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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
30 settembre – 2 ottobre 2010
Studi italiani sull'Africa a 50 anni dall'indipendenza
Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
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L'esigenza di creare un'occasione di incontro e di dibattito multidisciplinare a venticinque anni, dall'ultimo convegno nazionale di studi di settore, e la decisione di costruire un sito che catalizzasse gli studiosi di africanistica, indipendentemente dai settori scientifici d’appartenenza , hanno sortito molteplici effetti positivi sull’africanistica italiana, a partire da un’intensificazione dei rapporti che è culminata nell’iniziativa di questa prossima Conferenza che veniamo a presentare: “STUDI ITALIANI SULL'AFRICA A 50 ANNI DALL'INDIPENDENZA”, che si svolgerà a Napoli il prossimo autunno. L’organizzazione è ancora in fieri, ulteriori panel verranno proposti e vi terremo aggiornati ma è soddisfacente vedere quale ricca messe di interessanti proposte in risposta alla call sia emersa sino ad ora.
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 per informazioni più dettagliate rimandiamo al

sito ufficiale della conferenza

 


 

convegno

Studi italiani sull'Africa a 50 anni dall'indipendenza

Napoli - 30 settembre – 2 ottobre 2010

 

PANEL 1

Arte e dimensione estetica nelle dinamiche sociali e culturali dell’Africa contemporanea

Coordinatore: Ivan Bargna (Università di Milano - Bicocca)

Il ruolo giocato dall’arte e più in generale dalla dimensione estetica in Africa costituisce un campo d’indagine la cui valenza non è meramente settoriale, limitata cioè all’antropologia dell’arte o alla storia dell’arte, ma si estende trasversalmente all’insieme delle scienze umane e sociali offrendo chiavi di lettura originali sia sul passato che sul presente del continente africano. Passando dalle cosiddette arti tradizionali, alle forme dell’arte popolare urbana e all’arte contemporanea africana che transita nei circuiti del sistema internazionale dell’arte è possibile intercettare dinamiche sociali, politiche e religiose più ampie, locali e transnazionali, che spesso non sono chiaramente focalizzabili passando per altre vie. La dimensione simbolica e comunicativa della cultura materiale e la costruzione sociale dell’esperienza sensoriale, ieri come oggi, sia pur con modalità molto diverse, assumono la forma di “politiche estetiche” che governano le pratiche d’incorporazione, di elaborazione della memoria storica e di modellamento dell’immaginario collettivo. E’ così che la reinvenzione delle tradizioni, la patrimonializzazione della cultura e la creazione di liturgie politiche e religiose dell’Africa postcoloniale attingono alla cultura visuale globale trovando nei nuovi media non meno che nelle arti tradizionali il loro veicolo di espressione e strumento di azione.

Realtori

Ivan Bargna - Alessandra Brivio - Maria Luisa Ciminelli - Maria Giovanna Parodi da Passano - Cesare Poppi

 

 

PANEL 2

Verso nuovi modelli di influenza internazionale in Africa?

Coordinatori: Gian Paolo Calchi Novati (Università di Pavia; Università di Roma “La Sapienza”; ISPI); M. Cristina Ercolessi (Università di Napoli “L’Orientale”)

L’ascesa della presenza cinese nell’ultimo decennio e il più recente attivismo di paesi come India e Brasile (quadro IBSA) pongono nuove sfide ai sistemi di influenza tradizionali in Africa e stanno alimentando un vasto dibattito politico e accademico sulle opportunità e i rischi di tali trasformazioni sotto il duplice angolo visuale della sicurezza globale e dell’inserimento del continente nell’economia e nella politica internazionale. Tanto l’Europa (Accordo di Cotonou) quanto gli Stati Uniti (nuova presidenza Obama), ma anche le nuove strategie d’aiuto, hanno avviato revisioni che cercano di rispondere alle sfide incombenti. Attraverso un’analisi delle politiche di vecchi attori (USA, Unione Europea) e nuovi protagonisti (Cina, India, Brasile), il panel intende esplorare i processi di riconfigurazione dei modelli di influenza e competizione internazionale attualmente in corso in Africa tenendo conto per quanto possibile della capacità degli Stati africani di comportarsi da “soggetti”. Una particolare attenzione sarà rivolta all’interazione tra priorità articolate dagli attori esterni e le strutture di motivazione degli attori locali, con riferimento per esempio ai casi di Corno e Africa meridionale, al fine di discutere gli effetti dei nuovi scenari sul potere di negoziazione dei paesi africani.

Relatori

Gian Paolo Calchi Novati - Maria Stella Rognoni - - Lia Quartapelle - Maurizio Carbone - - M. Cristina Ercolessi - Arrigo Pallotti

 

 

PANEL 3

Sul campo ed oltre.
Ricerche socioantropologiche in Magreb (Libia e Tunisia), Sahara e Africa occidentale (Senegal)

Coordinatrice: Gioia Chiauzzi (Università di Napoli “L’Orientale”)

Tre antropologi di formazione anche diversa (e un aspirante antropologo) illustrano i loro percorsi di ricerca in diverse aree africane: l’uno da un quarantennio in Libia e in Sahara; l’altro pure da un quarantennio in Africa occidentale, soprattutto in Senegal; il terzo più di recente in Senegal e in Tunisia; l’ultimo in Algeria e Senegal. Nelle differenze di aree, oggetti (temi, articolazioni sociali ecc.) e metodi li accomuna lo zoccolo duro della ricerca di campo. Essa è l’incipit per mostrare come hanno organizzato i percorsi calibrandoli attentamente sul filo delle trasformazioni in atto, ovviamente in interfaccia con le formulazioni teoriche. Le conclusioni vertono sullo stato attuale delle ricerche che hanno compiuto e in corso, certamente documentate dalle pubblicazioni di carattere etnografico e metodologico, ma anche altrimenti (ad esempio la costituzione di archivi etnografici organizzati su più registri ecc.)

Relatori

Gioia Chiauzzi - Mariannita Lospinoso - Monica D’Argenzio - Domenico Musella - Valeria Trupiano

 

 

PANEL 4

Dall'unità alla frammentazione. Somalia al plurale a 50 anni dall'indipendenza

Coordinatori: Luca Ciabarri (Università degli Studi di Pavia); Antonio Maria Morone (Università degli Studi di Pavia)

Il panel raccoglie contributi di giovani studiosi che hanno condotto o stanno conducendo ricerche sulla Somalia, tanto sul campo quanto in archivio. Gli interventi indagheranno le dinamiche attuali e le radici storiche dei fenomeni di dissoluzione statuale e frammentazione sociale che hanno coinvolto la penisola somala a partire dal crollo del regime di Siyad Barre nel lontano 1991. Le ricerche presentate testimoniano la vivacità degli studi somali in Italia e intendono arricchire il mainstream degli studi internazionali in lingua inglese, che egualmente hanno conosciuto in questi anni un costante arricchimento. L’intento è quello di discutere questo insieme di nuovi lavori, portare avanti confronti, consolidare al vaglio critico i risultati raggiunti. Nel raffronto con quanto avvenuto in altri paesi (Inghilterra, Scandinavia e Stati Uniti in particolare), le ricerche nel campo degli studi somali e gli scambi con la diaspora somala in Italia sono stati spesso deboli e insufficienti. Il panel si propone di accorciare queste distanze e promuovere una riflessione critica e originale su quella che fu una delle nostre ex colonie.

Relatori

Annalisa Urbano - Antonio M. Morone - Federico Battera - Matteo Guglielmo - Luca Ciabarri - Giulia Ferrato - Massimiliano Reggi - Valeria Saggiomo - Daria Zizzola - Discussant: Uoldelul Chelati Dirar

 

 

PANEL 5

Studi e ricerche in corso su Africa del Nord coloniale e contemporanea.
Problemi e metodi

Coordinatore: Federico Cresti (Centro per gli Studi sul Mondo Islamico Contemporaneo e l'Africa – CoSMICA, Università di Catania)

Nell’ambito degli studi africanistici le ricerche sui paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno costituito a lungo un settore disciplinare semiautonomo, seguendo una tradizionale distinzione tra paesi a nord e a sud del Sahara. Questa specificità storico-geografica ‘di area’ è stata di fatto riconosciuta (non stiamo qui a discutere se per ragioni formali o per ragioni sostanziali) nei precedenti convegni che si sono occupati di analizzare in maniera sintetica l’evoluzione della ricerca africanistica in Italia: ricordiamo il convegno tenutosi presso l’allora Istituto italo-africano di Roma nel 1985 (cfr. Gli studi africanistici in Italia. Atti del Convegno, Roma, 25-27 giugno 1985, Roma 1986) o il più recente convegno di Milano organizzato nel 2002 dalla Società italiana per lo studio della storia contemporanea (cfr. Il mondo visto dall’Italia, a cura di A. Giovagnoli e G. del Zanna, Milano 2004). In occasione del convegno napoletano questo gruppo di lavoro si propone da un lato di fare un bilancio degli studi del periodo più recente e dall’altro di presentare ricerche in corso. Il lavoro del gruppo sarà non solamente rivolto ad acquisire e discutere i risultati ottenuti, ma soprattutto ad affrontare i problemi di carattere metodologico, ad individuare i percorsi di studio collettivi e individuali, le ipotesi di lavoro e l’approccio teorico, così come le questioni relative alle nuove fonti archivistiche e documentarie e alla loro accessibilità.

Relatori

Federico Cresti - Valeria Deplano - Francesca Di Pasquale - Massimiliano Cricco - Caterina Roggero - Daniela Melfa - Leila el-Houssi - Lucia Valenzi - Barbara Airò - Alessia Melcangi - Paola Pizzo

 

 

PANEL 6

Costruire coesione in tempo di crisi. Il contributo dell’antropologia

Coordinatori: Alice Bellagamba (Università di Milano Bicocca); Mariano Pavanello (Università di Roma “La Sapienza”)

La coesione sociale è un tema classico ma negli ultimi anni poco visitato della ricerca africanistica. Ci siamo infatti abituati a sottolineare il frantumarsi delle società africane sotto l’impatto di politiche neo-liberali, processi di transnazionalizzazione e nuove forme di accaparramento delle risorse materiali e umane che hanno aperto la strada a un crescente individualismo. Come restituire spazio all’idea di relazionalità e riportare un senso di continuità nell’analisi di contesti che spesso appaiono caotici agli stessi soggetti che li abitano? Il panel sollecita contributi etnografici e riflessioni critiche che affrontino il problema della coesione sociale nella lunga durata storica e rispetto all’emergere di nuove concezioni della morale sociale e della persona. Oltre alle pratiche storicamente sedimentate di composizione e regolamentazione sociale, ci interessa il ruolo giocato dalle nuove tecnologie nella creazione e mantenimento di relazioni che superino il vincolo del contatto faccia a faccia. Gruppi religiosi, reti transnazionali, associazioni, famiglie estese, culti terapeutici, social networks così come le micro-pratiche quotidiane di contenimento del conflitto (che pur in condizione di difficoltà consentono di garantire agli individui un senso di sicurezza e protezione) sono altrettanti contesti entro cui esplorare il modo in cui solidarietà e fiducia continuino ad essere assi portanti della vita sociale africana contemporanea.

Relatori

Riccardo Ciavolella - Francesca Lulli - Giancarlo Pichillo - Timothy Raeymaekers - Stefano Allovio - Aurora Massa - Discussants: Roberto Beneduce, Pino Schirripa

 

 

PANEL 7

Processi di esclusione e inclusione
nelle politiche e nelle pratiche di ricomposizione dei conflitti in Africa

Coordinatrice: Cristiana Fiamingo (Università di Milano)

Al di là dei processi di riconciliazione istituzionalizzati, forme di ricomposizione politica di matrice neo-liberale, susseguenti alle pratiche di democrazia elettorale dei primi anni ’90 – volute dalle IFI, in primis, per favorire forme diversificate di canalizzazione del consenso e del dissenso e l’adozione di pratiche di good governance – hanno generalmente indotto ricomposizioni politiche e partitiche che segnano, almeno formalmente, la fine del soffocamento dell’aggregazione e della trasmissione stessa della domanda politica. Certo, l’espressione di tale domanda segue determinate direttrici, orientate verso l’acquisizione di una cultura del diritto, che invocano il diritto alla rappresentanza democratica, contestano corruzione, discriminazione economica e culturale e premono per l’incentivazione di politiche di sicurezza sociale, mentre si propongono, attraverso le narrazioni dei conflitti del passato, nuove chiavi di lettura delle storie nazionali da adattarsi al progetto democratico. Il tutto si traduce in una riorganizzazione della società civile, tramite pratiche di inclusione / esclusione di determinati elementi o gruppi sociali o di forme di leadership tradizionale, mentre si osserva una generale contro-tendenza verso l’autoritarismo da parte dei partiti di maggioranza e dei loro leader, nella funzione tradizionale di mediatori nell’allocazione delle risorse e nella gestione delle politiche di mobilità umana che interessano i rispettivi Paesi. In tali dinamiche complesse rientrano discorsi politici e pratiche legate alla memoria del conflitto, alla sua rielaborazione in una propositiva e composita agency, talvolta ispirata al concetto più o meno esplicito di riconciliazione permanente. Il panel intende accogliere le esperienze di tali dinamiche attraverso l’analisi di alcuni studi di caso, in ottica comparata.

Relatori

Anna Maria Medici - Umberto Pellecchia - Marco Aime - Marco Gardini - Luca Puddu - Cristiana Fiamingo - Discussant: Uoldelul Chelati Dirar

 

 

PANEL 8

Riforme agrarie e questioni fondiarie in Africa

Coordinatrice: Elisa Greco (Università di Napoli “L’Orientale”)

Negli ultimi anni, a seguito della tendenza del capitale all’accaparramento di terre nei paesi poveri, la questione fondiaria in Africa è emersa in tutta la sua urgenza. A cinquant’anni dalle indipendenze africane, molti stati stanno soccombendo a forme di accaparramento e sfruttamento delle risorse: governi e imprese multinazionali corrono ad assicurarsi diritti fondiari di vasti territori in nazioni straniere, da destinarsi alla produzione di biocarburanti e di prodotti alimentari. Mentre le istituzioni internazionali reagiscono normativamente, avallando l’accaparramento di terre e proponendo modelli di responsabilità aziendale, le questioni classiche della riforma agraria - la necessità di redistribuzione delle terre e di riorganizzazione della produzione rurale - si impongono sull’agenda politica dei governi. Soprattutto in quei paesi in cui il processo politico dietro alla riforma agraria è stato bloccato o abortito dietro pressioni internazionali, la riforma agraria si ripropone come questione nazionale, sia in termini di sovranità politica dello Stato che di cittadinanza. Il seminario propone tre studi di caso – Sudafrica, Egitto e Tanzania – in cui le questioni agrarie e fondiarie hanno una rilevanza politica di primo piano. Gli interventi riconoscono che il dilemma politico dei progetti di riforma agraria non può prescindere dalle questioni di classe (Bernstein 2010) e dalle frammentazioni di queste su linee razziali, etniche e di genere (Moyo 2008). Queste strutture sociali saranno discusse nella loro specifica genesi storica, cercando risposta alle domande classiche dell’economia politica: chi possiede la terra e il capitale agricolo? Chi lavora la terra? Dove viene prodotto il surplus e chi se lo aggiudica? Quali parti sociali vengono agevolate / represse dalle attuali politiche agrarie e fondiarie?

Relatori

Giulio Iocco - Elisa Greco - Giuliano Martiniello

 

 

PANEL 9

L'Egitto e i fratelli musulmani: prospettive a confronto

Coordinatrice: Laura Guazzone (Università di Roma “La Sapienza”)

La ristrutturazione neo-autoritaria dei regimi politici arabi degli ultimi decenni è legata alla crisi globale delle ideologie e delle organizzazioni di massa, nonché alla diffusione di un più elitario modello di stato neo-liberista che nel mondo arabo unisce la continuità dell’autoritarismo all’evoluzione delle sue prassi e dei suoi protagonisti. In questo contesto, l’opposizione politica è rappresentata essenzialmente dai movimenti islamisti, che un po’ ovunque nella regione araba mobilitano ampi strati sociali grazie ad un’efficiente rete organizzativa che coniuga un diffuso attivismo sociale con un discorso politico centrista e una potente ideologia olistica. Nonostante il prevalente riformismo politico, i movimenti islamisti continuano a essere caratterizzati dalla scarsa trasparenza dei programmi, delle strutture organizzative e dei meccanismi decisionali, come pure dall’irrisolta ambiguità tra un ruolo di oggettiva conservazione, che permette talvolta la cooptazione da parte dei regimi (ad esempio in Algeria, Marocco, Giordania e Sudan), e un ruolo di effettiva alternativa ai regimi neo-autoritari. Questo panel intende affrontare il tema dell’interazione tra l’evoluzione politica dei regimi autoritari arabi e l’evoluzione dei movimenti o partiti islamisti, utilizzando il caso studio dell’Egitto e dei Fratelli Musulmani in funzione sia storica che di prospettiva. Storicamente l’Egitto rappresenta, infatti, un compiuto esempio di transizione neo-autoritaria, mentre i Fratelli Musulmani egiziani sono il prototipo dei movimenti islamisti del Novecento. In prospettiva, appare tutto da indagare il ruolo che i Fratelli Musulmani possono svolgere in Egitto nella mobilitazione delle masse pro o contro l’attuale sistema di potere egiziano.

Relatori

Laura Guazzane - Daniela Pioppi - Massimo Campanini - Anthony Santilli - Discussants: Federico Cresti, Gennaro Gervasio

 

 

PANEL 10

Costruzioni della persona, trasformazioni del sé e religione in Africa

Coordinatore: Alessandro Gusman (Dottore di ricerca, Università di Torino)

Lo studio delle concezioni della persona è uno dei temi classici della ricerca africanistica, a partire dal volume La notion de personne en Afrique noire del 1973. Partendo da ricerche come quelle di Meyer Fortes, e dai contributi successivi di Bloch, Geertz, La Fontaine, Rosaldo e Riesman, il panel intende affrontare lo studio della persona privilegiando la prospettiva antropopoietica, ovvero i processi di costruzione del sé. L’ambito religioso è senz’altro uno dei luoghi privilegiati per osservare all’opera i processi di costruzione del sé e della persona. Tali processi non hanno un andamento lineare ma comportano mutamenti e crisi profonde, spesso corrispondenti all’attraversamento di soglie e confini di varia natura. Gli attraversamenti sono vere e proprie trasformazioni, che sconvolgono l’assetto psicologico ed esistenziale dell’individuo. La costruzione della persona avviene quindi attraverso una esplorazione delle zone di confine tra mondi diversi: tra mondo umano e mondo animale, tra natura domestica e natura selvaggia, tra mondo degli uomini e mondo degli spiriti. L’esigenza dell’attraversamento di confini e di una trasformazione profonda e irreversibile affiora sia nelle iniziazioni a movimenti religiosi come il Bwiti gabonese o le chiese sioniste sudafricane, che nel nell’idea della “seconda nascita” ben presente nelle chiese pentecostali africane. Tale trasformazione – coincidente con l’accesso alla nuova comunità religiosa – assume frequentemente il carattere di una drammatica rottura con il “sé” anteriore, ma pone anche questioni legate al passato della società, alla famiglia, al villaggio, alla religione tradizionale, che possono assumere dopo la conversione un valore assai diverso.

Relatori

Carlo Capello - Alessandro Gusman - Javier Gonzàlez Dìez - Alex G. Vailati

 

 

PANEL 11

Processi migratori, stabilizzazione dei migranti, reti transnazionali

Coordinatori: Federica Infantino (Centro Jacques Berque, Rabat) e Gianluca Gatta (Università della Calabria)

Il panel che proponiamo svilupperà i temi dei processi migratori e dei processi di stabilizzazione dei migranti. Si compone di quattro interventi, tre dei quali riguardanti la migrazione sub-sahariana in Marocco e uno sull’Italia. La ricerca in Marocco è stata realizzata dal Centre Jacques Berque in colaborazione con l’ONG CISS, nell’ambito del progetto “Droits des migrants et alterité culturelle” finanziato dall’UNDP e dalla Commissione Europea. L’approccio privilegiato è quello dell’antropologia urbana. Nel caso del Marocco, il punto di osservazione è il posto che i migranti subsahariani hanno nella società urbana marocchina, includendo anche i migranti irregolari la cui presenza non viene tollerata che nella forma di transito provvisorio e precario. Appoggiandosi su un’osservazione partipante condotta in un quartiere popolare di Rabat, uno degli interventi descrive le condizioni di vita dei migranti subsahariani arrivati in Marocco dal 2000. A partire da un’analisi condotta sugli studenti subsahariani presenti in Marocco e sulle politiche di cooperazione che originano il movimento degli studenti, un secondo intervento analizzerà le carriere intraprese da tali studenti e il contributo della società subsahariana alla formazione di una creative class cosmopolita e transnazionale in Marocco, concentrandosi in particolare sulla città di Casablanca. Il terzo intervento si occupa della presenza senegalese in Marocco ripercorrendo le relazioni storiche tra Marocco e Senegal. L’analisi tratta in particolare delle domestiche senegalesi e degli adepti alla confraternita sufi della Tijaniyya, legame importante tra questi due paesi. L’intervento sull’Italia analizza, invece, il ruolo svolto dai luoghi di socievolezza (caffè, bar, luoghi d’incontro) nella elaborazione pubblica da parte dei migranti marocchini a Roma di discorsi relativi alla condizione migrante, e in particolare alla “clandestinità”.

Relatori

Federica Infantino - Jean Louis Edogué N’Tang - Nazarena Lanza - Gianluca Gatta

 

 

PANEL 12

Video Culture dentro e fuori dalla Nigeria:
forme di cultura popolare nell'epoca digitale

Coordinatore: Alessandro Jedlowski (Università di Napoli “L'Orientale”)

L'ampia introduzione di tecnologie digitali ha determinato in Africa negli ultimi anni un vasto numero di trasformazioni sociali e culturali, fra le quali la nascita e lo sviluppo dell'industria video nigeriana rappresenta uno dei casi più eclatanti. In questo panel, a partire dall'esempio offerto dal caso nigeriano, ci si propone di riflettere in modo generale sull'impatto dell’introduzione dei media digitali nel continente e lungo le reti tracciate dai percorsi migratori. Gli interventi presentati si collocano in una posizione di dialogo con il dibattito internazionale esistente sul tema nel tentativo di offrire nuove prospettive di riflessione legate a recenti esperienze di ricerca.  Le specifiche modalità di circolazione e l'ampia accessibilità delle nuove forme di cultura popolare nate nell'epoca digitale spinge ad interrogarsi sugli aspetti materiali e simbolici della dimensione transnazionale che tali forme hanno assunto ed a riflettere sul ruolo assunto dai migranti in tale processo. Queste stesse motivazioni offrono lo spunto per re-interrogare forme di opposizione binaria che contrappongono dimensione rurale e dimensione urbana. Le specifiche modalità di riproduzione e circolazione dei media digitali, infatti, così come aprono nuovi orizzonti di connettività transnazionale, rendono al tempo stesso possibili nuove modalità di interazione all'interno dei territori nazionali, offrendo ad attori sociali in precedenza collocati al margine dei flussi di informazione, nuove possibilità di partecipazione, i cui contenuti offrono interessanti elementi di riflessione.

Relatori

Alessandro Jedlowski - Giovanna Santanera - Alex Vailati - Discussant: Cecilia Pennaccini


 

PANEL 13

Violenza e rituale. Continuità e reinvenzioni in Africa e nella diaspora africana

Coordinatore : Luca Jourdan (Università di Bologna)

Nell’Africa contemporanea numerosi saperi e pratiche culturali contemporanee presentano una continuità esplicita con il passato, e talvolta ciò è rilevabile anche negli scenari della diaspora e della migrazione africana. Il rapporto con la “tradizione” può essere indagato sia con uno sguardo attento alla longue durée, sia puntando l’attenzione sui processi di reinvenzione culturale, in molti casi motivati da un bisogno di legittimità ancorato nel presente. Questi due livelli analitici, spesso intrecciati, incrociano altresì le questioni della memoria , delle connessioni culturali e dei “regimi di verità”. All’interno dei propri campi di indagine (medicina, religione e guerra), gli studiosi di questo panel propongono una riflessione sulle trasformazioni/continuità culturali e rituali a partire da ricerche sul campo condotte in diversi contesti africani (Uganda, Camerun, Congo, Etiopia) e della diaspora. In quest'ambito, verrà in particolare affrontato il tema dell'ambiguità di taluni sistemi di credenze e delle relative pratiche rituali, ambiguità che oggi produce fenomeni inquietanti come il child sacrifice in Uganda, i rituali di guerra del Kivu, le cerimonie vudu che vedono protagoniste giovani immigrate africane prima del viaggio. Si presterà inoltre attenzione al senso e alla posta in gioco delle “ricomposizioni” e delle “riconfigurazioni” dei saperi medici tradizionali in Camerun, con particolare riguardo al rapporto fra stregoneria, violenza e potere di cura.

Relatori

Luca Jourdan . Cecilia Pennacini - Roberto Beneduce - Simona Taliani

 

 

PANEL 14

Un nord/sud spesso ignorato:
interconnessioni e distanze tra berberistica e africanistica in Italia

Coordinatrici: Daniela Merolla (Università di Leiden) e Mena Lafkioui (Università degli Studi di Milano – Bicocca)

Il nostro panel intende rinnovare criticamente la discussione su interconnessioni e distanze tra gli studi sul Nord Africa (berberistica in particolare) e gli studi di Africanistica. Storicamente tali studi hanno avuto un'esistenza 'parallela', sia in Italia che internazionalmente, visto che gli studi berberi sono stati usualmente inclusi nell'ambito della ricerca su Mondo arabo e Medioriente. La divisione ‘classica' tra Nord Africa e Africa subsahariana è oggigiorno sempre più criticata (si veda Zeleza 2006) in quanto disconosce le connessioni 'africane' del Nord Africa e allo stesso tempo tende a biologizzare l'Africa in quanto 'nera'. Le contribuzioni di Daniela Merolla, Mena Lafkioui, Vermondo Brugnatelli e Mansour Ghaki presentano gli studi berberi nei rispettivi campi disciplinari (letteratura, sociolinguistica, linguistica e archeologia) e contribuiscono a discuterne la relazione con l'Africa e gli studi di Africanistica.

Realtori

Daniela Merolla - Mena Lafkioui - Vermondo Brugnatelli - Mansour Ghaki

 

 

PANEL 15

Dalla World History ai Subaltern Studies:
nuove prospettive metodologiche per la storia dell’Africa

Coordinatrici: Karin Pallaver (Università di Bologna) e Elena Vezzadini (Università di Bergen)

Negli ultimi anni, la ricerca africanista si è appropriata di approcci metodologici sviluppatisi in contesti geografici e scientifici esterni all’Africa. Dagli Studi Postcoloniali, ai Subaltern Studies, fino ad arrivare alla World History, l’adozione di queste metodologie ha portato allo sviluppo di nuovi filoni di ricerca, ma anche all’adattamento di questi metodi di analisi alle specificità della realtà del continente africano. Questo ha permesso di contestare e problematizzare non solo un approccio eurocentrico alla storia dell’Africa, ma anche una visione della storia del continente elaborata da quei gruppi egemonici interni alle società africane che hanno in molti casi avuto il monopolio delle rappresentazioni del passato. Intorno al filo conduttore offerto da questi nuovi strumenti interpretativi, questo panel si propone, attraverso l’analisi di quattro casi specifici che differiscono sia per ambito geografico (Eritrea, Nigeria, Sudan, Tanzania) sia per contenuto tematico (Islam, drammaturgia, nazionalismo, storia economica) di offrire alcuni esempi nei quali l’utilizzo di queste metodologie permette di decostruire una narrativa egemonica della storia del continente a favore di una chiave di lettura volta invece a rivelarne la complessità, ma anche ad integrare narrative e punti di vista alternativi, subalterni e anti-egemonici.

Relatori

Silvia Bruzzi - Tiziana Morosetti - Karin Pallaver - Elena Vezzadini - Discussant: Irma Taddia


 

PANEL 16

Confini, frontiere e piani dell’appartenenza

Coordinatori: Pierluigi Valsecchi (Università di Pavia) e Armando Cutolo (Università di Siena)

Il panel presenta studi sui confini subsahariani odierni in quanto complesso multiforme di demarcazioni di appartenenza tradotte sul territorio. I confini internazionali definiscono il principale contenitore spaziale della cittadinanza africana post-coloniale, che nasce con l’indipendenza appunto come cittadinanza territoriale: in questo senso la frontiera diviene una categoria politica con implicazioni determinanti sul quadro generale delle appartenenze degli individui. Tuttavia è ben lungi dall’essere un marcatore esclusivo e piuttosto si interseca con altri confini di cruciale pregnanza: confini o frontiere interne, ma anche linee o spazi che delimitano e identificano appartenenze definibili come transnazionali in rapporto al quadro corrente della geografia degli stati (diaspore, regioni o micro regioni storiche, economiche, linguistiche, religiose, ecc.), sovente caratterizzate da significativi livelli di istituzionalizzazione (figure di capi tradizionali, leader religiosi ecc.). Ciò è particolarmente evidente nel caso di molti borderland (aree di frontiera), dove il confine separa comunità omogenee e per le quali riveste funzioni viepiù importanti nel mediare la traduzione della cittadinanza formale in quella reale, vale a dire attuata nel quadro effettivo delle affiliazioni e appartenenze locali. I contributi presentati dal panel, che si riferiscono sia al passato che all’attualità ma sottolineano in ogni caso l’importanza della prospettiva storica di lunga durata, affrontano temi legati alla definizione e alla gestione dei confini in rapporto all’articolazione di identità e diritti e al perseguimento di strategie individuali e di gruppo.

Relatori

Pierluigi Valsecchi - Armando Cutolo - Paolo Gaibazzi - Gaia Delpino - Giulia Casentini - Francesca Declich - Discussant: Jean-François Bayart

 

 

PANEL 17

«Stato, democrazia e sviluppo nell’Africa sub-sahariana contemporanea»

Coordinatore: Mario Zamponi (Università di Bologna)

Nonostante il ricorrere di ipotesi sul fallimento dello Stato in Africa sub-sahariana, le strutture statali ereditate dal periodo coloniale e quelle sviluppate durante i decenni di governo indipendente continuano a rappresentare il quadro di riferimento degli attuali processi di riforma. I paradigmi dello sviluppo che si sono succeduti dagli anni ’60 ad oggi hanno promosso diverse forme di rapporto tra lo Stato e la cittadinanza, e negli attuali processi di democratizzazione il consolidamento dello Stato-nazione sembra di nuovo una priorità da perseguire di fronte a vecchie e nuove sfide. In questo contesto, un ruolo cruciale è rivestito da una pluralità di politiche che affrontano alcuni nodi storici dello sviluppo del continente: i programmi di riduzione della povertà, i sistemi di accesso alle risorse e le forme di appartenenza locale e nazionale.

Relatori

Anna Maria Gentili - Mario Zamponi - Arrigo Pallotti - Corrado Tornimbeni - Roberta Pellizzoli - Davide Chinigò - Beniamina Lico - Discussant: Maria Cristina Ercolessi

 

 

PANEL 18

Configurazioni dell'immaginario africano contemporaneo:
letteratura, arte visiva, cinema

Coordinatrici: Itala Vivan (Università degli Studi di Milano) e Jane Wilkinson (Università di Napoli “L’Orientale”)

Il panel raccoglie alcune indagini che si rivolgono a fenomeni e autori diversi e lontani per collocazione geografica e modalità linguistica ed espressiva. La linea conduttrice del panel fa capo alla strutturazione dell'immaginario africano contemporaneo e ne indaga alcune varianti di particolare interesse accostando la produzione letteraria, cinematografica e artistica al contesto culturale in cui essa si colloca, per esaminarne le caratteristiche di posizionamento espressivo.

Relatori

Alessandra De Angelis- Livia Apa - Jane Wilkinson - Claudia Gualtieri - Vincenzo Russo - Itala Vivan - Maria Paola Guarducci - Angelo Ferrillo

 

 

PANEL 19

Accesso e controllo delle risorse energetiche africane,
tra scenari globali e interessi locali

Coordinatore: Arturo Varvelli (ISPI - Istituto Studi Politica Internazionale)

Troppo frettolosamente etichettata come la Cenerentola della globalizzazione, l’Africa Sub-sahariana ha continuato ad attirare l’attenzione internazionale non solo per i conflitti armati e la povertà endemica, ma anche per la determinazione con cui, nell’ultimo decennio, gli attori internazionali Cina, Stati Uniti, insieme a potenze emergenti come Brasile ed India e molti paesi europei, hanno cercato di assicurasi l’accesso alle risorse energetiche africane. A parte rare eccezioni, però, il potenziale delle risorse naturali africane non sembra aver mantenuto le sue promesse come fattore di crescita e sviluppo delle economie e società del continente. Quali sono le tendenze attuali e le prospettive per l’Africa, in un contesto internazionale che registra una crescente attenzione verso le energie pulite e rinnovabili? Grazie alla scoperta di nuovi giacimenti e all’intensificarsi dello sfruttamento di quelli già esistenti, l’Africa è la regione del pianeta dove, negli ultimi anni, la produzione petrolifera e gasifera è aumentata ai ritmi più sostenuti. Il crescente interesse internazionale per le materie prime africane porta, infatti, in primo piano due questioni. La prima riguarda l’integrazione dei paesi africani nei processi di globalizzazione. L’aumento dei prezzi delle materie prime e la ripresa degli investimenti stranieri hanno non solo aumentato il gettito fiscale a disposizione di governi africani produttori, ma anche rafforzato il loro potere negoziale sul piano internazionale. Il risultato finale di questo “boom” rischia, però, di essere una maggior dipendenza dei paesi africani dall’andamento dei mercati mondiali delle materie prime, con tutti i rischi e le incognite che essa comporta. La seconda questione riguarda il rapporto tra democrazia e sfruttamento delle risorse naturali in Africa. Si tratta di un problema storico per il continente, dovuto tanto alle strategie di sopravvivenza politica dei regimi (e delle elites) al potere, quanto agli interessi economici dei paesi industrializzati del passato e dei paesi emergenti di oggi. Questa problematica invita dunque ad un'analisi degli scenari globali e delle strategie internazionali alla luce della loro intersezione con le specifiche traiettorie storiche dei singoli paesi africani, così come ad una rilettura critica della coerenza tra le politiche internazionali di promozione della good governance e le strategie di accesso e sfruttamento delle risorse energetiche africane.

Relatori

Aldo Pigoli - Alessio Fabbiano - Arturo Varvelli - Emanuele Fantini - Discussant: Carlo Frappi

 

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Universita' degli Studi di Napoli "L'Orientale"
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