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Roberto Moro
Oltre il voto – Roberto moro
L’Italia in MoVimento?
Lo spettacolo è questo
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Liste civiche, movimenti, nuovi soggetti politici, riforme e riforme. Le convulsioni della classe politica e dirigente di questi ultimi giorni, sono quelle dei viaggiatori di prima classe del Titanic interessati a far man bassa delle scialuppe di salvataggio. Ma questi mascheramenti, questi percorsi paradossali e stupefacenti, tortuosi e momentanei, celano tutti una deriva autoritaria del sistema della nostra civile convivenza, aggregano e consolidano le clientele, esaltano e si reggono sul voto di scambio, replicano e peggiorano l’immobilismo e la blindatura del sistema all’insegna del fatidico “si salvi chi può. In una parola consegnano il sistema al governo del malaffare e lo istituzionalizzano. I “poteri forti”, inutile dirlo, divengono, in una rete sommersa di alleanze, organizzazioni criminali tradizionali e internazionali, cricche, logge, centri di potere, apparati deviati dello stato, brandelli di istituzioni in rovina: è la “convergenza” il progredire del “patto” tra poteri legali e sfera dell’illegalità in crescita pervasiva da almeno trent’anni. Esistono gli anticorpi per contrastare questa deriva?
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Giugno 2012 : lo spettacolo è questo - La politica spettacolo e il Grillo-Montismo - Dall’alto: confusione, mascheramenti e deriva autoritaria - Dal basso: movimenti, aspettative, frustrazioni - Dall’alto e dal basso

 

Giugno 2012 : lo spettacolo è questo

Il Governo Monti è il 130° governo dall’Unità d’Italia: 150 anni, 130 governi. La sua durata, se rispetta la media storica e di poco più di un anno, che cosa vi sia stato prima di questo governo tecnico neppure ce li ricordiamo più, che cosa vi sarà dopo possiamo prevederlo: quello che vi è stato prima. I sistemi reagiscono e replicano sempre sé stessi.
Certo la “novità avanza”, lo scenario narrativo, è cambiato e, a giudicare dalla ultima tornata elettorale, l’Italia (il “sistema Italia”) è “in movimento”. Lo scenario è “storicamente” cambiato perché la storia del nostro presente intreccia i problemi da sempre irrisolti della fragilità istituzionale del Belpaese (il suo DNA sul quale si sono versate e si versano fiumi di inchiostro e di parole) con gli effetti devastanti della crisi economico/sociale prodotta dalla globalizzazione: recessione, crisi finanziaria e monetaria, debiti sovrani, inabissamento dell’eurozona e sfaldamento dell’Unione europea.
In questo “2012”, la tornata elettorale offre significative novità “storiche”, se così si può dire:

1. la destra uscita a pezzi dalla competizione non rappresenta più i moderati (il “popolo” dei moderati) che costituiscono la maggioranza “storica” del Belpaese;
2. il discredito delle istituzioni politiche (parlamento, partiti, casta, procedure di partecipazione, ecc.) ha determinato un assenteismo che sfiora il 50% del corpo elettorale e orientato una quota significativa di voti verso l’opzione di una radicale contestazione del personale politico imposto dai partiti e del tutto responsabile di una cattiva gestione della cosa pubblica;
3. questa contestazione ha premiato il MoVimento 5 stelle sceso in “guerra” da tempo (una guerra senza quartiere) contro la degenerazione del sistema democratico: la Seconda Repubblica che registra l’uso autoritario e l’esclusiva occupazione del potere da parte della “casta”;
4. contabilmente la maggioranza di governo non è più tale e il “movimento” e divento un “soggetto politico”, come oggi si usa dire, una associazione di proposta e partecipazione politica e cioè un “partito”. Il secondo partito nazionale in termini di suffragio e di intenzioni di voto.

Quest’ultimo elemento di novità nel quadro politico nazionale ha suscitato una nuova tempesta mediatica, dibattito, analisi più o meno accurate da parte di osservatori, opinionisti e politologi, sollevato autocritiche e revisioni all’interno di tutte le forze tradizionali. La tempesta è destinata a trasformarsi in agitazione, ma ha messo a nudo i confini del caos ai quali l’intero sistema è approdato: un insieme di circostanze a tutti note, e da tutti vissute con crescente inquietudine e depressione.

1. Al discredito morale dei partiti e alla frantumazione del sistema politico in essere non vi è rimedio;
2. la classe politica non ha né le competenze, né la volontà per governare questo processo perché la teoria unificata del potere di quasi tutte le forze in campo si è ridotta alla pura e semplice occupazione del potere all’insegna del conflitto di interessi, della confusione tra funzione pubblico e proprietà privata, al generalizzato intreccio tra politica e affari e alla pratica della corruzione che è divenuta uno stile di vita;
3. per questa via la classe dirigente (a tutti i livelli) sta consegnando, forse ormai consapevolmente, il Paese alla sfera dell’illegalità (le organizzazioni criminali di ogni marchio e natura) alla quali rischia di essere affidata in via informale la gestione della socialità e dei rapporti di forza in grado di garantire l’ordine pubblico;
4. alla luce di queste evidenze, il popolo degli astensionisti è il Paese se non “reale” certo “normale” disponibile forse ad accettare radicali mutamenti dall’alto e dal basso.

Dall’alto (dai vertici della classe politica e dirigente) questi mutamenti radicali prendono la forma di una ristrutturazione/riedizione delle strutture di partito attualmente in essere in nuove forme di organizzazione (liste civiche e movimenti) volte a garantire la sopravvivenza del sistema di potere in atto; dal basso il mutamento viene promesso e proposto da nuovi soggetti politici che, sul modello sul modello dell’esperienza M5S potrebbero proporre il radicale azzeramento della classe politica e della partitocrazia a tutto vantaggio di una rifondazione dei diritti di cittadinanza e partecipazione democratica. Per ora la confusione regna sovrana.

 

La politica spettacolo e il Grillo-Montismo

Di tutte le analisi del mutamento in corso quella proposta da Ilvo Diamanti, merita un certa attenzione e non è priva di originalità. Qui il modello interpretativo è, in sintesi, il seguente. La “democrazia del pubblico”, il populismo mediatico posto in essere da Berlusconi è entrato in irreversibile crisi. La spettacolraizzazione della politica mediante il “partito personale” (e cioè quello nel quale il leader si presenta al “pubblico” come unico attore) si è infranta e oggi lo spettacolo è radicalmente cambiato nei ruoli e nel copione. Il “partito mediale di massa” come soggetto unificato del potere non funziona più e ha trascinato dietro alle quinte anche le comparse che hanno tenuto in vita la rappresentazione: i suoi oppositori.
Il nuovo copione prevede, e sta materializzandosi, due primi attori. 1. il leader “tecnico” imposto dall’alto garante delle regole e dei canoni narrativi cari alla classe politica e dirigente, che non ricerca l’applauso e il contatto con il pubblico del quale non imita vizi e virtù. 2. il professionista mediatico, incoronato dal basso, che si concede senza riserve alla piazza e “in presa diretta” offre il miraggio della partecipazione e di una palingenesi della democrazia del futuro.
“Monti e Grillo: sono entrambi "dentro" e "fuori" la democrazia rappresentativa. Dentro. Monti, ovviamente. Perché occupa ruoli istituzionali importanti, già da molti anni. Prima e dopo l'avvento del Berlusconismo. E perché la sua azione, oggi, è legittimata dai partiti e dal Parlamento degli eletti (o, meglio, dei "nominati"). Grillo e il M5S: perché agiscono mercato politico. Competono alle elezioni - oggi amministrative e domani legislative - per eleggere i loro candidati. Nelle istituzioni rappresentative. Perché danno visibilità e rappresentanza a domande politiche e a componenti sociali, altrimenti escluse, comunque ai margini. Fuori. Perché entrambi sono emersi "fuori" dai canali tradizionali della democrazia rappresentativa. I partiti e la classe politica. Fuori dai media che caratterizzano la democrazia del pubblico”.
L’analisi è suggestiva, ma forse lo spettacolo e di breve momento. Giunto ai confini del caos il sistema/spettacolo del Belpaese sta cambiando genere e forse dal tragicomico passa direttamente al tragico: latro racconto, altra scena, altre maschere (e mascheramenti), altri attori e comparse.

 

Dall’alto: confusione, mascheramenti e deriva autoritaria

Perché se dalla metafora dello spettacolo passiamo a quella del mercato, allora la pista interpretativa è diversa. L’attuale classe politica (e dirigente), la “casta” ben decisa a non perdere nulla del potere faticosamente conquistato (sull’arco dell’intero ciclo di storia repubblicana), consapevole che il gradimento dei partiti tradizionali trasformatisi in oligarchia e cleptocrazia è al di sotto del 5% dell’elettorato, intende ristrutturare l’ “offerta” politica per catturare la “domanda” insoddisfatta. E qui il panorama della nuova offerta è devastante: i confini del caos sono già superati. Il monoprodotto PDL si “spacchetta” in una serie di derivati tossici e si prevedono sei o sette liste civiche nazionali buona per tutte le utenze (giovani, intellettuali, animalisti, …). Montezemolo entra in scena con un listone nazionale (Italia Futura). Il FLI (Fini o ch per lui) propone minaccia una lista di Futuro e Libertà. Il gruppo Repubblica ne propone una sua. E non dimentichiamo un altro nuovo “soggetto politico” già pronto e battezzato: ALBA, Alleanza, Lavoro, Beni comuni, Ambiente (cosa manca?). E gli ex AN, staranno forse a guardare? Poi c’è il rischio serpeggiante del convulsioni democratiche: il PD vagheggia liste civiche e apparentamenti. Il tutto si intreccia con le primarie di partito e … l’offerta diventa inflazione. E mentre la riforma della legge elettorale, che è il presupposto di tutto, rimane terreno di dibattito oro e dei secoli futuri, la fuga e la via di scampo che si annuncia come il passo decisivo, la soluzione finale, è addirittura la riforma presidenziale. Una nuova costituzione ed è fatta.
Diciamolo francamente perché tutti lo sappiamo. Queste convulsioni sono quelle dei viaggiatori in prima classe del Titanic interessati a far man bassa delle scialuppe di salvataggio. Ma questi mascheramenti, questi percorsi paradossali e stupefacenti, tortuosi e momentanei, celano tutti una deriva autoritaria del sistema della nostra civile convivenza, aggregano e consolidano le clientele, esaltano e si reggono sul voto di scambio, replicano e peggiorano l’immobilismo e la blindatura del sistema all’insegna del fatidico “si salvi chi può. In una parola consegnano il sistema al governo del malaffare e lo istituzionalizzano. I “poteri forti”, inutile dirlo, divengono, in una rete sommersa di alleanze, organizzazioni criminali tradizionali e internazionali, cricche, logge, centri di potere, apparati deviati dello stato, brandelli di istituzioni in rovina: è la “convergenza” il progredire del “patto” tra poteri legali e sfera dell’illegalità in crescita pervasiva da almeno trent’anni. Ma dall’alto le cose vanno così: la processo di frantumazione non vi è rimedio e il modo di adattarsi (l’ “arte di arrangiarsi” della classe dirigente) è questo.

 

Dal basso: movimenti, aspettative, frustrazioni

Dal basso, sotto il ponte di prima classe del Titanic, il paradigma è Beppe Grillo, novità, speranza, illusione di una di un nuovo modello di partecipazione e di democrazia digitale. Una rivoluzione e, come dice il Beppe nazionale, una “guerra” di liberazione “totale” dal basso, appunto. Una guerra contro i partiti senza esclusione di colpi: tutti a casa. Ma forse il successo del MoVimento e la tempesta mediatica che ha suscitato contiene già il suo stesso antidoto e l’onda d’urto rischia di farne macerie.
Fiumi di inchiostro e valanghe di parole hanno messo in scena il primo attore, il suo copione e il suo pubblico. Anche qui forse tutto è già stato detto, la biblioteca è stracolma. L’esito delle elezioni è noto, guardiamo avanti.
Su quali basi il M5S può capitalizzare il suo successo e può replicarlo in futuro alla elezioni politiche? Come reggere l’inevitabile controffensiva del sistema in via di fuga? Con quali strumenti padroneggiare la concorrenza di altri movimenti, liste civiche, associazioni che operano sullo stesso terreno di rivendicazioni? Come conquistare il voto moderato che esclude ogni radicalizzazione? E i giovani sono davvero una base coesa, un segmento univoco dell’elettorato? Che relazione vi è tra impegno politico e partecipazione?
Si può continuare, ma la domanda è: con questo sistema elettorale è immaginabile una coalizione o una maggioranza che porti Beppe Grillo (proprio lui) alla presidenza del consiglio di un nuovo governo? Forse appare paradossale, ma per ora il problema è questo.
La recessione che volge al tragico e minaccia l’intera Europa, ha ormai posto in terza e quarta pagina lo spettacolo della politica e quasi cancellato la centralità appena conquistata da Grillo. Il MoVimento non è più una novità e forse solo una confusa minaccia: gli elettori non hanno votato a sua favore, ma contro il sistema. La vittoria di Parma mostra i sui limiti e le sue fatiche di concreta realizzazione, in Sardegna il miracolo non si è replicato, posto sotto i riflettori M5S ha mostrato qualche sottile crepa e, dall’alto, la speranza e che se ne parli il meno possibile. Il che può accadere.
Per contro M5S mette a profitto una sua storia, un suo radicamento e una rete di relazione e partecipazione ben costruita. Il primo attore c’è e il pubblico non manca, dunque lunga vita a Grillo e la saggezza per viverla.
Ma, divenuto soggetto politico a tutto titolo, il non-partito deve affrontare i problemi di crescita e una crescita tanto inattesa da configurarsi come metamorfosi. Ed ecco alcuni problemi.
Il movimento vive dell’esperienza “maturata nel blog di Beppe Grillo, nei meatup e nelle manifestazioni popolari” e identifica il blog come unico strumento di “individuazione, selezione e scelte di quanti di quanti potranno essere candidati” a promuovere le campagne di Beppe Grillo. Il non-statuto della non-associazione pone seri problemi organizzativi aggravati dalla struttura monocratica di governo e dalla proprietà esclusiva del marchio ed esclude la possibilità che il movimento si trasformi in partito. Il movimento, in quanto estensione del blog, vuole essere “un efficiente ed efficace scambio di opinioni” attraverso la sovranità di internet. L’adesione al movimento non prevede formalità e il solo vincolo e la non appartenenza a partiti. “Uno vale uno”, è la democrazia diretta sognata da vecchio Rousseau.
Ma senza organi di controllo l’OPA sugli indipendenti, puri e liberi da contaminazioni, crea certo problemi di organizzazione e funzionamento che non possono essere risolti con i tempi, i modi e i contenuti della comunicazione digitale. Inoltre questo livello della comunicazione è un vulcano in continua eruzione. Con velocità crescente cambiano linguaggi, procedure e prodotti e si tratta di un universo comunicativo instabile, del tutto penetrabile e manipolabile, privo di gerarchia e tassonomia. Internet poi, lo sappiamo tutti, è un cantiere a cielo aperto e un archivio senza catalogo. Una Babele. E così la possibilità di comunicare e partecipare davvero, che in politica significa fare alleanze, sembra negata fin nel suo sorgere, mentre la partecipazione che è davvero totale rischia di coincidere con una fidelizzazione acritica. Tutti problemi che forse già si sono posti, si pongono e dovranno essere risolti. Piaccia o non piaccia saranno necessarie assemblee vere, votazioni vere, un vero statuto e una vera associazione politica, un partito (un iperpartito, un digital party, forza emergente, presenza di base, o come volete).
Grillo ha una storia di rettitudine e di coerente determinazione e il suo movimento con lui, per questo a raccolto aspettative e frustrazione che forse non sono a lui stesso dirette. La battaglia contro i partiti e la casta che li tiene in vita nutrendosi di corruzione è da tempo già condivisa dalla stragrande maggioranza dei cittadini/elettori, ma è questa stessa battaglia che rischia di essere archiviata dai marosi nei quali il Titanic Italia è sospinto e rischia di naufragare. Lo spettacolo è già cambiato.

 

Dall’alto e dal basso

Il Governo Monti è il 130° governo dall’Unità d’Italia: 150 anni, 130 governi. La sua durata, se rispetta la media storica e di poco più di un anno, ma il suo tempo sembra, in questi giorni, essere anche più breve.
Dall’alto i “poteri forti” (quelli veri come prima li ho definiti) sono in attesa di ricreare le condizioni per garantire la continuità della loro gestione, potenziarla se necessario. Per tutti i passeggeri di prima classe le elezioni, se possibile con questa legge elettorale, sono non solo una meta, ma un imperativo da realizzare a breve. Se Monti riuscirà a superare l’onda non vi saranno problemi, se non riuscirà non vi saranno ostacoli. Le lezioni in ogni modo garantiranno il controllo del potere per quello che è anche se delegittimato dal corpo elettorale: un’onda è passata e poi si vedrà.
E poiché non si è mai visto che le elezioni si fanno e si vincono o si perdono sui programmi, dobbiamo interrogarci quale circostanza costituirà la piattaforma dello scontro elettorale delle forze in essere. Il quesito e la previsione sono, anche qui semplici e all’attenzione di tutti.
Al presente le opzioni sono due. O le elezioni si fanno sulla “questione” della recessione e della mitologia dello sviluppo (tutto il resto, lavoro, diritti civili, questione sociale, istruzione, sono una variabile poetico-casuale) e si fanno sulla “questione istituzionale” e cioè presidenzialismo sì, presidenzialismo no, totale occupazione del potere o spartizione del potere. Per colmo di sventura le due questioni rischiano anche di intrecciarsi e creare condizioni di elevata criticità alla tenuta del sistema paese. E allora ecco la terza questione che è li e fa capolini: la questione dell’ordine pubblico. Ma è meglio non pensarci, per ora, e fare gli adeguati scongiuri.
E dal basso? Quali opzioni, quali anticorpi possono invertire questa tendenza alla cristallizzazione/degenerazione della convivenza democratica. Quali movimenti dal basso e quale MoVimento possono emergere e affermarsi? Con quali alleanze e su quale piattaforma politica? Con quale progetto di innovazione sociale è possibile ridare forza alle istituzioni democratiche repubblicane?

 

Roberto Moro



 

Fonte: Storia & Storici
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