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Roberto Moro
Roberto Moro
Formigoni e gli altri: il sacco del Nord
una epopea vernacolare del Belpaese
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E’ possibile definire il metodo di governo dell’economia, come declinato da Formigoni e Comunione e Liberazione, come la “sussidiarietà dei favori”. Tutto è ricondotto alla comunità (di affari) che si costituisce su un senso di responsabilità delle convenienza (lealtà) nello scambio di reciproci favori. È un caso unico in Europa: il privato da supportare viene selezionato sulla base della fedeltà all’impronta ideologica/confessionale che può lasciare nella società milanese e lombarda: fare proseliti e cooptare. Gli effetti pratici sono sotto gli occhi di tutti. I capi, tra banchetti e libagioni, viaggi faraonici e feste da mille e una notte a spese dei contribuenti, si attribuiscono feudi, privilegi, sfere di influenza e spartiscono il bottino del saccheggio. Si nominano centinaia di fedelissimi a governare le imprese partecipate. Si controllano le banche, le fondazioni, le imprese. Si fa cassa con il denaro pubblico, si da lavoro, si finanziano amici e clienti. Si crea insomma una zona grigia e pericolosa dove interessi pubblici e privati, servizio pubblico e proprietà privata si confondono. La regione Lombardia è una riserva di caccia blindata, il sistema vive sulle erogazioni di pubblico e innovazione, crescita, sviluppo, servizi sono formule puramente teoriche.
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La guerra di “Troia” - Il “sistema Formigoni” … - …. la “sussidiarietà dei favori” - Comunione e Liberazione, Memores Domini, Compagnia delle Opere - Un’epopea: il “declino italiano” e il saccheggio della democrazia

 

La guerra di “Troia”

Può, a tutta prima, sembrare paradossale l’esito tragicomico della vicenda Formigoni/ Regione Lombardia. Nulla di nuovo: “qualcosa deve pur cambiare per far sì che nulla cambi”. Ma prima o poi i racconti finiscono, la forza della narrazione si esaurisce e gli aedi passano la mano.
Naturalmente l’epilogo di ieri (già aperto a nuovi racconti) conclude solo uno degli eventi narrati in questa epopea del malaffare e dei rapporti tra politica e affari che è il grande racconto del “declino Italia”. Uno solo dei libri di questa Iliade vernacolare confidata alla storia orale (celebrata nei bar, sui mezzi pubblici, in pausa pranzo e all’ora dell’aperitivo felice) perché nel Belpaese siamo giunti ormai al grado zero della scrittura, e del pensiero. Un solo episodio di questa interminabile guerra di Troia che dura ormai da quasi vent’anni.
La metafora è appropria. Re, duchi, comandanti, guerrieri, animati dall’avidità del bottino si riuniscono nel campo trincerato; tra libagioni e banchetti, festini e sacrifici, litigano tra loro per la divisione delle spoglie, vengono agli insulti e alle mani, si sfidano e poi fanno pace: la guerra continua, il miraggio della reciproca distruzione e del saccheggio, dell’appropriazione indebita, è il vettore delle azioni, fa l’intreccio. Il testo omerico è da rileggere: ci sono tutti gli “eroi” del nostro presente. L'alteranmtiva è ricorrere all'Armata Brancaleone, un'altra eopoea e uno stilema del Belpaese vernacolare.
La storia, questo episodio almeno, ha il suo esordio ai primi di aprile, si sviluppa in un racconto quotidiano che dura sette mesi tra colpi di scena, rivelazioni, inchieste , dossier, voci di corridoio e si conclude e si conclude a ottobre per l’esaurirsi dell’azione scenica. Che c’è ancora da dire? La cronologia degli eventi, per chi mai fosse interessato è lì da vedere. I condottieri hanno trovato l’accordo, la pace è fatta, la spartizione del bottino condivisa: che c’è ancora da raccontare?
Quel che si sarebbe potuto raccontare, e di cui vi è scarsa consapevolezza, è il tessuto profondo, il paesaggio e l’ambiente nel quale questo episodio dell’epopea “declino Italia” e cioè il “sistema” che da vita al racconto, lo giustifica e lo rende replicabile in mille varianti. E questo sistema è la struttura di potere e il “pensiero unico” del potere che determina le azioni e le rende obbligate; il sistema che sbrigativamente viene definito il “sistema Formigoni”.

 

Il “sistema Formigoni” …

Si tratta di un sistema di potere e di un modello di sviluppo che trova le sue radici nelle pieghe della cultura occidentale e che una sua tradizione, ancorché obsoleta e dimenticata, ce la ha: Il “principio di sussidiarietà”.
A formularlo per primo fu Johannes Althusius (Politica. Methodice digesta et exemplis sacris et profanis illustrata,1603), teologo e filosofo protestante, nel tentativo di resistere all’ascesa dell’assolutismo e dello stato moderno. Accolto poi dalla Dottrina sociale della chiesa cattolica trova una sorta di codificazione nell’ Enciclica Rerum Novarum (“è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori ed inferiori comunità si può fare […] è necessario che l'autorità suprema dello Stato rimetta ad assemblee minori ed inferiori il disbrigo degli affari e delle cure di minore importanza in modo che esso possa eseguire con più libertà, con più forza ed efficacia le parti che a lei sola spettano [...] di direzione, di vigilanza, di incitamento, di repressione, a seconda dei casi e delle necessità.) il principio di sussidiarietà ha trovato eco e campo di dibattito ne diritto canonico, nella scienza giuridica e politica del XX secolo e applicazione nei sistemi federali e, nel rispetto del sistema federale tedesco, è stato accolto nel trattato costitutivo dell’Unione europea.
Inutile dire che il principio di sussidiarietà in sede accademica e politica ha fatto versare fiumi di inchiostro dagli specialisti di molti settori disciplinari. Si intreccia con il tema centrale del decentramento e dell’autonomia dei corpi intermedi (regioni, province, comunità di base), le definizioni si sprecano e sfiorano il rapporta tra comunità e società, individuo e collettività. Per farla breve la sussidiarietà è un principio regolatore dell’organizzazione politica tale per cui se un ente che sta "più in basso" è capace di fare qualcosa, l'ente che sta "più in alto" deve lasciargli questo compito, eventualmente sostenendone anche l'azione. Decentramento, autonomia, responsabilità e libertà delle comunità di base, in altre parole “comunione e liberazione”.
Nel nostro paese, schiacciato della due ecumene (comunità) ideologiche capitalismo/comunismo, il richiamo al principio di sussidiarietà è parso materializzare (nella seconda metà del secolo scorso) la “terza via”, quell’impossibile conciliazione tra i principi di libertà e di eguaglianza che riconduce il “cittadino” in seno alla comunità di base e alle sue regole (ai suoi vincoli) totalizzanti e totalitarie di un potere tradizionale, solido, gerarchico. Un passo indietro rispetto alla sovranità esclusiva dello stato, una battaglia campale contro la modernità. Sono queste le basi remote e nascoste del “sistema Formigoni” che hanno trovato effettiva applicazione in una rete di relazioni clientelari e parentali volte al favoritismo come teoria unificata del potere e sistema di governo.

 

…. la “sussidiarietà dei favori”

E così, poiché in qualche modo la sussidiarietà verticale (autonomia e decentramento) nel nostro sistema costituzionale è garantita dall’istituzione dei poteri amministrativi intermedi e soprattutto dall’istituzione regionale, il campo di applicazione del principio si è realizzato in una sorta di sussidiarietà orizzontale che ha rimodellato il sistema delle relazioni politiche e sociali in area Lombarda. Una metamorfosi.
La sussidiarietà “orizzontale” prevede infatti che i servizi vengano affidati a “corpi intermedi” (a partire da associazioni di base, cooperative, compagnie) connotando le modalità dell’intervento pubblico tramite un coinvolgimento del privato, che può sostituirsi all'amministrazione. E’ possibile definire questo metodo di governo dell’economia, come declinato da Formigoni e Comunione e Liberazione, come la “sussidiarietà dei favori”, che vede l’aumentare l’intermediazione e allentare il controllo politico senza alcuna contrazione della spesa pubblica, un’intermediazione con nuove forme volta al controllo dell’economia sociale e di tutto quel tessuto imprenditoriale che vive grazie alle commesse statali. Comunione e Liberazione ha individuato in questa pratica di governo lo strumento più efficace e rispondente ai suoi obiettivi di corporativizzazione e confessionalizzazione della società, a partire da quella lombarda, e mediante la sistematica acquisizione e gestione del potere politico, religioso, economico, finanziario. Tutto è ricondotto alla comunità (di affari) che si costituisce su un senso di responsabilità delle convenienza (lealtà) nello scambio di reciproci favori. È un caso unico in Europa: il privato da supportare viene selezionato sulla base della fedeltà all’impronta ideologica/confessionale che può lasciare nella società milanese e lombarda: fare proseliti e cooptare.
Ed è questo il “modello Formigoni” divenuto il “modello Lombardia” che vanta il merito di essere “la regione più virtuosa” e, se non un centro di eccellenza, un laboratorio della società futura da globalizzare e, se non mondializzare, almeno nazionalizzare.
Gli effetti pratici sono sotto gli occhi di tutti. All’ombra delle tende nel campo trincerato, i capi e guerrieri della comunità, tra banchetti e libagioni, viaggi faraonici e feste da mille e una notte a spese dei contribuenti, si attribuiscono feudi, privilegi, sfere di influenza e spartiscono il bottino del saccheggio. Si nominano centinaia di fedelissimi a governare le imprese partecipate. Si controllano le banche, le fondazioni, le imprese. Si fa cassa con il denaro pubblico, si da lavoro, si finanziano amici e clienti. Si crea insomma una zona grigia e pericolosa dove interessi pubblici e privati, servizio pubblico e proprietà privata si confondono. La regione Lombardia è una riserva di caccia blindata, il sistema vive sulle erogazioni di pubblico e innovazione, crescita, sviluppo, servizi sono formule puramente teoriche. Un sistema clanico ma aperto agli affari e quindi a maglie larghe, disinvolto nel fare business e nel distribuire favori.
Il censimento di questo vero sacco del Nord è stato fatto anche nei particolari: è un modello “virtuoso” che le recenti vicende del malaffare in Regione Lombardia dovrebbero portare all’attenzione degli osservatori qualificati per una attenta analisi.

 

Comunione e Liberazione, Memores Domini, Compagnia delle Opere

A cominciare dal richiamo alle strutture soggiacenti al sistema che lo giustificano e lo rendono attivo, solido e arrogante, disponibile a compromessi e pallido nella sua morale.
Comunione e Liberazione è un movimento ecclesiale cattolico fondato su ispirazione dal sacerdote e teologo Luigi Giussani nel 1954, e la cui missione è di “proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta”. Il movimento si è poi trasformato nella Fraternità di Comunione e Liberazione, riconosciuta nel 1982 dalla Chiesa cattolica quale associazione laicale di diritto pontificio. Si tratta di una comunità laica di liturgia e preghiera ed educazione alla carità. La storia del movimento i suoi intrecci tra gerarchie ecclesiastiche e politica è stata studiata quanto basta per dar conto della sua evoluzione fin qui e delle progressive metamorfosi.
Il movimento ha una suo cupola, un nucleo direttivo detto “gruppo adulto”: i Memores Domini. Nata come una costola della Fraternità di Comunione e Liberazione l’Associazione Memores Domini riunisce persone di Comunione e Liberazione che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo: contemplazione, missione, obbedienza, povertà, castità. I Memores Domini praticano vita comune in case il cui scopo, sostenuto dal clima di silenzio, dalla comune preghiera e dalla condivisione fraterna, è l’edificazione vicendevole nella memoria in vista della missione. Roberto Formigoni, memor domini, e forse il più illustre, condivide e pratica questo stile di vita.
Sempre ispirata da Luigi Giussani è la Compagnia delle Opere (1986) un'associazione di tipo imprenditoriale presente principalmente in Italia con 40 sedi che attualmente associa circa 34.000 imprese, per maggioranza piccole e medie aziende, e circa 1000 organizzazioni non profit.
Tutto il resto è nelle cronache di questi giorni e dei tempi passati. La documentazione in rete è conturbante. Approfondire per credere.

 

Un’epopea: il “declino italiano” e il saccheggio della democrazia

È questo il sistema e il modello di sviluppo che mette sotto scacco Milano e la Lombardia. Una classe dirigente coesa, blindata, ma anche aperta agli affari, a maglie larghe e, come si è visto nelle cronache giudiziarie, facile da penetrare e inquinare. È la democrazia che rischia di essere messa sotto scacco: il vero “sacco del Nord”.
Piaccia o non piaccia agli storici quella che un tempo era la “capitale morale”, Milano, e la ragione che si identifica va con tutto il Nord del paese, la Lombardia, ha offerto al Belpaese le risorse di quel mutamento che da un decennio si chiama “declino italiano”. Berlusconi, Bossi e Formigoni sono gli attori del dramma nazionale, una epopea che forse a lungo sarà ancora cantata dai media e dallo spettacolo della politica nazionale.
Per ora un capitolo è chiuso, la procedura di spartizione del bottino, e cioè il torbido calcolo delle convenienze elettorali per la sopravvivenza del sistema di “sussidiarietà dei favori”, si è conclusa. E con la soddisfazione di tutti gli attori, si pera.

 

Roberto Moro

 

Lo speciale: Formigoni-scandalo-Lombardia di Repubblica
ricostruisce la cronaca degli eventi dal 13 aprile 2012 al 12 ottobre della stesso anno

 

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Fonte: Storia & Storici
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