Tag Titolo Abstract Articolo
www.storiaestorici.it
storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
28 dicembre 2012 e dintorni
Lo spettacolo ha preso il via: tutti in scena
ma copione e attori son sempre gli stessi
immagine
La campagna elettorale è cominciata, il quadro politico è all’insegna della frantumazione. 200 liste elettorali, altrettanti movimenti e gruppi, clientele e parentele. È la rissa e la riffa: c’è posto per tutti. Di programmi non si parla più, vanno di moda “agende”, “manifesti”, “progetti”. L’esperienza del Governo Monti, l’onda lunga del governo tecnico, sembra aver orientato il corso della prossima competizione su un interrogativo semplice e drammatico: le tasse dobbiamo pagarle si o no? Sono tutti in scena per questa rappresentazione e nei media TV, quotidiani, periodici, cartelloni, comizi e convegni è già il tutto esaurito: centinaia di ore per rispondere al quesito e a tutte le possibili varianti. Il Belpaese è un paese di spettatori.
***

 

Promesse e premesse -  Chi ha incastrato Mario Monti? - Una crisi per caso. La solita crisi “al buio”? -  La teoria unificata del potere

 

Promesse e premesse.

Buon anno a tutti e benvenuti in Italia.
Il 2012 è già una storia passata e delle promesse si è persa memoria, ma vanno accolte in premessa: solo per ricordare.

25 febbraio 2012 – Mario monti: “Visto che il mio incarico è assolutamente temporaneo, farò in tempo a completare il quadriennio per cui sono stato nominato alla guida di questa Unversità [Bocconi]”
3 aprile 2012 – Mario Monti: “Se la situazione lo richiederà ancora, immagino che i partiti saranno anche disposti a mettere a frutto l’acquisita capacità di dialogo per pensare a grandi coalizioni. Sarà per me bello guardare a tutto questo dal di fuori”
10 luglio 2012 – Mario Monti: “Ho sempre escluso ed escludo anche oggi di considerare un’azione di governo che vada oltre la scadenza naturale del governo che ho l’onore di presiedere. Dopo le elezioni rimarrò memebro del Parlamento come senatore a vita”
19 agosto 2012 – Mario Monti: “Mi rifiuto di pensare che un grande Paese democratico come l’Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla”
7 settembre 2012 – Mario Monti: “Quelli per un Monti-bis sono appelli simpatici, ma non ricevibili. Sicuramente mi pongo, e credo che nessun altro si ponga questa eventualità. Per me le vacanze arrivano abbastanza presto”
9 settembre 2012 – Mario Monti: “L’esperienza del governo tecnico è sicuramente episodica, transeunte e limitata nel tempo”
1 ottobre 2012 – Mario Monti: “Lasceremo il governo da altri nei prossimi mesi e spero di lasciare un paese meno rassegnato e più rasserenato”

Si potrebbe continuare, ma questo è solo un florilegio. E sono queste le naturali premesse di un eventuale Monti-bis ottenuto con la lotta all’ultimo sangue (e all’ultimo seggio) che le elezioni lasciano intravedere. E comunque sono queste le premesse della “salita in politica” di Mario Monti. Chi mai ne poteva dubitare? Forse non lo sapeva l’interessato, ma lo sapevano tutti. Alla luce di questa rassegnata consapevolezza collettiva, la domanda a cui non si sa come rispondere è la seguente.

 

Chi ha incastrato Mario Monti?

Cosa mai induce una così stimabile persona, una “riserva eccellente” della Repubblica, uno scienziato dell’economia e un tecnico di fama internazionale, a infilarsi in questa convulsiva avventura? A condividere le ritualità mortificanti della politica casereccia, il linguaggio politichese, a imparare il copione di una recitazione che è sempre quello della vecchia rappresentazione? Perché condividere i traffici dei mercanti nel tempio che forse avrebbe voluto cacciare? E perché mai contribuire a mettere a ferro e fuoco, il Paese in un confronto che si annuncia tra i più caotici e confusivi della vicenda repubblicana? Perché e perché … perché affrontare questa “salita” così scoscesa e ricche di dirupi? Perché mai fare cordata? Mescolarsi in via diretta o indiretta con bande di masnadieri, affaristi e professionisti del potere di un Paese immobile e in via di frantumazione? E, insomma, chi ha incastrato Mario Monti?
Le risposte si affollano tra ovvietà, banalità e racconti fantastici. Ambizione personale, ingenuità, hybris e quello stato di grazia onnipotenziale che si impadronisce di chi si trova a gestire il potere, e lo fa prigioniero. Senso di responsabilità e di superprofessionalità, amore del Belpaese, missione salvifica, senso dello Stato, frustrazione per la missione incompiuta. Pressioni internazionali, poteri forti, direttive massoniche o della gerarchia vaticana. Desiderio illuministico si razionalità, fede nel progresso ed efficienza.
Certo a me piace credere che si per senso dell'onore e e per contrastare con dignità lo spettaccolo indecoroso di quella deriva morale che chiamiamo "declino".
Ma le curiosità si fanno più acute anche in considerazione del fatto che a “saliere in politica”, a cercar di restare in poltrona, tutti lo avevano sconsigliato: a destra, a sinistra, al centro, sopra (al Colle) sotto (nei sondaggi). Quasi un coro. Per evitare questa salita si era parlato di un risarcimento con il Quirinale, un risarcimento del tutto adeguato.
Per quel che vale, questa curiosità rischia di rimanere inappagata. Alle elezioni senza legge elettorale e con l’elettorato alla deriva tutti erano impreparati a partire dall’interessato. La crisi per certo non la voleva la sinistra, non certo la destra che la ha suscitata, non il capo dello stato, non le istituzioni economiche, neppure l’Europa. Ma il sistema paese è fatto così, le sue strutture si muovono con ritmi e processi obbligati e codificati da sempre. Talvolta per seguire il loro corso naturale (imposto dalle regole del sistema) gli eventi accelerano, precipitano, sfuggono di mano e a ogni apparente programmazione.

 

Una crisi per caso. La solita crisi “al buio”?

Ecco il percorso di cui tra poco avremo perso memoria.
22 dicembre - il Presidente scioglie le Camere (ma Monti non scioglie i suoi dubbi);
23 dicembreConferenza stampa ti fine anno del Presidente Monti. Mario Monti può valutare anche di candidarsi come premier con una coalizione che dovesse appoggiare l’agenda Monti. L’agenda Monti circola tra le forze politiche di centro
24 dicembre - le forze centriste accettano l’agenda Monti
26 dicembre – esce online l’agenda Monti, sul sito ufficiale www.agendamonti.it
27 dicembre – Monti decide la sua salita in politica: sarà un movimento, una lista unica, una coalizione?
28 dicembreConferenza stampa: Monti non fa un partito, non si candida, ma “sale in politica”.
4 gennaio, ore 18 - Esce il simbolo della lista “Scelta civica – con Monti – per l’Italia”. Lo spettacolo è imbarazzante.

A seguire questo calendario si ha l’impressione che tutto avvenga all’insegna della irresponsabili improvvisazione o che tutto sia stato preparato da mesi, che la trama del racconto sia obbligata, canonica e canonizzata dalla ritualità.
Già ora sappiamo che, salvo improbabili incidenti, all’indomani del voto si porranno i problemi di sempre della ingovernabilità, la necessità di compromessi, l’opportunità di mediazioni. I numeri per una forza maggioritaria di centro non ci sono e la legge elettorale, che sta bene alla classe di governo passata e futura, non consente la vittoria di nessuno. Monti dovrà scegliere a destra o a sinistra e destra o sinistra dovranno scegliere l’alleanza col centro: compromessi, mediazioni, ripensamenti, revisioni di agende, programmi, linee politiche. Mobilità, instabilità, volteggi, spostamenti di fronte, tradimenti e cooptazioni. Il racconto è sempre lostesso: l’ingovernabilità del “sistema”.

 

La teoria unificata del potere

Forse la spiegazione dell’intera vicenda è prioprio da ricercare nelle strutture profonde nel sistema stesso (quello di un paese che, a detta di molti, “non sa fare sistema”) e nel sistema politico che lo governa con continuità e in modo rigido, inalterabile.
Può giovare una analisi della durata dei governi repubblicani, che per latro nulla innovano rispetto a quelli del Regno d’Italia. Dei 25 presidenti del consiglio che hanno retto i 61 governi della repubblica solo 11 non hanno replicato l’incarico, tutti gli altri hanno replicato l’incarico da 2 a 7 volte. Il Monti-bis sembra essere nella natura delle cose. Basta mettersi d’accordo e, primo o poi, l’accordo si fa. Non sarà un “compromesso storico”, ma una serie di compromessi e negoziati per turare avanti fin che si può, il tempo breve di un nuovo governo: magari il Terzo governo Monti.
Le resistenze al bipartitismo, alle regole della alternanza che fonda i moderni sistemi democratici, nel Belpaese sono storiche e per certi aspetti irriducibili: in Italia siamo condannati al “bipartitismo imperfetto”, da sempre. Il modello interpretativo, ormai divenuto classico nella scienza politica, è del 1966. Può essere rivisitato e rielaborato, ma nella sostanza spiega il fondo del problema, spiega tutto: spiega l’apparente paradosso della “ingovernabilità” come teoria unifica del potere e strategia nella continuità della classe politica e dirigente del Belpaese. Quella sorta di beato immobilismo che oggi chiamiamo declino che ha assicurato la stabilità del sistema fin dalla sue origini recenti (l’esperienza repubblicana) e remote (l’esperienza unitaria).
L’esperienza berlusconiana per garantire il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica (dal bipartitismo imperfetto alla democrazia dell’alternanza), non ha saputo mettere a profitto il collasso della classe politica e dirigente che regge il paese. Da una ristretta “oligarchia” si è nel giro di vent’anni passati a una generalizzata “cleptocrazia”. Il cammino verso la Terza repubblica sembra doverci riportare alla Prima. Una instabilità controllata in grado di garantire quell’immobilismo sociale e culturale che chiamiamo, forse in modo improprio, “declino”.

 

Roberto Moro - 15 gwnnaio 2013

 

18 gennaio - “Alla ricerca del centro perduto”, lo spettacolo al via
La campagna elettorale è cominciata, il quadro politico è all’insegna della frantumazione. 200 liste elettorali, altrettanti movimenti e gruppi, clientele e parentele. È la rissa e la riffa: c’è posto per tutti. Di programmi non si parla più, vanno di moda “agende”, “manifesti”, “progetti”.
Il progetto “nuovo” è quello di ricostruire un centro “storico” nel sistema politico del Belpaese e ha preso il via con la lista Monti: un campo di incerte e contorte aggregazioni. Monti, che da quando è salito in politica ha già detto tutto e il contrario di tutto, con la sua “scelta civica” sfida la destra e la sinistra. La destra e la sinistra sfidano Monti. L’opinione di esperti e sondaggisti è che questo centro potrebbe raccogliere un 15% dei voti, ma la campagna è appena iniziata e si potrebbe concludere al ribasso con un 7-10%. La DC è storia passata e i suoi elettori “storici” non sono più di questo mondo. In qualche modo è tutto un mondo che con inesorabile gradualità sta scomparendo. L’appello ai riformisti è vecchio di almeno quarant’ani. Il rosario delle cose da fare per “salvare l’Italia” lo recitiamo almeno da venti.
L’esperienza del Governo Monti sembra aver orientato il corso della prossima competizione su un interrogativo semplice e drammatico: le tasse dobbiamo pagarle si o no? Sono tutti in scena per questa rappresentazione e nei media TV, quotidiani, periodici, cartelloni, comizi e convegni è già il tutto esaurito: centinaia di ore per rispondere al quesito e a tutte le possibili varianti.
Buon anno a tutti e benvenuti in Italia.
 

Fonte: Storia & Storici
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact