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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Maurizio Viroli
I consigli di Machiavelli al cittadino elettore
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Scegliere il principe, l’ultimo succoso libello di Maurizio Viroli, uno dei nostri più brillanti e noti teorici della politica, si propone una utilità pratica immediata: insegnare ai cittadini come scegliere responsabilmente un buon principe nella fiera selvaggia della politica italiana, un vespaio di ciarlatani, furfanti e imbroglioni, tra imbonitori di ogni cosa, venditori di fumo, cianfrusaglie e rottami, mercanti esotici e pifferai magici, guidati, per evitar le tagliole, in questo labirinto di inganni e frode, dai suggerimenti di un consigliere d’eccezione, il migliore sulla piazza, Niccolò Machiavelli. Tuttavia il succinto volumetto è molto di più che un semplice e pratico vademecum, un prontuario, pronto uso, per il voto. I suoi XVIII capitoli sono in realtà dei precetti per formare il buon cittadino -senza il quale di buoni principi non c’è l’ombra, e la cui presenza è essenziale garanzia contro le ombre lunghe di principi corrotti e di tiranni-, per educare gli uomini al vivere libero e alla virtù repubblicana. Un catechismo laico per imparare il difficile e faticoso ma quanto nobile, antico e alto mestiere di cittadino.
Federico Sollazzo
Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica
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Il crollo dei regimi politici totalitari non ha certo segnato il superamento della problematica del controllo totale sugli individui, del dominio, ma un mutamento della forma e dei modi di attuazione dello stesso, un suo perfezionamento. Queste dinamiche rendono necessario il ricorso ad un nuovo strumentario concettuale, del quale fondamentali riferimenti, fra gli altri, sono i termini “sistema” e “Impero”. Prima di descriverli è però interessante vedere come le prime tracce della modificazione delle modalità di controllo sociale, siano state notate da autori provenienti dall’Est Europa, ovvero da quei Paesi in cui è stata più tangibile la transizione da vecchie a nuove forme di dominazione.
Jacques Attali
Il tempo
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Anche la musica, che è un modo di trascrivere la misura del tempo, è un elemento che distingue l'uomo dall'animale. Time, la canzone dei Pink Floyd, che parte con il suono di una sveglia, è la straordinaria metafora di come il ritmo della musica costituisca, insieme a quello del cuore, la prima misura del tempo. La passione, la creazione e la trasmissione sono le uniche soluzioni alla prigionia del tempo. Quando siamo soli in un luogo chiuso ne vediamo le mura; invece, quando vi ascoltiamo della musica o ci stiamo con qualcuno che amiamo, non vediamo più le mura. Quando creiamo, quando condividiamo l'atto del creare, quando facciamo le cose insieme, non vediamo più la prigione del tempo. Il tempo condiviso è ben altra cosa che la somma delle ore. Il tempo che passiamo conversando è un tempo infinitamente più intenso del tempo passato da soli. In particolare, il tempo speso a educare dei bambini, o a insegnare se si è professori, è tempo trascorso nell'immortalità, perché i vostri alunni, i vostri bambini trasmetteranno un giorno qualcosa che hanno ricevuto da voi. «La vita consiste nel ricevere, celebrare e trasmettere», scrive Emmanuel Lévinas.
Attilio Mangano
Intervista di Andrea Spanu
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Quattro saggi per riscoprire un territorio lontano - “Il filo conduttore dei saggi di questo Dossier dedicato da Storia & Storici alla riscoperta di un territorio lontano, l’esperienza che fa centro nel ’68, è affidato all’intervista dell’autore. Un guida critica alla lettura, la definizione di una linea o più linee di marcia. Proviamo a individuare queste linee: sessantottino, socialista libertario, ti sei occupato in primo luogo appunto di 68 e dintorni, della storia delle culture politiche della nuova sinistra, delle sue riviste, delle sue radici e di una possibile “altra linea”, da ricercare in quella tradizione di una “Italia antimoderata” che è presente nella nostra storia. Ma questo ha significato collegarsi e richiamarsi alle “correnti calde” della sociologia e antropologia novecentesca, allo scontro continuo fra esse e il funzionalismo, lungo un percorso che attraversa le stesse avanguardie artistiche e letterarie del secolo scorso. E per questa strada riapri un percorso di riflessione e di ricerca che, proprio a partire dalla questione del 68, propone di identificare l’immaginario del 68 stesso come rappresentazione condivisa, “mentalità”, subcultura, che riassume ed eredita nella sua stessa parola d’ordine del “vogliamo tutto” i tratti dell’avanguardismo, del gioco e del desiderio. Parliamone dunque”.
Attilio Mangano
Teorie del capitalismo e teorie dell’immaginario
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Siamo di fronte alla classica rappresentazione stessa del capitalismo come macchina totale che ingloba e sussume le parti nel tutto ( che é del resto un modello teorico che, fin dai tempi del Marcuse de “L'uomo a una dimensione” é quasi un luogo comune della cultura della nuova sinistra). Da un lato i due autori ricorrono alle metafore della terminologia biologica, con gli esempi della digestione e del metabolismo e una rappresentazione della conflittualità sociale in termini di anticorpi da assimilare. Dall’altro si riconosce molto poco la trasformazione politica del capitalismo stesso del welfare e dello stato sociale come risultato congiunto e complesso di riforme dall'alto e lotte sociali dal basso, quasi che lo "spirito' del capitalismo sia onnivoro. Al tempo stesso é evidente che il concetto stesso di spirito suscita perplessità perché se esso viene usato secondo i parametri della lezione maxweberiana va più connesso alla sfera della razionalizzazione e meno a quella del corpo-macchina. Se lo "spirito" del capitalismo non é la pura e semplice ideologia ma é appunto rappresentazione collettiva, summa di "civilizzazione" e di significati immaginari del sociale, occorrerebbe andare più a fondo nella sua individuazione delle "costanti culturali" (si pensi alla "modernizzazione" intesa come secolarizzazione) e delle "variabili" (la modernizzazione nel senso della innovazione tecnico-scientifico e della mutazione continua delle forme di relazione del sociale).
Attilio Mangano
L’uso politico della storia e la cultura della nuova sinistra
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Era finita la disfida di Barletta, adesso si può studiare senza scandalo e senza pregiudizio dei fatti ormai remoti e a stento codificati dalla memoria. Lo avevo dichiarato 
personalmente, per cui il via libera a nuove ricerche avrebbe consentito di affrontare l'oggetto con una vera fioritura. Ma non era così, proprio perché la generazione del 68 era oramai composta da quarantenni e cinquantenni, leaders politici, personaggi di 
rilievo nel mondo culturale, giornalisti e scrittori, essa aveva anche, come 
veniva notato, " preso il potere". In realtà ancora una volta si consumava un 
equivoco, confondendo esponenti di pubblica fama con la storia di una intera 
generazione, le cui biografie sono spesso meno eclatanti e conosciute.
 Si spiega così , al di là degli autentici meriti del regista che ha curato la 
versione televisiva e cinematografica de “La meglio gioventù” il successo 
di massa e generazionale riscontrato dal film, una vera e propria opera di 
legittimazione della memoria per i quaranta-cinquantenni che avevano 
vissuto in prima persona quella storia come storia della loro stessa vita.
Attilio Mangano
una parola chiave?
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Il quarantennale del 68 ha consentito a molti studiosi una messa a punto e un bilancio delle “ interpretazioni” in grado di misurarsi con una serie di modelli teorici complessi ed elaborati in cui ricerca storica e antropologia culturale si intrecciano . L’ evento, le sue origini, il suo retroterra, la durata, le culture, i soggetti sono stati chiamati in causa per il carattere di spartiacque del 68 stesso nella storia novecentesca. La stessa parola d’ordine della “ immaginazione al potere” chiama in causa il rapporto fra la pratica dell’immaginazione sociale e l’insieme delle teorie dell’ immagine, il cosiddetto immaginario ( già Luisa Passerini aveva notato che il termine, di origine francese, non è presente nel linguaggio inglese, forse non è un caso). L’occasione di un seminario all’università di Venezia ha consentito dunque una direzione di ricerca particolare.
Roberto Moro
I - Identiità e complessità
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Le pagine che seguono sono un approfondimento delle riflessioni appena abbozzate in occasione di un seminario di studi rivolto ai Dottorandi di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni (della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano). Il tema proposto, e certo non esaurito, era quello dell’identità dello storico nel clima mutato del XXI secolo, un tema imponente per dimensioni, profondità e coinvolgimento, ampiamente dibattuto sul versante della filosofia della storia, della metodologia storica, della storia della storiografia e dell’antropologia storica. Un argomento che pertanto può essere affrontato (e certo non risolto) da una pluralità di approcci disciplinari i quali, pur non consentendo un alto grado di sistematicità e una omogeneità di linguaggio, rinviano subito al significato di ciò che chiamiamo storia e al territorio che la ospita: il tempo storico.
Sonia Caporossi
Un rinnovamento storiografico del Novecento
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La metodologia di ricerca delle Annales concepisce la storia non come storia del passato, bensì come scelta, ed ogni scelta presuppone un’ipotesi ed una linea di indagine nel tempo, all’interno della quale bandire l’errore metafisico della “causa unica”; empasse che tuttavia, a discapito di qualsiasi previsione, non fa che riprodursi all’infinito, individuando non più “la causa”, ma “le cause”, ipoteticamente enunciate, di un sistema problematico di eventi da verificare o falsificare. Per questo la storia è soprattutto “storia degli uomini nel tempo”. Ma gli uomini che cosa sono? Ed il tempo, soprattutto, che cosa è?
John Lewis Gaddis
Come gli storici mappano il passato
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Il grande storico della guerra fredda John L. Gaddis con questo saggio si inserisce nella lunga scia di tutti coloro che si interrogano sulla scientificità della storia, e ne ribalta i termini. Le scienze cosiddette “dure” si fanno oggi sempre più storiche, riscoprendo il tempo con l'evoluzione e alternando al riduzionismo l'approccio ecologico, allineandosi alla storia e al suo metodo che si allontana dalla strada a ritroso percorsa dalle scienze sociali nel tentativo di studiare la società con lo statico metodo scientifico. La realtà è invece dinamica, in continua evoluzione e immersa nel tempo. La storia, prima di altre discipline, ha saputo riconoscere l'impossibilità di conoscere ogni dettaglio della realtà nel tentativo di predire il futuro, ma ha saputo costruire narrazioni che seguono i processi in corso per riconoscerne le strutture nel tempo.
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