Tag Titolo Abstract Articolo
www.storiaestorici.it
storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
1981 - Giovanni Spadolini
'Mi impegno a moralizzare questi partiti'
Intervista di Eugenio Scalfari
immagine
Questo testo va letto con attenzione La storia si ripete? E dunque la storia è “immobile”? a leggere le vicende della nostra storia repubblicana si direbbe di sì. Oggi assuma attualità un frantume del passato remoto. L’esperienza del governo Spadolini (….), nato in un clima di grave degrado del sentire politico dovuto alla incapacità dei partiti di governare un possibile collasso del sistema (terrorismo, PD2, clientelismo, corruzione dilagante, emergenza della criminalità organizzata) appare lo specchio del governo chiamato dal Capo dello Stato ed evitare il collasso morale e finanziario del nostra Repubblica a data 2011. “Abbiamo stipulato un vero e proprio contratto tra governo e Parlamento, perciò questo non è un governo che possa esser buttato giù da una decisione presa da apparati di partito: chi volesse provocare la crisi dovrebbe votarci contro in Parlamento a viso aperto. Questo è il dettato costituzionale, questo è il volere del Capo dello Stato e questa è anche la mia ferma determinazione”. Questo testo va letto con attenzione, non può che sorprendere. Era l’agosto del 1981.
***

"Purtroppo la questione morale è sotto gli occhi di tutti e condivido quanto dice il segretario del Pci sulla responsabilità dei partiti e sulla loro degenerazione"

 

1981 - «Questo non è un governo che possa esser buttato giù da una decisione presa da apparati di partito» dice Spadolini. «Perciò chi volesse provocare la crisi dovrebbe votarci contro in Parlamento, a viso aperto». Intervistato da Repubblica, il presidente del Consiglio ha difeso con forza l'autonomia e la responsabilità del suo ruolo: «Non ci saranno più vertici dei segretari. E se qualcuno parla di "delegazioni dei partiti al governo", io rispondo: non conosco nessuna delegazione. Conosco i ministri e il Consiglio dei ministri. Sono questi i miei interlocutori costituzionali nell'ambito dell'Esecutivo».

 

È d'accordo con l'analisi della situazione che fa Berlinguer?
La questione morale è sotto gli occhi di tutti e condivido quanto dice il segretario del Pei sulle responsabilità dei partiti e sulla loro degenerazione. Tuttavia, voglio precisare che tutto questo dimostra la debolezza delle forze politiche, non la loro forza.

 

Non c'è da essere soddisfatti di come è andata la trattativa col sindacato...
In quattro giorni non si poteva fare di più. E comunque se a settembre non ci sarà accordo il governo attuerà misure unilaterali per combattere l'inflazione e l'equo canone riprenderà i suoi meccanismi.

 

Dopo trentacinque anni, ecco il laico a Palazzo Chigi. Ma è poi veramente una novità? E in che consiste la novità? Pongo la domanda a Giovanni Spadolini, presidente del Consiglio, che ha interrotto la lunga sfilata dei capi di governo de. da De Gasperi in poi. Chi l'avrebbe mai detto, signor presidente, proprio lei. con quel fare bonario, alieno da rotture, da angolosità, da furori ideologici, proprio lei chiamato a riprendere un ruolo che fu di Ferruccio Parri nel 1945? E chissà come ce l'avranno nei suoi confronti i grandi capi de. i Forla- ni, i Piccoli, i Bisaglia, i Fanfani e compa-gnia cantante...
Lei crede?.

 

All'esterno no, non lo danno a vedere, ma sotto sotto ce l'hanno e come!
Ebbene, personalmente credo l'esatto contrario. La presidenza laica, arrivate le cose al punto in cui erano qualche mese fa, era una soluzione obbligata. La Dc l'ha perfettamente capito e collabora lealmente alla riuscita di questo tentativo.

 

Glielo auguro, signor presidente, non vorrei che lei si facesse qualche illusione, ma glielo auguro di cuore nell'interesse di tutti. Ma, e se il ten-tativo fallisse? Che accadrebbe allora?
Lei m'induce a cattivi pensieri. Non voglio credere che fallisca un governo che, allo stato delle cose e in questa legislatura, non mi pare possa avere facili alternative.

 

Vuol dire, signor presidente del Consiglio, che dopo di lei non ci possono essere che le elezioni anticipate?
Non spetta assolutamente a me fare previsioni di questa natura. Posso dire soltanto una cosa: il governo che ho l'onore di presiedere è nato da una profonda crisi politica. Esso è il primo esempio d'un'alternanza nella direzione del paese. Berlinguer ha detto nell'intervista al suo giornale che si aspettava innovazioni maggiori e che la lottizzazione dei ministeri è continuata come prima. Debbo ammettere che anch'io speravo di poter fare di più nel senso del rinnovamento, ma rinnovamento tuttavia c'è stato e continuerà ad esserci. Un laico a Piazzo Chigi - e mi rifaccio a quanto ha detto Craxi nel dibattito parlamentare sulla fiducia - è di per sé un'innovazione di grande portata. I vertici militari e quelli dei servizi di sicurezza scelti al di fuori d'ogni interferenza e condizionamento dei partiti, sono un fatto del tutto nuovo. Lo stesso si può dire per il rigore che abbiamo fin dall'inizio adottato sulla questione della P2 e di tutto ciò che quel fenomeno aberrante ha rappresentato nella vita italiana. Sono forse questioni secondarie? Io non credo che l'attuale legislatura debba - come taluno profetizza - concludersi anzitempo...

 

Si parla di elezioni a primavera; qualcuno le anticipa addirittura al prossimo autunno e talvolta questo genere di profezie proviene proprio dall'interno della sua maggioranza parlamentare.
Chi si esercita in questi sibillini responsi fa semplicemente dell'avventurismo. Io non credo che un nuovo ricorso alle urne anzitempo potrebbe giovare al consolidamento della democrazia italiana, La crisi si aggraverebbe al di là d'ogni limite, sia nel campo economico che in quello dell'ordine pubblico e delle tensioni sociali. Abbiamo tutti bisogno d'un periodo di lavoro calmo e ordinato, di decisioni rapide e giuste.

 

Signor presidente, una domanda: lei si dimetterebbe in seguito ad una decisione di partito? Accetterebbe una crisi extra-parlamentare?
Il governo è nato da un voto di fiducia del Parlamento dato su una mozione motivata, contenente un programma. Abbiamo cioè stipulato un vero e proprio contratto tra governo e Parlamento, perciò questo non è un governo che possa esser buttato giù da una decisione presa da apparati di partito: chi volesse provocare la crisi dovrebbe votarci contro in Parlamento a viso aperto. Questo è il dettato costituzionale, questo è il volere del Capo dello Stato e questa è anche la mia ferma determinazione.

 

Lei però non ha scelto i suoi ministri, come la Costituzione prescrive e come la pubblica opinione si sarebbe atteso. Perché, onorevole Spadolini? La proposta del suo collega Bruno Visenti- ni non le pareva praticabile? Non è d'accordo che quello sarebbe stato un serio passo avanti per affrancare le istituzioni dalla tutela dei partiti e per fare un passo avanti sulla strada del rinnovamento e del ritorno alla Costituzione?
Sono uno storico per studi e abitudine, non lo dimentichi. E così, non mi faccio facilmente sedurre dagli schemi. La proposta Visentini è in principio giusta e largamente condivisibile. Penso anch'io che dovremo arrivare presto a un più articolato metodo di formazione dei governi. Ma guardiamo ora alla situazione reale che avevamo di fronte quando è nato questo ministero. La De attraversava una crisi profonda, della quale neppure i suoi più autorevoli leaders facevano e fanno mistero. La divaricazione con i socialisti era al culmine, il rapporto tra i partiti della maggioranza e il Pei, fortemente deteriorato. In quelle condizioni, come ho già detto, la presidenza laica era una soluzione obbligata. Ma dico di più: la presidenza affidata ad un repubblicano era una soluzione obbligata. Il nostro non è un partito che punti sull'alternativa. Noi puntiamo su un programma e chi ci sta ci sta, lo schieramento, la maggioranza parlamentare deve nascere dal programma, non viceversa. Dunque, presidenza laica e repubblicana. Pertini scelse questa soluzione come aveva scelto la soluzione La Malfa nel '79, per impedire le elezioni anticipate. Ma dire che questa era una scelta obbligata non significa che sia stata, per la De, una scelta indolore. Potevo io aggiungere allo scacco della presidenza laica l'errore di ignorare gli equilibri interni del partito di maggioranza relativa? Potevo fare io un governo di tipo presidenziale, quando era lo stesso Capo dello Stato ad escludere una soluzione di quella natura? Berlinguer non è realistico quando mi rimprovera d'esser stato timido nella scelta dei ministri.


Lei ha accettato in pieno il manuale Cencelli, cioè la lottizzazione tra i partiti e le correnti.
Ho chiesto che i partiti mi facessero delle rose di nomi....


Erano rose ampie, nomi nuovi?
Non molto ampie, è vero. Ma, infine, ho io stesso respinto due o tre candidature democristiane, alla guida della politica economica ho cercato di mettere un indipendente di grande prestigio e la De era d'accordo, se non ci sono riuscito è perché l'indipen-dente non ha accettato l'invito....


Lei parla di Paolo Baffi?
Si, parlo di Baffi. Legittimo il suo rifiuto, ma voglio solo dire che non ci furono ostacoli provenienti dai partiti.

 

Mi par di capire signor presidente, che lei fa sua la tesi che il carciofo si mangia una foglia alla volta: un primo passo è stata la presidenza laica, un secondo potrà essere la scelta dei ministri fatta autonomamente dal capo del governo...
Si vedrà. Un punto comunque è chiaro fin d'ora e l'ho ribadito in piena Camera: ho consultato i segretari dei partiti, com'era mio dovere, nel momento in cui gli ho sottoposto il programma di governo da me redatto. Essi l'accettarono. Da quel momento la responsabilità dell'attuazione del programma è uscita dalle mani delle segreterie di partito e il solo organismo responsabile è il Consiglio dei ministri, sulla base dell'articolo 92 della Costituzione.

 

Ma i segretari continuano a parlare di delegazioni di partiti al governo. Pietro Longo...
Non conosco delegazioni di partiti al governo: conosco i ministri e il Consiglio dei ministri. Sono questi i miei interlocutori costituzionali nell'ambito dell'Esecutivo.

 

Enrico Berlinguer ha ricordato, nell'intervista cui anche lei dianzi si riferiva, che gli italiani votano in modo assai progressista in occasioni di refe-rendum, mentre il voto alle elezioni è condizionato da una serie di elementi clientelari. Lei condivide questa diagnosi?
In parte, ma non interamente. Intanto faccio la seguente riflessione: dopo il voto sul referendum in favore del divorzio, nel '74, si formò il governo Moro-La Malfa. Non le sembra che fosse una grossa novità? Un bicolore Dc-Pri, guidato da due uomini di quel calibro, non era la risposta e in un certo modo il proseguimento, nei modi allora possibili, della vittoria laica sul divorzio? Ed oggi, nell'81, alla vittoria laica sull'aborto è seguito il primo governo presieduto da un laico. Vede dunque che il voto referendario ha un'influenza tutt'altro che secondaria sulle situazioni politiche. Del resto, io sono contrario a contrapporre, come mi pare faccia Berlinguer, una sorta di paese reale, operoso e pulito, ad un paese legale tutto corrotto e marcio....

 

Lei non crede alla gravità della questione morale?
Purtroppo la questione morale è sotto gli occhi di tutti e condivido quanto dice il segretario del Pci sulla responsabilità dei partiti e sulla loro degenerazione. Ma attenzione: ciò deriva dal fatto che i partiti si sono indeboliti, non già che sono diventati troppo forti; le loro interferenze si debbono a debolezza e non già a tracotanza.

 

Il risultato, comunque, è il medesimo.
Sì, ma il vero pericolo non è tanto la degenerazione dei partiti quanto la presenza di centri di potere occulto. Esaminiamo la questione P2. Se i partiti fossero stati forti, che bisogno avrebbero avuto generali, ammiragli, alti burocrati, di cercare appoggi occulti anziché palesi?.

 

Signor presidente, è un discorso lungo, ma mi lasci dire che questi centri occulti sono nati e hanno prosperato sul lassismo di certi partiti, sul camorrismo, sulle clientele come sistema di potere...
Ebbene, sono qui per stroncare questi fenomeni. Due giorni fa il Senato ha approvato la legge di scioglimento della P2 e la nomina d'una Commissione parlamentare d'inchiesta, all'unanimità. In un giorno, in un solo giorno di discussione sono stati approvati due provvedimenti di questo rilievo. Perché disperare, quando segnali di rinnovamento cominciano a percepirsi?.


Non mi pare che lei possa essere altrettanto ottimista per quanto riguarda il tema dell'inflazione e delle trattative con i sindacati...
E invece sono ottimista. Intanto voglio chiarire un punto: solo un pazzo poteva supporre che la trattativa con i sindacati e la Confindustria avrebbe potuto chiudersi alla fine di luglio dopo quattro giorni di discussione. Altri governi si sono cimentati su quel tema per anni, e in alcuni casi nella maggioranza parlamentare c'era addirittura il Pei. In quattro giorni, andiamo, non si viene a capo di problemi come il costo del lavoro, la scala mobile, la politica fiscale, i tagli alla spesa pubblica, le tariffe.

 

E allora, signor presidente del Consi-glio, quali sono i tempi della trattativa? Aspetteremo mesi? Anni? Mentre l'inflazione sta divorando la ricchezza nazionale e accrescendo paurosamente gli squilibri sociali?
Ha ragione di chiedere rapidità. Ecco i miei tempi. In quei quattro giorni di luglio abbiamo impostato il tema. Abbiamo perfino redatto un documento comune con i sindacati, ed era la prima volta che ciò accadeva dopo molti anni. In settembre sindacati e Confindustria tratteranno da soli i problemi del costo del lavoro. Nel frattempo il governo sta già predisponendo il suo programma di rientro dall'inflazione....

 

Vuol dire che ci sarà un programma da attuare anche se i sindacati non fossero d'accordo?
Presenteremo noi alle parti sociali il programma e su di esso apriremo la discussione. Ma farò di tutto per ottenere il consenso dei sindacati, a cominciare dalla Cgil, che in apparenza è la più restia.


Lama rifiuta perfino la parola di patto sociale...
Ma io non sto proponendo un patto sociale. Il mio è un governo d'emergenza. L'inflazione al 20 per cento è un fenomeno d'emergenza. Quello che io propongo è un patto contro l'inflazione. Niente di più e niente di meno. Su questo debbono rispondermi.

 

Le viene rimproverato d'aver rinviato lo scatto dell'equo canone.
Sì, lo so. Dovevo dare una prova per facilitare il negoziato d'autunno. Ma se il rientro dall'inflazione sarà concordato, allora ovviamente tutte le indicizzazioni dovranno essere attenuate, e quindi anche quella sui fitti; se non ci sarà accordo il governo attuerà misure unilaterali e l'equo canone riprenderà i suoi meccanismi. Un punto considero fermo: sono contrario a qualunque tipo di nuovo blocco dei fitti.

 

Onorevole Spadolini, come spiega questa recrudescenza del terrorismo? Quali sono le notizie in possesso del governo?
Dobbiamo riconoscere che da qualche mese è in atto una controffensiva delle Br. Nuovi terroristi hanno preso il posto di quelli imprigionati. La loro strategia è cambiata. È possibile identificare quattro obiettivi del terrorismo attuale. Il primo riguarda il Sud, dove per la prima volta le Br operano per utilizzare l'emarginazione sociale come propellente delle loro azioni. Si propongono come il nuovo Masaniello. Il secondo, nel Nord, si potrebbe definire una forma anomala, aberrante, orribile, di riformismo armato: ottenere riforme in fabbrica utilizzando la vita degli ostaggi. Il terzo mira a radicare ed estendere il terrorismo nei luoghi di lavoro. Il quarto a chiudere col sangue la falla dei terroristi pentiti. Il governo è consapevole della pericolosità di questa strategia e per quanto lo riguarda farà tutto quel che deve. Ma ha bisogno della solidarietà, almeno su questo punto, di tutte le forze politiche e sociali. In verità, finora quella solidarietà non è mancata e debbo darne pienamente atto sia al movimento sindacale che al partito comunista. Ed ecco un altro motivo per il quale no: dobbiamo sforzarci di ricercare fino ai limiti del possibile il consenso dei sindacati. La classe lavoratrice fronteggia nei luoghi di lavoro un nemico mortale. Il paese conta su tutti per battere questi cupi nemici della democrazia e della libertà.

 

Giovanni Spadolini – Eugenio Scalfari
Repubblica – 7 agosto 1981

 

Eugenio Scalfari,
Articoli
Volume I pp. 870-874
La Biblioteca di Repubblica

testi correlati al dossier
“il sistema Italia dalla oligarchia alla cleptocrazia”

 

Roberto Moro - il “sistema paese” : dall’oligarchia alla cleptocrazia [saggio]
1974 – Sandro Pertini“Me ne infischio del sistema, se dà ragione ai ladri” [intervista]
1981 - Giovanni Spadolini - 'Mi impegno a moralizzare questi partiti' [intervista]
1981 - Enrico Berlinguer - Chi ha paura della questione morale? [intervista]
6 febbraio 2012Il fenomeno della corruzione in Italia [documento]
Aprile 2012 - il paradigma del malaffare - Vittimismo, complottiamo, familismo, immobilismo [editoriale]
Transparency International - Indice di percezione della corruzione 2011 [rapporto]
Roberta De Monticelli - La questione civile [scheda antologica]
oligarchia, corruzione, cleptocrazia: oltre il "sistema" ... - Dieci punti irrinunciabili [documento]

Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact