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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Ippolito Nievo
Storia filosofica dei secoli futuri
Per il 150° anniversario
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Qual è la straordinaria scoperta che permette di conoscere il futuro? Io ho osservato che i giardinieri, procurando alle piante una vicenda artificiale e prematura di stagioni, ottengono delle fioriture anticipate. Le rose sbocciate nel calor della serra a mezzo l’inverno raccontano coi loro profumi alle sorelline, addormentate ancora, la storia d’un anno che per queste è ancor da venire. Su per su gli uomini somigliano alle piante, e le piante agli uomini. Tutti siamo parenti nell’atto creativo universale e nella materia del lavoro. Perché non si potranno ottenere anche nel processo del pensiero umano delle fioriture anticipate? Che la filosofia e la chimica siano venute al mondo proprio per nulla? Io non ho mai creduto una tale bestialità. Mi consultai con Liebig, con Schelling, con Cagliostro e col professor Gorini: indi intrapresi quel fortunato esperimento che m’accingo a descrivervi. E così …
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Introduzione - Dalla pace di Lubiana alla federazione di Varsavia (1960) - Dalla federazione di Varsavia alla rivoluzione dei contadini (2030) - Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066-2140)

 

introduzione

[…] Presi mezz’oncia di fosforo e una dramma di plutonio, i due elementi di cui si compone l’intima semenza umana; li mescolai ben bene e tolsi dalla dose quella particella infinitesima che forma probabilmente lo strumento passivo dell’intelligenza. Diluito in seguito quest’atomo arcano in una bottiglietta di buon inchiostro nero inalterabile, e versato l’inchiostro sopra una carta convenientemente satura per mezzo del magnetismo animale di volontà e di pensiero, ne ricavai due grandi pagine d’un nero lucente e perfettissimo. Qui cominciava la parte meccanica e delicata del grande esperimento. Assoggettai quella carta alla temperatura media condensata e avvicendata di trecentosessantatré inverni e di trecentosessantatré estati. Il miracolo si operò appuntino; la fioritura pensante di tre secoli avvenire fu ottenuta con tal precisione, che sfido un critico tedesco a trovarci di che ridire. Come su un negativo fotografico alle levature di nitrato d’argento, comparvero dapprima su quella carta apparentemente carbonata alcuni segni bianchi: poi si profilarono alcune lettere, massime le iniziali; indi si disegnarono le intiere parole; da ultimo vi si stese elegantemente calligrafata la storia che ora trascrivo. Quel postero cervello a cui con questo processo magico ho rubato le idee mi perdoni il latrocinio : i pensieri furono rare volte cagione di felicità e con questa soperchieria io potrei avergli fatto un ottimo servizio.

Dalla pace di Lubiana alla federazione di Varsavia (1960)
Venti anni durò questo nuovo diluvio; durante i quali, nulla di quello che era al mondo rimase vivo ed intatto. La rivoluzione che un secolo prima era avvenuta in Francia non era stata che un piccolo e scolorito proemio di questa. Dicesi che un poeta tedesco, un certo Heine, l’avesse profetizzata, e che per questo ei morisse esiliato dalla sua patria.
Verso il 1920 due potenze troviamo colossali in Europa, la Germania e la Russia; la repubblicana e la dispotica, l’una a fronte dell’altra. La Francia, la Spagna e l’Italia vanno seguitando mal volentieri le pedate di quella; L’ultima sopratutto, a cui il papato, per quanto mediatizzato e ridotto un puro sacerdozio, da sempre molti fastidi. L’Inghilterra mercanteggia muta e miope come un secolo prima l’Olanda; l’America applaude non so se più alla rovina industriale o ai baccanali democratici dell’antica Europa.
In quel torno fu ancora un Bonaparte che risollevando e riorganizzando in Francia il poter militare ruppe quel solitario e pericoloso antagonismo dei due colossi, e, menando in campo una terza potenza, rese possibile il progetto d’una lega europea. Ma per arrivare a ciò bisognavano molti anni ancora; e più di tutto una rivoluzione nella Russia.
Questa avvenne nel 1950; e smembrando il corpo dell’impero sterminato e cacciando gli ultimi rimasugli dei Turchi in Arabia, diede origine nell’Europa orientale alla ricostruzione dell’impero bizzantino, del regno di Polonia, e dell’impero russo propriamente detto, il quale possedeva nel centro dell’Asia la Confederazione asiatico-persiana come nel periodo anteriore l’Inghilterra aveva posseduto le Indie.
Allora, dietro invito della Francia, convennero in Varsavia i rappresentanti dei diversi popoli europei per venire ad una federazione; e si annoverarono dodici stati: impero russo e bizantino, regno d’Inghilterra, di Polonia, d’Italia, d’Irlanda, di Scandinavia, e di Spagna, repubbliche francese, germanica, svizzera, danubiana. La federazione fu preceduta da un trattato il quale sanciva a garanzia dei popoli la tripartizione della Russia, la separazione dell’Inghilterra dall’Irlanda, l’unificazione delle due penisole italiana e iberica, la cessione del poter temporale del papa, l’indipendenza della nuova repubblica cantonale danubiana comprendente i Magiari, i Servi, i Dalmati, i Bulgari ed i Rumeni, finalmente l’annullamento dell’Austria e della Prussia e la pace universale basata sopra un codice internazionale ed una Dieta europea, sedente di tre in tre anni, a Varsavia, ad Amburgo, a Marsiglia ed a Venezia.
Questo atto fu giurato nel 1960; e nel 1961 si ultimava in America la federazione del continente settentrionale colla gran penisola meridionale e spagnuola. Così fin da quel tempo, meno la parte barbara e la China, due gran leghe di popoli civili procedevano alacremente al perfezionamento della società.

 

Dalla federazione di Varsavia alla rivoluzione dei contadini (2030)

[…]Spalleggiati dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia, ove le nuove turbolenze pochi fautori avevano trovato, i nuovi civilizzatori pacificarono in sei anni la Germania, le Provincie Danubiane, la Polonia e la Scandinavia. E mentre cotali prodigi si compievano in Europa e si gettavano le vere basi dell’attuale società, i Russi in Asia spalancavano le porte della Cina e conquistavano trecento milioni di proseliti all’influenza europea.
Nell’anno 2030 la federazione asiatica comprendeva la maggior parte di quel continente dalla Siria alle Indie ed alla China. Le maggiori varietà di stirpi e di lingue e di razze vi si incontravano per l’eguale ricchezza di agricoltura, di industria e di scienza pratica. La strada ferrata corse quell’anno la prima volta da Stoccolma a Pechino e da Pietroburgo a Calcutta.
Allora si pensò ad un congresso di tutti i popoli del mondo, cioè delle tre gran federazioni: l’europea, l’americana e l’asiatica.
Quel congresso si raccolse a Costantinopoli sotto la presidenza di Adolf Kurr e trattò tutte le questioni che interessavano il bene dell’umanità. Prima di ogn’altro si discusse quella della scienza. E il presidente stesso, sorto con una lunga orazione a provare che la moltitudine e malvagità dei libri aveva prodotto infin allora la diversità delle classi e le più perniciose rivoluzioni, propose la distruzione universale di essi libri; dopodiché una società di dotti ne avrebbero ricavato un indice enciclopedico. Il che fu fatto a gran vantaggio degli uomini. E poi dopo molte altre deliberazioni di senno altissimo, il congresso si sciolse […]


Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066-2140)

Il caso, ovverosia l’attività umana individuale ed anormale, ha presieduto ai periodi storici della vecchia società; la nuova riconosce il suo sviluppo crescente e regolare dall’industria, ovverosia dall’attività umana collettiva e votata al progresso. Noi tocchiamo ora ad una rivoluzione scientifica che operò nel consorzio umano il maggior cambiamento che siasi mai operato; e dopo un’oscillazione spaventosa di alcuni lustri lo fermò stabilmente sulle basi incrollabili su cui esso adesso riposa. L’introduzione delle lingue articolate, la formazione delle famiglie, il trovato della navigazione, l’agricoltura, lo stabilimento delle città, la codificazione morale religiosa, il dogma dell’eguaglianza umana, l’invenzione della polvere e della stampa, il trionfo della libertà di coscienza, l’applicazione del vapore e dell’elettrico, l’assetto definitivo della nazionalità, la concordia democratica universale, e la sanzione sociale del diritto di viver bene aveano condotto l’umanità di metamorfosi in metamorfosi a non riconoscersi più nella sua forma originale. Ma la rivoluzione, di cui parliamo ora, sorpassa pel miracolo della causa e per grandiosità degli effetti qualunque altra opera abbia mai adescato l’immaginazione umana.
Tutti s’avvedono come io alluda all’invenzione degli omuncoli detti anche uomini di seconda mano, o esseri ausiliari. La costoro creazione, non anteriore al nostro secolo di cento sessant’anni, si perde già nelle incertezze e nell’oscurità della favola; ma le migliori autorità s’accordano ad ascriverne il merito a Jonathan Gilles meccanico e poeta di Liverpool. Ecco al dire dei cronisti come andò la cosa. […]
Potete credere che per quanto fosse rassegnato a morire Jonathan accolse di gran cuore la proposta; e da quel momento la fabbricazione degli omuncoli, o uomini meccanici, divenne una speculazione d’industria come qualunque altra. La facilità e la semplicità a cui si giunse in processo di tempo nella maniera di confezionarli, e la loro adattabilità ai più vari, delicati e faticosi mestieri, li generalizzarono e ne abbassarono il prezzo per modo, che il loro numero uguagliò in breve il numero degli uomini reali. Ora esso lo sorpassa di molto, ed essendo la loro esistenza indefinitamente lunga fino alla logorazione della loro materia per lo attrito degli organi, il lavoro per la loro necessaria produzione è così minimo che può sembrare piuttosto un passatempo ed un utile esercizio ginnastico che altro.
I cambiamenti che avvennero nello stato sociale ed economico, e la totale rivoluzione nelle solite condizioni dell’umanità in seguito alla moltiplicazione degli omuncoli si possono più di leggieri immaginare che descrivere.
L’agiatezza e l’ozio cui poterono godere tutte le classi della società diedero una temporanea predominanza ai contadini, i quali mal pacificati ancora dalle ultime sconfitte nel campo politico, se ne vendicarono col far pesare legalmente sugli altri ceti la loro ignorante e tirannica maggioranza. Ma questo male non durò oltre il 2210; perché in quell’epoca, essendo già succedute due generazioni ai contemporanei di Gilles, gli ultimi cresciuti si trovarono in educazione ed in sentimenti così disformi dall’antica rozzezza e così simili alla civile cultura, che le differenze fra i diversi ceti scomparvero affatto. Solamente l’ozio guadagnava troppo nelle abitudini della società; e insieme coll’ozio l’uso dei narcotici come il tabacco, l’oppio e il betel, i quali facevano morire di stupidità un gran numero di cittadini. Quelli poi che volevano preservarsi da tali disgrazie e si davano allo studio, incorrevano facilmente in accessi cerebrali e morti improvvise per apoplessia nervosa; del qual malanno i medici incolpavano la soverchia attività concentrata tutta nel cervello per due o tre generazioni.
Fino al 2140 gli uomini s’erano dati a fabbricare solamente omuncoli maschi, ma in quell’anno un figlio di Gionata Gilles, erede d’un suo segreto, si disse che arrivò a fabbricare un omuncolo femmina, o donnuncola. Gli economisti furono assai spaventati di questa innovazione che minacciava il genere umano di sterilità procurando un surrogato alla donna. Per cui il figlio di Gilles fu tenuto d’occhio finché visse, perché non potesse comunicare altrui quella pericolosissima scoperta. E dopo che egli fu morto, siccome il segreto di quella fabbricazione pareva tutto consistesse in un certo lievito di fegato di gatta, Gregorio Alison presidente del decimo congresso dell’umanità, ordinò la distruzione di tutta la razza felina. La sentenza fu eseguita puntualmente, e i diritti delle donne furono salvi, ma la terra fu inondata da una quantità molestissima di topi.
Le guerre, le dispute e le discussioni religiose a proposito degli omuncoli sarebbero assai lunghe a narrarsi. Basti il dire che il papa di Roma scomunicò nel 2180 tutti quelli che ne fabbricavano; e poi vedendo che il divieto fruttava poco, ordinò in dubbio che quelle creature fossero battezzate, per salvarle dalla dannazione se erano in qualunque modo animate, e per toglierle alla balia di Satanasso se non erano altro che strumenti dell’attività umana. Con queste due scomuniche si chiuse il bollano dei pontefici che abbracciava diciotto secoli, dal secolo Vº dell’era volgare al XXIIIº: ma la prima e più lunga parte era stata compresa nella distruzione libraria del 2030.

 

Dal 2180 al 2222, o il periodo dell'apatia

Sciolti dai pregiudizi dei secoli passati, liberati da un ammasso di cognizioni inutili e dannose, sollevati dalle noie di quel lavoro manuale che vietava la pace, l’uguaglianza e la prosperità universale, gli uomini sono ora venuti a tale, che sembrerebbe quasi una fortuna non poter avere più potenza contro di loro. Ma pur troppo l’intima natura umana è viziata per modo, che non può essere per lei condizione d’esistenza senza un corredo più o meno grande di disturbi e di mali.
Senza ripetere quel che dicemmo sugli accessi apoplettici cerebrali e sull’abuso dei narcotici, aggiungeremo la comparsa d’un contagio che venuto in seguito alla febbre gialla e al colera minaccia di essere esiziale all’intera umanità. I medici lo denominarono la peste apatica, e sembra infatti ch’egli riconosca origine dall’indolenza relativa cui son condannati ora gli organi umani dopo tanti e tanti secoli di soverchia e convulsiva fatica. Questo contagio putrido e spaventevole, il raffreddamento sensibilissimo della superficie terrestre, e l’aumento graduale della noia e del suicidio per causa di essa, sono i tre pericoli cui andiamo incontro, e nell’uno dei quali una volta o l’altra l’umanità finirà col soccombere. Per me io credo che avrò tempo a morire nel mio buon letto elastico; e morto me, che il mondo pericoli ancora, si addrizzi o tracolli, non me ne importa gran fatto. Solamente prego i miei eredi, che vogliano avere la compiacenza di incomodarsi per amor mio, e far sì che sul mio sepolcro sia seminato del tabacco di Spagna essendo io amantissimo di quell’odore. Così sia. […]

 

Ippolito Nievo

 

 

Indice dell’opera
Introduzione - Dalla pace di Lubiana alla federazione di Varsavia (1960) - Dalla federazione di Varsavia alla rivoluzione dei contadini (2030) - Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066-2140) – Epilogo

 

Il testo integrale dell’opera è allegato in PDF

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