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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
“Parigi o cara”: 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14 … gennaio 2015
La Quarta guerra mondiale?
La Patria è in pericolo?
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Vi è piaciuta la vignetta? Vi ha fatto ridere o sorridere? La catena sodomitica in virtù della quale lo Spirito Santo penetra il Figlio e il Figlio a sua volta il Padre Eterno è, per chi non lo avesse capito al volo, una “satira” e una denuncia dell’ondata di pedofilia e pedofili che ha macchiato, da qualche tempo, la sacralità della Chiesa Cattolica. E questa sacralità è stata dissacrata con forza. Charlie Hebdo è stato anche più netto e “mordace”, si fa per dire; nei confronti delle degenerazione del fondamentalismo islamico, la mano è stata pesante: “le Coran c’est la merde”. Cominciamo da qui un piccolo viaggio di riflessione sulle vicende parigine, un viaggio che si apre d’innanzi a una strada molto affollata e pericolosa, tortuosa e piena di ostacoli, primo dei quali non essere capito ed essere frainteso. Intendiamoci nessuna presa di posizione diretta, nessuna sentenza, nessuna morale da fare a nessuno. No, ma il libero esercizio di un diritto di critica e l’esercizio di quella libertà di pensiero e di pensare, del diritto di partecipare le proprie opinioni che da qualche giorno costituisce l’Autodafé dell’Europa tutta e di tutto il benamato Occidente. E la morale, se di morale si tratta, di questo viaggio, o almeno il suo primo passo e la sua conclusione è il seguente: “Je suis charlie” ? Sì e no. E forse più no che sì.
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Armagheddon? - Basta riflettere - L’evento di tutti gli eventi (del gennaio 2015)

- Charlie Hebdo - La patria è in pericolo?

 

Armagheddon?

Parigi è al centro del mondo: un meteorite impazzito ha illuminato senza preavviso la “Ville lumière” creando un bagliore accecante, una gigantesca onda d’urto a livello planetario, una apocalisse: “un nuovo 11 settembre”, lo si è definito così. La cronaca del massacro è partita quasi in diretta pochi minuti dopo l’evento. E questo film dell’orrore è durato “in diretta” il 7 gennaio, poi dell’8, poi del 9, il 10 il 12, oggi, e forse siamo solo all’inizio dello speattacolo. La pellicola non è ancora finita e la storia, davvero tragica, si addensa ancor oggi nel nostro quotidiano. Suscita emozioni profonde, curiosità morbose e legittime richieste di informazioni su informazioni.
92.000 agenti di polizia dispiegati, 100.000 giornalisti, reporter, analisti, opinion leader, professionisti. Centinaia di migliaia di pagine scritte, migliaia di ore sui canali televisivi. Il tempo istantaneo del racconto ha suscitato un evento nell’evento, una trama nella trama. Esecrazioni, denuncie, sospetti, dibattiti e, fin da subito, violente polemiche, accuse e rimbalzi di responsabilità.
Per tutti gli attori chiamati in scena vi è stata una stilla di visibilità.
Si è sentito di tutto e il contrario di tutto, per ore e ore, notte e giorno. Ci saranno libri, documentari, film, e parole, parole (ma forse anche atri morti).
Smarrimento, cordoglio, indignazione, timore, rabbia e volontà di vendetta, la trama di questo evento è ormai confusa e inafferrabile. Yuotube rigurgita in rete miglia di video, nei social sta succedendo tutto. È una polifonia, un’epopea senza più aedi e narratori.
Quanto tempo ci vorrà per fare chiarezza, scrivere un racconto dotato di senso, mettere a profitto questa tragica esperienza?
Parigi e le sue vittime hanno lasciato ormai la scena all’Islam, al terrorismo, allo Stato islamico, alla ricerca delle responsabilità remote, ai giri di valzer della politica interna e internazionale. Restrizione delle libertà, spedizioni punitive, alleanze, proclami, calcoli elettorali, islamofobia … : uno spettacolo già visto, canovacci noti e già recitati in questo avvio del XXI secolo.
Siamo sull’orlo della Quarta guerra mondiale? La patria è davvero in pericolo? È il giorno del Giudizio?

 

Basta riflettere

A caldo e per quel che è dato capire, mi limito a sollevare tre riflessioni come stimolo a qualche approfondimento.

 

1.     1.  Innanzitutto, è bene ricordarlo, il fondamentalismo e l’integralismo religioso non sono un DNA esclusivo della fede islamica. La Guerra Santa (le Corciate) è nata nell’Occidente cristiano, le “guerre di religione” sono state una pratica di governo e una profonda ferita della storia europea per più di un secolo, guerre del terrore vinte in tempi lunghi con il faticoso avvento di una cultura della tolleranza ancor oggi assai fragile. Il “razzismo” prima “scientifico” poi politico e culturale), non è nato fuori dai confini dell’Occidente (schiavista fino alla metà del XIX secolo), ma è anch’esso un  Infine.
 

 

2     2.  I responsabili della strage che ha messo in ginocchio Parigi, l’Europa e l’Occidente, sono figli di Francia, cittadini francesi, educati in Francia, parlano la lingua nazionale, sono andati in Siria a combattere una causa persa per poi far ritorno “a casa” loro. Sono nati nella banlieu parigina e non a Moussoul o Rakka o Damasco o Gaza. Più che terroristi, martiri o tampoco eroi wagneriani, questi criminali, sono psicopatici marci, socialmente pericolosi, per altro ben noti alle autorità di polizia, ai quali non è servito il percorso di riabilitazione psichica offerto dl Governo francese. Lo stesso vale ed è valso per Anders Breiik (forse ce lo siamo dimenticato) che, dopo aver ammazzato (22 luglio 2011) 77 persone a colpi di fucile, è stato dichiarato sano di mente e ha subito una pena di 21 anni, in vista di una possibile riabilitazione. Sussistono relazioni.

 

3       3.    Infine. Per quel poco che se ne sa e che si capisce, lo Stato islamico (meglio, la “rinascita” del Califfato) è un movimento politico/ideologico, nato (con finanziamenti internazionali tuttora in corso), all’indomani delle guerre afgane e mediorientali, di ispirazione alquaedista. Queste guerre, tuttora in corso, sono state e sono brodo di cultura e un incubatore che dura da quasi quarant’anni. Per quel che appare, lo Stato islamico non ha dichiarato guerra all’Occidente infedele, ma è l’esito del fallimento e dello sfacelo economi, politco, sociale e morale, dei regimi politici di Siria e Iraq. La letteratura comincia a essere abbondante e vale la pena di analizzarla (basta anche la rete). Privo di pensiero politico, di istituzioni, di legittimità e di territorio, l’obiettivo “strategico” (si fa per dire) del Califfato è quello di insediarsi in modo permanente nei territori che sta conquistando con una tattica di iperviolenza riservata prevalentemente ai suoi sudditi: in questo senso il Califfato è un’organizzazione criminale internazionale, ma certo non è certo rappresentativo della cultura islamica e, speriamo, destinato a scomparire prima di diventarlo.   Come si sia, per ora non ha dichiarato guerra alla Francia o compiuto aperta aggressione verso, alcun paese occidentale.

 

L’evento di tutti gli eventi (del gennaio 2015)

Ora torniamo al tragico evento. L’onda d’urto, sulla scorta della spettacolarizzazione mediatica, ha assunto proporzioni a dir poco gigantesche. Cinquanta capi di Stato (come dire un terzo dei paesi rappresentati alle Nazioni Unite), 2/3 milioni di manifestanti a Parigi e nel mondo hanno reso omaggio alle vittime quasi a fare della carneficina l’ “evento di tutti gli eventi” in nome dei valori più “sacri” dell’Occidente: la “libertà di pensiero e d’opinione” da difendere fino al martirio con ogni mezzo e con il coltello aguzzo della satira. Satira, uno strumento che, a sua volta a detta di Dario Fo (premio Nobel) a come “unica regola non avere regole” e, a detta dei sopravvissuti all’attentato è altresì “un diritto alla blasfemia”.

 

 Charlie Hebdo

Il portabandiera di questa mobilitazione, che per taluni aspetti sembra una chiamata alle armi, è come noto Charlie Hebdo la cui storia e fin nei minimi particolari riempie la rete e tutti i giornali del mondo. Di questa testata si sa più o meno tutto. Tira da 30 a 50 mila copie al numero e vivacchia chiedendo contributi e sottoscrizioni “puor survivre”. Nel … sulla scorta delle vignette antislamiche è arrivato a 160 mile e una ristampa del numero ne ha fruttate 400. Per l’occasione si pensa a una tiratua straordinari di 3 milioni di copie tradotte in 16 lingue.
A scorrere la galleria di vignette di prima pagina (oggi su tutti i giornali e qui sotto editate) si capisce che l’impresa editoriale si orienta al radicalismo provocatorio e fa cassetta sul risentimento, mette a profitto la frustrazione e appaga l’aggressività impotente.
Quanto alla difesa dei valori occidentali il laicismo esasperato fino alla blasfemia (ce n’è per tutti) non rispetta certo il principio della tolleranza verso le passioni altrui senza la quale la libertà di pensiero altro non è che un dogma fondamentalista esso stesso.

 

La patria è in pericolo?

E qui vale la pena di ricordare che:

 

L’Islam non è uno Stato moderno dotato di sovranità (l’Impero ottomano è collassato un secolo fa), non è una “nazione” (la “Nazione araba” anch’essa è stata archiviata da quel dì), ma è una galassia di comunità, radicate storicamente e soggette a processi di modernizzazione forzata (processi  violenti) che mai hanno conosciuto la modernità. Comunità umane che professano la fede monoteista nell’interpretazione di un “libro sacro rivelato”: il Corano, oggetto di innumerevoli interpretazioni.

 

Il Corano (letteralmente “la lettura”), 114 capitoli, 6.236 versetti o massime, 77.934 parole, definisce le ragioni del patto con Dio e dell’ordine sociale che ne deriva. Il rispetto delle “norme” di comportamento sancita dal “libro” sono quindi il fondamento dell’integrazione nella società umana che consente che consente di dare un significato alla vita nel suo svolgersi quotidiano: ogni atto conforma alla “legge” è atto di fede. Il Corano, infine, si rivolge infine a tutta l'umanità senza distinzione di etnia, paese e neppure di epoca e cerca di guidare l'uomo in tutti gli aspetti della vita, spirituale, temporale, individuale, collettivo.

 

Il fondamentalismo islamico è, al pari dell’integralismo di qualsiasi religione, un potente strumento del potere, un processo condiviso di resistenza al mutamento e di rispetto delle consuetudini e delle tradizioni a beneficio del potere.

 

 Sulla scorta di queste riflessioni arriva la “morale” e il colpo si scena di questa tragica vicenda destinata, in breve (questione di settimane), a perdersi  nella violenza istantanea dello spettacolo mediatico. Oggi la prima pagina di offre a tutti il perdono ecumenico arruolando Maometto nel corpo di redazione del periodico: “tout est perdonné. Je suis carlie”. Cinque milioni di copie (già esaurite), il sito in tilt, ma per vederlo basta pagare (“par cheque / par carte bancaire).
La Patria è in pericolo? Sì, se falliscono gli interventi sulla salute mentale e di recupero psichiatrico.
La morale di questa storia storia? Rispettiamo le vittime, riflettiamoci un po’, abbassiamo i toni.

 

 Roberto Moro, 14 gennaio 2015

 

 

 

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