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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Goivanni Belfiore - Giorgio Santelli
Berlusconario
tutte le gaffe del Presidente
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Vi ricordate i personaggi di alcune barzellette storiche che cominciavano: «C’è un italiano, un francese e un tedesco...»? C’è una data, però, in cui cambia tutto. È il 26 gennaio del 1994 quando “scende in campo” Silvio Berlusconi. È nata una stella, e in Europa, da quel momento in poi, le barzellette nei Paesi membri cominciano così: «C’è Berlusconi, un francese e un tedesco...». Il più delle volte, però, non si tratta di battute ma di storie realmente accadute: gaffe che nemmeno il migliore dei reality show sarebbe riuscito a creare in studio. Dal kapò affibbiato a Martin Schulz a Strasburgo prima di definire tutti i parlamentari europei «turisti della democrazia», ai più recenti apprezzamenti sull’abbronzatura del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Un’imperdibile, tragicomica antologia di tutte le gaffe di Silvio Berlusconi, in un esilarante quanto sconsolante viaggio nella politica degradata a reality, in cui a contare non sono più le idee, i concetti, le parole e i fatti, soprattutto, ma gli attacchi personali, i duelli all’ultimo sangue, in una gara senza più regole in cui vince chi la dice più grossa.
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Un inguaribile ottimista - Ogni gaffe un tot di voti in più - Una grande, teatrale, gioiosa finzione - Una icona vivente e la madre di tutti i reality fiction

 

Un inguaribile ottimista

[…] . è un inguaribile ottimista. Racconta barzellette inverosi­mili, fa battute da bar dello sport, pronuncia gaffe impareggiabi­li, ma poi spiega: «Ho il mio modo personale di aggredire i pro­blemi. Loro sono cupi, tristi e pessimisti». Loro, naturalmente, sono quelli della sinistra. I soliti primi della classe, con un lin­guaggio incomprensibile o indisponente. Il sociologo Luca Ricolfi (che sull'argomento ha pure scritto un libro) sostiene che «se la sinistra si limitasse a parlare in modo oscuro e preten­zioso, susciterebbe solo indifferenza, come succedeva alla vecchia De. È la pretesa di rappresentare "la parte migliore del Paese" (...) che suscita antipatia. Alle persone di destra non piace essere con­siderate con disprezzo, e a quelle semplicemente "non di sinistra" non piace essere considerate con sufficienza».
Il linguaggio della sinistra? Basta aprire un giornale o un sito web a caso: « l'idea di una nuova soggettività politica passa, soprattutto, attraverso il rifiuto di tentazioni radicai girotondine, movimentiste, facilmente e stupidamente post materialiste, e l'approfondimento di un recupero della dimensione a integrazio­ne di massa, da realizzarsi attraverso lo sviluppo di un progetto che raccolga la nuova centralità dell'antica frattura "capitale / lavoro", intrecciando attorno a essa le nuove issues emerse dalle divisioni, dalle segmentazioni, dagli sfrangiamenti derivanti da una società individualistica...».
Il centrosinistra analizza, dibatte, scende in piazza; Berlusconi si limita "a scendere in campo" e a vincere le elezioni. Con poche e concise convinzioni politiche. In un'assemblea della Confartigianato, per esempio, dichiara: «Sono alto un metro e settanta, senza tacchi». Un'affermazione coraggiosa e lungimi­rante. Quando negli anni Ottanta rileva Tv Sorrisi e Canzoni, il set­timanale più popolare in Italia insieme a Famiglia Cristiana, non giustifica l'acquisto con chissà quali motivazioni, ma spiega che lo ha fatto semplicemente per far contenta la zia suora, assidua let­trice del settimanale. A chi gli chiede se il suo programma sia di destra o di sinistra, lui risponde che è solo di buonsenso. E gli ita­liani tifano per lui. Un esperto di comunicazione, Beau Toskich, spiega che «anche chi non lo vota si affiderebbe a lui». Dicono che faccia gaffe: ma lui con le figuracce ci prospera. Non c'è lapsus, non c'è ingenuità: c'è una naturale dote recitativa unita alla consapevolezza di come ogni parola che pronuncia e ogni gesto che compie lo tengano ben agganciato al popolo sovrano.

 

Ogni gaffe un tot di voti in più

Ogni gaffe sono un tot di voti in più; ogni battuta, un aumento sensibile del consenso; ogni barzelletta, un punto di percentuale in più nei sondaggi. Ma il Cavaliere non solo seduce con le paro­le, ma anche attraverso una gestualità teatrale che nessun altro politico indossa in modo così naturale. Si prenda l'aggressione subita a Milano nel dicembre 2009. Il premier non corre verso l'ospedale, ma si mostra. Non ai suoi della piazza, ma al mondo delle televisioni. Esce dalla macchina e ostenta le ferite. Mostra il corpo colpito, il sangue, la carne martoriata. Quel mostrarsi del premier sofferente, fissa per sempre i confini della "verità" che non è data, quindi, dalla ricostruzione degli investigatori, o dalle testimonianze di chi era lì. La verità unica possibile è l'esibizio­ne del volto ferito e insanguinato. C'è una forte componente ero­tica: l'occhio che guarda il corpo violato; il sangue che prova la violazione subita e esibita, come lenzuola verginali macchiate ed esposte alla finestra; il dolore reso pubblico. Quello di Berlusconi è stato un vero e proprio sacrificio (Georges Bataille osservava che l'etimologia di sacrifìcio è «produzione di cose sacre») e non a caso il sacerdote manager e amico del premier don Luigi Verzè ha parlato di un "dolore utile" al bene.

 

Una grande, teatrale, gioiosa finzione

«È inutile scandalizzarsi - si legge in un manuale sulla pub­blicità di Annamaria Testa - perché la gente non decide ragione­volmente. Meglio ricordare che decidere solo ragionevolmente è impossibile». E aggiunge: «Tutti noi siamo - chi più, chi meno - sensibili alle emozioni nostre e altrui. I buoni comunicatori hanno un forte atteggiamento empatico».
Berlusconi esercita una empatia così forte che potremmo definirlo un moderno Don Giovanni, il seduttore per eccellenza, e oggi la comunicazione politica si basa quasi esclusivamente sulla seduzione, più che sulla persuasione, sull'emozione più che sulla ragione, sulle suggestioni più che sulle proposte. Ma «se non vi sono contenuti, proposte, programmi, non c'è nemmeno spazio per opporsi, per dissentire», scrive Edoardo Novelli5 nel suo La turbopolitica; e infatti nelle tecniche di comunicazione il nostro Silvio-Don Giovanni tenta di abbracciare tutti, di coinvol­gere tutti, di far innamorare tutti.
Lo psicoanalista Aldo Carotenuto spiega che Don Giovanni confonde «le sue mistificazioni con la realtà, tanto da non riusci­re a discriminare il vero dal falso», e «perfino dinanzi alla realtà di una sconfitta, la negazione del vero è la strategia usuale». In questa grande, teatrale, gioiosa finzione, Berlusconi finge di commettere gaffe e attraverso di esse, attraverso le battute, le barzellette che racconta, interpreta la realtà aggirandola, forzan­dola ai suoi obiettivi. Giocando con De Sade, potremmo dire che per Berlusconi le gaffe «sono soltanto i mezzi di cui la natura si serve per conseguire i suoi scopi».
La verità è che noi a Berlusconi dobbiamo voler bene. Dobbiamo considerarlo come un patrimonio dello Stato. Nel mondo è più famoso lui della pasta Barilla o del Colosseo, e peccato che finora nessun tour operator abbia pensato di portare dall'estero turisti per visitare Palazzo Grazioli e magari trascor­rere un'ora con il Cavaliere in persona.

 

Una icona vivente: ecco perché lo amiamo

Perché Berlusconi è un'icona vivente. E, per favore, la si smetta una buona volta di fare i "soliti comunisti" e si impari da chi a scuola finiva i compiti in un baleno e poi aiutava i compa­gni in cambio delle 50 lire, da chi si è laureato con 110 e lode su // contratto di pubblicità per inserzione e poi è diventato presi­dente del Consiglio, anzi: il miglior presidente della storia italia­na, come lui stesso si è definito più volte. Si sorvoli, finalmente, sulle bugie del Cavaliere, su ciò che dice e non fa o su ciò che fa e non dice, sulle domande cui non risponde, sulle promesse che mantiene poco o mai, sulle mirabolanti dichiarazioni sullo stato dell'economia italiana, sul milione di posti di lavoro, sul finto vulcano di Villa Certosa, sul "mi consenta", sull"'amico George", sulle corna nelle foto, sulle show-girl che diventano ministre. Quel che importa davvero agli italiani è che il Cavaliere è uno di famiglia, uno di noi insomma. E tutti sbaglia­mo, tutti facciamo una battuta in più, tutti commettiamo prima o poi una gaffe, esattamente come l'amico Silvio. Solo che lui lo fa tutti i giorni, perché è l'archetipo di tutti gli italiani, tutto ciò che vorremmo essere e non siamo. Ecco perché lo amiamo.

 

La madre di tutti i reality fiction

In uno studio sulla comunicazione di Berlusconi, lo psicolo­go Alessandro Amadori parla di lui come di una «divinità che viene dal basso». «Egli riesce a stimolare - scrive Amadori - una sorta di invidia costruttiva nel pubblico, perché egli dice al tempo stesso che lui è superiore a qualunque altra persona e però anche che è "alla portata di qualunque altra persona"».
E il medesimo meccanismo degli "eroi quotidiani" dei rea-lity: ognuno di noi può pensare di arrivare a essere protagoni­sta del Grande Fratello o di Uomini e Donne, perché il giova­ne al "confessionale" o il "tronista" sono persone qualunque, come noi.
Ovviamente per Berlusconi le cose sono un po' diverse, ma egli ci fa credere di essere uno che si è fatto da solo: ero come voi e guardate dove sono arrivato.
Berlusconi è, dunque, la "madre" di tutti i reality-fiction -grandi fabbriche dove si costruiscono "realtà" affrancate dalla realtà stessa -, è il personaggio che ha scelto di passare alla sto­ria non con una frase celebre (1'«Obbedisco» di Garibaldi piut­tosto che «Dio me l'ha data, guai a chi la tocca!» di Napoleone) ma con l'ultima barzelletta sui carabinieri. Quel che dice gli si cuce addosso come un abito su misura e in ciò dimostra di cono­scere meglio di chiunque altro politico il valore dei segni (dai codici linguistici a quelli gestuali, da quelli dell'estetica corpo­rea a quelli della moda). Le gaffe sono travestimenti verbali, e fondamentali artefici di seduzione.
Osserva Jean Baudrillard che la seduzione appartiene all'or­dine del rituale, non a quello del naturale, e ogni modo di sedur­re «è un processo altamente ritualizzato». Il filosofo francese individua nel travestitismo il luogo di massima seduzione: «Ciò di cui i travestiti sono innamorati è questo gioco di segni; ciò che li appassiona è sedurre i segni stessi. Tutto in loro è trucco, teatro, seduzione». […]

 

Giovani Belfiori

 

 

Giovanni Belfiori - Giorgio Santelli

Berlusconario

tutte le gaffe del Presidente


EDITORE MELAMPO
Prima edizione: gennaio 2010

 

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