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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Clio ‘92
1999 - Tesi sulla didattica della storia
La storia da insegnare e l’uso delle nuove tecnologie informatiche
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A Bellaria, il 28 novembre 1998, la prima Assemblea Nazionale di “CLIO '92” approvò le linee direttrici e la bozza di un documento che rappresentava un primo orientamento dell'operare dell'Associazione. Su mandato dell’Assemblea il comitato direttivo ha messo a punto le Tesi sulla didattica della storia, che vengono presentate alla seconda Assemblea Nazionale dell’Associazione (Bellaria, martedì 7 dicembre 1999) come manifesto dei principi a cui i membri dell’Associazione intendono ispirare le attività all’interno dei gruppi di ricerca. Queste tesi hanno lo scopo di definire una piattaforma teorica che giustifichi la nascita e la vita di un’associazione di gruppi di ricerca sui problemi dell’insegnamento della storia. L’associazione e i gruppi che ne fanno parte e i singoli membri che agiscono in nome dell’Associazione prendono a riferimento le idee teoriche, le finalità, i modi di ricerca e di intervento qui definiti. Le tesi funzionano da manifesto dell’identità dell’Associazione e da garanzia delle caratteristiche e della qualità della sua attività.
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[…] L’uso delle conoscenze storiche - L’insegnamento della storia e la formazione del cittadino - Studio della storia e uso pubblico della conoscenza storica - Storiografia e storia insegnata - Storia insegnata e storiografia - Curricolo e nuove tecnologie informatiche – […]


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L’uso delle conoscenze storiche

La generica presupposizione di utilità attribuita alla storia
Si è sempre affermato che lo studio della storia serva a migliorare la comprensione del presente. Non si è mai chiarito come questo possa avvenire, a quali condizioni e con quali procedure di trasferimento delle conoscenze. Non si è mai misurata quanto debba essere profonda e ricca la cultura storica affinché possa essere utilizzabile. Non si è mai fatta la distinzione tra l’utilità e l’usabilità delle conoscenze acquisite nella scuola elementare rispetto a quelle acquisite nei livelli superiori. Rispetto all’utilità pare che non ci sia differenza tra la conoscenza così come è costruita dagli storici nelle loro operazioni e nelle loro opere e la conoscenza scolastica. La presupposizione di utilità è attribuita genericamente alla storia.

Il curricolo: la base per l’utilizzabilità delle conoscenze storiche acquisite.
Questa presupposizione non ha senso. Le conoscenze storiche sono utilizzabili a condizione che abbiano una qualità disposta all’utilizzazione, che ci sia l’intervento costruttivo dell’apparato mentale, che ci sia un interesse ad utilizzarle. La qualità delle conoscenze storiche deve produrre non solo informazioni, ma concetti e schemi cognitivi disponibili al trasfert. L’apparato mentale deve essere allenato al trasfert. Le competenze acquisite e il successo nel loro uso possono produrre interesse ad utilizzare le conoscenze storiche, mentre l’interesse può sollecitare a migliorare le competenze all’uso. Le condizioni devono essere realizzate nell’insegnamento attraverso almeno sei tipi di esperienze intellettuali che devono essere programmate nel curricolo:
1) uso scolastico delle conoscenze storiche: implica la capacità di trasferire da un ambito di apprendimento ad un altro ambito le conoscenze apprese e di costruire reti di conoscenze oppure la capacità di usare conoscenze apprese per criticare altre conoscenze;
2) uso professionale delle conoscenze storiche: implica la capacità di mobilitare conoscenze storiche allo scopo di risolvere problemi professionali;
3) uso biografico delle conoscenze storiche: implica la possibilità di comprendere processi biografici grazie all’applicazione di modelli e schemi e concetti appresi nello studio della storia;
4) uso civico delle conoscenze storiche: implica la possibilità di interpretare meglio i fenomeni che riguardano la sfera dell’esercizio della cittadinanza grazie all’uso delle conoscenze storiche; 5) uso delle conoscenze storiche in funzione della comprensione di processi storici in corso: implica la capacità di stabilire in che modo raccordare le conoscenze del passato con quelle del presente;
6) uso proiettivo della conoscenze storiche: implica la capacità di estrapolare tendenze dei processi del passato per tentare di comprendere i possibili sviluppi di tendenze in atto.

 

L’insegnamento della storia e la formazione del cittadino

La formazione dei valori e le modalità di organizzazione dei processi di apprendimento
L’insegnamento della storia contribuisce alla formazione del cittadino grazie ai valori precipui insiti nella storia intesa come processo di costruzione delle conoscenze relative al passato e grazie alle modalità con le quali si organizzano e promuovono i processi di apprendimento degli alunni. Se la mediazione didattica promuove la costruzione delle conoscenze mediante la ricerca storico-didattica e l’uso di beni culturali (museali, archivistici, territoriali…), allora può formare cittadini consapevoli delle funzioni e del valore dei beni culturali e delle istituzioni deputate al loro studio e alla loro consultazione. Se l’insegnamento contempla moduli di apprendimento laboratoriale sulla storia locale, allora è probabile che negli allievi si formi la consapevolezza della storicità del territorio nel quale vivono e del rapporto tra il suo presente e il suo passato. Se la mediazione didattica stimola la formazione di strutture cognitive che rendono i giovani capaci di utilizzare le conoscenze sul passato, allora esso forma la capacità di criticare l’uso pubblico della storia e di partecipare con più consapevolezza alla vita sociale e politica.

Studio della storia e uso pubblico della conoscenza storica
L’uso della storia insegnata per scopi diversi da quelli della conoscenza.
L’uso pubblico della conoscenza storica è uno dei fenomeni più frequenti. Dacché si è istituzionalizzata la storia scolastica è stata un caso di uso pubblico della storiografia. L’uso pubblico ha questo di caratteristico che la conoscenza storica viene curvata a scopi diversi da quelli della conoscenza: politici, ideologici, etici, civici… A questa modalità di uso consegue inevitabilmente la degradazione della conoscenza. Lo studio della storia può rafforzare le tendenze a tale modalità di uso oppure può essere indirizzato a contrastare tale uso e i suoi effetti.

Costruire un’abitudine alla valutazione critica dell’uso della storia

L’uso pubblico della storia deve essere sottoposto ad un controllo critico molto vigile. A questo scopo l’insegnamento e l’apprendimento della storia devono essere tesi a costruire abitudini alla valutazione critica di tutte le utilizzazioni della conoscenza storica:
a) l’uso mirato delle informazioni per giustificare una certa immagine del presente;
b) l’uso della storia come “merce”;
c) l’uso della storia in funzione turistica o folcloristica.
A tale scopo occorre:
1) formare la capacità di analizzare le fonti di informazioni e il rapporto tra ricostruzioni dei
fatti, interpretazione dei fatti e fonti utilizza
2) formare la capacità di analizzare e contestualizzare i testi;
3) indurre atteggiamenti di diffidenza culturale nei confronti dell’informazione costruita;
4) rendere consapevoli della spendibilità del sapere storico per entrare in relazione con l’uso pubblico della storia e per decodificarlo.

 

Storiografia e storia insegnata

La storiografia a scuola: un aldilà irraggiungibile?
Nel secolo e mezzo in cui la storia insegnata è stata a mano a mano elaborata, la mediazione tra la storiografia e il mondo della scuola è stata svolta dalla produzione di storia scolastica dovuta agli autori dei manuali. Tuttora la storia generale elaborata nei manuali assolve la funzione di aggiornamento delle conoscenze di gran parte degli insegnanti. Questo punto di merito della produzione della storia scolastica è anche il principale ostacolo alla circolazione più fluida di conoscenze tra il campo della storiografia e il mondo della scuola. Infatti la maggioranza degli insegnanti pensa che le conoscenze storiografiche debbano essere accolte dalla scuola solo a condizione che siano state introdotte nella storia generale manualistica. Il corso di studi universitario propone l’approccio alle opere storiche monografiche, ma le abitudini dell’insegnamento fanno mettere il rapporto con i testi degli storici nel conto delle esperienze eccezionali possibili solo dopo che si sia conosciuta la storia generale. Per questo motivo l’esperienza vivificante nel corso di laurea diventa inerte nella vita professionale. Gli insegnanti non sanno che arsene delle opere che appaiono nelle collane storiche editoriali. a incapacità ad utilizzare le opere storiche ai fini dei processi di insegnamento e di apprendimento genera uno iato tra storia scolastica e storiografia, come se la storiografia fosse un aldilà irraggiungibile.

Sviluppare la capacità di leggere testi storiografici

La storia dovrebbe essere intesa oltre che come processo di costruzione della conoscenza anche come la disponibilità di innumerevoli testi che compongono il patrimonio bibliotecario universale e continueranno ad arricchirlo grazie all’attività storiografica. La capacità di leggere con competenza testi storiografici dovrebbe essere una delle finalità del corso di studi. La capacità di utilizzare per l’insegnamento e l’apprendimento testi storiografici interi parti di essi sottoposti alla necessaria trasposizione dovrebbe essere una delle competenze professionali degli insegnanti. Rispetto ai testi di storia generale i testi storiografici specialistici hanno una potenzialità maggiore di formazione di concetti, di schemi cognitivi, di adeguatezza dell’informazione e i stimolazione degli interessi. La loro inclusione nel curricolo verticale giova alla formazione i una immagine di storia più corretta. I testi specialistici possono sollecitare più intensamente gli interessi degli allievi e possono prestarsi meglio alle esigenze ell’individualizzazione dell’insegnamento. La crescente familiarità con testi specialistici può suscitare l’interesse a leggerli oltre la soglia della scolarità.

 

Storia insegnata e storiografia

Le sottovalutate potenzialità della storia insegnata
Dall’insegnamento della storia scolastica gli storici si aspettano la formazione del complesso i conoscenze sistemato nella storia generale come base per la comprensione delle monografie o di storie generali più estese e approfondite da loro offerte al lettore colto. I riferimenti informativi, concettuali e cronologici presupposti nelle opere storiografiche e necessari per la loro comprensione sembrano essere i soli lasciti possibili dello studio prolungato della storia. Sembra che in nient’altro la storia insegnata possa giovare alla storiografia.

Un’occasione per formare lettori competenti per la storiografia

Contro l’abitudine di sottovalutare le potenzialità dell’insegnamento della storia scolastica, occorre mettere il rapporto tra storia insegnata e storiografia in una prospettiva diversa. La storia insegnata può formare personalità disposte ad apprezzare i modi della conoscenza storica che l’attività storiografica propone e pronte ad utilizzare le conoscenze storiche allo scopo di comprendere il rapporto tra i fatti del presente e i processi storici. Dunque, dalle modalità con le quali la storia scolastica viene insegnata dipende la formazione di un pubblico capace di dare senso alla conoscenza storica e alle funzioni degli storici nella società, di valutare criticamente le opere storiografiche, di potenziare l’uso della conoscenza storica a fini di comprensione di problemi biografici, di problemi professionali, di problemi politici, di problemi civici…
Se la storia scolastica è configurata in modo da sollecitare lo sviluppo delle strutture del pensiero storico e se la mediazione didattica è programmata e attuata per rendere possibile tale sviluppo, l’effetto è la formazione di un pubblico più numeroso di intenditori di storia Si può presumere, dunque, che si formeranno storici locali professionalmente più competenti, lettori di storia più esigenti, e che, di conseguenza, si eleveranno sia la cultura storica sia la coscienza storica, con beneficio della storiografia.

 

Curricolo e nuove tecnologie informatiche

Quali effetti sulla costruzione della conoscenza storica?
Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche ha imposto all’attenzione degli storici di professione la riflessione sugli effetti che esse possono avere sulla ricerca e sulla costruzione testuale della conoscenza storica. Inizialmente tali tecnologie venivano percepite e via via assunte più come una facilitazione di procedure preesistenti che come novità in grado di influenzare la metodologia di ricerca. Le applicazioni di archiviazione elettronica (database) e di elaborazione statistica (fogli elettronici) svolgevano in modo preciso, puntuale e personalizzato, operazioni che
rientravano nella routine tradizionale della ricerca storica. Solo successivamente, un’analisi attenta e dettagliata delle potenzialità offerte da queste tecnologie di elaborazione informatizzata induceva gli storici a ritenere che il computer potesse essere usato nel processo di ricerca, non solo nella direzione di un perfezionamento dell’analisi quantitativa dei dati, ma anche per una lettura più approfondita del materiale documentario, uno strumento in grado di portare alla luce relazioni nascoste tra serie di dati e quindi aiutare lo storico a ricostruire processi difficilmente percepibili e osservabili senza l’ausilio di procedure e tecnologie informatiche.
Nell’ultimo decennio lo sviluppo più recente di queste tecnologie ha investito anche la dimensione comunicativa oltre quella della elaborazione dei dati, ciò in coincidenza con la trasformazione del computer da semplice oggetto computazionale a strumento versatile e multiforme, le cui funzioni investono l’ambito comunicativo dei processi di produzione e di fruizione del sapere.
I nuovi ambienti della comunicazione informatica tendono a facilitare l’approccio ad una dimensione flessibile dei processi di scrittura (sistemi di videoscrittura), permettono di scardinare la rigida struttura lineare e sequenziale del testo cartaceo tradizionale (ipertesti e ipermedia), incoraggiano forme di integrazione dei dati testuali, iconici, audiovisivi in linguaggi di tipo multimediale, sollecitano forme di scrittura collaborativa e favoriscono attraverso gli strumenti telematici una rapida e più estesa condivisione dei risultati della ricerca (Internet) e soprattutto incidono sui modelli cognitivi posti in azione nella dimensione comunicativa.
Lo storico è quindi indotto a riflettere e forse a ripensare i metodi della ricerca e di elaborazione dei dati, a rivedere i modelli della costruzione testuale del sapere storico, a ripensare le forme della condivisione e della diffusione dei risultati del proprio lavoro. A quali condizioni queste tecnologie informatiche possono incidere e in che modo, sui processi di formazione storica e su quelli dell’insegnamento/apprendimento della storia?
E’ utile o forse anche necessaria l’introduzione dell’uso del computer nelle pratiche didattiche?

 

Tesi sulla didattica della storia
“CLIO ‘92” Associazione di Gruppi di Ricerca sull’Insegnamento della Storia
Bellaria -1999

 



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Fonte: http://www.clio92.it/public/documenti/le_tesi/Tesididstoria.pdf
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