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Roberto Moro
Roberto Moro
L’ultimo incontro con Alceo
Milano, 3 Maggio 2011
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Ancora una volta la centralità del mistero di Cronos ci ha fatto incrociare le lame: gli dicevo che il nostro tempo, in qualche modo, si concludeva con noi e che il nostro essere nella “storia” con la S maiuscola era un inganno, quasi un condizionamento professionale. Che tutta la storia del mondo, la storia Universale, era lì in quel momento e nella nostra conversazione affettuosa e per questo il valore di quello scambio era l’unica manifestazione autentica della vita.
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Carissimi amici,

 

     fascinati dal mistero del Tempo che ci ha resi storici, nel corso del nostro ultimo incontro (il 12 aprile), io sicuramente e forse anche Alceo credevamo che di tempo per noi ancora ve ne sarebbe stato. Certo ci saremmo rivisti, progettavo un’altra presenza a Trieste insieme e, per un attimo, mi ero lasciato sedurre dall’idea di accompagnarlo a Belgrado. Certo avrebbe potuto leggere un mio saggio sui cui contenuti forse, e per una volta, non avremmo dissentito, lui socialista di sempre e crociano d’istinto, io vecchio annalista pentito e ormai evoluzionista convinto. Ancora una volta la centralità del mistero di Cronos ci ha fatto incrociare le lame: gli dicevo che il nostro tempo, in qualche modo, si concludeva con noi e che il nostro essere nella “storia” con la S maiuscola era un inganno, quasi un condizionamento professionale. Che tutta la storia del mondo, la storia Universale, era lì in quel momento e nella nostra conversazione affettuosa e per questo il valore di quello scambio era l’unica manifestazione autentica della vita.

Questo era il genere di amicizia che abbiamo condiviso nella piena libertà della nostra individuale esperienza, nella diversità delle opinioni, degli interessi, delle circostanze; un sentimento autentico all’insegna della tolleranza che fa della amicizia innanzitutto reciproca stima. Un legame sempre insorgente e sempre nuovo nei nostri incontri che non aveva bisogno di continuità per essere nutrito, perché come dice un nostro comune amico, Michel de Montaigne a proposito di un sentimento che lo legava ad un amico, “io ero io e lui era lui”. Per questo nel labirinto del tempo e dei tempi ci siamo sempre incontrati.
Ricordo che fui per lui fonte di consolazione alla morte di sua madre, in occasione di tempeste affettive e quando nei confronti di suo figlio ebbe a manifestarmi le naturali preoccupazioni di un padre. E in queste alte ragioni del nostro scambio, vi fu sempre reciprocità.

     Il giudizio sofferto e sconsolato sul declino dell’Università e della nostra cultura all’interno di un mondo sempre più piccolo per le nostre ambizioni intellettuali, ci ha uniti nel corso di questi ultimi anni. Il nostro mondo, lentamente, moriva e non per questo ci sarebbero mancate risorse ed entusiasmo per continuare il cammino da sempre intrapreso, perché, da veri laici, entrambi condividevamo l’idea che la realtà è il più bello dei sogni e che la vita è un mistero il quale si svela solo nella sua pratica, nel vivere ogni giorno, e per ogni giorno, facendo del presente il futuro.
Ricordo perfettamente che in quell’ultimo incontro ebbi anche modo di dirgli che il nostro problema era ormai il “vero” problema e cioè l’appuntamento che ci aspettava alla fine di una vita piena e completamente vissuta nel rispetto dei nostri valori e per questo un vita dignitosa, onorevole e onesta, quindi un umanesimo alto e “aristocratico” nel senso letterale del termine. Insomma un successo e il nostro piccolo capolavoro. Abbiamo concordato insieme che davvero era andata così: ci era andata bene.

     Forse è proprio per queste ultime note del nostro incontro che, nei giorni successivi, il sentimento che mi ha legato ad Alceo è divenuto, nel silenzio e nella minaccia di un distacco, più intenso e conturbante. Sono stati giorni inquieti condivisi con Bruna che per istinto e per quella proprietà transitiva degli affetti che l’amore racchiude in sé, era al mio fianco e al “nostro” fianco. Le molecole con cui si compongono le emozioni offrono premonizioni, annunciano il rammarico e la nostalgia.
Ora che Alceo ha varcato la soglia del suo tempo ed è trapassato nel mondo della memoria, pur sapendo che con lui si è dissolta anche una parte del mio tempo, credo che la vita gli abbia consentito di uscire di scena con dignità e onere. Questo era il patto di Alceo ed è stato rispettato fino all’ultimo, fino alla fine.

 

Roberto Moro

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