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Roberto Moro
Omaggio a Jacques Le Goff
Morale e politica alle soglie del XXI secolo
L’impegno dello storico verso il futuro
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Quale può essere il contributo specifico di uno storico nel parlare di una storia del XXI secolo, il nostro secolo, e della sua storia ossia di una storia non solo tutta da scrivere, ma ancora tutta da fare? - “Lo storico deve reperire ciò che, a volte, sotto la copertura e la superficie mutevole e brillante degli eventi, esiste come struttura e come fenomeno profondo. D'altra parte, deve essere sensibile ai cambiamenti, perché la storia non è immobile e le società che costituiscono il suo oggetto di studio non sono immutabili. Ecco perché credo che lo storico abbia qualcosa da dire sul modo in cui si annuncia il XXI secolo e possa formulare delle ipotesi illuminate e ragionevoli, sulla base di ciò che sa del passato e del presente, sul modo in cui entreremo nel XXI secolo”.
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Può sembrare curioso o addirittura paradossale chiedere a uno storico di parlare dell'avvenire, ma credo che bisogna intendersi su che cosa è la storia e su che cosa sono la funzione e il mestiere di storico. A lungo si è detto che la storia è la scienza del passato, ma sempre più gli storici, e la società che sta intorno agli storici, si rendono conto che "la storia è la scienza degli uomini in società, nel tempo". Bloch, nel suo celebre libro Apologia della storia, aveva precisato che la storia si fa con un doppio movimento: illuminando il presente mediante il passato, ma anche il passato mediante il presente […]

A questo punto bisogna evitare un'idea semplice quanto falsa: il determinismo storico. Se il presente e l'avvenire nascono dal passato e sono segnati dal passato, resta tuttavia una parte di caso: l'avvenire è un farsi, l'avvenire è inconoscibile e lo storico non è un indovino; egli non conosce il futuro, ma può e tanto più deve illuminare il futuro per ciò che conosce del passato e con l'analisi del presente. Infatti, un'altra definizione dello storico è quella che lo caratterizza come lo specialista della continuità e dei cambiamenti nell'evoluzione delle società umane, attraverso il tempo. […] Ecco perché credo che lo storico abbia qualcosa da dire sul modo in cui si annuncia il XXI secolo e possa formulare delle ipotesi illuminate e ragionevoli, sulla base di ciò che sa del passato e del presente, sul modo in cui entreremo nel XXI secolo. […]

Il mio dovere di storico è dire che c'è una morale storica. Essa consiste nel tentativo di cercare di mostrare ciò che è giusto dire sulla verità del passato. Ci sono parecchie interpretazioni del passato, ma alcune sono insostenibili. In generale il cattivo nazionalismo si appoggia su manipolazioni del tutto illegittime e, per cominciare, proprio a livello scientifico, a livello storico. Dunque anche qui io credo che noi dobbiamo far progredire il lato positivo.
Io inoltre vedo un'errore, o almeno un'illusione, nell'idea che gli aspetti positivi di queste nozioni - libertà, democrazia e nazionalismo - attestino che la storia è arrivata alla fine, è pervenuta a uno stato di quiete. Una illusione che lo storico, con la sua esperienza, ha il dovere di denunciare, tanto più che conosce altri sforzi utopistici di questo genere. Per nostra sfortuna è chiaro che non è possibile una "fine della storia". Non sappiamo quando la storia si fermerà e se si fermerà. Ad ogni modo possiamo dire che non è affare di domani. La storia non si fermerà alla soglia del XXI secolo. […]

 

intervista rilasciata alla

“Enciclopedia multimediale delle Scienze filosofiche”

2004


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Dossier Storia & Storici - Imaginazione, morale, politica: il dibattito storiografico - marzo 2012

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Omaggio a Jacques Le Goff, “Morale e politica alle soglie del XXI secolo” [intervista] 25
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