Tag Titolo Abstract Articolo
www.storiaestorici.it
storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Jacques Attali
Il senso della cose
Il tempo
immagine
Anche la musica, che è un modo di trascrivere la misura del tempo, è un elemento che distingue l'uomo dall'animale. Time, la canzone dei Pink Floyd, che parte con il suono di una sveglia, è la straordinaria metafora di come il ritmo della musica costituisca, insieme a quello del cuore, la prima misura del tempo. La passione, la creazione e la trasmissione sono le uniche soluzioni alla prigionia del tempo. Quando siamo soli in un luogo chiuso ne vediamo le mura; invece, quando vi ascoltiamo della musica o ci stiamo con qualcuno che amiamo, non vediamo più le mura. Quando creiamo, quando condividiamo l'atto del creare, quando facciamo le cose insieme, non vediamo più la prigione del tempo. Il tempo condiviso è ben altra cosa che la somma delle ore. Il tempo che passiamo conversando è un tempo infinitamente più intenso del tempo passato da soli. In particolare, il tempo speso a educare dei bambini, o a insegnare se si è professori, è tempo trascorso nell'immortalità, perché i vostri alunni, i vostri bambini trasmetteranno un giorno qualcosa che hanno ricevuto da voi. «La vita consiste nel ricevere, celebrare e trasmettere», scrive Emmanuel Lévinas.
***

 

La coscienza del tempo - Che cos'è il tempo? - Il valore d'uso del tempo - La finitezza del tempo vitale - L'oggetto, astuzia dell' eternità - Amore, creazione e trasmissione, astuzie dell'eternità - Amore, creazione e trasmissione, astuzie dell'eternità

 

La coscienza del tempo

Non sappiamo granché della coscienza del tempo e della finitezza presso gli animali; non è stato scoperto alcun rito funebre presso nessuna specie, anche se ci sono, tra le formiche e altri esseri viventi, funerali materiali, necessari all'ordine della collettività. Tuttavia esiste in molti animali un senso della ciclicità del tempo, che si manifesta nella capacità di distinguere chiaramente tra il giorno e la notte o tra le stagioni.
Ciò che distingue l'uomo dall'animale è la coscienza del tempo che passa. I riti funebri costituiscono la forma principale di questa presa di coscienza. Una delle dimensioni del religioso è appunto il cercare la coerenza tra il tempo che scorre e il tempo che ritorna: l'uomo prega perché ritorni il sole, la primavera, la pioggia, tutto ciò che è necessario all'agricoltura. Non è certo un caso che Natale cada in prossimità del solstizio d'inverno, che le feste primaverili esprimano, in tutte le relgioni, un senso di resurrezione. In un certo senso, dunque, la preghiera è prima di tutto meteorologica.
Parallelamente, si prega anche per riuscire ad affrontare lo scorrere irreversibile del tempo, per avere accesso a una vita al di là della vita e al di là della morte, cioè per sconfiggere la finitezza del tempo.
Anche la musica, che è un modo di trascrivere la misura del tempo, è un elemento che distingue l'uomo dall'animale. Time, la canzone dei Pink Floyd che parte con il suono di una sveglia, è la straordinaria metafora di come il ritmo della musica costituisca, insieme a quello del cuore, la prima misura del tempo.

 

Che cos'è il tempo?

Il tempo è un concetto assolutamente impossibile da definire. I filosofi ci hanno provato per millenni. Il presente diventa subito immediatamente passato, e nessuno può dire se il tempo ha un inizio perché, se avesse un inizio, se cominciasse ad esempio con l'universo, si potrebbe parlare di un "prima" del tempo che sarebbe altrettanto strutturato dal tempo, definito solo da un concetto temporale, il prima. E il tempo dunque sarebbe infinito nel passato come nel futuro. Che cos'è allora questo tempo di cui è impossibile individuare l'origine, che non esiste all'infuori di se stesso, e che in ogni caso è assolutamente evidente?
La migliore metafora è quella della clessidra: l'istante è il granello di sabbia e il tempo è l'insieme dei granelli di sabbia. Per descrivere il tempo bisognerebbe avere una clessidra dall'ampolla superiore infinita. Per indicare il tempo della vita bisognerebbe che l'ampolla superiore fosse oscurata: ogni granello può essere l'ultimo.
Per Aristotele, il tempo sarebbe una successione di momenti: «Senza tempo non ci sono istanti, e senza istanti non c'è tempo».
Dopo Aristotele, Sant'Agostino esprime la propria perplessità nelle Confessioni «Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; ma se mi viene chiesto e provo a spiegarlo, scopro che non lo so [...]. Se quindi il presente è tempo solo perchéscorre e diventa passato, come possiamo dire che una cosa, che non ha altra causa del suo essere tranne il fatto che non sarà più, è? Quindi non possiamo dire che il tempo esiste, se non in quanto tende a non essere più». Paradosso straordinario, e descritto magnificamente!
All'estremo opposto c'è un'altra risposta della filosofia, secondo la quale il tempo si definisce solo in rapporto all'infinito e all'eternità. Nel Concetto d'angoscia, Kierkegaard scrive: «Il momento non è l'atomo del tempo, ma l'atomo dell'eternità. E il primo riflesso dell'eternità nel tempo e, per così dire, il suo primo tentativo di fermarlo». Quindi il tempo, per Kierkegaard, è prima di tutto il ricordo di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che avremmo potuto vivere. Il ricordo è un modo di pensare l'eternità retroattiva del tempo.
Inoltre, sappiamo da un secolo che la materia stessa è fatta di tempo, in quanto si inscrive in un continuum di energia, informazione e tempo. Sappiamo inoltre che il tempo, nello spazio, quando si insinua tra due universi sparisce. Un universo al di fuori del tempo è al di fuori della nostra capacità di comprensione.

 

Il valore d'uso del tempo

L’economia ci fornisce un'ulteriore definizione del tempo.
Innanzitutto, la celebre formula di Benjamin Franklin («il tempo è denaro») assume significato quando il mercato organizza i rapporti umani, e in particolare il lavoro. In realtà non si tratta di una definizione del tempo, ma del suo valore di scambio, che influisce su quello delle cose. Non esiste un vero e proprio valore del tempo, perché non si può vendere il tempo (come se fosse un bene materiale) né offrire (come i beni immateriali).
Si può invece attribuire un valore all'uso del tempo. Da un lato perché il valore di scambio di un oggetto dipende dal tempo necessario per fabbricarlo, tenendo conto anche del tempo necessario per concepire e fabbricare le macchine utilizzate. Dall'altro perché il valore di un oggetto dipende dalla sua data di produzione, con delle evoluzioni estremamente irregolari: un giornale, ad esempio, vale una certa cifra oggi (si potrebbe dire perfino a una certa ora), mentre il giorno dopo non vale più nulla; ricomincia ad avere valore dieci anni dopo, quando diventa oggetto di nostalgia e di storia.
In particolare, non è il tempo che vale denaro, ma l'uso che faccio del denaro di un altro, mentre potrebbe utilizzarlo lui. Per l'uso che faccio del denaro altrui pago quanto l'altro potrebbe ricavare in seguito da questi soldi. Più il denaro è caro, più il futuro ci sembra inquietante, perché preferisco avere subito il denaro altrui piuttosto che aspettare di avere il mio.
Oggi, paradossalmente, mentre il mondo è così incerto, il denaro non è caro: abbiamo vissuto prima della crisi in una sorta di ottimismo beato riguardo al futuro che ci permetteva di utilizzare il denaro più o meno allo stesso prezzo che in seguito.

 

La finitezza del tempo vitale

Il tempo vitale è un bene di cui ognuno di noi dispone ma che non può vendere né offrire ad altri, tanto più che nessuno sa quanto gliene resta, perché può finire in qualsiasi momento. Il nostro atteggiamento di fronte alla finitezza del tempo è una cartina al tornasole del nostro atteggiamento generale nei confronti della vita.
I filosofi orientali pensano che sia essenziale dimenticare la brevità del tempo della vita: che sia necessario, cioè, prendere le giuste distanze, per non soffrire della morte. L'eremita reagisce alla paura della morte fuggendo la vita e pensando che il tempo non valga la pena di essere vissuto, e che occorra semplicemente prepararsi all'eternità. Altri pensano che essere vivi sia una forma di eternità immediata, e vivono come se non dovessero mai morire. Altri, che hanno una coscienza più sviluppata della morte, cercano di diventare immortali grazie al ricordo che lasceranno: vivere nel ricordo degli altri permette di sperare nell'immortalità dell'istante. Quindi, uno dei più grandi motori dell'azione dell'uomo è il rapporto con il ricordo proiettato nel futuro, non nel passato: la gloria e l'immortalità ottenute grazie alle imprese sono state nell'antichità al cuore della mitologia. Il ricordo futuro spinge alcuni a diventare artisti, uomini d'azione, ed è all'origine anche degli eccessi degli uomini politici, che cercano di lasciare una traccia del loro passaggio, nel bene o nel male.
Ciò che nelle società occidentali permette l'innovazione è prima di tutto la volontà di sfuggire alla finitezza del tempo vitale, di combatterla per migliorare la durata e la qualità della vita. Le spese per la sanità o per la protezione dai rischi sono sostenute per ridurre la brevità del tempo dell'esistenza, allungando la speranza di vita. La Francia, in cui la speranza di vita della popolazione aumenta ogni anno di tre mesi, riesce meglio di altri paesi a ridurre la mancanza di tempo, anche se questo è evidentemente poca cosa in rapporto all'eternità.

 

L'oggetto, astuzia dell' eternità

Altri lottano contro la brevità del tempo vitale accumulando, collezionando vite: come Don Giovanni, che fugge la morte inseguendo le donne.
Consumare o possedere può dare l'impressione di lottare contro la morte, di accrescere il tempo vitale. Comprare un libro, che è tempo cristallizzato, è un altro modo di combattere la morte, dicendosi: «Non morirò prima di aver letto tutti i libri che possiedo». Contemplare una biblioteca è rassicurante. Acquistare compulsivamente è un modo come un altro di reagire alla paura della morte.
Forse un giorno il progresso tecnologico offrirà una speranza concreta di sfuggire alla brevità del tempo vitale, quando la separazione tra sessualità e riproduzione permetterà la nascita di esseri umani tramite un utero artificiale. Per questo nel nostro inconscio collettivo la grande tensione verso il progresso tecnologico punta a rendere la produzione di esseri umani tanto artificiale quanto lo è la produzione di oggetti.
L'idea implicita in questa tensione è che ogni individuo fabbricato da un essere vivente, cioè mortale, è mortale anch'esso. In compenso, un oggetto è quasi immortale (anche se sul lungo periodo si consuma): una casa è (quasi) immortale, un bambino è mortale. Allora un essere vivente, se può essere fabbricato da un oggetto, diventa quasi immortale. Il paradosso consiste nel fatto che ogni essere vivente produce morte (la sua e di quelli che genera), mentre ogni essere artificiale, cioè non vivente, produrrebbe degli esseri pressoché immortali. La clonazione si inscrive in questa lunga evoluzione.
Ma se sfuggissimo alla brevità del tempo diventando oggetti, non saremmo più degli esseri umani. La lotta contro la morte trasformerebbe così gli uomini in cose.
È possibile che la lenta transizione verso l'immortalità (passando per l'artificializzazione degli uomini) conduca alla sparizione della specie umana. Da ultimo sparirebbe ciò che caratterizza veramente l'uomo e il suo mistero più intimo, ovvero la coscienza. E la coscienza dell'uomo è certamente, prima di tutto, coscienza del tempo che passa: coscienza della finitezza umana.

 

Amore, creazione e trasmissione, astuzie dell'eternità

La passione, la creazione e la trasmissione sono le uniche soluzioni alla prigionia del tempo. Quando siamo soli in un luogo chiuso ne vediamo le mura; invece, quando vi ascoltiamo della musica o ci stiamo con qualcuno che amiamo, non vediamo più le mura. Quando creiamo, quando condividiamo l'atto del creare, quando facciamo le cose insieme, non vediamo più la prigione del tempo. Il tempo condiviso è ben altra cosa che la somma delle ore. Una coppia è fatta da due persone che mettono il tempo in comune, e che fanno più in due che da soli, sia perché creano del tempo creando dei bambini, sia perché il tempo che condividono, il tempo dell'amore, è creativo.
Il tempo che passiamo conversando è un tempo infinitamente più intenso del tempo passato da soli. In particolare, il tempo speso a educare dei bambini, o a insegnare se si è professori, è tempo trascorso nell'immortalità, perché i vostri alunni, i vostri bambini trasmetteranno un giorno qualcosa che hanno ricevuto da voi. «La vita consiste nel ricevere, celebrare e trasmettere», scrive Emmanuel Lévinas. Un proverbio ebraico dice: «Che cos'è un ebreo? Non è avere una madre o un padre ebrei. Essere ebrei significa avere dei figli ebrei». In altre parole: non siamo quello che riceviamo, siamo quello che trasmettiamo.
In un'altra bella cosmogonia, quella degli indiani Hopi dell'America del Nord, mentre l'universo è sul punto di sparire, alcuni uomini cercano una porta per uscire prima della catastrofe e permettere all'umanità di sopravvivere in un universo migliore.


Jacques Attali

la poesia del Tempo (nella canzone dei Pink Floyd)

 

Jacques Attali
Il senso della cose
In collaborazione con Stéphanie Bonvici

FAZI EDITORE
Roma – 2011
Traduzione di
Francesco Minutiello e Marilena Renda
[pagg. 87-94]

Fonte: FAZI EDITORE
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact