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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
WWF
Living Planet Report 2010
Biodiversità, Biocapacità e Sviluppo
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In vista dell’Earth Summit di Rio de Janeiro che nel 2012 sarà decisivo per stabilire il futuro del Protocollo di Kyoto (in scadenza il 31 dicembre di quell’anno), il WWF presenta, come ogni anno, il suo Living Planet Report. Con uno sguardo generale allo stato di salute del pianeta, pone la sostenibilità come parola d’ordine affinché si possa sperare in un futuro migliore e come l’unico strumento che possa rallentare i cambiamenti climatici ed ambientali già in atto, prima che si rivelino inevitabilmente catastrofici. La sostenibilità è strettamente legata ad un modello di sviluppo diverso da quello attuale, ma l’unico che possa garantirci la sopravvivenza del genere umano. Un nuovo modo di concepire il progresso, superando il concetto di PIL, deve essere attuato nel più breve tempo possibile, grazie ad una “politica dell’uomo” (come la definisce Edgar Morin) da parte dei governi internazionali e al coinvolgimento delle grandi aziende. Infatti, il vero punto di svolta si rivela nel momento in cui gli interessi economici convivono e anzi necessitano della conservazione (e non della distruzione) della natura. Questo processo è già partito e si spera continuerà rendendosi sempre più autonomo dalle politiche delle istituzioni e traendo benefici economici dalla sostenibilità.
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[scheda a cura di Francesca Casiraghi]

 


Introduzione 

Concentrarsi sul futuro – di James P.Leape (Direttore Generale WWF Internazionale)
Il Living Planet Report mette in relazione l’Indice del pianeta vivente – una misura dello stato di salute della biodiversità mondiale – con l’Impronta ecologica e l’Impronta idrica, misure della pressione antropica sulle risorse naturali della Terra. Tali indicatori dimostrano chiaramente che la spinta senza precedenti alla ricchezza e al benessere degli ultimi 40 anni sta esercitando una pressione insostenibile sul nostro pianeta. L’Impronta ecologica indica che dagli anni ‘60 le pressioni antropiche sulla natura sono raddoppiate, mentre l’Indice del pianeta vivente rileva una diminuzione del 30% dello stato di salute di quelle specie che sono alla base dei servizi ecosistemici da cui dipendiamo. […]

Le implicazioni appaiono evidenti. Le nazioni ricche devono trovare un modo per vivere sulla Terra in maniera più sostenibile, riducendo drasticamente la propria impronta, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei combustibili fossili. Anche le economie in rapida ascesa devono individuare un nuovo modello di sviluppo, che consenta loro di continuare ad accrescere il livello di benessere dei loro abitanti in maniera sostenibile per il pianeta. [….]

Ci troviamo davanti a numerose sfide – non ultima, quella di soddisfare le richieste di una popolazione mondiale in continua crescita. Queste sfide non fanno che sottolineare ulteriormente l’importanza di separare nettamente lo sviluppo dalle crescenti pressioni sulle risorse naturali. È necessario trovare nuovi modi per ricavare sempre di più da meno risorse. Continuare a consumare le risorse della Terra più rapidamente di quanto essa riesca a rigenerarle significa distruggere i sistemi dai quali dipendiamo. Dobbiamo imparare a gestire le risorse in maniera e quantità compatibili con la natura. (p.4-5)

 

Capitolo 1 - Lo stato del pianeta
Monitorare la biodiversità

L’Indice del pianeta vivente (LPI) riflette i cambiamenti nello stato di salute degli ecosistemi del pianeta, valutando l’andamento (o trend) di circa 8.000 popolazioni di specie di vertebrati. […]

L’ultimo LPI globale indica una diminuzione di circa il 30% fra il 1970 e il 2007. Si basa sui trend di 7.953 popolazioni di 2.544 specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. L’Indice del pianeta vivente globale (LPI) raggruppa due indici – LPI della zona temperata (che comprende anche le specie polari) e LPI della zona tropicale; entrambi gli indici possiedono ugual peso.[…]
I trend delle popolazioni di specie tropicali e temperate divergono fortemente: in meno di 40 anni, l’indice LPI della zona tropicale è diminuito di circa il 60%, mentre quello della zona temperata è aumentato del 29%. […]

Perché tutta questa differenza fra il trend della zona tropicale e quello della zona temperata? La spiegazione più probabile si trova nella differenza fra le velocità e i periodi di tempo di cambiamento nell’utilizzo del suolo nelle zone temperata e tropicale e nelle velocità e nei periodi di tempo di distruzione e degrado degli habitat, collegati alle prime, che in tempi recenti rappresentano la causa principale di perdita di biodiversità (MEA, 2005a). Per esempio, oltre la metà dell’estensione originariamente calcolata per le foreste di latifoglie è stata convertita in terreni agricoli, piantagioni forestali e aree urbane prima del 1950 (MEA, 2005a). Di contro, ai tropici la deforestazione e il cambiamento d’uso del suolo hanno subìto un’accelerazione solo dopo il 1950. (p. 20-23)

Misurare la domanda dell’umanità sulle risorse
L’Impronta ecologica è un sistema di contabilità che misura la domanda dell’umanità nei confronti della biosfera, mettendo a confronto tale domanda con la capacità rigenerativa del pianeta. […]

Per determinare se la domanda dell’umanità di risorse rinnovabili e di assorbimento di CO2 possa continuare allo stesso ritmo, l’Impronta ecologica viene confrontata con la capacità rigenerativa del pianeta, o biocapacità.[…]

Durante gli anni ’70, l’umanità ha oltrepassato la soglia in cui l’Impronta ecologica annuale era pari alla biocapacità annuale della Terra, ossia, l’umanità ha iniziato a consumare le risorse rinnovabili a una velocità maggiore di quella impiegata dagli ecosistemi per rigenerarle e a rilasciare un quantitativo di biossido di carbonio maggiore di quello che gli ecosistemi riescono ad assorbire. Questa situazione è chiamata “superamento dei limiti ecologici” (overshoot) e, da allora, è progredita ininterrottamente. (p.32-34)

Il reale significato del superamento dei limiti
Come è possibile che l’umanità stia utilizzando la capacità di 1 pianeta e mezzo, quando abbiamo 1 solo pianeta Terra? […] Ogni anno, da una foresta può essere prelevata una quantità di legname maggiore di quella che ricresce e la quantità di pescato può superare la capacità delle specie ittiche di rigenerarsi. Questa modalità d’azione è però perseguibile solo per periodi di tempo limitati, altrimenti le risorse si esauriranno totalmente. Analogamente, nel momento in cui le emissioni di CO2 superano la quantità che foreste e altri ecosistemi sono in grado di assorbire, sarebbe necessario un altro pianeta Terra per “catturare” le emissioni in eccesso. […] Risultano già evidenti le conseguenze dell’eccesso di gas serra che i sistemi naturali non riescono ad assorbire: le sempre crescenti concentrazioni di biossido di carbonio in atmosfera stanno causando un aumento della temperatura media globale, i conseguenti cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani. Questi fenomeni sottopongono la biodiversità e gli ecosistemi a ulteriori stress. (Box a p. 35)

 

Capitolo 2 – Vivere sul nostro pianeta
Biodiversità, sviluppo e benessere dell’umanità

Un aumento dello sviluppo richiede realmente un aumento dei consumi? L’analisi dell’Impronta ecologica presentata in questo rapporto mostra che i consumi dei singoli individui di singoli paesi differiscono enormemente, con i paesi più ricchi e sviluppati che tendono a consumare molto più di quelli più poveri e meno sviluppati.[…]

Attualmente, l’indicatore di sviluppo più utilizzato è l’Indice di sviluppo umano (Human Development Index - HDI) del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) che, riunendo reddito, aspettativa di vita e livello di educazione, mette a confronto i paesi sulla base dei loro livelli di sviluppo economico e sociale (UNDP, 2009a). Il rapporto fra Impronta ecologica e HDI non è lineare, bensì diviso in due parti distinte. Nei paesi con un basso livello di sviluppo, questo risulta indipendente dall’Impronta pro capite. Tuttavia, non appena lo sviluppo cresce oltre un certo livello, l’Impronta pro capite inizia a procedere di pari passo, fino al punto in cui piccoli aumenti di HDI corrispondono a grandissimi incrementi dell’Impronta. (p.72)

Guardare oltre il PIL
Per molto tempo il PIL è stato utilizzato come indicatore di progresso. Anche se il reddito costituisce un aspetto importante dello sviluppo, esistono altre componenti: il benessere comprende anche elementi sociali e personali che, insieme, ampliano la gamma di possibilità, per le persone, di vivere vite soddisfacenti. Inoltre, sorpassato un certo livello di reddito, alcuni indicatori di benessere umano, come l’aspettativa di vita, non aumentano più in maniera proporzionale al reddito pro capite.(Box a p. 75)

Biodiversità e reddito nazionale
Per i paesi ad alto reddito, l’Indice LPI mostra un aumento del 5% fra il 1970 e il 2007. In netto contrasto, nello stesso periodo di tempo l’Indice LPI delle nazioni a medio reddito è diminuito del 25%, mentre quello dei paesi a basso reddito di oltre il 58%. Il trend delle nazioni a basso reddito risulta particolarmente allarmante non solo per la biodiversità, ma anche per gli abitanti di queste nazioni. Benché l’umanità intera dipenda dai servizi ecosistemici e dai beni naturali, e di conseguenza dalla biodiversità, gli impatti del degrado ambientale ricadono più direttamente sulle popolazioni più povere e vulnerabili del mondo. Private dell’accesso ad acqua potabile, suolo e alimenti adeguati, combustibili e materiali, le popolazioni più vulnerabili non riescono a uscire dallo stato di povertà raggiungendo il benessere. (p. 76)

Plasmare il futuro: L’impronta ecologica verso il 2050
Attualmente l’umanità consuma risorse rinnovabili a una velocità superiore a quella necessaria agli ecosistemi per rigenerarle e continua a emettere una quantità di CO2 maggiore di quella che gli ecosistemi sono in grado di assorbire. Cosa ci riserva il futuro? E quali azioni intraprendere per porre un termine al superamento dei limiti ecologici e per raggiungere uno stile di vita sostenibile? Il Living Planet Report 2008 ha introdotto il concetto di “cunei di sostenibilità” per dimostrare l’impatto delle singole azioni sulla futura Impronta ecologica. Questi cunei rappresentano azioni che possiedono il potenziale di tramutare un percorso BAU (Business As Usual, fare come se nulla fosse) in uno verso la sostenibilità e riportare l’Impronta entro i limiti imposti dalle dimensioni di un solo pianeta. Il rapporto era incentrato sull’Impronta di carbonio e dimostrava come tre cunei – efficienza energetica, energia rinnovabile e cattura e stoccaggio di carbonio – potessero ridurre l’accumulo di biossido di carbonio nell’atmosfera e, di conseguenza, l’Impronta di carbonio. Da allora, il Global Footprint Network ha compiuto passi in avanti in questa analisi, creando un Calcolatore degli scenari dell’impronta, messo a punto per la prima volta in occasione del rapporto “Vision 2050” del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD, 2010). Questo strumento utilizza i dati sulla popolazione, sull’uso e la produttività del suolo, sull’utilizzo energetico, sul regime alimentare e sui cambiamenti climatici per calcolare variazioni dell’Impronta ecologica e della biocapacità nel tempo. Cambiare questi presupposti consente di cambiare le previsioni future. Questa edizione del Living Planet Report utilizza il Calcolatore degli scenari dell’impronta per spiegare come cambiamenti nelle fonti energetiche e nei regimi alimentari possano influire su ogni componente dell’Impronta ecologica nel 2015, 2030 e 2050. Il paragone fra questi scenari e quelli BAU evidenzia alcune delle variazioni e delle scelte che influiscono sul porre fine al superamento dei limiti ecologici. (p.80)

Competizione per il suolo
Nel futuro, il suolo disponibile sarà sufficiente a produrre i prodotti forestali (materiale cartaceo e da costruzione) e gli alimenti necessari al fabbisogno umano? In caso di risposta affermativa, tale quantitativo di suolo sarebbe sufficiente anche a preservare la biodiversità e i servizi ecosistemici essenziali? Sebbene le analisi della FAO (Food and Agriculture Organization) indichino che la disponibilità di suolo non costituirà un problema nel futuro (FAO, 2009a), questo scenario potrebbe risultare incompleto. Infatti, queste valutazioni non prendono in considerazione il suolo necessario per la coltivazione di biocombustibili e biomateriali in quantità sufficiente da costituire un sostitutivo efficace per l’energia basata sui combustibili fossili. Inoltre, i cambiamenti climatici, la disponibilità di risorse idriche, il regime di proprietà terriero (soprattutto per quanto riguarda piccole comunità e popolazioni indigene) e la necessità di spazi per le specie migratorie costituiscono tutti fattori che influenzeranno la disponibilità di suolo e la sua idoneità agli scopi agricoli. Di conseguenza, la competizione per il suolo rappresenterà in futuro una sfida più grande di quanto suggerisca il buon senso comune. Il WWF crede che le decisioni in materia di assegnazione del suolo alle diverse colture (cibo, biocombustibili, biomateriali e fibre), allo stoccaggio del carbonio e alla conservazione della biodiversità costituisca una delle sfide principali per decisori politici, imprese e società. (Box a p. 81)

Quanti esseri umani vivranno sulla Terra nel 2050?
Le previsioni riguardanti la popolazione mondiale utilizzate in questi scenari provengono dalle statistiche ufficiali ONU e sono state utilizzate le proiezioni medie come base per questi modelli. Tali proiezioni medie ONU prevedono una popolazione di quasi 9,2 miliardi di persone entro il 2050 (UN, 2008), con una popolazione stabilizzata mondiale di 9,22 miliardi di persone intorno al 2075 (UN, 2004). Le proiezioni ONU della popolazione umana al 2050 vanno da 7,8 a 10,9 miliardi (UN, 2006). (Box a p. 82)

 

Capitolo 3 – Verso una green economy?

1. Percorsi di sviluppo
Innanzitutto, il nostro concetto e la nostra unità di misura di prosperità e successo devono cambiare. Reddito e livello dei consumi sono diventati strumenti importanti nella misurazione del grado di sviluppo e, negli ultimi 80 anni, il PIL è stato utilizzato come indicatore del progresso. Non solo: alla fine, dovremmo lottare per il benessere personale e della società. Oltre un certo livello di reddito, un aumento dei consumi non incrementa in maniera significativa i benefici sociali così come un aumento del reddito procapite non incrementa il benessere dell’umanità. Sempre più persone ammettono che il benessere include, oltre al reddito, anche elementi sociali e personali che consentono agli individui di vivere vite soddisfacenti. Ciò non significa che il PIL non sia importante. Lo è, ma fino a un certo punto, e deve essere integrato con altri indicatori, come quelli illustrati in questo rapporto: l’Indice di sviluppo umano, il coefficiente di Gini, l’Indice del pianeta vivente, gli indici dei servizi ecosistemici e l’Impronta ecologica. […]

3. Energia e cibo
Il nostro scenario ha evidenziato due grandi problematiche future: la disponibilità di energia e cibo. In una nuova analisi in campo energetico che il WWF sta conducendo, si dimostra come sia possibile una fornitura di energia rinnovabile pulita per tutti. Ciò comporterà investimenti in edifici efficienti dal punto di vista energetico e in un sistema di trasporti che consumi quantità inferiori di energia, nonché un passaggio all’elettricità come fonte energetica primaria, il che faciliterà la fornitura di energie rinnovabili. Il WWF crede che sia possibile non solo incrementare l’accesso all’energia pulita per le popolazioni che attualmente fanno affidamento sulla legna da ardere, ma anche eliminare la dipendenza dai combustibili fossili, riducendo così le emissioni di carbonio. Ciò comporterà investimenti in tecnologia e innovazione, volti a rendere la produzione più efficiente dal punto di vista energetico. Inoltre, creerà nuovi posti di lavoro eco-sostenibile. Anche il cibo costituisce una problematica importante a livello mondiale, non solo per ciò che concerne la malnutrizione e il consumo eccessivo, ma anche allo scopo di garantire un equo accesso alle risorse alimentari e per quanto riguarda le scelte alimentari. Tale problematica rientra nel dibattito sulla scelta dei futuri percorsi di sviluppo delle nazioni e sulle modalità di allocazione dei terreni produttivi.[…]

4. Allocazione della terra e pianificazione dell’utilizzo del territorio
In futuro, il suolo a disposizione dell’umanità basterà per produrre il cibo, i mangimi e il combustibile necessari a soddisfare le proprie esigenze? E ne rimarrà a sufficienza per conservare la
biodiversità e i servizi ecosistemici? La FAO ha calcolato che per nutrire la futura popolazione mondiale sarà necessario incrementare la produzione alimentare del 70% (FAO, 2009). La conclusione è che il suolo a disposizione sarà sufficiente. Tuttavia, per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili l’umanità dovrà destinare aree significative di terreni e di foreste a biocombustibili e biomateriali. In tutto il mondo, il lavoro sul campo del WWF ha dimostrato che in realtà probabilmente esisteranno molti limiti alla disponibilità di una maggiore quantità di territorio o all’incremento dei raccolti: i diritti di proprietà del suolo delle piccole comunità e delle popolazioni indigene, le problematiche inerenti al possesso dei terreni, la mancanza di infrastrutture e la disponibilità delle risorse idriche costituiscono solo alcuni dei fattori che restringeranno la quantità di territorio disponibile per future colture.[…]

6. Istituzioni, processi decisori e politiche
Chi guiderà queste trasformazioni e chi prenderà le decisioni in merito? Malgrado da decenni la comunità internazionale riconosca la necessità di preservare la biodiversità e di avviare uno sviluppo sostenibile, entrambi questi obiettivi rimangono incerti. Ciò indica una carenza - a livello sia istituzionale sia giuridico – e un fallimento da parte di governi e mercati.[…] (p. 92 – 97)

 

 

Indice del Report:
Introduzione – Prefazione , Concentrarsi sul futuro , Sommario esecutivo , Introduzione , Collegare la biodiversità alle persone.
Capitolo 1 : lo stato del pianeta – Monitorare la biodiversità , Misurare la domanda dell’umanità sulle risorse , la nostra Impronta , Mappa dei servizi eco sistemici , Mappa di un servizio eco sistemico locale.
Capitolo 2 : vivere sul nostro pianeta – Biodiversità, sviluppo e benessere dell’umanità , Biodiversità e reddito nazionale , Plasmare il futuro , Scenari del Living Planet Report 2010.
Capitolo 3 : verso una green economy?

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