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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Lucy Riall
Garibaldi. L’invenzione di un eroe
Un'epopea fra mito e storia
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In tempo di celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità italiana, riprendere questo libro sulla creazione del mito di Garibaldi è salutare. Lucy Riall ci conduce attraverso le tappe più significative della vita del nizzardo e ne illumina la sistematica trasformazione in momenti epici ad opera di un apparato propagandistico efficacissimo, interessato a mostrarlo come esempio vivente di quelle virtù virili che i patrioti risorgimentali cercavano di instillare nel popolo. Vengono analizzati i tentativi di appropriarsi della figura di Garibaldi e di farne un “santo laico”, le grandi correnti internazionali di simpatia e di ammirazione per quest’uomo avventuroso, leggendario già da vivo, e le guerre culturali fra custodi della sua memoria dopo la morte. Ne emerge un caso paradigmatico, sebbene ante litteram, della potenza dei mezzi di comunicazione “di massa” nel mobilitare l’opinione pubblica attraverso il ricorso a stilemi letterari e religiosi già ampiamente radicati.
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[scheda antologica a cura di Andrea Spanu]

 

[audio – video – galleria di immagini]

 

Introduzione – Rivoluzione – Il canone garibaldino – La costruzione di Garibaldi – Nascita degli eroi italiani – Conclusione. Il mito di Garibaldi.

 

Introduzione

Dopo gli inizi relativamente umili, Garibaldi divenne uno dei più popolari e longevi eroi politici del mondo ottocentesco. Il suo fascino trascendeva le differenze sociali, e la sua fama oltrepassò le frontiere nazionali. Questo rivoluzionario ai margini della politica, pressoché privo di sostegno ufficiale, che rimase al potere per meno di sei mesi in tutta la sua carriera politica, fu di fatto il primo a guadagnarsi una fama di dimensioni veramente mondiali e a raggiungere le masse per mezzo delle nuove tecnologie di stampa. I litografi e i fotografi produssero innumerevoli sue immagini, mettendo in vario modo in rilievo la forza, il coraggio, la resistenza, la virilità, l’umanità, la gentilezza, la santità e lo spirito di avventura della sua figura di eroe. Oltre che in Italia, il suo nome faceva vendere i giornali anche a Londra, a Parigi, a Berlino e a New York, e sia i giornalisti che i lettori gioivano alle notizie delle sue imprese. Era tanto odiato dalla Chiesa e dai tradizionalisti quanto era amato dalle giovani generazioni e dagli esclusi. […] La sua biografia, narrata da innumerevoli pubblicazioni a prezzo popolare e sintetizzata con illustrazioni di vario genere, aveva tutti gli ingredienti per renderlo famoso e popolare fra il pubblico dei lettori ottocenteschi (pagg. XIII – XIV)

 

Rivoluzione

L’attività militare di Garibaldi a Roma ci viene presentata non solo come un susseguirsi di atti di coraggio in battaglia, ma anche come una serie di quadri dal carattere quasi teatrale: il suo aspetto selvaggio e appassionato in battaglia, i successivi momenti di riposo e di svago, i suoi affascinanti compagni, i suoi interventi pubblici nei momenti cruciali della lotta. Inoltre, se dobbiamo prestar fede alla stampa, nel 1849 il suo fascino ormai non si limitava solo agli ambienti degli attivisti politici o a coloro che lo potevano ascoltare dal vivo, ma aveva cominciato a coinvolgere un pubblico di lettori più ampio. […] L’attrazione fisica che Garibaldi esercitava trovò spazio anche nella stampa di orientamento ostile e di destra. In una serie di caricature pubblicate da un giornale romano egli appare come un infido brigante con i capelli lunghi, avvolto in un enorme mantello e con in testa un cappello con ampie piume, seguito come un’ombra da un enorme uomo di colore. (pagg. 93 – 98)

 

Il canone garibaldino

L’affermazione di una letteratura a carattere più popolare ha un effettivo peso per comprendere i mutamenti politici avvenuti a metà Ottocento, e in particolare per aiutare a spiegare i vari tipi di reazione agli eventi che si svolsero in Italia dal 1859 al 1860 e la risonanza pubblica delle gesta di Garibaldi. In primo luogo, fu proprio nella letteratura di questo tipo che i simboli e le metafore romantiche entrarono a far parte della cultura del popolo. Il romanticismo popolare produsse “canti patriottici, tempestosi melodrammi, romanzi gotici e storie nazionali”, e fu proprio attraverso questi strumenti letterari e drammatici che Garibaldi poté raggiungere un vasto pubblico. In secondo luogo, come ha chiarito Benedict Anderson e come Mazzini aveva già capito nei primi anni Trenta dell’Ottocento, la rapida espansione del “capitalismo editoriale” svolse un ruolo centrale nel definire l’identità nazionale, in quanto la diffusione di libri, periodici e immagini a stampa poté creare un senso di appartenenza a una comunità (per quanto “immaginata”) nel momento stesso in cui consentiva alle persone che non si conoscevano, e che vivevano in luoghi diversi, di condividere le stesse esperienze e di formulare la stesse risposte a storie ed eventi ai quali non prendevano direttamente parte. […] L’emergere del personaggio Garibaldi nei romanzi inglesi è interessante per varie ragioni, non da ultimo perché si verifica parallelamente a quel più ampio entusiasmo per il nazionalismo italiano che si diffuse in Gran Bretagna durante gli anni Cinquanta. […] Nei tre romanzi pubblicati in Inghilterra fra il 1854 e il 1857 emerge molto chiaramente una diversa percezione del personaggio Garibaldi, visto prima come un crudele bandito, poi come un pittoresco fuorilegge e quindi come un più attempato soldato gentiluomo. Ancora più significativo, quindi, è l’elemento di continuità rappresentato dalla sua affascinante presenza fisica. […] Garibaldi è un uomo che eccita le monache ed è dedito a orge, e tutto il suo aspetto “ci rimanda di nuovo a quei tempi in cui, schiava dei sensi, la ragione poteva essere indotta a tacere”; è un marito che non ama altro che passeggiare mano nella mano con sua moglie e ammirare la vista che si gode da sotto l’ombra di un castagno; e si trasforma in un amante devastato dal dolore che piange sul corpo privo di vita della sua bella consorte. Egli non è soltanto violento e fisicamente attraente, ma anche sensibile e affettuoso. Qui (e non per l’ultima volta) si deve notare come questo Garibaldi immaginario venisse modellato specificamente per rispondere alle aspettative delle lettrici femminili. (pagg. 151 – 179)

 

La costruzione di Garibaldi

La rappresentazione della guerra del 1859 ebbe un’importanza cruciale per dare vita a un culto di dimensioni europee per Garibaldi, e fu una componente essenziale per la costruzione del mito del “risorgimento” italiano, una narrazione completa, ricca di personaggi, in parte inventata e in parte riferita a fatti storici. Garibaldi sembrava simboleggiare tutto ciò che vi era da ammirare (di giusto, di eroico, di poetico) nella lotta per l’indipendenza italiana, ed esercitò un richiamo sufficiente a mobilitare attorno all’idea di nazione interi settori della società italiana (in particolare nei contesti urbani). Sulla popolarità di Garibaldi non sembra possa esservi il minimo dubbio. Forse ci possiamo interrogare sull’attendibilità delle numerose cronache riferite alle dimostrazioni di entusiasmo patriottico […] in quanto molte di essere furono descritte in un secondo tempo e con un evidente intento politico. Il gran numero di articoli, libri e immagini relativi a Garibaldi sono, in ogni modo, una prova evidente della diffusione del culto per il personaggio e del suo successo commerciale […]. Nella primavera del 1860, quando Garibaldi si imbarcò per la Sicilia, l’originario obiettivo mazziniano di creare un eroe che simboleggiasse e rendesse visibile l’esistenza di un popolo italiano poteva dirsi pienamente realizzato. (pagg. 243 – 244)

 

Nascita degli eroi italiani

Le lettere di Garibaldi che apparvero sulla stampa puntavano a ottenere il massimo di pubblicità e a garantire alla spedizione [dei Mille] un vasto sostegno materiale e morale, e ne elaboravano una narrazione incentrata sui temi del coraggio disinteressato e dell’audacia militare, nella quale gli elementi che sembravano rendere impossibile quell’impresa – i Mille contro un intero esercito regio – avrebbero reso ancor più miracoloso ed eroico l’esito finale. Nell’Italia settentrionale, alle lettere si affiancò un impegno propagandistico che si prolungò per tutte l’estate, con discorsi, poesie e altre iniziative celebrative. All’inizio di luglio il professore siciliano Giacomo Oddo pronunciò nella sede dell’Istituto d’istruzione popolare di Milano un discorso che poi venne pubblicato in un opuscolo, nel quale descriveva la gioia che provava ad essere italiano […] e magnificava la grandezza di Garibaldi (“l’atro risplendente d’Italia […], l’uomo della Provvidenza, l’angelo d’Italia nostra”). Il vero scopo di questo elaborato discorso era raccogliere armi e fondi. Il romanziere e uomo politico Francesco Domenico Guerrazzi dette anch’egli il suo contributo, scrivendo un discorso per celebrare i volontari della seconda spedizione e pubblicando un articolo sull’”Unità italiana” e sul “Precursore” nel quale tesseva le lodi di Garibaldi (“Garibaldi è il popolo, che va innanzi con la mano su la spada”) e criticava Cavour. (pag. 290-291)

 

Il momento di Garibaldi

Sebbene nel 1860 Garibaldi si fosse ormai lasciato alle spalle il suo personaggio di pericoloso bandito, egli si rivolgeva ancora ai radicali, o a quanti aspiravano a un cambiamento politico, religioso e sociale, e anche a chi, più semplicemente, aspirava a una forma alternativa di identità politica o a una opportunità di evasione sociale. Allo stesso modo, Garibaldi fu l’artefice del proprio personaggio, ma non fu l’unica fonte ad alimentare il culto che lo riguardò. Nel vasto teatro che nel 1860 caratterizza la produzione del culto garibaldino – simboli e associazioni, discorsi e giornali, memorie, romanzi, drammi teatrali e lettere – non sempre è chiaro chi controllava chi, o quali fossero in questo processo comunicativo i soggetti che trasmettevano e quelli che ricevevano. La creazione del culto di Garibaldi può forse essere più esattamente definita, riprendendo le parole di Marjan Schwegman, come “un’opera d’arte dinamica, prodotta da tanti uomini e donne diversi con modalità interattive, in un contesto spiccatamente internazionale”, un prodotto che era politico in quanto promuoveva e ispirava l’adesione a un progetto politico che si riteneva “il pubblico dovesse replicare nell’ambito della propria vita”. Questa natura “interattiva” dell’appello di Garibaldi può contribuire a spiegare per quale motivo una così vasta platea di gruppi fra loro diversi trovò in lui uno stimolo per l’azione, nonché a dar conto dell’intensa emotività delle risposte che ottenne (la sensazione di essere personalmente coinvolti nel suo programma, o un atteggiamento di intimità e di confidenza con lui), così caratteristica nelle lettere di coloro che, come i volontari e le donne straniere, non lo avevano mai incontrato o non conoscevano i luoghi per cui combatteva. (pagg. 369-370)

 

Conclusione. Il mito di Garibaldi

Già molto prima della sua morte, il controllo dell’immagine di Garibaldi era diventato un potente strumento di propaganda e di esercizio di autorità politica, e ciò in conseguenza del fatto che l’identificazione popolare nei suoi confronti poteva raggiungere il fantatismo […]. L’emergere e l’affermarsi di Garibaldi come eroe era un sintomo della modernizzazione politica; come abbiamo visto, coincise con una rivoluzione in senso popolare nel campo dell’editoria e della lettura, che aiutò gli scrittori, gli editori e i lettori a sfidare il controllo della sfera pubblica esercitato dalle élites tradizionali, e rese possibile la promozione di un escluso e di un rivoluzionario quale egli era fra un pubblico di ampiezza fino a quel momento impensabile. I destinatari di questa operazione vennero in gran parte coinvolti attraverso un’attività piacevole come la lettura e mediante altre forme di intrattenimento visivo, e la loro stessa reazione fu condizionata da quei mezzi di comunicazione. Mazzini e Garibaldi furono fra i primi a sfruttare queste nuove opportunità per scopi politici, e anche la mancanza di concorrenza può contribuire a spiegare il trionfo, all’epoca senza confronti, che ottennero con la propria strategia comunicativa. Allo stesso tempo, il riscontro popolare ottenuto da Garibaldi dovette molto al permanere della tradizione, nel senso che il richiamo che egli esercitava come figura “eccezionale” di leader appariva sensato per una cultura nella quale i concetti di “sovrumano” e (soprattutto) di sacro mantenevano ancora un concreto significato politico e sociale, e nella quale la gente credeva nei re, nei santi e nei miracoli, o perlomeno aveva nostalgia per simili figure. (pagg. 476-477).

 

Lucy Riall

 

Indice del volume:

La nazione e il Risorgimento – Alla ricerca di Garibaldi – Rivoluzione – In esilio – Il canone garibaldino – Indipendenza – La costruzione di Garibaldi – I Mille – Nascita degli eroi italiani – Il momento di Garibaldi – L’Unità – Guerre culturali – Conclusioni. Il mito di Garibaldi

 

Lucy Riall

Garibaldi. L’invenzione di un eroe

Laterza, Roma – Bari 2007

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