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Roberto Moro
Governorenzi1 - Il Manifesto del declino
Poche storie: la scena è cambiata
I primi 131 giorni del Governo Renzi
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Gli annunci si susseguono a ritmo incalzante: una rifoma al mese (in Italia!). Cambia il lavoro, cambiano fisco casa e pensioni, cambia la RAI, cambiano le professioni, le famiglie, i tribunali, cambia la scuola e l’Università, il CNEL, la legge elettorale, il Senato, la Costituzione e … l’elenco non è finito. Si cambia anche l’Europa, “perché cambiare è il nostro stile di vita”, è stato detto ad Obama. L’epoca delle barzellette è finita e adesso,ora, si fa sul serio.
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Poche storie: la scena è davvero cambiata. Nuovo di zecca il primo attore, uscito dalle quinte alla fine dell’ultimo atto come Deus ex machina, nuove le comparse, nuovo lo stile, il linguaggio e l’azione teatrale. Forse solo il canone è rimasto immutato ed è quello tradizionale della commedia dell’arte: si recita a soggetto.
La novità che non sfugge a nessuno è la velocità delle azioni che richiama alla mente il Manifesto futurista.

 

“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Il coraggio, l’audacia, della nostra rottamazione, saranno elementi essenziali della nostra politica. La politica esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno”.

 

In poco più di un anno il “nuovo” Premier, sospinto dall’ebbrezza giovanile, ha vinto le primarie PD, incassato un successo elettorale, conquistato la poltrona più alta sloggiando il malcapitato Letta, azzerato e ricostruito il Govenro, e che governo!, rottamato una serie di cariatidi bisognose ormai di badanti. Berlusconi è a servizio, D’Alema ai domiciliari, il Nuovo Centrodestra boccheggia, il fronte degli incerti è spazzato via: si disgrega in vista di nuove aggregazioni. È la velocità delle azioni che contorce tutto il tessuto di un universo reso immobile dalla legge della gravitazione universale. Non c’è scampo, si cambia!
Gli annunci si susseguono a ritmo incalzante: una riforma al mese (in Italia!). Cambia il lavoro, cambiano fisco, casa e pensioni; cambia la RAI, cambiano le professioni, le famiglie, i tribunali; cambia la scuola e l’Università, il CNEL, la legge elettorale, il Senato, la Costituzione, la Repubblica e … l’elenco non è finito. Si cambia anche l’Europa, “perché cambiare è il nostro stile di vita”, è stato detto a Obama. L’epoca delle barzellette è finita e adesso, ora, si fa sul serio. Le auto blu vanno all’asta e si va a piedi.
Incalzati dai social network, i media tradizionali non riescono a tenere il passo e l’informazione politica si compie in presa diretta, il Premier è ovunque su tutti i canali da sera a mattina e da mattina a sera.
Anche la pausa estiva è minacciata da questo ciclone, da questa nuova climatologia.   

 

Il bilancio dei primi 131 giorni del Governo Renzi si può agevolmente riassumere richiamando alla memoria il dispaccio inviato dallo Stato Maggiore della Grande Armeé all’indomani del passaggio della Beresina: “L’Armata è a pezzi. Sua maestà l’Imperatore gode di ottima salute”. Per attualizzarlo si potrebbe aggiungere che l’Imperatore sta anche “sereno”. Come, del resto, l’intero Corpo ufficiali.
Questione sociale, economia, strategie politiche nazionali e internazionali si riassumono tutte in un mantra di continuo ripetuto ormai da anni: crescita, occupazione, produttività. Ma va detto che il compito “storico” affidato dalla classe dirigente del Belpaese (quel 10% della polo azione che assorbe da sé sola il 50% del reddito) a Matteo Renzi, è stato, all’atto dell’incarico, quello di: 1. “rimodellare” il Partito democratico (mediante la progressiva rottamazione di ex-comunisti, socialisti radicali e di quel che resta della cultura democratica di questo Paese; 2. offrire una via di scampo all’uscita di scena di Berlusconi; 3. costruire un’efficiente barriera all’insorgenza del Movimento 5 stelle. Questo mandato, non facile da rispettare, si è materializzato con tratti di efficienza e mediante una tattica che rispetta in pieno le strutture profonde del “sistema Italia”. Qui si misurano le capacità del Premier (in realtà del “Presidente del Consiglio dei Ministri”, ma lui non lo sa) e i risultati paiono, almeno per ora, del tutto soddisfacenti: il sistema Paese è salvo o in via di salvazione, Renzi promosso a pieni voti.

 

Il “sistema Paese” ci è ormai noto, è studiato e analizzato da storici, sociologi, economisti, filosofi e letterati che si trovano generalmente concordi. Tomasi di Lampedusa ne ha dato una esemplificazione eccellente e indelebile. Un paradigma il cui studio viene imposto nei processi educativi nazionali in tutto il ciclo della scuole superiori. Lo sviluppo della classe dirigente del Paese non pone problemi: “prima di noi vi erano i leoni, ora noi siamo i gattopardi e, dopo di noi, verranno iene e sciacalli …”. Ed è andata così. Facciamo due conti.
Oggi, nel nostro “sistema” politico la spina dorsale è costituita da circa 150.000 cariche elettive-rappresentative di ogni ordine e grado (comuni, comunità, regioni, provincie, camere) Questo nucleo di potere controlla a sua volta, in via diretta, circa 350.000 incarichi di governo e sottogoverno: insomma ha la facoltà di clonarsi accrescendo la sua dimensione e l’occupazione del potere. Si tratta di un ceto o “blocco” di 500.000 soggetti che, a loro volta, sono in grado di controllare un pacchetto di almeno 4,5 milioni di voti. Ci vogliamo aggiungere 2 milioni di “voto di scambio” controllati in via diretta dalle organizzazioni criminali? Ed ecco 6/7 milioni di voti che costituiscono un terzo dei voti “liberamente” espressi. Gli astensionisti ovviamente non rientrano per definizione, nel conto.
La disgregazione, forse solo momentanea, degli apparati ideologici e dei partiti, e soprattutto il declino (non la “crisi”) delle strutture produttive del sistema economico nazionale, hanno creato una vera e propria metamorfosi della classe dirigente così da cristallizzare il “mestiere della politica” nel sistema della “cleptocrazia”. Governa chi vuol rubare e ruba chi vuol governare.

 

Certo questa non è una deriva esclusiva del “sistema Italia”, ma da noi questa “storia” ha strutture profonde e consolidate. Il Governo Renzi è il 131° governo in 152 anni di esperienza nazionale unitaria. La durata media dei nostri governi è di un anno, un mese e sette giorni. A Renzi spetterebbero ancora 8/9 mesi per una svolta “riformista” (secondo taluni “autoritaria”) che, personalmente, prevedo abbastanza difficile perché, per effetto della complessità, è proprio l’ “instabilità” del sistema, la sua proclamata “ingovernabilità”, che lo rende vivo e operante, lo disgrega e lo ricompone di continuo nelle sue strutture.
Insomma, “il catalogo è questo”.
Ho sempre spiccato una tratta di fiducia sui “giovani” di ogni ordine e grado, perché è cosi che si deve fare anche se può sembrare che i conti non tornino. Dunque non mi resta che augurare a Matteo Renzi “buona fortuna!”. Siamo usciti dalla crisi e stiamo sereni.

 
Roberto Moro
Fonte: Storia & Storici
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