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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Federico Komorov
Di tutte le cose nascoste sulle origini del pensiero
riscoperta e prima edizione del testo a cura di Omar Al Bussolà e Roberto Moro
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Cento, centoventi anni: poco più che un istante nella storia di quattro, sei milioni di anni della nostra specie. Tre, forse cinque generazioni e siamo al capolinea, al punto nel quale ci troviamo oggi nel racconto della nostra storia nella ricerca dell’inizio e dell’origine di ogni perché. Lo scenario di questa avventura è ancora li, a portata di sguardo. Acqua e terraferma, isole che paiono generate dal mare, vento possente e brezza leggera, un sole tagliente, tramonti di fuoco e aurore di rosa, un cielo senza confini e notte grondante di infinite stelle. A ripercorrere quel brevissimo, intenso cammino si raccolgono voci lontane. Un brusio di frammenti e frantumi di discorsi è rimasto a testimoniare i cicli di questa avventura. Sono reperti fossili che solo l’immaginazione riesce a indagare.
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Storia del testo e delle fonti per l’edizione Italiana

 

 

      Il manoscritto GR.P.205 raccolto nel fondo “donazioni varie” della biblioteca del Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni dell’Università di Istanbul e titolato “di tutte le storie le più nascosta sulle origini del pensiero” ha posto e pone tali problemi di datazione, cronologia, attribuzione da indurre gli specialisti a celarne l’esistenza stessa. Attribuito nel corso del XIX secolo a Nonno di Panopoli che avrebbe a sua volta utilizzato un insieme di testi ora dispersi, fu poi rubricato, sul finire dell’Ottocento, come opera dello Pseudo Longino. Ma nel 1939 Ramius Botero ne ha decretato il definitivo oblio dichiarandolo un abile falso opera del poeta e cultore di antichità classiche Federico Komorov a tutti noto per le sue intemperanze accademiche.
      L’autore, facendo ricorso testuale ai rari, imprecisi e talora oscuri frammenti dei secoli VII-VI a.c. conservati dalla tradizione filosofica e filologica occidentale, ne ripropone la lettura in un testo apparentemente unitario in forma di poema. Si tratta di un divertimento poetico che riconduce alle radici profonde della discontinuità prodotta del pensiero filosofico-scientifico. Un storia possibile e forse probabile dell’ “inizio” del nostro sapere.
Non sarà dunque questa edizione a resuscitare l’interesse degli specialisti verso questo testo dimenticato. Essa si rivolge ai curiosi. Per il resto: null’altro che leggerlo.

 

Federico Komorov

 

 

Di tutte le storie le più nascoste sulle origini del pensiero

premessa all’edizione italiana del manoscritto

 

 

Inizio e discontinuità: elogio del mare Egeo

     L’inizio, ogni inizio, è sempre oscuro, nascosto, incerto così come lo è la discontinuità che lo genera. Ciò vale anche per il pensiero e soprattutto per quel modo di pensare che ha percorso il suo cammino in Occidente e solo in Occidente a potuto farsi filosofia, ricerca della “verità” nella sua precisa accezione di “non nascondimento”, autenticità, disvelamento. A un tratto, nel corso della storia dell’universo, miliardaria di anni, in un nanosecondo dell’esperienza complessiva della vita e sul finire della vicenda dell’uomo, cioè tra il VII e il V secolo del nostro calendario storico, si è prodotta la madre di tutte le discontinuità nel processo evolutivo dell’intero universo e della specie umana. È discontinuità che nessuna storia potrà mai raccontare perché ancor oggi e viva e attuale come il nostro stesso istante. In meno di cento anni, in un luogo minuscolo del mondo tra lo specchio del mare Egeo e la sponde che lo circondano, il pensiero cominciò a porsi quelle domande che ancor oggi e per tutto il suo futuro evolutivo agiteranno la nostra specie. Queste domande, che fanno il senso della nostra umanità, hanno a che vedere proprio con il rapporto dell’uomo con l’enigma della sua stessa esistenza e toccano il problema decisivo dell’inizio, del suo mistero e dell’interrogativo dal quale si genera ogni possibile racconto, ogni possibile storia: che cosa c’era prima di noi e della nostra esperienza? Quale è l’energia che genera l’universo? Quale il motore che rende le cose ciò che sono nel loro continuo apparire ai nostri sensi? Quali regole definiscono l’ordine e il disordine di ciò che è e del perché è?
      Mithos, cioè il pensiero immaginativo che è forse il più alto grado della conoscenza; logos, il pensiero razionale che mette a profitto sofisticate tecniche di analisi della nostre percezioni; fusis, la natura in quanto altro da noi e alterità alla nostra coscienza e conoscenza; nomos, e cioè quel ripetersi necessario delle nostre esperienze che chiamiamo leggi, regole produttrici di norme e normalità; kosmos, ordine prodotto dalla leggi riconoscibili nella natura per effetto della nostra esperienza conoscitiva; infine polis, l’organizzazione dell’uomo in un complesso di leggi che gli consentono di imitare la natura e superare la sua stessa natura. Sono questa le piste dell’esperienza culturale greca che fonda le nostre origini, l’inizio. Una sequenza di avventure del pensiero che in meno di cento anni crea la più grande discontinuità della cultura: la nascita della filosofia, dell’Occidente, dell’uomo per quello che oggi lo conosciamo. L’intreccio di queste dimensioni che genera la complessità e ne consente l’accettazione, ci restituisce intatti per quello che ancor oggi noi siamo. Dopo questo inizio oscuro, nascosto, incerto, più nulla è accaduto nel corso affaticato di due millenni.
      Cento, centoventi anni: poco più che un istante nella storia di quattro, sei milioni di anni della nostra specie. Tre, forse cinque generazioni e siamo al capolinea, al punto nel quale ci troviamo oggi nel racconto della nostra storia nella ricerca dell’inizio e dell’origine di ogni perché. Lo scenario di questa avventura è ancora li, a portata di sguardo.
     Acqua e terraferma, isole che paiono generate dal mare, vento possente e brezza leggera, un sole tagliente, tramonti di fuoco e aurore di rosa, un cielo senza confini e notte grondante di infinite stelle. Questo ambiente, ancor oggi immutato, ha dato origine al disvelamento dei desideri e alla risposta dei primi perché. Acqua, aria, terra, fuoco, infinito e cioè assenza del limite a ogni misura di spazio, tempo, profondità, sono stati di volta in volta il principio primo e gli elementi costitutivi del cosmo inteso come ordine universale le cui leggi rendono visibile i misteri della nostra alterità: la natura. E questa alterità presto diviene specchio della nostra stessa natura e sostanza: corpo, anima materia.
      A ripercorrere quel brevissimo, intenso cammino si raccolgono voci lontane. Un brusio di frammenti e frantumi di discorsi è rimasto a testimoniare i cicli di questa avventura. Sono reperti fossili che solo l’immaginazione riesce a indagare. La cronologia è stretta. In una zona incerta del VII secolo, l’epos omerico scopre, sulle rive di Troia, la nostra corporeità fatta di materia, emozioni e passioni come fondamento e ragione di un esclusivo racconto: il corpo, nel suo essere organico è l’unica verità dell’uomo. Poi Orfeo, dalle cime dei monti Rodopi, valica il confine e il limite del corpo eroico dell’uomo elaborando lo struggente desiderio di superare ogni caducità a beneficio di una sostanza incorruttibile: psyché, l’anima immortale e il demone prigioniero della mortalità corporea. Infine una schiera incerta di avidi osservatori realizza, una volta per tutte, il drammatico passaggio della forza delle emozioni al potere della ragione. Tra il VI e il V secolo si passa inavvertitamente da mithos a logos, dalla conoscenza immaginativa alla fatica di un pensiero che rende conto delle cose del mondo e della loro possibile conoscenza in virtù del bisogno di dimostrare, spiegare, condividere ciò che si riconosce come vero. Libertà, autenticità, responsabilità, ma anche collaborazione e organizzazione come presupposto della scoperta e dell’invenzione.
      Questo inizio, anche ora che forse siamo al capolinea dell’avventura umana, è l’inizio di un continuo presente. Oggi il pensiero scientifico, uscito dalle grandi rivoluzioni del XX secolo, ripropone nostalgia (inquietudine per il necessario ritorno) verso queste voci lontane.

 

Omar Al Bussolà - Roberto Moro

 

Indice del testo

ingresso – prologo - Primo tempo - Soma: il corpo - Secondo tempo - Psyché, il demone, l’anima - Terzo tempo - Fusys, la materia: acqua, aria, infinito, numeri, pensiero, tempo - Quarto tempo - epilogo la sopravvivenza delle prime sorgenti


Il testo integrale dell'edizione è allegato in PDF

 

 

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