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Roberto Moro
governorenzi - 2
L'Europa, che noia!
L'Italia, che gioia!
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“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. Il coraggio, l’audacia, della nostra rottamazione, saranno elementi essenziali della nostra politica. La politica esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno”. La novità, per chi non lo avesse capito, sono le RIFORME. Tutte le RIFORME e solo RIFORME, nient’altro che le RIFORME, se ne parla da vent’anni, ma ancora non si sa bene quali e perché. Sono le RIFORME, le RIFORME e basta.
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Matteo Renzi: « Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. »

 

 Giù il sipario. Su il sipario!
Stavamo appena uscendo dall’inverecondo spettacolo mediatico offerto, quasi per due decenni, da Silvio Berlusconi. Monti, Letta e sembrava fatta. Giù il sipario, le luci si spengono, il pubblico sfinito cerca la via di fuga e qualcuno reclama il rimborso del biglietto. Un po’ di confusione, rumori di fondo, silenzio. L’Italia virtuale messa in scena a partire dal “contratto con gli italiani” (era il 1994. ve lo ricordate?) e che si era affermata nell’immaginario collettivo, aveva stufato attori e pubblico, costumisti e suggeritori. Liberi tutti!
Era l’Italia minacciata dall’invasione comunista, dalla sinistra sovietica sopravvissuta alla caduta del Muro, l’Italia senza libertà gestita dai pubblici ministeri, l’Italia dei cittadini perseguitati dalla legalità, degli imprenditori massacrati della persecuzione fiscale. L’Italia del leader mediatico eroe delle libertà usurpate. Il Partito delle Libertà era l’argine, la diga indispensabile opposta al rischio di una dittatura della “sinistra”. Ve la ricordate? La risposta è no, già ce la siamo dimenticata e per buone ragioni.
Su il sipario! Non c’è tregua. Lo spettacolo continua anche se la scena è tutta cambiata. Nuovo di zecca il primo attore, nuove le comparse, nuovo lo stile, il linguaggio e l’azione teatrale. Ma il canone è rimasto immutato, quello tradizionale della commedia dell’arte: si recita a soggetto.

 

L’Europa: che noia!
Le elezioni europee, nel Belpaese, hanno premiato la linea europeista del buon senso comune. Ma quest’Europa di cui ci sentiamo parte, agli occhi del Presdiente del Consiglio dei ministri, ha un volto opaco, è noiosa.
“Se l'Europa facesse un selfie, mostrerebbe il volto della noia. Eppure, il mondo fuori di qui corre”.
Oltre i confini del “vecchio” continente c’è davvero qualcosa di nuovo, e questo “nuovo” può apparire a taluno imbarazzante (Siria, Uncraina, Iraq, Afganistan, Libia e Corno d’Africa, Palestina e Israele, e non finisce qui), ma tant’è. Il discorso di Matteo Renzi per l’inaugurazione del semestre di presidenza dell’Unione rompe con la tradizione dell’aula paludata. È a braccio, appassionato, fa la morale e una nuova morale. Lo si trova inrete in testo e in video. Per chi ancora non lo ha sentito è certo da leggere, gustare e interpretare. I luoghi comune si sprecano.
“Se l'Europa facesse un selfie, mostrerebbe il volto della noia. Eppure, il mondo fuori di qui corre”. Ed è solo l’inizio.
Il programma del Presidente è semplice: “ridare un’anima all’Europa”.
Poi ci siamo inchiodati sulla richiesta di una nomina della Mogherini agli esteri dell’Unione. Riserve, dissensi, incertezze. Tutto rinviato a settembre; un negoziato lungo (ottobre) e a novembre l’Unione è pronta a partire, però a dicembre il mandato di Renzi è finito. Già fin da ora non se ne parla più.

 

Ma l’Italia che gioia!

Ma l’Italia che gioia: è una gigantesca riserva di caccia mediatica. Renzi, al pari di Berlusconi, è onnivoro: interviste, twtter, face book, inaugurazioni, presenze e viaggi, motti di spirito, ironia, richiami all’ordine di una scolaresca agitata. Migliaia di foto al giorno e un serial televisivo senza tregua, cinque o sei puntata quotidiane in occasione dei telegiornali. Tutto avviene “in diretta” e non se ne può più.
La novità, per chi non lo avesse capito, sono le RIFORME. Tutte le RIFORME e solo RIFORME, nient’altro che le RIFORME, se ne parla da vent’anni, ma ancora non si sa bene quali e perché. Sono le RIFORME, le RIFORME e basta.
A cominciare dalla Costituzione repubblicana, dalla legge elettorale, Italicum, e dal Senato. Le montagne si scalano a partire dalla vetta e dalla magia dei proclami. Le date sono ultimative: ora o mai più, domani o mai più, la prossima settimana o mai più. Se ne parla a settembre.
A me resta da capire questo impressionante incaponimento compulsivo di Matteo. Aiutatemi.
Il Paese non cresce, il debito scavalca ogni mese il record del mese precedente, le aziende chiudono o sono vendute a prezzo di saldo (vedi Alitalia). L’occupazione è inchiodata, la corruzione dilaga, i comuni falliscono, gli sprechi governano l’intero tessuto produttivo, l’evasione fiscale celebra i suoi trionfi. Le tasse aumentano, la povertà è il contrassegno del ceto emergente e la classe media scompare. Le organizzazioni criminali penetrano nel tessuto economico e politico del Belpaese.
Ma l’Italia che gioia! È vero cambia tutto, e cambia in fretta.
Alla ricerca della mitica “governabilità” di una classe politica che proprio su questa a fondato le sue fortune e la sua stabilità al potere, l’idea è quella di abolire il Senato, anzi no: di riformarlo. Un cambiamento, una metamorfosi e una innovazione insieme. Il prodotto finale non è chiaro e non convince nessuno. Meno che mai gli interessati all’estinzione di massa: i senatori.
Qui io la penso così: è possibile che gli interessati abbracino l’eutanasia, ma non è probabile, è probabile che l’insieme dei poteri diffusi condivida condivida il disegno di un potere concentrato nelle mani di Renzi, ma non è possibile che lo realizzi.
Ma la domanda di fondo è: da dove viene questa pensata? E la rispsta è immediata: “dal patto del nazzareno”!

 

Nazzareni, Cirenei e Concordia
Tutti si chiedono, e la cosa fa rumore, cosa sia e quale sia il Patto del nazzareno. Soffiate, parole a mezza bocca, sospetti, complotti, rumori. I politologi e gli astrologi fanno fortuna a svelare e decrittare sguardi, ammiccamenti, sorrisi. Sette forse otto minuti in solitario tra Renzi e il Berlusca: ma cosa si saranno detti, cosa avranno firmato e il Patto c’è davvero?
Il mistero è presto svelato e, a parte gli opnionisti e gli esperti, tutti lo sanno.
Il patto è uno scambio di potere tra posizioni di forza: Berlusconi ottiene impunità, immunità. salva la pelle, la sua presenza politica e il suo patrimonio, Renzi ottiene l’appoggio di Berlusconi per governare il Paese sul lungo termine, demolire il PD, bloccare Grillo e forse ottenere finanziamenti diretti o indiretti per le prossime campagne elettorali. Quale sia l’algoritmo tecnico è da scoprire. Tutto qui, non si tratta di un rebus, ma di semplici parole crociate.
Sta qui l’apparente solidità del Patto di continuo proclamata di contraenti. Questa la croce che tocca a loro di portare, ma se qualcuno cadesse lungo il percorso non mancheranno certo i Cirenei pronti a farsene carico e a procedere in piena concordia.
Ed è appunto la celebrazione surreale orchestrata dai media sul trasferimento del relitto della Concordia a fare il segno del nostro presente istantaneo. Un rito nazionale, un evento quasi patriottico, una celebrazione e una redenzione insieme.
Il molo che ospita la testimonianza di un clamoroso disastro di incompetenze del Belpaese verrà dedicato alle vittime del naufragio. Sul molo di Pra è stato il Presidente del Consiglio dei ministri … chiedo scusa, il Premier, a ricevere il rottame e a proporre che questa data fatale di rinascita dell’immagine del Belpaese, il 28 luglio, possa essere proclamata festa nazionale.
C’è da pensarci.

 

Roberto Moro

 

 

Fonte: Storia & Storici
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