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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Mario Draghi
Le mafie a Milano: il sacco del Nord
aspetti sociali ed economici
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La criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società; può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove debba ancora consolidarsi. Ma anche altre regioni d’Italia non possono più considerarsi immuni dal virus mafioso. Le opportunità connesse con il maggior sviluppo economico e finanziario del Centro Nord inevitabilmente attraggono l’interesse delle cosche. Già nel 1994 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (Commissione Antimafia) certificava l’esistenza di “una vastissima ramificazione di forme varie di criminalità organizzata di tipo mafioso, praticamente in tutte le regioni d’Italia”
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La diffusione della criminalità organizzata sul territorio italiano - I costi economici della criminalità organizzata - La Banca d’Italia. contributi di analisi e di proposta

 

 

La diffusione della criminalità organizzata sul territorio italiano

Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso sono concentrate nelle tre regioni meridionali in cui il fenomeno è più antico: Sicilia, Campania e Calabria. Puglia e Basilicata hanno conosciuto una espansione della criminalità organizzata in tempi più recenti. Questo tipo di criminalità si manifesta, in primo luogo, in un alto numero di omicidi: nella media del periodo 2000-2008, 3,6 casi l’anno ogni 100.000 abitanti in Calabria, 2,4 in Campania, 1,4 in Sicilia; la media italiana era 1,2, non dissimile da quella degli altri principali paesi europei.
Tipici della criminalità mafiosa sono reati come le estorsioni e i rapimenti: particolarmente complessi e rischiosi, essi richiedono la collaborazione di molti individui. Questi crimini infliggono alla collettività danni economici e sociali ben maggiori che nel caso di reati più semplici, come i furti. Danni non meno gravi sono causati dai reati contro la pubblica amministrazione: quando le organizzazioni criminali hanno radici profonde nel territorio, la relazione tra chi appalta lavori pubblici e chi li esegue, intermediata dalle mafie, tende a corrompersi cronicamente.
Ma anche altre regioni d’Italia non possono più considerarsi immuni dal virus mafioso. Le opportunità connesse con il maggior sviluppo economico e finanziario del Centro Nord inevitabilmente attraggono l’interesse delle cosche. Già nel 1994 la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (Commissione Antimafia) certificava l’esistenza di “una vastissima ramificazione di forme varie di criminalità organizzata di tipo mafioso,
praticamente in tutte le regioni d’Italia”
Va subito osservato come nel Centro Nord i crimini che destano maggior allarme sociale, in primis gli omicidi, siano meno numerosi che al Sud. Il controllo esteso e violento del territorio da parte delle organizzazioni criminali è impedito in quelle comunità da un rigetto generalizzato del costume mafioso. Le infiltrazioni nel sistema economico e finanziario sono tuttavia insidiose.
Esse sono documentate, tra l’altro, dai dati sulle denunce per riciclaggio di capitali illeciti e per usura, reati più “silenziosi” e tuttavia spesso riconducibili a sodalizi criminali di stampo mafioso.
In Lombardia l’infiltrazione delle cosche avanza, come ha recentemente avvertito la Direzione nazionale antimafia. Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia.
In quello stesso periodo più dell’80 per cento delle denunce per associazione mafiosa in Lombardia ha riguardato individui provenienti da Sicilia, Calabria, Campania, confermando che al Centro Nord la presenza mafiosa rimane un fenomeno d’importazione. Tuttavia la criminalità locale appare coinvolta in molti reati pure tipicamente riconducibili al crimine organizzato di stampo mafioso, come l’usura, il riciclaggio e le estorsioni: ne emerge una preoccupante saldatura con le mafie tradizionali.

 

I costi economici della criminalità organizzata

Se gli effetti sociali e politici del crimine organizzato sono riconosciuti e studiati, quelli economici lo sono meno. Ma non sono meno pericolosi. Fra i primi a individuare e a misurare i costi del crimine per una economia fu Gary Becker negli anni Sessanta, con studi che concorsero a valergli il premio Nobel2. I costi delle attività delittuose per la collettività, che si aggiungono ai danni inflitti alle singole vittime, s’innalzano a dismisura se il crimine è organizzato.
Ad esempio, le estorsioni, oltre a sottrarre direttamente risorse agli imprenditori assoggettati al racket, disincentivano gli investimenti nella economia locale. In una economia infiltrata dalle mafie la concorrenza viene distorta, per molte vie: un commerciante vittima del racket può finire con il considerare il “pizzo” come il compenso per un servizio di protezione contro la concorrenza nel suo quartiere; il riciclaggio nell’economia legale di proventi criminali impone uno svantaggio competitivo alle imprese che non usufruiscono di questa fonte di denaro a basso costo; i legami corruttivi tra associazioni criminali e pubblica amministrazione condizionano la fornitura di beni e servizi pubblici.
Un nostro studio ha documentato come nelle economie a forte presenza criminale le imprese pagano più caro il credito3; in quelle aree è più rovinosa la distruzione di capitale sociale dovuta all’inquinamento della politica locale; i giovani emigrano di più; tra di essi, quasi un terzo è costituito da laureati che si spostano al Nord in cerca di migliori prospettive. Quest’ultimo fenomeno è particolarmente doloroso: l’inquinamento mafioso piega le speranze dei giovani onesti e istruiti, che potrebbero migliorare le comunità che li generano e invece decidono di non avere altra strada che partire. […]

 

La Banca d’Italia. contributi di analisi e di proposta

L’economia italiana soffre da tempo, lo sappiamo, di una inibizione a crescere. Le cause sono molteplici, hanno natura diversa, s’intrecciano fra loro. Ne discutiamo da anni. La Banca d’Italia ha offerto sul tema numerosi contributi di analisi e di proposta, altri stiamo per offrirne. Fra i fattori inibenti vi è anche l’infiltrazione mafiosa nella struttura produttiva, che è aumentata negli ultimi
decenni, almeno nella sua diffusione territoriale. La crisi che abbiamo vissuto nei passati tre anni non ha certo migliorato le cose: non poche imprese, che hanno visto drammaticamente ridursi i flussi di cassa e il valore di mercato, sono divenute più facilmente aggredibili dalla criminalità. Il prezzo che una società paga quando è contaminata dal crimine organizzato, in termini di peggiore convivenza civile e mancato sviluppo economico, è alto. Contrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, l’infiltrazione che tentano nel Nord, serve a rinsaldare la fibra sociale del Paese
ma anche a togliere uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia. Manifestazioni come questa sono di grande aiuto nel tenere desta l’attenzione pubblica sui rischi che si corrono, nel nutrirvi i necessari anticorpi: quell’avversione condivisa alla sottocultura mafiosa che può davvero sconfiggerla.

 

Mario Draghi

 

Università degli Studi di Milano
"Mafie a Milano e in Lombardia. Tra corruzione ed etica della responsabilità"

Giornata di Studio – Milano 11 marzo 2011


Testo integrale del Documento allegato in PDF

Fonte: Storia & Storici
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