero “istituzionale”: rispetta con la precisione meticolosa, di cui da continue prove il suo titolare, la struttura profonda del sistema politico italiano e del “sistema paese” nel suo insieme. Il suo ciclo e la sua caduta sono iscritti nella storia patria. Davvero nulla di nuovo, né di sospendente. La rappresentazione è vecchia, ma lo scenario forse è profondamente cambiato.
Roberto Moro
Note ai margini di una riflessione di Furio Colombo
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Chi e cosa sono i “poteri forti” che si aggirano come un mantra nel linguaggio politico, che fanno tremare i palazzi del potere e rischiano di segnare fortune e sfortune dei governi? E perché questa espressione ricorre abitualmente nei momenti di crisi, confusione, tensione dell’azione politica? Perché il ricorso a questa locuzione suscita “ansia e timore che sembra coinvolgere tutti i governi”. È possibile una definizione univoca dei “poteri forti” come attori della prassi di governo? Di recente Mario Monti ha lamentato un “abbandono del governo” da parte dei “poteri forti”: la grande finanza? il mondo dell’impresa? i grandi mezzi comunicazione di massa? i poteri occulti che nell’ombra decidono i destini del mondo? Una riflessione sull’idea stessa di “poteri forti” è del tutto opportuna.
Roberto Moro
Modelli teorici e programmi fantastici di una destra in frantumi
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La tempesta mediatica, oggi, ha preso in pieno il Vaticano, oltre alle onde del nuovo tsunami il mare è ancora agitato: correnti violente e onde di risacca. Finiti in quinta o sesta pagina i naufraghi della tornata elettorale, leader e partiti, faccendieri e corrotti, arrancano su zattere e scialuppe di salvataggio. La meta incerta è confusa dalle nebbie e all’orizzonte i naviganti intravedono appena i contorni del continente sperato, l’isola di Utopia o le coste del nuovo mondo. Sono i cinque, sei, sette milioni di voti di quel paese normale che non è andato al voto nauseato dalla miserabile offerta politica che la classe dirigente del Paese è riuscita a mettere in scene, e ormai da anni. Ma la navigazione avviene in ordine sparso, senza carte né rotte e senza strumenti adeguati. La grande alchimia del marketing politico non salta fuori, non fa notizia. Siamo giunti ai confini del caos?
Storia istantanea
11 novembre 2011
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“L'immagine plastica di quello che sta accadendo l'hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l'Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani. Dal finestrone del gate ad osservare la scena c'è proprio Mario Monti. Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l'imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c'è scritto "EU Antitrust", un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles. Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: "Professore, ci salvi lei". Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale”. (la Repubblica – 11 novembre)

 

È possibile scrivere una storia istantanea degli eventi? Tradurli cioè in paradigmi narrativi che si iscrivono nel presente resuscitando il passato e conciliandolo con un futuro possibile?
Questo racconto, vero o falso che sia, devo confessarlo, suscita qualche emozione e per questo tramite ci introduce alla storia che nel quotidiano stiamo vivendo: ne spiega il passato e tenta di riconciliarla con il futuro che è proprio il passato a generare. Lo stesso ne è della vicende che hanno accompagnato la caduta del governo Berlusconi e dato vita alla rappresentazione mediatica dell’evento: canti, insolenze liberatorie, te deum di ringraziamento, parole lasciate in libertà che stavano dentro e hanno preso corpo di azione collettiva. La piazza e il scendere in piazza, “bella ciao”, monetine … L’arsenale simbolico del passato da vita al presente perché la Storia si fa così ed è questo il senso delle storie a cui partecipiamo e che ci raccontiamo.
Un recentissimo sondaggio precisa che il 96% degli intervistati si attende un governo di soli tecnici, senza nessun politico. Un governo, si potrebbe dire, dell’antipolitica e forse è proprio così. Ma le metafore e le similitudini si sprecano. Naturalmente non vi è nessuna simmetria e similitudine possibile tra i 17 anni di berlusconismo e il Ventennio di cui quasi non portiamo memoria, ma si tratta di regimi politici e cioè di sistemi di potere rigidi, cristallizzati e, nella sostanza immobili. Sistemi complessi e coesi nella loro innumerevoli componenti che fanno stile di vita, cultura diffusa, insieme stabile di relazioni e regole di comportamento. Questo sì.
Altre possibili simmetrie?
Il governo Berlusconi è caduto perché ha perso la guerra che sembrava voler ingaggiare nel laboratorio ideologico delle sue origini: liberismo estremo, anticomunismo militante, fare i soldi coi soldi, violare le regole materiali e morali che impediscono il libero gioco degli interessi individuali e di gruppo. Per effetto dei fondamentali fragili di una economia arretrata e priva di innovazione, di una classe politica e dirigente blindata nei suoi privilegi e radicata nelle sue incompetenze, è facile ricordare un lontano passato: un esercito straccione, generali e gregari incompetenti, una retorica che diviene menzogna consapevole e sistematica. Teatro mediatico, schermo che sostituisce la piazza, censure e censure, menzogne e menzogne.
Ora che gli Alleati sono sbarcati ad Anzio (e il nostro sistema produttivo è alla mercé del nemico e la guerra è perduta, tradimenti, fughe, voltafaccia, mimesi. Dicono che quando lo speaker della Radio Italiana (l’ERI di buona memoria) nel leggere, il 25 luglio ’43, il decreto della caduta del governo Mussolini se con una mano stringeva il foglio con il quale si cambiava il destino d’Italia e si apriva la strada alla guerra civile, con l’altra si toglieva la “cimice” (il distintivo del Partito fascista) con la quale aveva convissuto per anni in una illusione di miserabile protezione.
Tra il 25 luglio e l’8 settembre non fu più possibile nutrirsi di illusioni e incompetenze. Ma il regime, con un manipolo di disperati incuranti delle sorti del Belpaese, sopravvisse alla catastrofe che aveva preparato e consapevolmente voluto. Diede vita a un parlamento nel Nord, spaccò la convivenza nazionale e, nella menzogna, suggellò la generale sconfitta.
Furono anni bui di sofferenze, macerie, miserie e solitudine.

 

Alla luce di questi appannati ricordi il raccontino posto in premessa resuscita un clima di smarrito pessimismo e di inquietudini, ma anche di accettazione della realtà: mentire a sé stessi non sembra più possibile. Vi è nella scena un’Italia profonda, vagamente normale, disposta a resistere nella tempesta immaginando una Italia migliore. Visono le premesse di una rivolta morale. Forse gli italiani ci sono e l’Unità si può fare.

 

Roberto Moro

 

testi correlati al dossier
“storia istantanea: 25 luglio – 8 settembre 2011”

Storia istantanea - “professore ci salvi lei” [editoriale]
Roberto Moro – “La storia del Belpaese tra passato e futuro” [saggio]
Roberto Moro – “Mario Monti. La linea del Piave” [editoriale]
Dopo le dimissioni – “La lenta e apparente fine di un ciclo politico” [editoriale]
Tra 8 settembre e Caporetto – “Quel che l’Italia offre all’Europa, quel che l’Europa chiede all’Italia” [documento]
Roberto Moro – “Ma l’Italia è davvero un Belpaese?” [saggio]

Roberto Moro
8 settembre 2011 – 25 aprile …
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I mesi di luglio, agosto e settembre hanno segnato la messa a riposo del leader che ha scritto la storia del nostro paese (lo ha rappresentato tutto in sé stesso) per almeno un ventennio, forse anche di più. Responsabile della sconfitta in una guerra dichiarata ai fantasmi del comunismo. del ruolo sociale delle imprese e dello sviluppo democratico, Berlusconi è ormai quasi ininfluente all’interno del suo stesso partito e ancora incerto sulle vie di fuga. Ma gli effetti di questo 25 luglio 2011, ora come nel ‘43 sono un vuoto di potere, all’apparenza incolmabile, . Esposto ai continui attacchi del mondo di fuori e costretto ai continui ripiegamenti di un esercito in via di dissoluzione il Belpaese è ormai privo di guida e di una classe dirigente e di governo in grado di reggere l’impatto del continuo ripiegamento del fronte: una ritirata strategica che diviene rotta.
Roberto Moro
8 settembre 2011 – 25 aprile
I mesi di luglio, agosto e settembre hanno segnato la messa a riposo del leader che ha scritto la storia del nostro paese (lo ha rappresentato tutto in sé stesso) per almeno un ventennio, forse anche di più. Responsabile della sconfitta in una guerra dichiarata ai fantasmi del comunismo. del ruolo sociale delle imprese e dello sviluppo democratico, Berlusconi è ormai quasi ininfluente all’interno del suo stesso partito e ancora incerto sulle vie di fuga. Ma gli effetti di questo 25 luglio 2011, ora come nel ‘43 sono un vuoto di potere, all’apparenza incolmabile, . Esposto ai continui attacchi del mondo di fuori e costretto ai continui ripiegamenti di un esercito in via di dissoluzione il Belpaese è ormai privo di guida e di una classe dirigente e di governo in grado di reggere l’impatto del continuo ripiegamento del fronte: una ritirata strategica che diviene rotta.
Editoriale – Roberto Moro
Resistenza, impegno, liberazione, ricostruzione
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In occasione delle celebrazioni del Centocinquantenario e del ventennale del Regime il Paese appare diviso. Diviso moralmente, politicamente, socialmente e territorialmente. La storia si ripete, perché è l’analogia la strumento storiografico per eccellenza. E, come in passato, come nel ciclo ‘42/’45 non sono chiari il perché, le ragioni e la strategia della discesa in campo del Bel paese. Il nemico è ovunque e il Belpaese è in guerra con se stesso. È in questo clima storico che si commemora il 25 aprile la guerra di Resistenza, la Liberazione del Paese dal Regime fascista. Oltre ogni polemica politica e storica, oltre ogni oblio, quella che oggi si celebra è una sequenza che apre le porte del nostro futuro: Resistenza, impegno, liberazione, ricostruzione.
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