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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
2009
Rapporto CENSIS
La societa' italiana e' una societa' testardamente replicante.
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Giunto alla quarantatreesima edizione, il Rapporto Censis affronta l'analisi e l'interpretazione dei più significativi fenomeni socioeconomici del Paese. Le Considerazioni generali introducono il Rapporto sottolineando come quella italiana sia una società replicante, che di fronte alla crisi ha riproposto il tradizionale modello adattativo-reattivo. Al tempo stesso, si segnalano quattro grandi processi di trasformazione: la complessa ristrutturazione del terziario, il protagonismo del mondo delle imprese, il ritorno agli interessi agiti rispetto al primato delle opinioni, il silenzioso sfarinamento del lungo ciclo dell'individualismo "fai da te". Nella seconda parte, La società italiana al 2009, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell'anno: i soggetti privati sul filo della crisi, l'impoverimento della dimensione pubblica, la centralità della variabile tempo. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza.
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Rapporto CENSIS 2009

43° rapporto sulla situazione sociale del Paese

 

''La societa' italiana e' una societa' testardamente replicante. Quel 'non saremo più come prima' che un anno fa dominava la psicologia collettiva è mutato in un 'siamo sempre gli stessi'''. Lo sostiene il Presidente del Censis, Giuseppe De Rita, a commento della presentazione del 43° rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2009. ''Abbiamo resistito alla crisi - aggiunge- riproponendo il tradizionale modello adattativo-reattivo: non abbiamo esasperato il primato della finanza sull'economia reale, le banche hanno mantenuto un forte aggancio al territorio, il sistema economico è caratterizzato da una diffusissima e molecolare presenza di piccole aziende, il mercato del lavoro e' elastico (si pensi al sommerso) e protetto (si pensi al lavoro fisso e agli ammortizzatori sociali), le famiglie sono patrimonializzate. La crisi ha finito per rallentare il processo di uscita dal puro adattamento intravisto lo scorso anno, quando all'orizzonte si presentava quasi una 'seconda metamorfosi', dopo quella degli anni fra il '45 e il '75. Sono pero' in corso alcuni processi di trasformazione''.

Circa, poi, la ''dura ristrutturazione'' del settore terziario, De Rita aggiunge che ''sono confluiti nel tempo servizi alle imprese sovradimensionati rispetto alle esigenze, 'qualcosisti' del terziario avanzato, precari della Pubblica Amministrazione alla ricerca del posto fisso, assunzioni nella scuola per risolvere la troppo drammatizzata disoccupazione intellettuale'', affermandosi, nel terziario ''meccanismi di selezione e razionalizzazione'' con ''una concentrazione qualitativa della domanda che mette fuori gioco una parte consistente di una offerta da sempre abituata ad una falsa facilita' del mercato'' (nel pulviscolo di piccole e piccolissime imprese operanti nel commercio, nel turismo, nell'artigianato di servizio gia' si conta un rilevante numero di ''vittime'').

 

PER 71,5% FAMIGLIE REDDITO SUFFICIENTE A COPRIRE SPESE - Nel mezzo della crisi, per il 71,5% delle famiglie italiane il reddito mensile e' sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro, al Sud scende al 63,5%. Lo sostiene il Censis, nella presentazione del 43* rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2009. Il 2,5% delle famiglie che hanno avuto difficolta' a coprire le spese mensili con il proprio reddito ha fatto ricorso a una pluralita' di fonti alternative, con una miscela che si e' dimostrata efficace. Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o piu' membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, piu' del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si e' fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l'8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito.

Negli ultimi 18 mesi piu' dell'83% delle famiglie ha pero' modificato le proprie abitudini alimentari. Quali cambiamenti sono stati introdotti'? Il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi piu' convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo. Dal punto di vista psicologico, il 36% degli italiani ha subito in questi mesi maggiore stress (insonnia, litigiosita', ecc.) per motivi legati alla crisi (difficolta' lavorative, di reddito, ecc.) e il dato sale a quasi il 53% tra le persone con reddito piu' basso.
Riguardo al futuro, da un'indagine su un campione di famiglie del ceto medio realizzata dal Censis nello scorso novembre emergono indicazioni su quali siano i soggetti che devono essere aiutati per favorire la ripresa. Le famiglie con figli (49,7%) e i giovani (48,8%), piuttosto che gli anziani (21,8%), dovrebbero essere nel sociale i destinatari della quota piu' alta di risorse, visto che sono stati i piu' penalizzati dalla crisi.
Nell'economia, oltre il 33% del campione ritiene importante aiutare la piccola impresa, meno del 5% richiama la necessita' di supportare le grandi aziende. Il 57,7% delle famiglie del ceto medio ritiene poi indispensabile ridurre le tasse sui lavoratori dipendenti, il 42,3% e' convinto invece che solo la riduzione di imposte e oneri gravanti sulle imprese (ad esempio, la progressiva abolizione dell'Irap) favorira' la ripresa.

 

ITALIA AL SESTO POSTO IN EUROPA PER IMPOSIZIONE FISCALE - L'Italia e' al sesto posto in Europa per peso dell'imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Pero' solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui, circa il 50% degli italiani presenta redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro.
Lo sostiene il Censis, nella presentazione del 43* rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2009. Il reddito medio dichiarato e' di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-Ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore piu' alto e' Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l'ultima e' Vibo Valentia, con 12.199 euro per contribuente. Secondo le stime del Censis, l'economia sommersa si aggira intorno al 19% del Pil: con la crisi tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore di 275 miliardi di euro.
80% DEI GIOVANI SI CHIEDE CHE SENSO ABBIA STARE A SCUOLA - Circa l'80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Dominano il disincanto e lo scetticismo: il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola secondaria di II grado ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato chi puo' avvalersi delle conoscenze. E' quanto si legge nella presentazione del 43* rapporto annuale del Censis sulla sitauzione sociale del Paese 2009. Anche il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola per il proprio lavoro.
La visione pessimistica travalica i confini dell'universo educativo: il 75% dei laureati e l'85% dei non laureati di 16-35 anni pensano che in Italia vi siano scarse possibilita' di trovare lavoro grazie alla propria preparazione. Effettivamente i laureati italiani in economia e in ingegneria hanno attese di remunerazione minori rispetto ai loro colleghi europei: nel 2009 il primo stipendio annuo atteso e' inferiore rispettivamente del 20,2% e del 21,4% di quello medio europeo.
E ancora il 19,3% dei giovani italiani di 18-24 anni non e' in possesso di un diploma e non e' piu' in formazione, contro il 12,7% di Francia e Germania, il 13% del Regno Unito, il 14,8% medio europeo.

 

SPESA PER TELEFONI AUMENTATA IN 16 ANNI DEL 214% - Tra il 1992 e il 2008, a fronte di un incremento medio dei consumi delle famiglie del 20%, la spesa per telefoni e servizi telefonici ha registrato un aumento del 214% (poco meno di 22,7 miliardi di euro nel 2008), segnando una flessione solo nell'ultimo anno; la spesa per prodotti audiovisivi e computer e' aumentata del 63%, sebbene sia in rallentamento dal 2007; i consumi di libri e giornali hanno segnato un +38%.
Lo sostiene il Censis, nella presentazione del 43* rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2009. Il 47,6% degli italiani usa un numero di media superiore a quattro, muovendosi con facilita' ogni giorno attraverso una fitta trama di messaggi veicolati dai piu' diversi vettori: non solo la Tv, il cellulare, la radio e i quotidiani, ma anche Internet, web Tv, palmari, lettori mp3, e-reader.
Il 4,2% ne usa dieci o piu', percentuale che raddoppia tra i soggetti piu' giovani e piu' istruiti. Si finisce cosi' per dedicare massicce dosi di tempo ai mezzi di comunicazione. Se si sommano i quantitativi medi di tempo trascorso quotidianamente utilizzando i principali media, risulta un ammontare cumulativo ''virtuale'' di 13 ore e 54 minuti al giorno.

 

IL CONFLITTO SOCIALE SI E'TRASFERITO NEL'CONDOMINIO' - Le tensioni sociali non si incanalano piu' in forme organizzate ma sembrano prendere la via del conflitto privato. Dall'ultimo rapporto del Censis, sulla situazione in Italia sociale del Paese 2009, si evince che il conflitto sociale si e' trasferito dalle piazze ai cortili. In un decennio si sono dimezzate le ore di sciopero, si riduce il numero di cause civili presso gli uffici del Giudice di pace e i tribunali (-9% tra il 2004 e il 2007) e le tensioni sociali si riflettono nella dimensione domestica o condominiale. La microconflittualita' nei condomini e' cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, soprattutto per motivi futili, con ai primi posti l'utilizzo di parti comuni e i rumori molesti. Cosi' come aumentano le violenze familiari (dai 97 omicidi in famiglia del 1992 si passa ai 192 del 2006, +98%).'ordinaria normalita' dell'emergenza.

 

GLI ITALIANI SI SCOPRONO "AFFAMATI"DI COMUNICAZIONE - Il 47,6% degli italiani usa un numero di Media superiore a quattro, si muove ogni giorno in un universto fatto di messaggi veicolati dai piu' diversi vettori: Tv, cellulare, radio e quotidiani, ma anche Internet, web Tv, palmari, lettori mp3, e-reader.
Secondo il Censis, il 4,2% ne usa dieci o piu', percentuale che raddoppia tra i soggetti piu' giovani e piu' istruiti. Si finisce cosi' per dedicare massicce dosi di tempo ai mezzi di comunicazione.
Se si sommano i quantitativi medi di tempo trascorso quotidianamente utilizzando i principali Media, risulta un ammontare cumulativo "virtuale" di 13 ore e 54 minuti al giorno. Tra il 1992 e il 2008, a fronte di un incremento medio dei consumi delle famiglie del 20%, la spesa per telefoni e servizi telefonici ha registrato un aumento del 214% (poco meno di 22,7 miliardi di euro nel 2008), segnando una flessione solo nell'ultimo anno. La spesa per prodotti audiovisivi e computer e' aumentata del 63%, sebbene sia in rallentamento dal 2007. I consumi di libri e giornali hanno segnato un +38%.
A META'2009 PERSI 378MILA POSTI LAVORO;271MILA A SUD - A meta' del 2009, si legge nell'ultimo rapporto Censis sullo Stato Sociale del Paese, risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma peggio di Francia (-0,3%) e Germania (+0,5%).La tenuta non c'e' stata in tutto il Paese, ne' in tutti i settori.
Al Sud sono stati bruciati 271 mila posti (-4,1%), l'industria e il turismo hanno subito una riduzione del 4% e il commercio del 3,5%. Il 45,4% di chi ha perso il lavoro nell'ultimo anno ha meno di 34 anni. Il 47,3% dei nuovi inoccupati e' uscito definitivamente dal mercato del lavoro (il 64,1% tra i lavoratori indipendenti). Il lavoro autonomo (a giugno 277mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, -5,8%) e l'ampio bacino del "para-lavoro" (162 mila posti in meno, -4,3%).
Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva e' aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora piu' esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%). Il lavoro tradizionale, dipendente e a tempo indeterminato, ha invece continuato a crescere, registrando nel periodo 2008-2009 un +0,4% (oltre 60 mila posti in piu').

 

META' ITALIANI DICHIARA SOLO 15MILA EURO A FISCO - Il 50% degli italiani presenta al fisco redditi che non vanno oltre i 15.000 euro e il 31% dichiara tra 15.000 e 26.000 euro, solo il 2,2% dei contribuenti (893.706 in valore assoluto) dichiara un reddito che supera i 70.000 euro annui. Lo rileva il Censis nel suo ultimo rapporto sulla Situazione Sociale del Paese al 2009.
L'Italia e' al sesto posto in Europa per peso dell'imposizione fiscale sul Pil, con una incidenza del 42,8% a fronte di una media europea del 39,8%. Il reddito medio dichiarato e' di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-Ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore piu' alto e' Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l'ultima e' Vibo Valentia, con 12.199 euro per contribuente.
Secondo le stime del Censis, l'economia sommersa si aggira intorno al 19% del Pil. Con la crisi tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore di 275 miliardi di euro.

 

3 MLN DI ITALIANI A RISCHIO SISMICO ELEVATISSIMO - Sono quasi 3 milioni gli italiani esposti a rischio sismico "elevatissimo", circa 24 milioni se si considerano le aree a rischio "elevato". Lo afferma il Censis nel suo rapporto sulla Situazione Sociale del Paese al 2009. I comuni interessati dai fenomeno franosi sono 5.708 con 992.400 persone a rischio (circa l'1,7% degli italiani).
Il livello di esposizione e' elevatissimo: le aree a rischio di frana e a rischio alluvionale coprono rispettivamente il 5,7% e il 4,4% del territorio nazionale. Dal dopoguerra a oggi, gli eventi disastrosi hanno determinato la perdita di 1.446 vite umane con un costo per la collettivita' di 16,6 miliardi di euro (al netto delle tragedie del Vajont del '63 e della Val di Stava del 1985, che hanno causato rispettivamente 1.909 e 265 morti).

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