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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Edgar Morin
La mia sinistra. Rigenerare la speranza
L’etica della complessità
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Il problema dei valori nel XXI secolo scaturirà dalla complessificazione etica. Finora, il problema dei fondamenti dei valori era di un'estrema semplicità: Dio aveva dato agli uomini delle leggi affinché potessero fare il Bene. Non andava molto diversamente nel contesto laico delle società fortemente unite, poiché le ingiunzioni etiche erano del pari profondamente interiorizzate. Obbedire, rispettare i valori erano assolute evidenze.
     Beninteso, le cose cambiano con l'aumento dell'autonomia e della responsabilità individuale poiché a questo punto l'imperativo non viene più né da Dio, né dalla religione, né dallo Stato, né dalla società, bensì dallo stesso individuo, conformemente all'imperativo categorico di Kant. Questo imperativo è diventato insulare, autopoietico e autogiustificato, e questa situazione deve evolvere in funzione della presa di coscienza del fatto che l'umano non è soltanto l'individuo, la società o la nostra specie biologica, ma la trinità costituita da questi tre termini nella loro interdipendenza. In quest'ottica, i valori sono dunque relativi all'individuo, per tramite della sua responsabilità, della sua dignità, della sua virtù e del suo onore, ma anche al gruppo e alla specie, soprattutto in un contesto di globalizzazione. Poiché è difficile rispettate al tempo stesso questi tre livelli, è frequente che facciano capolino conflitti di dovere.
     In passato, il problema della relazione fra la conoscenza scientifica e l'etica non si poneva, perché proprio la scienza occidentale si fondava e si sviluppava rifiutando qualunque interferenza politica, religiosa ed etica. Ciò che importava era «conoscere», quali che ne fossero le conseguenze. Questa indipendenza dei due registri non dipende dal fatto che la scienza si consacra a giudizi di fatto mentre l'etica si occupa di giudizi di valore, bensì al fatto che, nell'ambito scientifico, il giudizio di fatto ha un valore supremo. Una simile disgiunzione non pose alcun problema fino al XX secolo, allorché le scienze iniziarono a sviluppare poteri di distruzione e di manipolazione enormi. L'attuale prolificazione dei comitati etici ci conferma d'altronde che la relazione fra la conoscenza scientifica e l'etica è divenuta cruciale. La capacità dell'etica di regolare la scienza è ben lungi dall'essere stabilita, poiché quest'ultima resta ben separata dall'etica; quindi, elementi che dovrebbero essere in stretta relazione si ritrovano invece nella più totale disgiunzione.
     L'insufficienza della morale pura dipende dal fatto che essa non si preoccupa mai delle conseguenze: è persuasa che a buone intenzioni seguano buone azioni. Pascal, tuttavia, aveva formulato il seguente principio: «Adoperarsi per ben pensare è il principio della morale». Ciò non significa che sia sufficiente pensare correttamente per tenere comportamenti etici, ma che è necessario conoscere le condizioni in cui vanno a situarsi le azioni in favore dei valori per sapere se si agisce sul serio al loro servizio. Da cui l'emergere di un'ecologia dell'azione rivolta alle condizioni in cui si effettua l'azione animata da buone intenzioni al servizio dei valori.
Pericle diceva che gli Ateniesi sapevano conciliare perfettamente il coraggio con la prudenza, mentre gli altri popoli erano o temerari, o vigliacchi. Questa affermazione sottolinea che ogni azione giusta ha bisogno di audacia, di assumersi dei rischi, ma che deve anche essere combinata con il suo contrario.
     L'ecologia dell'azione deve inoltre essere capace di inglobare l'incertezza nella relazione fra i fini e i mezzi. In effetti sappiamo tutti che quando impieghiamo troppo a lungo mezzi ignobili per una finalità nobile, questi mezzi finiscono per contaminarne la finalità, e addirittura per sostituirsi a essa. Al contrario, succede che azioni immorali possano provocare, per reazione, conseguenze virtuose. E quanto illustra il Faust di Goethe: il buon Faust vuole la felicità di Margherita ma provoca per lei solo catastrofi, mentre Mefistofele, che vuole perderla, suscita l'intervento di Dio e salva così Margherita.
     Il principio dell'ecologia rigorosa dell'azione implica parimenti di entrare nel gioco di interazioni e retroazioni che è quello dell'ambiente storico e sociale in cui l'azione si situa, con il rischio che quest'ultima si tivolti contro l'attore e lo annienti. Quante volte nella Storia abbiamo visto un simile perturbamento delle migliori intenzioni? Basta citare l'esempio di Gorbaciov: ha dato vita in Unione Sovietica ad azioni di per se stesse salutari che hanno però condotto alla disintegrazione del suo Paese.
     Esiste dunque un principio di incertezza da cui non si può prescindere e che ci deve rendere consapevoli del fatto che facciamo sempre delle scommesse. Non si può predire il senso della nostra azione a lungo termi¬ne, poiché esiste una legge di impredicibilità totale. Chi può sindacare sul senso della Rivoluzione francese che, posta in essere in nome di principi fondamentali come i diritti dell'uomo, ha fatto scorrere così tanto sangue e di cui nessuno può fare ancora il bilancio definitivo?
     A partire dal momento in cui esiste, secondo l'espressione di Max Weber, un «politeismo dei valori», è frequente che sorgano conflitti fra imperativi etici contrari. Antigone incarna così la pietà ma anche la fedeltà al dovere che la lega a suo fratello. Creonte incarna la politica e la crudeltà nei confronti di un nemico della città del quale proibisce la sepoltura. Oggi, al contrario, siamo entrati in un mondo della semplificazione etica sconosciuta alle civiltà che consideriamo antiquate. Dimentichi come siamo dei princìpi, un tempo sacri, dell'ospitalità e della parola data, siamo sotto numerosi aspetti in uno stato di sottosviluppo etico. Militando in un'associazione o un partito che difende valori tanto legittimi quanto astratti, si può tranquillamente trascurare la propria famiglia. Al contrario, ci si può dedicare ai propri affetti e dimenticare l'umanità. Su un altro piano, si è assistito al nascere di conflitti etici rilevanti fra le due guerre rispetto alla preferenza da accordare o no a uno di quei due mostri che erano lo stalinismo e il nazismo. Questa incertezza è sfociata, nel corso della Seconda guerra mondiale, in alleanze contronatura fra partner incompatibili.
     Le contraddizioni etiche sono sempre esistite, ma riappaiono oggi dal lato degli sviluppi scientifici opponendo i principi contraddittori della medicina e più largamente della biologia. Così, l'imperativo ippocratico, che impone di lottare contro la morte, si trova di fronte a un dilemma: bisogna prolungare la vita di una persona morta sotto il profilo celebrale, ma che sopravvive biologicamente? O prelevare i suoi organi per salvarne un'altra? Il problema dell'eutanasia si pone chiaramente in modo altrettanto acuto. E che dire dell'aborto, che costituisce un elemento di liberazione delle donne ma che confligge con il diritto alla vita di ogni embrione e alla proibizione di uccidere affermata dalla comunità?
     Se vi è stata nella storia del pianeta una dominazione estremamente crudele, è stata quella dell'Europa sul resto del mondo a partite dal XVI secolo. Basta ricordare la colonizzazione, la schiavitù o la tratta dei neri per convincersene. Ora, è chiaro però che questo centro di dominazione che era l'Occidente ha anche prodotto valori, potenzialmente universali, che sono stati usati da coloro che erano assoggettati per liberarsi. I decolonizzati in effetti non hanno potuto decolonizzarsi se non riprendendo in prima persona il valore del diritto dei popoli e del diritto delle nazioni. Questa diffusione dei diritti occidentali è tale che oggi l'unica cosa che si può rimpiangere è l'insufficiente universalizzazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, così come di quelli della donna, naturalmente nella misura in cui corrispondono alle aspirazioni fondamentali di coloro che subiscono la dominazione. I Paesi islamici sono oggi divisi fra l'aspirazione a beneficiare di ciò che la cultura occidentale ha dato di meglio, senza perdere tuttavia la propria identità e le proprie tradizioni, e la convinzione strenua secondo cui i valori occidentali costituiscono un gravissimo attentato alla virtù islamica.
     Complessificare l'etica significa cercare di concepire e poi di stabilire la relazione fra scienza, etica e politica, vale a dire disinsularizzare il problema dei valori; complessificare l'etica è riconoscere l'esistenza di conflitti fra imperativi etici dello stesso calibro; complessificare l'etica vuol dire riconoscere l'incertezza finale rispetto al risultato delle nostre migliori intenzioni e del rispetto dei valori.

 

 

Edgar Morin
Testo pubblicato nella rivista « Valeur», 2004.

 

 

Indice del volume:
Presentazione all’edizione italiana (di Nichi Vendola) - Nota introduttiva (di Sergio Manghi) Prefazione. Rigeneriamoci!
PRIMA PARTE – PENSIERO - Il grande disegno (1988) - Aldilà del progresso (1995)- La solidarietà e le solidarietà (1993) - La falsa identità nazionale (2002) - Le quattro nascite della Francia ( 1996) - Comprendere una crisi sociale (1995) - Può trionfare la democrazia? ( 1996) - Lo Stato-nazione ( 1997) - Seminario su un umanesimo reinventato (2000) - Se fossi candidato (2007) - Alla ricerca dei fondamenti perduti (1993) - SECONDA PARTE – MONDIALITÀ - La lunga storia (2001 ) - La diseuropa (1994) - Per il premio Nonino (2006) - Civilizzare la Terra (2002) - Il XXI secolo è cominciato a Seattle (1999) - L’uno e il multiplo (2005) - Società-mondo vs mondo del terrore (2001) - Letica della complessità (2004) - Per una politica dell’umanità (2002) - Ecologia e politica (2010) - Elogio della metamorfosi (2009) – I paladini della speranza (1993) - Bibliografia di Edgar Morin - Postfazione (di Mario Ceruti)

 

 

Edgar Morin
La mia sinistra
Rigenerare la speranza

 

Edizioni Erickson - 2010
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