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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Alceo Riosa
Adriatico irredento
italiani e slavi sotto la lente francese
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Adriatico irredento é la storia di popolazioni costiere secolarmente senza pace, oggetti di brame di gran parte dell’Europa, da Vienna, loro signora fino al 1918, a Berlino a Parigi e di altre capitali europee. Tutte in concorrenza tra di loro, ma tutte concordi nell’alimentare, ciascuna a proprio vantaggio, i conflitti intestini che nelle terre della Giulia e della Dalmazia videro contrapposti specialmente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento italiani e slavi in una lotta senza tregua. Ne era causa uno stato d’animo nazionalista ed esclusivista, che reciprocamente vedeva l’altro come un avversario da privare di ogni diritto alla propria identità linguistica e culturale. Una lunga storia che ancora non passa.
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presentazione a cura dell'autore

 

ntroduzione - Trieste all'epoca di Oberdan - Monta il conflitto tra italiani e slavi - Il ritorno nell’amara Trieste

 

 

Introduzione

Non è il caso di scomodare Benedetto Croce per affermare che ogni indagine sul passato è figlia dei problemi del presente. E il presente della regione Giulia mostra numerosi segni di lacerazioni ancora profondi tra gruppi nazionali, rancori ancora accesi, nostalgie ancora presenti per terri¬tori perduti, revanchismi che, nonostante l'ingresso della Slovenia e quello prossimo della Croazia nella comune casa europea, continuano a sopravvi¬vere. Anche gli italiani della Giulia, come peraltro i suoi vicini slavi, restano tuttora vittime di un passato che non passa. Insomma la questione nazionale ancora pervicacemente avvelena quelle contrade. Non è tuttavia mia inten¬zione far credere che quella regione costituisca un caso eccezionale per un imperscrutabile disegno della storia, che ne avrebbe interrotto ogni svolgi¬mento. Anche a Trieste qualcosa pur si muove nel segno di un rinnovato spirito di collaborazione. Ed è stato un merito di un sindaco recente, se nel parco pubblico della città figura ora il busto di Sreko Kosovel, poeta sloveno tragico e gentile, le cui autentiche gemme poetiche conoscono finalmente diffusione anche in lingua italiana. Nel frattempo, lo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor, da tempo largamente tradotto in molte lingue, esce dal silenzio anche a Trieste e nel resto d'Italia1, grazie alla traduzione della sua autobiografìa "Necropoli", introdotta da un intellettuale triestino di lingua italiana, Claudio Magris. (pag.7)

 

Trieste all'epoca di Oberdan

Dalle informative dei consoli francesi emergeva che Trieste non era più l cittadina della prima metà del secolo con il suo porto in promettente espansione, ma di cui era ancor difficile il ritmo e l’intensità. Gli alti livelli di sviluppo raggiunti, invece, nella seconda metà del secolo, poneva la città al crocevia delle grandi potenze. Ciò la rendeva non solo confinante geograficamente con le relazioni finitime, ma anche rispetto a grandi Potenze più lontane, desider di assicurarsene il controllo sia per motivi commerciali sia in quanto vett geopolitico verso i Balcani e il Mediterraneo. Infatti "negli ambienti ger manici si vede in Trieste un passaggio fondamentale tra Balcani ed Eur-occidentale, un asse parallelo e complementare della nota Berlino-B dad"54. Le sorti di Trieste, in questa luce, diventavano quanto mai decisi-per gli equilibri internazionali.
Era questo il complesso quadro di riferimento presente nelle v fazioni dell'osservatorio consolare francese, ed era anche per questo motivo che esso si considerava parte in causa nelle vicende triestine. A comincia dall' interesse ad una presenza più massiccia del commercio maritti francese nell'attività portuale triestina. Preoccupazione suggerita anche da. motivi di carattere strategico e dalla volontà di orientare gli accadimenti politici triestini e del resto del Litorale nel senso più favorevole ai dise francesi in politica estera.
In questa luce uno dei punti cruciali che tiene ben vigile l'attenzione del consolato francese è la potenziale funzione di Trieste di consentire a Parigi di uscire dalla situazione di isolamento dopo la sconfìtta del 1870, contrastando la pressione germanica sulla città adriatica, che nemmeno Vienna può vedere di buon occhio. Infatti "non è forse vero che spingendo l'Imperatore Francesco Giuseppe sulla strada per Salonicco, il Gabinetto di Berlino svela il propria disegno di sostituirsi un giorno all'Austria sul litorale adriatico?"55. Natural¬mente senza anticipare troppo i tempi, ma per il momento "facendosene utente", soluzione però che costituisce il "primo passo di una conquista mal celata"56. Per il consolato francese esistono tanti segni a sostegno di questa ipotesi, tra cui la notizia di un progetto tedesco di installare a Trieste una compagnia di navigazione. Un disegno di carattere interamente politico, giacché dal punto di vista economico i porti di Genova e Venezia per la loro maggiore vicinanza alla Germania rendono meno onerosi i costi dei trasporti. (pagg.83-84)

 

Monta il conflitto tra italiani e slavi.

La sollevazione degli italiani contro l'istituzione di un liceo croato a Pisino non è un fulmine a ciel sereno, ma il frutto ormai maturo di una sorda lotta reciproca, la quale, al punto in cui si è arrivati, mette addirittura in discussione il monopolio sempre detenuto dalla lingua italiana nel settore della marineria. In data 15 febbraio 1895 il vice console generale di Zara, Lebreck, comunica al console italiano a Trieste "che la proposta dell'onorevole Bianchini relativa all'introduzione dello slavo quale lingua d'insegnamento nelle scuole nautiche della Dalmazia fu approvato dalla Dieta".
Come si vede, a questo punto, oltre ai petardi e alle violenze fìsiche, è ormai aperta una guerra di implacabile alfabeti, in cui sono in causa la lingua italiana, quella tedesca e le lingue slave. Non si tratta solamente di un mutamento tattico, bensì anche strategico, giacché al posto della fiducia ormai anacronistica nell'iniziativa di minoranze audaci e nel gesto romantico del primo irredentismo, si è fatta strada una vera e propria pianificazione delle posizioni da conquistare, una sorta di guerra di posizione al posto di quella di movimento. Non più, dunque, iniziative episodiche, ma vera e propria pianificazione degli sforzi per la diffusione di proprie scuole, non accanto ma in antitesi a quelle dell'avversario, per respingerlo dal territorio conteso.
Ad iniziare questo processo è stata l'associazione pantedesca dello Schulverein nel Trentino e nei territori del Litorale, dove l'obiettivo è rispettivamente la germanizzazione degli italiani trenitini e delle popolazioni slave. Sottolinea, però, il console francese, che fu "il contrario che si produsse", giacché la risposta allo Schulverein è stata la creazione della "Cirillo e Metodio", la cui popolarità "ha sorpassato ogni attesa".  L'abbondanza di donazioni in danaro e il dinamismo dei quasi sei mila soci hanno consentito all'associazione slava di istituire dei giardini d'infanzia a (villi, a Trieste, dove è stata stabilita una scuola popolare, ed a Gorizia. Accanto alle iniziative scolastiche, numerose le iniziative editoriali e bibliotecarie. (pag.193)

 

Il ritorno nell’amara Trieste

Lo scrittore triestino Giani Stuparich, rievocherà nel suo appassionato romanzo Ritorneranno l'atmosfera di drammatica sospensione in cui stava per verificarsi il passaggio dalla Trieste austriaca alla Trieste italiana. Un clima che ad uno dei protagonisti del romanzo lasciava intravedere "quante forze oscure si agitasse sotto l'apparenza tranquilla d'uno stato d'animo generale ancora inerte (...) il timore per il suo (di Trieste) avvenire, si era fatto, in lui, sempre più grave in quegli anni di guerra" 6a. Il punto più dolente sarebbe stato sempre il medesimo: le relazioni italo-slave, nal romanzo - per molti aspetti autobiografico - riassunte nel rapporto tra la famiglia Vidali e la domestica slovena Berta, nei confronti della quale non sono mancati i sospetti, ma "in fondo abbiamo fatto male (...) a modo suo è fedele; e a papà ed ai ragazzi sono sicura che vuole bene" 63. Fino a innamorarsi di uno dei fratelli, fuggiasco per servire nell'esercito italiano e caduto sul campo. Simbolo della tragedia bellica, questa perdita accomunerà indissolubilmente nel lutto comune coloro che nel romanzo rappresentano le due stirpi. Una vicenda letteraria, però, che negli anni post-bellici sarà più simile all'eccezione che alla regola nelle terre adriatiche.
Nonostante le delusioni, Schott non avrebbe tuttavia abbandonato il suo antico amore per Trieste, prodigandosi per l'ulteriore sviluppo econo¬mico della città, come risulta dalla seguente lettera del febbraio 1921: "Mio caro Popovich (...) mia moglie è una donna che mi ha compreso, se in queste ore di tante amare delusioni è stata il mio più buon conforto. Io voglio continuare il mio lavoro per Trieste anzi vorrei poterlo intensificare, ma come si fa? Chi non è pescicane, o ex-austriaco o anarcoide trova dappertutto le porte chiuse e anche nel campo economico e dell'azione per la ripresa dei traffici triestini senza le sopraddette qualifiche nulla si fa!". Ma aggiungeva che "Tutto ciò non impedi a Gustavo Pullitzer, a chi scrive e a una primaria banca italiana nel 1920 di creare la Riviera Triestina e oggi quella zona è uno dei più vivaci e riusciti quartieri periferici della città, insieme al Castello di Miramare e al Centro internazionale di Fisica teorica".
Era comunque una ben magra consolazione per chi poco prima aveva dovuto assistere da Versailles, in qualità di consigliere per le terre liberate, al naufragio della pace democratica ed al crollo del "mito della guerra contro le guerra". Anche l'amata Francia ne era corresponsabile. (pag.264)

 

Alceo Riosa

 

Indice del volume:
Introduzione – gli italiani adriatici e il canto delle sirene – Marianne tra italianio e slavi – la scelta di Marianne - “il pericolo slavo” – Socialismo e questione nazionale nel Litorale – Il dado è tratto: la Grande guerra

 

Alceo Riosa
Adriatico irredento.

Italiani e slavi sotto la lente francese 1793-1918

Guida editore - Prima edizione - 2009

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