1981 - Enrico Berlinguer
28 luglio 1981 - (audio, video e PDF)
“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci ladri, corrotti, concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli, metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti, con la guerra per bande, con la concezione della politica e con i metodi di governo. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”. Perché non ricordare nell’Italia del presente che vi fu un tempo in cui la classe politica seppe esprimere valori profondi?
Omaggio a Jacques Le Goff
L’impegno dello storico verso il futuro
Quale può essere il contributo specifico di uno storico nel parlare di una storia del XXI secolo, il nostro secolo, e della sua storia ossia di una storia non solo tutta da scrivere, ma ancora tutta da fare? - “Lo storico deve reperire ciò che, a volte, sotto la copertura e la superficie mutevole e brillante degli eventi, esiste come struttura e come fenomeno profondo. D'altra parte, deve essere sensibile ai cambiamenti, perché la storia non è immobile e le società che costituiscono il suo oggetto di studio non sono immutabili. Ecco perché credo che lo storico abbia qualcosa da dire sul modo in cui si annuncia il XXI secolo e possa formulare delle ipotesi illuminate e ragionevoli, sulla base di ciò che sa del passato e del presente, sul modo in cui entreremo nel XXI secolo”.
Marc Ferro
Omaggio alla scuola delle Annales
Lo sbaglio che lo storico ha sinora commesso è stato quello di essersi troppo allontanato dai soggetti, dai cittadini, dalla gente, un po’ come i militanti dei partiti politici si stanno allontanando dalla popolazione. I loro discorsi rischiano così di apparire loro incomprensibili e senza legami con le aspirazioni della società. Allo stesso modo esistono dei discorsi storici, dei libri scritti da storici che sono troppo lontani dai bisogni della società, dalle sue richieste e che diventano così articoli puramente scientifici.
Omaggio a George Duby
Origini e metodologia della storia della quotidianità
Il sogno di una ricostruzione integrale del passato è un'idea del tutto superata. Questa progetto si è rivelato assolutamente impossibile. Da almeno quarant'anni gli storici e i filosofi che riflettono sulla storia hanno stabilito con assoluta certezza che essa non era altro che un'illusione romantica. Oggi riteniamo che si possa scorgere soltanto una piccola parte del passato ed è forse illusorio anche credere di poter pervenire alla verità di poter cogliere i genuini atteggiamenti degli uomini di altri tempi.
Fernand Braudel
intervista di Renato Parascandolo
A proposito delle grandi contraddizioni che muovono la storia, una volta mi è stato chiesto se io ritengo che la lotta di classe rappresenti, come credeva Marx, il motore della storia. La mia risposta è che non c’è un motore della storia del mondo. Ci sono tanti motori, tante forze. Tuttavia ci si può domandare se la lotta di classe non sia eterna. Essa scaturisce dall'esistenza di una gerarchia sociale. Jean Paul Sartre sognava una società senza dislivelli, cioè l'eguaglianza di tutti. Io, che sono uno storico, non ho mai incontrato una società simile, anche se mi farebbe molto piacere, sarebbe una scoperta meravigliosa! Ma non esiste una società egualitaria. In ogni società c'è una minoranza che ha nelle sue mani il potere, i privilegi, le belle donne, il denaro, le automobili: in tutti i paesi del mondo le cose vanno così. La lotta di classe esiste da sempre.
omaggio a Claude Levi Strauss
Ma ormai non solo i tropici sono "tristi"
«L’ateismo moderno», scrive Lévinas, «non è la negazione di Dio, è l’indifferentismo assoluto di Tristi tropici. Penso che sia il libro più ateo che sia stato scritto nei nostri tempi, il libro più disorientato e disorientante». Alterità ed estraneità, simpatia e delusione si confondono nell’emozione che Levy Strass ha provato per qual prodotto della natura, quell’eterno selvaggio che siamo noi sempre a rischio e sempre fragili nel tentativo di costruire società e culture che nulla hanno di perfetto e che, prigioniere della loro struttura, ben poco hanno di divino. In una intervista del 2005, l’autore di Tristi tropici, ci racconta il disagio della civiltà.
Jared Diamond
Intervista di Amos Esty
Jared Diamond, il vincitore del premio Pulitzer, autore di "Armi, acciaio e malattie" è un professore di geografia alla UCLA che ha iniziato la sua carriera scientifica in psicologia e poi l'ha proseguita nella biologia evoluzionista e nella biogeografia. Si è dato, ha detto, " il modesto compito di cercare di spiegare il pattern generale della storia umana, su tutti i continenti, per gli ultimi 13.000 anni". Diamond ha ricevuto molta attenzione per aver posto alcune domande basilari. Il suo ultimo libro, "Collasso: come le società scelgono di fallire o di avere successo", esplora le ragioni per cui alcune società decadono, mentre altre sopravvivono per secoli o perfino per millenni. Il libro esplora anche i pericoli a cui è esposta la nostra moderna società globale ed offre alcuni suggerimenti per evitare una catastrofe ambientale prodotta da noi stessi. Amos Esty, che lavora per la rivista American Scientist, ha parlato con Diamond a proposito delle cause del collasso in società come quelle dell'isola di Pasqua e degli "uomini del nord" che colonizzarono la Groenlandia nel 984 dopo Cristo - e sulle possibilità che abbiamo di condividere una simile sgradevole destino.
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