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Roberto Moro
Arturo Colombo
Riosa, uno sguardo critico sul movimento socialista
Corriere della Sera, 6 maggio 2011
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A lceo Riosa, scomparso a Pavia, ha rappresentato una delle voci più originali fra gli storici italiani. Nato a Monfalcone nel 1939, aveva studiato a Roma alla scuola di Franco Valsecchi e di Renzo De Felice. E là si era laureato in Scienze politiche, anche se poi Milano era diventata il centro dei suoi interessi, tanto da insegnare ormai da lunghi anni all' Università Statale, dove parecchie migliaia di allievi hanno seguito le sue lezioni di Storia del movimento sindacale e di Storia contemporanea. Dovessi scegliere così, all' improvviso, sotto lo shock di una notizia tanto dolorosa, non avrei dubbi a indicare, fra i molti testi di Riosa, la raccolta di saggi apparsa nel 1996 da Ponte alle Grazie con un titolo insolito, Rosso di sera, per spiegare - come lui sapeva fare così bene - quella che considerava la nascita e la morte «apparente» dell' utopia socialista in Italia. Del resto, l' interesse a recuperare e chiarire criticamente i momenti-chiave e i leader non già del partito, quanto piuttosto del composito movimento socialista, ha costituito uno dei caratteri e dei pregi del lavoro storiografico di Riosa, fin da quando aveva preparato e commentato una raccolta degli scritti di Angelo Tasca «socialista»; e prima ancora (nel 1984) aveva dato alle stampe Il movimento operaio tra società e Stato (Franco Angeli), allo scopo di illustrare quello che lui stesso definiva «il caso italiano nell' epoca della Seconda Internazionale». Ma la tastiera delle curiosità, e insieme della competenza, di Riosa è molto più ampia; e non è difficile - pur nell' ora amara del distacco, soprattutto per chi l' ha seguito con amicizia e ammirazione - cogliere nei suoi libri l' immagine della notevole capacità, con cui sapeva illustrare tematiche magari fra loro lontane, eppure cariche di significati indispensabili per capire il complicato mondo in cui viviamo. Ripenso, per esempio, al gusto che ho provato, leggendo la sua Storia d' Europa nel Novecento, scritta insieme a Barbara Bracco (Mondadori, 2004), oppure seguendo il suo studio dedicato al Primo Maggio (Giunti), apparso nel 1990. Del resto, Alceo Riosa possedeva una dote, purtroppo rara in altri colleghi: la capacità di avvincere anche quando discuteva temi circoscritti e specialistici. L' ultimo suo volume Adriatico irredento (Guida, 2009), che affronta i complessi rapporti fra italiani e slavi, è lì a dimostrarlo.

 

 Arturo Colombo

Fonte: Corriere della Sera, 6 maggio 2011
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