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Roberto Moro
21/22/23 dicembre 2012
Il tormentone del Monti bis
Dall’ “agenda” al partito.
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C’è ancora un sacco di gente da sistemare, è la ressa: tutti dentro, tutti contro tutti e la “ricomposizione del quadro politico” auspicata da Monti promette esclusioni. Berlusconi, Tremonti, la Lega sicuramente fuori e nessuna ammucchiata. Escluso anche il PD: il “blocco” è al centro e la sua centralità fa l’Italia bloccata di sempre. Però a tutto si può rimediare, ripensarci, “rovesciare” i tavoli del gioco. Si pensa a un rinvio delle lezioni per smistare il traffico e rifare la conta. L’orchestra accorda gli strumenti in attesa del direttore, la gente è in sala e il programma del concerto ancora non c’è. Nell’elettorato c’è impazienza, disagio, disaffezione e farsi rimborsare il biglietto è impossibile. Le regole dello spettacolo sono ferree: prima o poi si va in scena. Che fatica per arrivare alla fine del tutto scontata della rappresentazione, il Secondo governo Monti. Questa per ora è l’unica certezza, il traguardo agognato.
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Mario Monti: il dado è tratto? - Nuovo scenario: la “ricomposizione” - Verso la Terza repubblica: proclami e manifesti - Il nuovo mantra. “l’agenda”

 

Mario Monti: il dado è tratto?

Buona Natale a tutti, godetevi il panettone, state in famiglia e non uscite di casa.
Il Vate ha parlato: "Molti mi definiscono tentato. Tentato di fare una lista, tentato di candidarmi. Di certo non cadrò nella tentazione di stare fermo, di rimanere immobile nel mio scranno di senatore a vita nell'aspettativa o nella speranza di ricevere qualcosa". Che cosa vorrà mai dire? Andiamo avanti. "Non cadrò nella tentazione di restare fermo perché mi pongo il problema morale di dare un contributo al Paese anche se dovrò pagare in termini personali". E sarebbe questo il Padre della Patria? Una cosa è certa, dopo le dimissioni il Premier “ha più tempo e si sente più libero”.
Le convulsioni politico istituzionali del 21 dicembre una giornata “drammatica” e la cronaca minuto per minuti dell’agenda del 22 dicembre, non aggiungono nulla al racconti di questi ultimi giorni, dell’ultimo, dell’ultimo anno. La trama è obbligata, l’intreccio noto, l’epilogo già annunciato all’inizio.
Il dado è tratto? Si, no, forse: monti non ha deciso ma si allontana la candidature (23 dicembre - video); e non si schiera con nessuno (23 dicembre - video), però offre una “agenda erga omnes” (23 dicembre - video) ed è pronto a fare il premier (24 dicembre - video).
Chiarezza è fatta? Ancora no. Ma c’è tempo: ore, giorni mesi. Tutto sta a mettersi d’accordo. Mettersi d’accordo su cosa? L’Italia è appesa al filo: speranze, pronostici, scommesse, confusione e un vago senso di nausea. Mettersi d’accordo con chi? Bersani, Berlusconi, Casini, Montezemolo, Benedetto XVI, Angela Merkel, le banche, la Confindustria, i cattolici, i laici liberali? È tutto da inventare, una mappa, un percorso, insomma una linea politica.
A seguire le agenzie, minuto per minuto, il traffico è quello delle ore di punta. Tutto avviene tra censure e pettegolezzi, tra un palazzo e l’altro. Monti al Colle, Montezemolo da Monti, Monti da Bersani, Bersani al Colle, Berlusconi in TV, La Russa da Berlusconi. Frattini con Monti, Alfano da Berlusconi e … il girotondo riprende da capo.

 

Nuovo scenario: la “ricomposizione”

Il nuovo scenario dovrebbe essere la “ricomposizione del quadro politico”. Capitani di lungo corso ed esordienti, quattro o cinque (per ora) formazioni/movimenti per il “blocco” di centro.
1. I “montiani doc” (ex ministri tecnici “indipendenti” e amici, società civile). 2. FLI, che per ora non trova posto. 3. transfughi del PDL (Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Giuliano Cazzola, Franco Frattini e altra comparse in affanno). 4. Montiani parsi, dell’ultima ora e in attesa di sistemazione. 5. UDC gelosa della sua identità che è la vera tradizione democrisitiana, un marchio in esclusiva. La “ricomposizione del quadro politico” parte così.
Il tutto racchiuso in una coalizione il cui "capo politico" - come prevede la legge elettorale - sarebbe dunque il presidente del consiglio uscente. Tutti “per Monti” in un blocco o in una federazione, tutti in un unico “blocco” e su un’unica “piattaforma” (di programmi è meglio non parlare più) che è in rapida predisposizione: semplici dettagli. La consegna è una sola: non dare speranze, non promettere nulla. Rinunce, risparmi, rinvii, lacrime e sangue: lo spettacolo è questo.
Ma c’è ancora un sacco di gente da sistemare, è la ressa: tutti dentro, tutti contro tutti e la “ricomposizione” promette esclusioni. Berlusconi, Tremonti, la Lega sicuramente fuori e nessuna ammucchiata. Escluso anche il PD: il “blocco” è al centro e la sua centralità fa l’Italia bloccata di sempre. Però a tutto si può rimediare, ripensarci, “rovesciare” i tavoli del gioco. Si pensa a un rinvio delle lezioni per smistare il traffico e rifare la conta.
L’orchestra accorda gli strumenti in attesa del direttore, la gente è in sala e il programma del concerto ancora non c’è. Nell’elettorato c’è impazienza, disagio, disaffezione e farsi rimborsare il biglietto è impossibile. Le regole dello spettacolo sono ferree: prima o poi si va in scena. Che fatica per arrivare alla fine del tutto scontata della rappresentazione, il Secondo governo Monti. Questa per ora è l’unica certezza, il traguardo agognato.

 

Verso la Terza repubblica: proclami e manifesti

All’orizzonte c’è un miraggio: la Terza Repubblica. In questa confusione di truppe in “ricomposizione” del fronte del potere c’è l’idea che la grande svolta, la “madre di tutte le riforme” sia un nuovo assetto costituzionale. Più facile dirlo (o sognarlo) che farlo.
Per la verità “verso la terza repubblica” non è solo un sogno o un modo di dire, è un movimento politico vero che fa, ormai da qualche mese, lo sfondo di nuove speranze e aggregazioni. Il “progetto” si intreccia con quello di un latro movimenti, gli “indipendenti per l’Italia” che erano qualche mese fa e in netto anticipo gli Ipermontiani: “quaranta persone sparse nella prestigiosa Sala di piazza Montecitorio”. Tutt’altra cosa rispetto al movimento “fermare i declino” (conta 43 mila iscritti e 20 mila volontari) che di recente, e per ora, ha rotto con il fronte del montismo in formazione.
No. Verso la terza repubblica (compito davvero significativo) ha fatto l’OPA sul marchio, conta una cinquantina di promotori “che si confondono con quelli di “indipendenti per l’Italia” e 9 mila firmatari/aderenti.
Finirà all’Italiana: ognuno per sé e Dio per tutti. Per ora non è possibile immaginare il numero di liste che verranno presentate: 100, 200, trecento. La “ricomposizione” si gioca al tavolo della roulette. Stiamo giocando? No, già ora i partiti del sistema politico del Belpaese sono più di cinquanta.

 

Il nuovo mantra. “l’agenda”

Indiscutibile la novità: nel linguaggio politico ha fatto la su comparsa e guadagnato un ruolo centrale la parola “agenda”. L’ “agenda Monti” per la precisione: non un programma, ma un’agenda con scritto sopra i tempi della cose da fare che sono obbligate e già sono state decise in via definitiva dal governo ormai scomparso. Il termine è in voga da qualche mese e sta ad indicare il calendario dell’azione di governo nei suoi impegni internazionali. Il 23 dicembre compare un sito in rete: “agenda Monti”, registrato da Elisabetta Olivi già portavoce del Governo, ma è ancora vuoto, in preparazione.
L’ “agenda” è già divenuta un partito, un movimento, una lista, chiamatela come volete è il partito de nuovo leader. Il “tormentone del Monti bis” non è finito. Siamo solo all’inizio.
Buona Natale a tutti, godetevi il panettone, state in famiglia e non uscite di casa.

 

Roberto Moro – 25 dicembre 2012





 

Fonte: Storia & Storici
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