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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Dossier Storia & Storici – giugno 2012
la crisi dell'Antico Regime
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Gli abusi che oggi si tratta di annientare per la salvezza pubblica sono i più consistenti, i più protetti, quelli che hanno le radici più profonde e le più estese diramazioni. Sono questi gli abusi la cui esistenza pesa sulla classe produttiva e laboriosa gli abusi dei privilegi pecuniari, le eccezioni alla legge comune e tante esenzioni ingiuste che liberano una parte dei contribuenti solo aggravando la condizione degli altri: l'ineguaglianza generale nella ripartizione dei sussidi e l'enorme sproporzione che vi è tra i contributi delle varie province e tutti i carichi fiscali dei sudditi di un unico sovrano; il rigore e l'arbitrarietà di percezione della taglia; il timore, i disagi e quasi il disonore inferto al commercio delle produzioni di base;la degradazione delle foreste del re e i vizi della loro amministrazione; infine tutto quanto altera il prodotto, tutto quanto indebolisce le fonti di credito, tutto quanto rende i redditi insufficienti e tutte quelle spese superflue che li assorbono.
Oltre il voto – Roberto moro
Lo spettacolo è questo
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Liste civiche, movimenti, nuovi soggetti politici, riforme e riforme. Le convulsioni della classe politica e dirigente di questi ultimi giorni, sono quelle dei viaggiatori di prima classe del Titanic interessati a far man bassa delle scialuppe di salvataggio. Ma questi mascheramenti, questi percorsi paradossali e stupefacenti, tortuosi e momentanei, celano tutti una deriva autoritaria del sistema della nostra civile convivenza, aggregano e consolidano le clientele, esaltano e si reggono sul voto di scambio, replicano e peggiorano l’immobilismo e la blindatura del sistema all’insegna del fatidico “si salvi chi può. In una parola consegnano il sistema al governo del malaffare e lo istituzionalizzano. I “poteri forti”, inutile dirlo, divengono, in una rete sommersa di alleanze, organizzazioni criminali tradizionali e internazionali, cricche, logge, centri di potere, apparati deviati dello stato, brandelli di istituzioni in rovina: è la “convergenza” il progredire del “patto” tra poteri legali e sfera dell’illegalità in crescita pervasiva da almeno trent’anni. Esistono gli anticorpi per contrastare questa deriva?
Aprile 2012 - il paradigma del malaffare
Il caso della Lega
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Se ci fosse stato bisogno di un novo evento per concludere le riflessioni di questo dossier su “il sistema della corruzione Italia” quale indicatore privilegiato della deriva del Belpaese, eccolo servito. Lo scandalo che ha travolto la Lega Nord, alfiere di una crociata della periferia padana contro il sistema corrotto di “Roma ladrona”, ha suscitato, più che sconcerto, ilarità. Nei fatti nulla di nuovo e di inatteso: la cronaca quotidiana replica sé stessa e il racconto è sempre lo stesso: procedura e contenuti. Nessuno si stupisce più del malaffare e del sistema che regge e tiene in vita la classe politica e la classe dirigente del Belpaese. In questo spettacolo quotidiano la sequenza è sempre la stessa: vittimismo, complottiamo, familismo e … immobilismo.
Dossier Storia & Storici – marzo 2012
Video di presentazione del dossier
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Esiste davvero il rischio che la classe dirigente del Belpaese consegni progressivamente le istituzioni e la gestione del potere alle organizzazioni del malaffare? Come ogni organizzazione statuale l’Italia conosce il fenomeno della corruzione, ma è il suo dilagare, la sua natura strutturale, la sua enfasi che pone problemi di analisi e interpretazione. La democrazia repubblicana, fragile e incompiuta costituzionalmente, sembra aver convissuto da sempre con la corruzione. Le denunce si moltiplicano, i casi di corruzione dominano le cronache di ogni giorno, la visibilità del sistema è a tutti nota e la capacità/compiacenza di convivere con l’illegalità è divenuta costume, tratto della italianità.
Roberto Moro
dall’oligarchia alla cleptocrazia
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Esiste davvero il rischio che la classe dirigente del Belpaese consegni progressivamente le istituzioni e la gestione del potere alle organizzazioni del malaffare? Come ogni organizzazione statuale l’Italia conosce il fenomeno della corruzione, ma è il suo dilagare, la sua natura strutturale, la sua enfasi che pone problemi di analisi e interpretazione. La democrazia repubblicana, fragile e incompiuta costituzionalmente, sembra aver convissuto da sempre con la corruzione. Il suo radicarsi nei comportamenti collettivi è però un trend, una linea di tendenza che ha ormai sconvolto l’assetto istituzionale e le regole della civile convivenza, più di recente è divenuta un vero e proprio “sistema paese”. È in forza della corruzione e della battaglia contro la corruzione che è entrata in crisi irreversibile la Prima Repubblica, ed è in forza della corruzione che si è retta la Seconda Repubblica. Il sistema politico ne è attore e vittima al tempo stesso ed è all’ombra di un patto tra potere e corruzione che si è giunti al limite della catastrofe economica e civile. Le denunce si moltiplicano, i casi di corruzione dominano le cronache di ogni giorno, la visibilità del sistema è a tutti nota e la capacità/compiacenza di convivere con l’illegalità è divenuta costume, tratto della italianità.
oligarchia, corruzione, cleptocrazia: oltre il "sistema" ...
Una legge anti-malaffare
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Il dibattito infuria, l’informazione è quotidiana, le inchieste addirittura ingombranti, la letteratura e le fonti sono lì a portata di mano e sul “sistema” della corruzione divenuta “cleptocrazia” ( e cioè “potere dei ladri”) sappiamo tutto e di tutto. La proposte di intervento, più o meno radicali, più o meno efficienti, si levano a ondate successive che accompagnano e suscitano quella della pubblica indignazione. Un legislazione contro la devianza dell’intero sistema democratico è all’ordine del giorno da mesi se non da anni. Ma la domanda è: davvero questo Governo, questo Parlamento, questa classe politica e dirigente del Belpaese è in grado di tagliare il ramo su cui si regge? Davvero tutti questi soggetti dispongono di quella moderazione e di quel senso di responsabilità che fa il marchio di una oligarchia e ne legittima il potere? Il sistema politico e dunque il sistema dei partiti così come sono può davvero è in grado di riportare al centro dell’azione di governo la questione morale divenuta ormai questione civile? In altri termini il problema è: il “sistema” è in grado di riformare sé stesso? Dei molti appelli, manifesti, progetti, rapporti e libri bianchi, progetti di legge di iniziativa popolare che nel corso degli ultimi due decenni sono stati prodotti dal pensiero individuale collettivo e relegati nel limbo di ciò che la classe dirigente chiama “antipolitica” eccone uno in dieci punti, “dieci comandamenti”, che fanno una strategia di intervento e toccano il cuore del problema. Ecco la proposta di:
Roberta De Monticelli
“Questo libro abbozza una filosofia del risveglio”
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“L'Italia è sempre stata un paese tragico, nonostante che le nostre maschere, attraverso le quali siamo conosciuti dagli stranieri, siano maschere comiche: il servo contento e il padrone gabbato. Un paese tragico anche se la maggior parte degli italiani non lo sa o finge di non saperlo. O meglio, non vuole saperlo”. [Norberto Bobbio] L'equazione tragica fra padroni gabbati e servi contenti si produce quando un sistema di rappresentanza politica viene trasformato in un sistema di relazioni di scambio fra poteri pubblici e interessi privati, per esempio con la sistematica svendita di legalità in cambio di consenso cui assistiamo in tutti i casi di dissipazione del territorio, dove si aggirano vincoli e controlli ambientali, si condonano sistematicamente gli abusi, si regalano addirittura a privati beni pubblici, come foci di fiumi e litorali, si finanziano con fondi pubblici imprese speculative private, presentate come vantaggiose per lo "sviluppo" economico: in cambio, naturalmente, di consenso elettorale quando va bene, e di veri e propri trasferimenti in pecunia o in natura, dalle tangenti alle giovani donne, nei casi più gravi, quelli in cui il corrispettivo è addirittura la concessione di appalti e posti nelle aziende pubbliche o nei parlamenti, regionali, nazionale, europeo. [Roberta De Monticelli]
6 febbraio 2012 – Corte dei Conti, Sezioni Riunite
Relazione del Procuratore generale
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Va evidenziata la mancata ratifica della Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione datata 1999, già da tempo sottoscritta dall’Italia e la giacenza presso la Camera dei Deputati del ddl n. 2156/10 recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Quale aderente dal 2007 Gruppo di Stati contro la corruzione, l’Italia è stata sottoposta a valutazione da parte del Gruppo nel 2009 il cui rapporto finale rileva che, malgrado la determinata volontà della magistratura inquirente e giudicante di combatterla, la corruzione è percepita in Italia come fenomeno consueto e diffuso, che interessa numerosi settori di attività: l’urbanistica, lo smaltimento rifiuti, gli appalti pubblici, la sanità e la pubblica amministrazione. Il rapporto rivolge all’Italia ventidue raccomandazioni - - suddivise tra il settore della repressione e quello della prevenzione della corruzione, ritenendo che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura e non solo di rispetto delle leggi. In particolare si raccomanda il riordino della normativa sulla corruzione anche attraverso un testo unico rilevando pure una qualche facilità con la quale in Italia i reati di corruzione cadono in prescrizione ed anche perplessità sulle ragioni del cd Lodo Alfano.
Transparency International
183 paesi: come si comporta il Belpaese?
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In Italia, sembra ormai essersi radicata una cultura della corruzione che fa assuefazione e neppure censura più per cui, la "piccola" che non è stigmatizzata. Raccomandazioni e favori rubati, quotidiani sgambetti al merito e al senso di responsabilità non sempre suscitano una riprovazione sociale. Questo basso costo morale della trasgressione sarebbe un segno di assuefazione sociale alla corruzione, un adagiarsi su una mogia legislazione di contrasto. Tuttavia la percezione diffusa della corruzione rilevata da Tranparency International è ancora elevata e colloca il nostro paese in fondo ad ogni classifica. Il giudizio della gente è netto: quasi il 90% ritiene i partiti politici siano i più corrotti, con i media e gli uffici delle imposte a seguire.
1981 - Enrico Berlinguer
28 luglio 1981 - (audio, video e PDF)
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“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci ladri, corrotti, concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli, metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti, con la guerra per bande, con la concezione della politica e con i metodi di governo. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”. Perché non ricordare nell’Italia del presente che vi fu un tempo in cui la classe politica seppe esprimere valori profondi?
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