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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Fabio Abati - Igor Greganti
Polo Nord
La nuova terra dei "padrini" del Sud
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Si incontrano a Varese, nel Bergamasco, in una pizzeria sul lago di Garda o lungo la via Emilia. E mentre in televisione trasmettono le fiction su Riina e Provenzano, i boss di Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta, da anni, hanno attaccato anche la "famosa" Padania. Quelli del nord, poi, quando c'è da far girare soldi non hanno scrupoli. Banchieri e bancari "ci stanno", così come imprenditori e professionisti. E per i padrini del sud diventa tutto molto facile... L'indagine di due giornalisti per smitizzare, chiarire, denunciare che questo Paese, che in molti vogliono diviso, è nella realtà unificato dal denaro e dalle organizzazioni criminali, con la compiacenza di molte persone "per bene".
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La prefazione

Nando dalla Chiesa

 

Banditi a Palermo - Giornalisti liberi e curiosi - Colonie al Nord - Di affare in affare e… di parente in parente - E la Padania “ci sta”

 

Banditi a Palermo

Le scuole materne di Reggio Emilia. Un vanto nazionale. Un esempio nel mondo. Di civiltà, di cultura, di attenzione ai diritti dei cittadini sin dalla più tenera età. La scuola come testimonianza e culla di qualcosa di più grande: di un modello di società in cui alitano la Resistenza e la Costituzione, permeato di solidarietà e democrazia, rispetto e spirito di pace. Come si fa, dopo avere letto il capitolo finale di Polo Nord - la ‘Ndrangheta a Reggio e dintorni - a non ripensare a questo primato tuttora incontestato della scuola emiliana? Praticamente impossibile. Così come è davvero difficile per chi abbia qualche dimestichezza con la letteratura storica sulla mafia non tornare a Danilo Dolci e al suo appena ripubblicato Banditi a Partinico. Proprio di scuola parlava quel libro che nel 1955 scosse l’opinione pubblica europea infiammando perfino Sartre e Bertrand Russell di fronte al racconto delle condizioni in cui cresceva l’infanzia di un paese della lontana Sicilia, che l’assenza di condizioni civili e di scuole vere e accoglienti avrebbe ineluttabilmente gettato nelle braccia della cultura e delle organizzazioni mafiose.
Quanto generosa e ingenua fu la letteratura di impronta sociologica del dopoguerra… Lotta all’analfabetismo uguale a fine della mafia. Una visione violenta del mondo e delle relazioni tra gli uomini sarebbe stata cacciata progressivamente nelle riserve (sempre più anguste) della storia grazie al progressivo innalzamento del grado di scolarità. Grazie a una buona scuola. Non è stato così. Purtroppo.

 

Giornalisti liberi e curiosi

Basta leggere le cronache dei nostri anni, connettere i fatti accumulatisi in impressionante successione da sud a nord, per capire che è accaduto qualcosa di molto diverso. Polo Nord lo racconta e lo spiega benissimo. Fabio Abati e Igor Greganti, gli autori, non sono giornalisti di grido. Rappresentano però molto bene una nuova leva di giornalisti settentrionali. Ancora ristretta ma in grado di cambiare sensibilmente lo scenario dell’informazione che si fa al nord sulla presenza dei clan. Giornalisti liberi e curiosi di ciò che le convenienze tendono a rimpicciolire o a inzuppare nella retorica dei luoghi comuni. Tenacemente incollati ai fatti e alle loro concatenazioni; anche più, e meritoriamente di più, di quanto richieda mediamente un esercizio onorato della loro professione nel panorama nazionale.
Il loro racconto, che è poi un ordito di racconti immersi nella realtà degli ultimi decenni, ci rappresenta plasticamente quello che potremmo quasi definire il doppio fondo della società settentrionale, e in particolare della società padana. E la direzione e il senso del cambiamento avvenuto. La penetrazione delle organizzazioni mafiose nelle regioni del Po ha ormai qualcosa di sinistro e di preoccupante. Chi ricorda le descrizioni leggendarie e quasi folcloristiche dei primi boss che fecero del nord la loro terra promessa? Joe Adonis che arruola cantanti e fa raccomandazioni per Sanremo o per film di successo. Luciano Liggio che trascorre la sua latitanza come un tranquillo pensionato in via Ripamonti a Milano. E poi le presenze più sanguinolente ma confinate in specifiche nicchie della “metropoli tentacolare”, quelle di Francis Turatello e di Angelo Epaminonda. Ecco, quel mondo è stato inghiottito dalle trasformazioni sociali ed economiche del paese.

 

.Colonie al Nord

Ora, tranne alcune isole “siciliane” a cui il libro dedica doverosamente le sue attenzioni, a comandare nella pianura padana ci sono soprattutto i clan calabresi. Ora c’è la ‘Ndrangheta, ancora così estranea culturalmente, mentalmente, alla immaginazione e alla consapevolezza dei lombardi da essere perfino chiamata in altro modo (“Andrangheta”) anche dagli iniziati alla materia. La ‘Ndrangheta. Estranea culturalmente e mentalmente e tuttavia inserita in modo sempre più incisivo e aggressivo nel sistema economico settentrionale. Cresciuta a ridosso delle grandi comunità calabresi trapiantate in Emilia e in Lombardia sull’onda di processi che sembrano insieme di clonazione e di colonizzazione. Ogni centro di ‘Ndrangheta calabrese ha le sue colonie al nord. Flussi senza fine da Bovalino, Cutro, Platì, Locri, San Luca, Gioia Tauro. In queste colonie i clan si sono esercitati a sfruttare i “compaesani” con il racket o con l’usura, con il lavoro nero o con il coinvolgimento delle loro famiglie in una fitta rete di favori omertosi; oppure con il reclutamento delle più violente e ambiziose energie giovanili. Poi, più spavaldamente, gli stessi clan hanno deciso di partire da lì, dagli inespugnabili fortini sociali di amicizie e parentele, per andare alla conquista di tutti gli spazi offerti dalle regioni più ricche. Gettandosi nelle attività criminali per definizione come in quelle che i normali cittadini svolgono in modo del tutto pacifico e legale. Edilizia, lavori pubblici, sanità, servizi. Riciclando i profitti da cocaina e al tempo stesso andando a caccia del denaro pubblico stanziato per soddisfare le più nobili esigenze sociali e civili.
Il campionario delle modalità di infiltrazione e anche di ibridazione dei clan “nella” e “con” la società padana è ben descritto da Abati e Greganti. In forma romanzata, è vero, ma solo quanto basta a insaporire i timbri narrativi; perché il riferimento a fatti veramente accaduti non è “puramente casuale”, come si recita in testa o in coda ai romanzi o ai film, ma è precisamente voluto, come a stabilire una fedele corrispondenza con le cronache nere e giudiziarie.

 

Di affare in affare e… di parente in parente

Passano di affare in affare, i clan; quelli calabresi, certo, ma anche quelli siciliani. Di interesse in interesse. Di territorio in territorio. Di parente in parente. Da Reggio Emilia fino a Milano, via Brescello, Viadana, Cremona, Gussago, Brescia o Lodi. O percorrendo la stessa direzione in senso opposto. Spesso, fra l’altro, non accontentandosi di fermarsi a Milano. Ma andando oltre, fino a Busto Arsizio e alla ricca provincia varesotta, dove più a nord non si può. Senza incontrare soverchie difficoltà nel fare accettare le proprie logiche. E c’è una ragione. Questa non è più la ‘Ndrangheta degli anni settanta che aveva scelto la Lombardia come luogo privilegiato per realizzare la propria accumulazione primitiva, 135 sequestri di persona (qualcuno commesso anche dai siciliani, in verità) in pochi anni. Non è la più la ‘Ndrangheta che colpiva negli affetti più cari le famiglie di imprenditori, professionisti o ricchi commercianti e ne dissanguava i conti correnti con il ricatto più mostruoso.
Questa ‘Ndrangheta è oggi un soggetto ricco e potente, diventato tale anche grazie al modo in cui investì a suo tempo quei proventi. E da soggetto ricco e potente cerca il contatto con gli imprenditori che chiameremo di confine, ossia più spregiudicati o messi con le spalle al muro dalle difficoltà di mercato. Con i suoi soldi e anche con il suo potere di intimidazione si presenta agli operatori economici, alle banche come agli esercenti bisognosi di liquidità, fa intravedere guadagni allettanti, promette favori. E altrettanto fa con i pubblici amministratori bisognosi di bacini di voti sicuri. Si comporta con saggezza, cercando di evitare i delitti gratuiti e che rischiano di svegliare l’attenzione della grande regione dormiente, ormai al terzo posto a livello nazionale quanto a numero di imprese confiscate per mafia. Con saggezza e toni suadenti perché, come viene ben raccontato in queste pagine, così vogliono “quelli di giù”, disposti magari a scannarsi senza troppo chiasso nel porto franco della madrepatria ma determinati a garantire un’apparente stato di pace nell’eldorado del nord. Così le distanze si annullano o si fanno meno nette. I mondi si contaminano, si incontrano. Si usano. E’ difficile dire se vi sia una omologazione delle culture. Certo il trapianto dei clan nell’economia legale e nel territorio “straniero” non produce violente crisi di rigetto.

 

E la Padania “ci sta”

La tesi di fondo di Abati e Greganti è chiara e condivisibile: la Padania ci sta. Ci sta senza dichiararlo. Per quanto si atteggi a ritrosa, per quanto tuoni contro “quei mafiosi del sud”, per quanto maledica le leggi romane che hanno mandato per decenni al soggiorno obbligato su suolo padano boss di ogni risma, ora che i mafiosi giungono qui per i fatti loro, per scelta strategica, essa accetta il corteggiamento indecente. E a ogni tornante della cronaca sembra aggiungere segnali ammiccanti alla propria pudica e inconfessabile promessa di matrimonio.
Non è dunque il grado di istruzione. Non sono quindi le tradizioni civili. Non è il retaggio dei padri. E’ il rapporto con il denaro, è la fibra vera dei costumi, è l’antropologia più profonda, quel che conta all’appuntamento che la storia del paese ha apparecchiato tra la regione più ricca e la criminalità delle regioni più povere d’Italia. Questo libro è un ottimo assaggio per chi voglia sapere, per chi voglia capire. E chissà che non incoraggi anche il bisogno di reagire.

 

Nando dalla Chiesa

 

Indice del volume:

Un principio di sangue – Fratelli d’Italia – la realtà narcotizzata – Società a responsabilità mafiosa – Busto … come Gela – Tracce della fine

 

Fabio Abati - Igor Greganti

Polo Nord

La nuova terra dei "padrini" del Sud


EDIZIONI SELENE

Milano -2010

 

 

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Fonte: Storia & Storici
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