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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Il Manifesto del declino
Decadenza e collasso.
27 novembre 2013: una data da ricordare ?
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E la domanda è: la decadenza del leader maximo dal suo ruolo parlamentare e l’esecuzione effettiva della sentenza che lo trasforma nominalmente in delinquente, sono davvero in grado di disaggregare le forze in campo? L’atto parlamentare di esclusione segna davvero il suo declino e il suo reale abbandono della vita politica, economica, sociale e culturale del Belpaese? Come e in che modo è possibile cancellare il passato per “ripristinare” la “normalità” (e cioè la legittimità) della vita istituzionale (e costituzionale) della Repubblica? E cosa significa davvero questa “normalità” se non una ri-voluzione: un ritorno a un altro passato ormai remoto? A tutta prima, purtroppo, la deriva dell’azione politica nel Belpaese si annuncia, a partire da oggi, violenta. Violento ancorché legittimo è l’atto stesso della decadenza, violenta le reazione annunciata, violento il clima che ha generato questi stessi eventi e forse quello che li seguirà.
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“Se anche tu vuoi: arruolarti nell’”Esercito di Silvio” per difendere il presidente Berlusconi e sostenerlo nella “Guerra dei Vent’anni”; riconoscerti in lui, nel suo pensiero, nei suoi ideali e nel suo operato; adoperarti per una Italia libera e democratica; compila il modulo sottostante”.

L’esercito di Silvio – cliccate per credere

 

Proviamo a leggere gli effetti della “crisi economica”, che è divenuta la moneta a resa immediata e l’intrattenimento privilegiato nella cultura dei media, in termini sociali e politici (politica intesa come polis = agorà = cultura diffusa). Ecco una lettura del presente/futuro della nostra situazione. Una riflessione forse fuori dal coro.

     Il 2014 sarà, per il Belpaese, con ogni verosimiglianza, un anno di grandi prove. I conti in termini di economia globale sono presto fatti. Interessi sul debito 86 miliardi, rientro del debito sul PIL 52 miliardi, contenimento del deficit di bilancio al 3%, crescita del PIL: 1%. I conti del 2014 non tornano in presenza di una radicale frantumazione del quadro politico, di un logoramento istituzionale ormai irreversibile, di una demografia improduttiva e di un tessuto sociale (e culturale) radicalmente modificato nel corso degli ultimi venti anni. Quale sarà la compagine politica in grado di reggere l’urto e quale potere sarà in grado di reggere la compagine politica del 2014?

     Previsioni. La decadenza di Berlusconi sarà il vettore del dibattito e dell’azione politica nei prossimi giorni, settimane, mesi: si annuncia l’estremismo mediatico, la lotta di tutti contro tutti, la riaggregazione della forze di destra. All’evento Berlusconi e la sua rete si sono ormai preparati e hanno allestito strumenti efficaci. Sono queste, per cominciare, le forze in campo:

 

1.  un vero “esercito”, l’ “esercito della libertà” ovvero “l’esercito di Silvio” in via di arruolamento e capitanato dalle squadre emergenti dei “falchetti”;
2. le forze di destra a matrice nazionalpopulista-antieuropea capitante dia frantumi del fascismo nostrano e da fascisti emergenti (Casapound ha già totalizzato       50.000 elettori e 10.000 attivisti);
3.  una rete di alleanze con le varie forma di criminalità organizzata che garantiscano la tutela di interessi diffusi capillarmente sul territorio;
4.  una classe media in via di estinzione ormai schierata su posizioni populiste e indisponibile al voto per mancanza di una adeguata offerta politica;
5.  un progressivo sradicamento dei ceti produttivi (la classe operaia e il sistema di impresa) dal territorio;
6.  una consistente copertura mediatica e un disponibilità economica libera da vincoli e controlli che lo stesso Berlusconi può agevolmente attivare.

 

     Sono queste le forze non ancora del tutto censite che fanno il loro ingresso a partire da oggi sulla scena politica, sociale e culturale del Belpaese e che costituiscono il personale politico e le risorse della nuova compagine politica di area berlusconiana. La loro sostanziale e formale aggregazione può costituire un fatto nuovo e innovativo della storia “al futuro” del Paese: un evento, da molti, ormai atteso da tempo.

      La cultura politica o l’apparato ideologico di queste forze può forse apparire debole e obsoleta, ma costituisce pensiero diffuso. La sinistra come blocco storico illiberale, la magistratura come agente di persecuzione eversiva, le istituzioni come vincolo, il governo e i partiti come freno allo sviluppo e l’illegalità come libertà dell’azione individuale, è una sequenza che trova  ampio riscontro nella deriva dell’anitpolitica emergente (“no ai partiti sì ai leader”). Inoltre la pratica della illegalità e l’abuso di potere come procedura di governo e teoria unificata del potere  sono da tempo lo zoccolo culturale della classe dirigente (in senso lato) del Belpaese e ne costituiscono il tessuto connettivo a tutti i livelli proprio in virtù della ventennale esperienza berlusconiana.

     E la domanda è: la decadenza del leader maximo dal suo ruolo parlamentare e l’esecuzione effettiva della sentenza che lo trasforma nominalmente in delinquente, sono davvero in grado di disaggregare le forze in campo? L’atto parlamentare di esclusione segna davvero il suo declino e il suo reale abbandono della vita politica, economica, sociale e culturale del Belpaese? Come e in che modo è possibile cancellare il passato per “ripristinare” la “normalità” (e cioè la legittimità) della vita istuzionale (e costituzionale) della Repubblica? E cosa significa davvero questa “normalità” se non una ri-voluzione: un ritorno a un altro passato ormai remoto?

    A tutta prima, purtroppo, la deriva dell’azione politica nel Belpaese si annuncia, a partire da oggi, violenta. Violento ancorché legittimo è l’atto stesso della decadenza, violenta le reazione annunciata, violento il clima che ha generato questi stessi eventi e forse quello che li seguirà.

   Se Berlusconi verrà effettivamente privato della sua “agibilità politica”, al clamore seguirà il silenzio, il rammarico per chi lo ha sostenuto, il progressivo oblio. Una manifestazione pubblica di solidarietà, qualche manifestazione di sostegno, una celebrazione dei ricordi … Confinato ai “servizi sociali” o agli arresti domiciliari il leader sarà oggetto di dileggio e attore di uno spettacolo destinato a non suscitare passioni: sic transit gloria mundi! Un pensionato della storia patria ancora tutta da scrivere.

    Ma qui la domanda è: le forze che lo sostengono, la rete di potere e dei poteri che il Primo attore è riuscito a tessere e della quale si è nutrito per un ventennio, le forze in campo sopra richiamate, gli interessi di tutta una classe dirigente cresciuta nell’arco di due generazioni. a quale santo potranno rivolgersi? Quale offerta e compagine politica potrà tutelare un insieme di interessi e relazioni così coeso e operativo? Da quale continente potrà giungere una innovazione sociale e culturale per la nostra storia al futuro? Quali sono gli anticorpi di una deriva di declino universalmente denunciata e ormai universalmente  vissuta?

    Il governo Letta è il sessantaduesimo dell’età repubblicana e il centoquarantesimo del percorso unitario. Durata media di questi governi è stata di un anno, un mese, sette giorni. Letta ha fatto otto mesi e gliene aspettano ancora sei. Sei mesi di battaglia campale contro le forze della destra emergenti e vitali più di quanto non si pensi. Sei mesi di campagna contro tutto il passato degli ultimi vent’anni. Sei mesi di tattiche senza strategie per tenere in vita il mito nazionale dell’ingovernabilità come continua, perenne giustificazione dell’immobilismo. Avanti così!

 

 

Roberto Moro

 

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