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Roberto Moro
Enrico Deaglio - Beppe Cremagnani - Mario Portanova
Governare con la paura
Il G8 del 2001, ai giorni nostri
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Il fascismo piace a interi reparti delle forze dell'ordine, ai reparti speciali che la notte della vigilia del G8 cantavano a squarciagola Faccetta nera senza che nessuno li facesse smette­re; ai torturatori di Bolzaneto che imponevano alle loro vittime di gridare «viva il duce» o di ascoltare le suonerie dei cellulari con la musichetta «uno, due, tre, viva Pinochet». Questo è il ritratto molto preoccupante dell'Italia di oggi. Il futuro è pieno di incognite. A causa della crisi economica nei prossimi mesi gli italiani si impoveriranno, molti perderanno il lavoro e c'è da mettere i conto un aumento delle tensioni sociali. Il Paese è senza opposizione. Berlusconi governa con le sue manie di grandezza, le sue cami­cie nere, con la sua aureola di unto del Signore e di uomo della provvidenza, ma anche con la sottile paura di chi ha sempre in mente che chissà forse un giorno un poliziotto molto zelante o un magistrato integerrimo possa arrivare a qualcosa della sua vita che lui solo conosce e che noi possiamo appena intuire.
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Un passo fuori dalla democrazia - The Guardian: un’inchiesta - 10 mila uomini armati- Abu Ghraib ha fatto scola, Bolzaneto ha fatto scuola

 

 

Un passo fuori dalla democrazia

Il senatore Furio Colombo sostiene che le nostre istituzioni: «Hanno già fatto un passo fuori dalla democrazia». Beppe Del Colle, editorialista del settimanale Famiglia Cristiana dice che: «Populismo e autoritarismo sono i tratti caratteristici del regime fascista ma contraddistinguono anche il modo di governare di Berlusconi». Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky usa il ter­mine nichilismo per definire il modo di concepire e di fare poli­tica del nostro premier.
Chiamati a esprimere una diagnosi sullo stato di salute del sistema democratico italiano tre illustri uomini di pensiero, sem­pre molto misurati, danno un responso negativo e allarmante. E non sono certo i soli a essere preoccupati per il futuro del siste­ma democratico del nostro Paese nell'era di Silvio Berlusconi. Ciò che sta accadendo in Italia viene monitorato con attenzione anche all'estero. L'Europa per esempio è preoccupata per il nostro sistema d'informazione televisiva controllato direttamen­te e indirettamente dalla voce del premier in clamoroso e persi­stente conflitto di interessi; è preoccupata per i contenuti aper­tamente xenofobi e razzisti delle varie leggi in materia di sicu­rezza e immigrazione sfornate dal Consiglio dei ministri.
L'estate passata è stato un articolo apparso sulla rivista cat­tolica francese Exprit che analizzava la situazione politica del nostro Paese a far gridare allo scandalo e a sollevare polemiche a non finire. Riferendosi al decreto legge che imponeva di pren­dere le impronte digitali ai bambini rom, l'articolista avanzava il sospetto che l'Italia stesse scivolando verso una nuova forma di fascismo. Considerazioni che vennero riprese in un editoria­le di Famiglia Cristiana a firma di Beppe Del Colle che suscitò l'ira e le proteste del governo. La direzione del settimanale cat­tolico, il più diffuso in Italia, non ha ceduto di un millimetro dalle proprie posizioni, anzi nel corso dei mesi ha continuato a segnare il tempo al governo e a criticare puntualmente tutti gli atti in materia di sicurezza, soprattutto quelli che si accanivano contro rom ed extracomunitari.
Gli scontri fra il settimanale e l'esecutivo si sono fatti più frequenti fino a che agli inizi di febbraio il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha deciso di querelare il giornale. Motivo? Un giudizio molto pesante sul "pacchetto sicurezza" presentato dal ministro. […] (pagg. 155-156)

 

The Guardian: un’inchiesta


[…] Mai nella storia della Repubblica era successo che un mini­stro in carica, addirittura il ministro dell'Interno, se la prendes­se in questo modo con un giornale, per giunta cattolico, a causa di una critica al suo operato, severa fin che si vuole, ma legitti­ma in uno Stato di diritto dove vige la libertà di stampa. Per ritrovare tracce di uno scontro così duro fra autorità di governo e ambiti della Chiesa bisogna risalire molto indietro nel tempo, a certe prese di posizione del fascismo preconcordatario, quan­do Mussolini mise fuori legge le associazioni cattoliche che cri­ticavano il regime.
In verità la parola fascismo riferita a certi comportamenti delle autorità italiane era stata usata per la prima volta dal quo­tidiano inglese The Guardian. A fine luglio 2008, in occasione dell'anniversario degli incidenti successi al G8 di Genova del 2001, il quotidiano britannico aveva pubblicato un lungo repor­tage in cui veniva usato il termine fascista per indicare il com­portamento delle forze dell'ordine. L'inchiesta, molto articolata, ripercorreva le vicende dei tre giorni del G8, cercando di indivi­duare le cause di tanta violenza da parte delle forze dell'ordine, senza riuscire ad arrivare a una risposta. In effetti quel che accadde a Genova ormai otto anni fa fu qualcosa che ancora oggi, nonostante le inchieste giudiziarie e le sentenze di primo grado per gli episodi di violenza più gravi, i libri scritti, gli arti­coli dei giornali e il lavoro di molti documentaristi non ha tro­vato una spiegazione che possa convincere chi voglia davvero comprendere la follia di quei giorni.
A chiedersi il perché sono per prime le vittime dei pestaggi alla scuola Diaz e delle torture alla caserma di Bolzaneto, ragaz­zi e ragazze di mezzo mondo che porteranno per sempre nel corpo e nell'anima i segni della brutalità dei loro aguzzini. […] (pag. 157)

 

10 mila uomini armati

Perché tanta violenza contro i manifestanti come in Italia non se ne vedeva dal dopoguerra, dai tempi della polizia di Sceiba che sparava sugli operai?
Furio Colombo, che all'epoca del G8 era direttore del quoti­diano l'Unità, ha una sua idea precisa: «Il clima della vigilia non lasciava presagire nulla di buono: gli allarmi incontrollati, la militarizzazione della città, le voci che arrivavano dalle caser­me e che raccontavano di un clima particolarmente teso; senti­vo un'aria di pericolo sulle grandi manifestazioni pacifiche organizzate dai no global. Decisi di dare la massima copertura all'evento e feci tutto il possibile perché anche la sinistra istitu­zionale prendesse parte alla protesta. Purtroppo non è stato così, e sono ancora convinto che le cose avrebbero potuto andare molto diversamente se anche i Ds avessero deciso di aderire ufficialmente». Fatto sta che quello che era stato preparato col pretesto di proteggere gli otto "grandi" dalla contestazione fu qualcosa che non si era mai visto nella storia della Repubblica. Genova fu stretta d'assedio da un'armata di poliziotti, carabinie­ri, agenti della guardia di finanza e della guardia forestale, 10 rnila uomini bardati nelle nuove divise spesse come armature e armati di tonfa, il manganello che il vicequestore aggiunto Michelangelo Fournier, uno dei capi squadra della polizia con­dannati per i fatti della scuola Diaz, ha definito: «Un'arma capa­ce di spaccare le ossa a un bue, uno strumento micidiale che va usato con la stessa cura con cui si maneggia una calibro». …..

 

Abu Ghraib ha fatto scola, Bolzaneto ha fatto scuola

[…] Ciò che successe a Genova in materia di maltrattamenti e di negazione dei diritti per gli arrestati ha fatto scuola. Barbara Spinelli in un editoriale su La Stampa scriveva a novembre del 2008 che la caserma di Bolzaneto è stata la nostra Abu Ghraib. Un luogo d'inferno, dove i detenuti sono stati rinchiusi, tortu­rati per puro sadismo, per voglia di far male fine a se stessa, di umiliare le persone fino a far perdere loro quello che di più sacro uno ha, la propria dignità. Una condanna penale non può bastare e nel caso di Genova, sapendo oltretutto che gli aguz­zini non faranno un giorno di galera a causa delle prescrizioni. Fa orrore pensare che i torturatori sono ancora fra noi, in ser­vizio come secondini. Dovrebbe fare anche molta paura. E ancora Barbara Spinelli che ci aiuta a capire l'essenza di ciò che accadde in quella caserma: «Quando succedono c'è un salto di qualità, si entra in una zona crepuscolare, altra. Si smette di dire "il crimine può accadere", è già accaduto.
Clausewitz, che studiò le guerre napoleoniche, scrisse: "Una volta abbattute le barriere del possibile, che prima esistevano per così dire solo nell'inconscio, è estremamente difficile rialzarle"».
Dai giorni di Bolzaneto piccole Abu Ghraib sono cresciute un po' ovunque in Italia. Sulla stampa hanno cominciato ad apparire certe foto che parevano arrivare da altri Paesi dove non abita il diritto, e invece erano istantanee dalla dolce pro­vincia italiana. La prima era l'immagine di una prostituta di colore, gettata su un pavimento, stesa su un fianco con la gonna rialzata fino all'inguine. 1 locali erano quelli del coman­do dei vigili urbani di Parma, dove la donna era stata portata dopo una retata organizzata per ripulire le strade dalla prosti­tuzione. Passa qualche settimana e questa volta la foto-notizia arriva dal commissariato di Monza. L'immagine raffigura un extracomunitario ammanettato a una colonna dell'atrio del commissariato, dove la gente fa la coda per le denunce o per ritirare il passaporto. Per carità nessun intento di gogna: «L'abbiamo messo lì - si discolperanno gli agenti - perché non c'era più posto in camera di sicurezza». Di nuovo a Parma: Emmanuel Bonsu, studente ghanese residente in città, viene arrestato e picchiato da una squadra di vigili urbani che si giustificheranno dicendo di averlo scambiato per un piccolo spacciatore. Bonsu viene trattenuto al comando, ha un occhio tumefatto, rischia di perdere la vista ma nessuno lo soccorre. Al comando fanno le cose con calma e prima di liberarlo gli restituiscono i suoi effetti personali chiusi in un sacco dell'im­mondizia con scritto sopra a pennarello "negro". C'è anche il tempo per una istantanea con la preda: un vigile si fa fotogra­fare accanto a lui. Abu Ghraib ha fatto scuola, Bolzaneto ha fatto scuola. […] (pagg.160-161)

 

La Costituzione? “una legga fatta molti anni fa”

[…] Di pericoli per la tenuta del sistema democratico, di possibi­le ritorno a forme di autoritarismo più simili al regime della camicia nera che a un sistema repubblicano e parlamentare si è cominciato a parlare sui giornali subito dopo gli esordi del governo Berlusconi. Sembravano argomenti destinati ormai alla polvere degli archivi dei giornali, polemiche e paure di tanti anni fa dell'epoca delle stragi nere, della strategia della tensio­ne, del rapimento Moro e dei tentativi di golpe abortiti, sembra­vano temi buoni per una disputa fra storici piuttosto che per un'infuocata polemica politica dei giorni nostri. Invece le cose si sono messe così male per le nostre istituzioni che un pome­riggio di metà febbraio migliaia di persone hanno sentito il dovere e il bisogno di scendere in piazza, in corteo, sventolan­do la Costituzione come nel Sessantotto si sventolava il libretto di Mao, e di ascoltare le parole accorate del Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, incombustibile garante della nostra Carta. Cosa era successo? Era successo che specu­lando sull'emotività prodotta dalla tragedia di Eluana Englaro il presidente del Consiglio si era messo in aperto scontro col pre­sidente della Repubblica e aveva sostenuto che avrebbe cambia­to la Costituzione che imponeva troppi limiti ai poteri del pre­mier e aveva aggiunto che la riforma era: «necessaria perché è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello».
Eppure uomini di legge e capi di Stato guardano alla nostra Carta come a uno degli strumenti di democrazia più avanzati e moderni. Non c'è da stupirsi che Berlusconi parli così. Del resto non ha mai nascosto il suo fastidio, la sua avversione per le regole democratiche. Si è sfogato tante volte dicendo che le sedute in parlamento sono inutili perdite di tempo; che i giudici sono criminali come quelli della Uno bianca, e che la magistra­tura non può condannarlo perché quello che conta è il consenso elettorale; ha spiegato che fra gli eletti in parlamento nel centro­destra solo un piccolo numero avrebbe preso le decisioni di voto, gli altri avrebbero dovuto solo premere il pulsante ese­guendo gli ordini. Questa è la sua visione della democrazia. […] (pagg. 165-166)

 

La riabilitazione del fascismo

A proposito di dittatura in Italia sta succedendo qualcosa di immaginabile fino a pochi anni fa: la riabilitazione del fascismo. Le prove? Basta leggere un po' del testo del disegno di legge che vuole equiparare i caduti fra le camicie nere di Salò ai morti partigiani. Il principio in sé è già un abominio, immaginatevi cosa succederebbe in Germania se il governo decidesse di ono­rare pubblicamente i caduti delle SS. Ma torniamo al testo della legge, che dice fra l'altro: «Molti combattenti, cresciuti nella temperie culturale guerriera e ideale del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente... è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e politico».
Capite che lingua si parla nei ministeri nell'anno 2009? La retorica, i concetti sono spaventosamente fermi ai giorni di Salò. Ma quale «temperie culturale guerriera e ideale», quale «memo­ria ingrata»! Provate a chiedere ai superstiti delle stragi naziste sull'Appennino Tosco-emiliano e vi diranno che a guidare le trup­pe tedesche c'erano i soldati di Salò. Provate a chiedere agli ebrei superstiti dei campi di sterminio chi li andava a prendere a casa per portarli ai carri bestiame diretti verso la morte.
Questo è il governo che vuole onorare le vittime della Soah e, al tempo stesso, i suoi carnefici. […] (pag. 172)

 

Beppe Cremagnani

 

 

 

Indice del volume
Introduzione - Il ragazzo e la città di Enrico Deaglio - Operazione G8 di Mario Portanova - La paura La carica La resa dei conti L'impunità - P.S. Il comandante nel suo labirinto - Cronologia. La nuova sicurezza - Governare con la paura di Beppe Cremagnani

 

Enrico Deaglio - Beppe Cremagnani - Mario Portanova

Governare con la paura
Il G8 del 2001, i giorni nostri

Editore Melampo - Prima edizione: aprile 2009
Libro 178 pp. + DVD di 100 min.

 








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Governare con la paura

Fonte: n.6 - Deaglio et al.: Governare con la paura
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