Tag Titolo Abstract Articolo
www.storiaestorici.it
storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Chrystia Freeland
il "mondo nuovo": l'ascesa globale dei nuovi super ricchi
l’era della plutocrazia totale e il capitalismo clientelare
immagine
"La tecnologia avanza a passi da gigante e allo stesso modo avanza la disuguaglianza economica", afferma la scrittrice Chrystia Freeland in un fervente discorso delinea l'ascesa di una nuova classe di plutocrati (estremamente potenti proprio perché estremamente ricchi). le nuove tecnologie e la globalizzazione più che diminuire il divario di reddito, concorrono ad alimentarlo. E la Freeland espone i tre principali problemi della plutocrazia ... e un barlume di speranza.
***

La plutocrazia totale - Un capitalismo “clientelare” - Tecnologie e globalizzazione: super ricchi e “superstar” - Meritocrazia e plutocrazia - Plutocrazia clientelare e nuova aristocrazia - Uno scenario da incubo? - Una rivoluzione, un nuovo New Deal ?

 

La plutocrazia total

Ecco la realtà economica più importante del nostro tempo. Viviamo in un'era di crescente disuguaglianza economica, in particolare tra chi sta al vertice e il resto della popolazione. Questo cambiamento è più evidente negli USA e nel Regno Unito, ma si tratta di un fenomeno globale. Avviene nella Cina comunista, nella Russia ex-comunista, avviene in India, nel mio Canada. Lo vediamo persino nelle accoglienti democrazie socialiste come la Svezia, la Finlandia e la Germania.
Lasciate che vi dia qualche numero per capire cosa sta succedendo.
Negli Anni Settanta l' 1% valeva il 10% del PIL degli Stati Uniti. Oggi, questa quota di appropriazione è più che raddoppiata fino a superare il 20%. Ma ciò che è ancora più impressionante è quanto accade al vertice della distribuzione del reddito: oggi lo 0,1% della popolazione USA assorbe più dell' 8% del reddito nazionale.
Lasciate che vi dia un altro dato per mettere il tutto in prospettiva: una cifra calcolata nel 2005 da Robert Reich, Segretario del Lavoro dell'amministrazione Clinton. Reich ha preso in considerazione il patrimonio di due uomini molto ricchi, Bill Gates e Warren Buffet, e ha scoperto che era equivalente al patrimonio del 40% della popolazione statunitense, e cioè pari a quello di 120 milioni di persone. A quanto pare, Warren Buffet non è soltanto un plutocrate, è anche uno dei più astuti osservatori del fenomeno, ed è in possesso del numero vincente di questo gioco. A Buffet piace sottolineare che nel 1992, la ricchezza complessiva delle persone presenti nella classifica Forbes (la lista dei 400 Americani più ricchi) ammontava a 300 miliardi di dollari. Pensateci. Non era neanche necessario essere miliardari per entrare in quella classifica nel 1992. Ebbene, oggi quella cifra è quintuplicata arrivando a 1,7 trilioni, e non c'è bisogno che vi dica che nulla di simile è accaduto nella classe media, la cui ricchezza è rimasta invariata, se non addirittura diminuita.
Viviamo quindi nell'era della plutocrazia globale, ma non ce ne siamo accorti subito. 

 

Un capitalismo “clientelare”

Penso che una delle cause di questa trasformazione si possa attribuire a una sorta di "fenomeno della rana bollita", nel quale cambiamenti lenti e graduali si notano con difficoltà anche se hanno un forte impatto. Pensate appunto a cosa succede alla povera rana. Ma credo ci sia qualcos'altro dietro. Parlare di disuguaglianza di reddito, anche non essendo nella classifica Forbes, può metterci a disagio. Ci rende più pessimisti parlare di come viene divisa la torta piuttosto che pensare a come ingrandirla. E se per caso fate parte di quei 400 della classifica Forbes, parlare della distribuzione del reddito, e di conseguenza della redistribuzione del reddito, può essere decisamente spaventoso.
Viviamo in un'era di crescente disuguaglianza reddituale, specialmente al vertice. Cosa la spinge e cosa si può fare al riguardo?
Esistono cause di natura politica: minori tasse, deregolamentazione in particolar modo dei servizi finanziari, privatizzazione, minore tutela legale per i sindacati, tutto ciò ha contribuito allo spostamento del reddito verso l'alto.
Molti di questi fattori politici possono essere raggruppati nella categoria del "capitalismo clientelare", ossia cambiamenti politici a vantaggio di un gruppo di membri tra loro ben associati, ma che non producono benefici per il resto della popolazione. In pratica, sbarazzarsi del capitalismo clientelare è incredibilmente difficile. Pensate, ad esempio, alle riforme introdotte negli anni da politici di vario stampo, a quanto sia difficile ridisciplinare le banche a seguito della più profonda crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione, o anche a quanto sia difficile fare in modo che le grandi multinazionali (comprese quelle il cui motto potrebbe essere "non fare del male") paghino tasse che si avvicinino a quelle pagate dalla classe media. Tuttavia, mentre sbarazzarsi del capitalismo clientelare è molto, molto difficile nella pratica, è perlomeno un problema di facile risoluzione sul piano intellettuale. Nessuno infatti è davvero a favore del capitalismo clientelare; è una di quelle poche questioni che uniscono destra e sinistra. L'analisi del capitalismo clientelare è dunque essenziale tanto per il Tea Party quanto per il movimento Occupy Wall Street.

 

Tecnologie e globalizzazione: super ricchi e “superstar”

Ma se il capitalismo clientelare è, almeno sul piano intellettuale, la parte più facile del problema, le cose si complicano quando si considerano i fattori economici legati alla crescente disuguaglianza reddituale. Di per sé, tali fattori non sono un mistero. La globalizzazione e la rivoluzione tecnologica, innovazioni che marciano insieme, trasformano le nostre vite e l'economia globale e stanno favorendo l'ascesa dei super-ricchi.
Pensateci. Per la prima volta nella storia, un imprenditore pieno di energie con un’idea geniale o un prodotto fantastico e innovativo, può aver accesso quasi istantaneamente e senza attriti a un mercato globale di oltre un miliardo di persone. Di conseguenza, chi è molto intelligenti e molto, molto fortunato può diventare ricchissimo in pochissimo tempo. La più recente figura di spicco di questo fenomeno è David Karp.
Il 26enne fondatore di Tumblr ha venduto di recente la sua società a Yahoo per 1,1 miliardi di dollari. Pensateci per un attimo: 1,1 miliardi di dollari, a 26 anni.
È facile vedere come la rivoluzione tecnologica e la globalizzazione stiano creando questa specie di effetto superstar in settori di rilievo, come lo sport e lo spettacolo. Mai come prima, oggi possiamo vedere come uno straordinario atleta o artista possano usare abilmente le proprie capacità per farsi strada nell'economia globale. Tuttavia, oggi tale effetto superstar riguarda l'intera economia. Abbiamo superstar della tecnologia, delle banche, della legge e dell'architettura,così come della cucina e dell'agricoltura. Abbiamo addirittura, e questo è il mio esempio preferito, dentisti superstar, il cui esempio più lampante è Bernard Touati, il francese che si occupa del sorriso di altrettante superstar come l'oligarca russo Roman Abramovich o la fashion designer americana di origini europee Diane von Furstenberg.
Ma mentre è abbastanza semplice capire come la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica stiano dando vita a questa plutocrazia globale, è molto più difficile farsi un'opinione in merito. Questo perché, al contrario del capitalismo clientelare, la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica hanno introdotto nei nostri sistemi molte cose positive.
Consideriamo innanzitutto la tecnologia. Adoro internet e i miei dispositivi portatili. Adoro il fatto che diano la possibilità a chiunque di poter guardare questa conferenza al di fuori di questo auditorium. E sono ancora di più a favore della globalizzazione. Questa è la trasformazione che ha portato centinaia di milioni, tra le più povere al mondo, dalla povertà alla classe media, e per coloro che vivono nelle zone più ricche del mondo la globalizzazione ha reso possibile l'accesso a nuovi prodotti e ha ridotto notevolmente i prezzi dei beni ai quali facciamo affidamento da tempo. Pensate alla vostra lavastoviglie o alla maglietta che indossate.
Quindi cosa c'è da contestare? Ecco, un po' di cose. 

 

Meritocrazia e plutocrazia

Una delle cose che mi preoccupano è la facilità con la quale una plutocrazia meritocratica possa diventare una plutocrazia clientelare. Immaginate di essere un brillante imprenditore che è riuscito a vendere con successo quell'idea o quel prodotto al mercato globale e che proprio per questo è diventato miliardario. Diventa allettante, a quel punto, usare la propria intelligenza per manipolare le leggi della politica economica globale per il proprio tornaconto. E non è una semplice ipotesi.
Pensate ad Amazon, Apple, Google, Starbucks, società tra le più ammirate, seguite e innovative che ci siano. Sembra però che siano anche particolarmente capaci a manipolare il sistema fiscale internazionale per ridurre significativamente la percentuale di tasse pagate. E perché mai allora limitarsi a mettere le mani sul sistema globale politico ed economico attuale per ottenere il massimo vantaggio? Una volta conquistato l'incredibile potere economico che vediamo in cima alla piramide di distribuzione del reddito, e una volta ottenuto il potere politico che ne deriva, diviene allettante cambiare anche le regole del gioco a proprio favore.
Ancora una volta, questa non è un'ipotesi. È quel che fecero gli oligarchi russi con la privatizzazione delle risorse naturali del Paese. È un modo per descrivere quel che è successo con la deregolamentazione dei servizi finanziari negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

 

Plutocrazia clientelare e nuova aristocrazia.

La seconda cosa che mi preoccupa è la facilità con la quale una plutocrazia meritocratica riesca a trasformarsi in aristocrazia. Un modo per descrivere i plutocrati è con la categoria dei "secchioni alpha", persone altamente consapevoli di quanto siano importanti nell'economia attuale capacità analitiche e quantitative altamente sofisticate. È per questo che impiegano un'inaudita quantità di tempo e risorse nell'istruzione dei propri figli. Anche la classe media spende di più nell'istruzione, ma nella corsa globale all'istruzione si parte dall'asilo nido e si finisce ad Harvard, Stanford o al MIT, e il 99 per cento è sempre più battuto dall'1 per cento. Ciò che ne deriva viene chiamato dagli economisti Alan Krueger e Miles Corak "la Curva del Grande Gatsby". Con l'aumentare della disuguaglianza di reddito, diminuisce la mobilità sociale. Una plutocrazia può essere una meritocrazia, ma bisogna nascere sempre più spesso al gradino più in alto della scala per entrare a far parte di questa competizione.

 

Uno scenario da incubo ?

La terza cosa, e questo è ciò che più mi preoccupa, è il modo in cui quelle stesse forze positive che guidano l'ascesa della plutocrazia globale sembrano allo stesso tempo impoverire la classe media nei paesi occidentali industrializzati.
Cominciamo dalla tecnologia. Le stesse forze che stanno forgiando miliardari stanno contemporaneamente decimando molti lavori tipici della classe media. Qual è l'ultima volta che avete consultato un agente di viaggio? E al contrario della rivoluzione industriale, i titani della nuova economia non stanno creando altrettanti nuovi posti di lavoro. Al suo apice, G.M. impiegava centinaia di migliaia di persone. Facebook, invece, meno di 10.000.
Lo stesso vale per la globalizzazione. La globalizzazione sta portando, nei mercati emergenti, centinaia di migliaia di persone fuori dalla povertà, ma sta anche appaltando posti di lavoro provenienti da economie sviluppate dell'Occidente. La spaventosa realtà è che non c'è alcuna legge economica che traduca automaticamente una maggiore crescita economica in ricchezza largamente condivisa. E ciò è dimostrato in quel che io considero la statistica economica più spaventosa dei nostri tempi: dalla fine degli anni '90, l'aumento di produttività è separato dall'aumento dei salari e dell'occupazione. Il che significa che i nostri paesi diventano sempre più ricchi, le nostre aziende sempre più efficienti, ma non vengono creati posti di lavoro e nel complesso non ci sono salari più alti.
Un'inquietante conclusione che si può trarre da tutto questo è quella di preoccuparsi della disoccupazione strutturale. Ciò che mi preoccupa di più è un ulteriore scenario da incubo. Del resto, in un mercato del lavoro del tutto libero potrebbe esserci lavoro un po' per tutti. La distopia che mi preoccupa è un universo in cui poche persone geniali inventano Google e simili, e noi veniamo impiegati per far loro da massaggiatori.

 

Una rivoluzione, un nuovo New Deal ?

Così quando tutto questo mi deprime mi consolo pensando alla Rivoluzione Industriale. Tutto sommato, anche con tutti i suoi "oscuri mulini satanici" ha funzionato bene, giusto? In fin dei conti, siamo tutti più ricchi, più sani, più alti - beh, con alcune eccezioni - e viviamo più a lungo dei nostri antenati del diciannovesimo secolo. Ma è importante ricordare che prima che iniziassimo a imparare a condividere i frutti della Rivoluzione Industriale con le più ampie fasce della società, abbiamo dovuto attraversare due depressioni la Grande Depressione degli Anni '30 e degli anni '70 dell'Ottocento, due guerre mondiali, rivoluzioni comuniste in Russia e in Cina e un'era di eccezionale sconvolgimento sociale e politico nell'Occidente. Inoltre, non simultaneamente, abbiamo attraversato un'epoca di grandi invenzioni sociali e politiche. Abbiamo creato il moderno stato del welfare, l'istruzione pubblica, la sanità pubblica. Abbiamo creato le pensioni, i sindacati.
Oggi viviamo un'epoca di trasformazione economica comparabile, per grandezza e scopo, alla Rivoluzione Industriale.
Per assicurarci che questa nuova economia possa giovare a tutti noi, e non solo ai plutocrati, è necessario avviarsi in un'epoca di ambiziosi cambiamenti politici e sociali. Abbiamo bisogno di un nuovo New Deal.

 

Chrystia Freeland - [traduzione: Federico Moro] 

Fonte: http://www.ted.com/talks/chrystia_freeland_the_rise_of_the_new_global_super_rich
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact