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Roberto Moro
Dossier Storia & Storici - Immaginario e azione sociale – aprile 2012
Immaginario, politica e azione sociale
a cura di Attilio Mangano
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Dossier Storia & Storici - Immaginario, politica e azione sociale – aprile 2012 - giuda alla lettura
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Guida alla lettura del dossier

 

testi correlati al dossier
"cultura dell'immaginario, politica e azione sociale"

 

 

Attilio Mangano, Cultura, immaginario, politica e azione sociale [intervista] - Attilio Mangano, 68’ e immaginario [saggio] - Attilio Mangano, Il 68 di tutti e di nessuno [saggio] - Attilio Mangano, L’orrore, l’immaginario e l’Occidente [saggio] - Attilio Mangano, Capitalismo e immaginario sociale [saggio]  - Attilio Mangano, Dal ’68 agli indignados e ritorno [editoriale]

 


Attilio Mangano, Cultura, immaginario, politica e azione sociale
Quattro saggi per riscoprire un territorio lontano - “Il filo conduttore dei saggi di questo Dossier dedicato da Storia & Storici alla riscoperta di un territorio lontano, l’esperienza che fa centro nel ’68, è affidato all’intervista dell’autore. Un guida critica alla lettura, la definizione di una linea o più linee di marcia. Proviamo a individuare queste linee: sessantottino, socialista libertario, ti sei occupato in primo luogo appunto di 68 e dintorni, della storia delle culture politiche della nuova sinistra, delle sue riviste, delle sue radici e di una possibile “altra linea”, da ricercare in quella tradizione di una “Italia antimoderata” che è presente nella nostra storia. Ma questo ha significato collegarsi e richiamarsi alle “correnti calde” della sociologia e antropologia novecentesca, allo scontro continuo fra esse e il funzionalismo, lungo un percorso che attraversa le stesse avanguardie artistiche e letterarie del secolo scorso. E per questa strada riapri un percorso di riflessione e di ricerca che, proprio a partire dalla questione del 68, propone di identificare l’immaginario del 68 stesso come rappresentazione condivisa, “mentalità”, subcultura, che riassume ed eredita nella sua stessa parola d’ordine del “vogliamo tutto” i tratti dell’avanguardismo, del gioco e del desiderio. Parliamone dunque”.

Attilio Mangano, 68’ e immaginario

Il quarantennale del 68 ha consentito a molti studiosi una messa a punto e un bilancio delle “ interpretazioni” in grado di misurarsi con una serie di modelli teorici complessi ed elaborati in cui ricerca storica e antropologia culturale si intrecciano . L’ evento, le sue origini, il suo retroterra, la durata, le culture, i soggetti sono stati chiamati in causa per il carattere di spartiacque del 68 stesso nella storia novecentesca. La stessa parola d’ordine della “ immaginazione al potere” chiama in causa il rapporto fra la pratica dell’immaginazione sociale e l’insieme delle teorie dell’ immagine, il cosiddetto immaginario ( già Luisa Passerini aveva notato che il termine, di origine francese, non è presente nel linguaggio inglese, forse non è un caso). L’occasione di un seminario all’università di Venezia ha consentito dunque una direzione di ricerca particolare.

Attilio Mangano, L’orrore, l’immaginario e l’Occidente

Il disvelarsi dell’orrore è analogo insomma alla fuoruscita del male dal vaso di Pandora, alla visione di un processo in cui il disvelarsi non si arresta, il veleno cresce e corrode tutto intorno, all’intuizione che questa banalità possibile del male è motore di fascinazione e che tutto ciò chiama in causa le radici di una storia e di una cultura, (come fa ad esempio il Pasolini regista del film su Salò spostando le 120 giornate di Sade ad altra epoca ,al nazismo appunto). L’immaginario del vaso di Pandora rimanda a una colpa, a qualcosa di infranto, è questo il punto di congiunzione da cogliere: se anche noi (occidente, democrazia , modernità) siamo traversati da questa colpa - ce lo insegna la procedura rituale del “capro espiatorio” - dobbiamo anche noi espiare. Il lavoro di scavo attorno a questa domanda chiave è qualcosa cui è impossibile sottrarsi ma è anche sovraccarico di ricadute nei topoi classici di antropologie “naturalistiche”, oscillando fra la memoria dell’archetipo e la continua ridefinizione “moderna” del rapporto fra natura e cultura, olismo e individualismo.

Attilio Mangano, Capitalismo e immaginario sociale

Siamo di fronte alla classica rappresentazione stessa del capitalismo come macchina totale che ingloba e sussume le parti nel tutto ( che é del resto un modello teorico che, fin dai tempi del Marcuse de “L'uomo a una dimensione” é quasi un luogo comune della cultura della nuova sinistra). Da un lato i due autori ricorrono alle metafore della terminologia biologica, con gli esempi della digestione e del metabolismo e una rappresentazione della conflittualità sociale in termini di anticorpi da assimilare. Dall’altro si riconosce molto poco la trasformazione politica del capitalismo stesso del welfare e dello stato sociale come risultato congiunto e complesso di riforme dall'alto e lotte sociali dal basso, quasi che lo "spirito' del capitalismo sia onnivoro. Al tempo stesso é evidente che il concetto stesso di spirito suscita perplessità perché se esso viene usato secondo i parametri della lezione maxweberiana va più connesso alla sfera della razionalizzazione e meno a quella del corpo-macchina. Se lo "spirito" del capitalismo non é la pura e semplice ideologia ma é appunto rappresentazione collettiva, summa di "civilizzazione" e di significati immaginari del sociale, occorrerebbe andare più a fondo nella sua individuazione delle "costanti culturali" (si pensi alla "modernizzazione" intesa come secolarizzazione) e delle "variabili" (la modernizzazione nel senso della innovazione tecnico-scientifico e della mutazione continua delle forme di relazione del sociale).

Attilio Mangano, Dal ’68 agli indignados e ritorno

Non condanniamo, non siamo un tribunale. Ma nella nostra parzialità esprimiamo un giudizio politico, come tutti dovrebbero avere il coraggio di fare. L'unico modo per far fuori le semplificazioni giornalistiche che separano i buoni dai cattivi, la violenza e la non violenza, è dire con forza che le pratiche di conflitto, anche radicali, possono unire, connettere e costruire, ma possono anche dividere e distruggere. Le pratiche messe in campo da alcuni, pochi, durante la manifestazioni di sabato a Roma, hanno diviso il movimento, hanno messo in pericolo chi voleva manifestare (come definire altrimenti una macchina o un palazzo che brucia a due metri dal passaggio dell'intero corteo?), hanno messo in crisi lo spazio pubblico e politico che quella manifestazione voleva costruire.

Attilio Mangano, Il 68 di tutti e di nessuno

Era finita la disfida di Barletta, adesso si può studiare senza scandalo e senza pregiudizio dei fatti ormai remoti e a stento codificati dalla memoria. Lo avevo dichiarato 
personalmente, per cui il via libera a nuove ricerche avrebbe consentito di affrontare l'oggetto con una vera fioritura. Ma non era così, proprio perché la generazione del 68 era oramai composta da quarantenni e cinquantenni, leaders politici, personaggi di 
rilievo nel mondo culturale, giornalisti e scrittori, essa aveva anche, come 
veniva notato, " preso il potere". In realtà ancora una volta si consumava un 
equivoco, confondendo esponenti di pubblica fama con la storia di una intera 
generazione, le cui biografie sono spesso meno eclatanti e conosciute.
 Si spiega così , al di là degli autentici meriti del regista che ha curato la 
versione televisiva e cinematografica de “La meglio gioventù” il successo 
di massa e generazionale riscontrato dal film, una vera e propria opera di 
legittimazione della memoria per i quaranta-cinquantenni che avevano 
vissuto in prima persona quella storia come storia della loro stessa vita.

 

edizione  Storia & Storici - aprile 2012



Fonte: Storia & Storici
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