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storia, storie, narrazioni
Roberto Moro
Roberto Moro
Mentalità, ideologia, dottrine della nobiltà francese di Antico regime
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Il palcoscenico di questa epopea è l’Antico Regime, un modello di organizzazione sociale capace di accogliere e gestire pluralismo e complessità, ordine e mutamento sulla lunga durata. Un congegno formidabile fondato sul privilegio come legge “naturale” di identità/appartenenza. Un vero “regime” del privilegio, universalmente vissuto, condiviso e praticato come forza nucleare del sistema e garanzia di ordine, solidarietà, collaborazione e coesione: in una parola quella “materia oscura” che ancor oggi chiamiamo “potere”.
Maurizio Viroli
I consigli di Machiavelli al cittadino elettore
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Scegliere il principe, l’ultimo succoso libello di Maurizio Viroli, uno dei nostri più brillanti e noti teorici della politica, si propone una utilità pratica immediata: insegnare ai cittadini come scegliere responsabilmente un buon principe nella fiera selvaggia della politica italiana, un vespaio di ciarlatani, furfanti e imbroglioni, tra imbonitori di ogni cosa, venditori di fumo, cianfrusaglie e rottami, mercanti esotici e pifferai magici, guidati, per evitar le tagliole, in questo labirinto di inganni e frode, dai suggerimenti di un consigliere d’eccezione, il migliore sulla piazza, Niccolò Machiavelli. Tuttavia il succinto volumetto è molto di più che un semplice e pratico vademecum, un prontuario, pronto uso, per il voto. I suoi XVIII capitoli sono in realtà dei precetti per formare il buon cittadino -senza il quale di buoni principi non c’è l’ombra, e la cui presenza è essenziale garanzia contro le ombre lunghe di principi corrotti e di tiranni-, per educare gli uomini al vivere libero e alla virtù repubblicana. Un catechismo laico per imparare il difficile e faticoso ma quanto nobile, antico e alto mestiere di cittadino.
Roberto Moro
La spettacolo visto in prima fila - 17 dicembre 2012
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Alfano ha sfiduciato il Primo governo Monti e lo ha fatto cadere. Berlusconi in nome e per conto di Alfano lo ha ricandidato per un Monti bis. Il contesto internazionale lo vuole a capo del nuovo governo. I giochi, sulla carta sembrano già fatti. L’investitura del Premier vecchio/nuovo ha raccolto consensi ovunque, in Europa, e anche in casa a destra, al centro, a sinistra. Il Vaticano ha dato il suo viatico (Bagnasco, Ruini e persino il Romano Pontefice) è la sacra unzione indispensabile per accedere al soglio. In poco meno di tre settimane è nato il nuovo Padre della Patria. Un miracolo. Ed è solo il prologo. Monti, frastornato dagli eventi, è incerto e perplesso, si è sempre identificato con un ruolo super partes, un servitore dello Stato estraneo alla polita e ai giochi del potere: il “Professore” un cavaliere senza macchia e pieno di umane ambizioni. Che fare?
Roberto Moro
La forza del declino - 14 dicembre 2012
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Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.
Roberto Moro
Vecchio spettacolo e nuovi scenari - 11 dicembre 2012
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Vale la pena di ricordare che il governo tecnico/istituzionale or ora concluso è il 130° governo dell’Italia unita (sull’arco di 151 anni), il 61° dell’era repubblicana, sull’arco di sedici legislature, e che, nel suo breve corso, ha rispettato con puntualità cronometrica la media di durata di tutti i governi che lo hanno preceduto: un anno, un mese e sette gironi (giorno più giorno meno dal novembre 2011 al dicembre 2012). In questo senso il “governo del Professore” è davvero “istituzionale”: rispetta con la precisione meticolosa, di cui da continue prove il suo titolare, la struttura profonda del sistema politico italiano e del “sistema paese” nel suo insieme. Il suo ciclo e la sua caduta sono iscritti nella storia patria. Davvero nulla di nuovo, né di sospendente. La rappresentazione è vecchia, ma lo scenario forse è profondamente cambiato.
Federico Sollazzo
Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica
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Il crollo dei regimi politici totalitari non ha certo segnato il superamento della problematica del controllo totale sugli individui, del dominio, ma un mutamento della forma e dei modi di attuazione dello stesso, un suo perfezionamento. Queste dinamiche rendono necessario il ricorso ad un nuovo strumentario concettuale, del quale fondamentali riferimenti, fra gli altri, sono i termini “sistema” e “Impero”. Prima di descriverli è però interessante vedere come le prime tracce della modificazione delle modalità di controllo sociale, siano state notate da autori provenienti dall’Est Europa, ovvero da quei Paesi in cui è stata più tangibile la transizione da vecchie a nuove forme di dominazione.
Jacques Attali
Il tempo
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Anche la musica, che è un modo di trascrivere la misura del tempo, è un elemento che distingue l'uomo dall'animale. Time, la canzone dei Pink Floyd, che parte con il suono di una sveglia, è la straordinaria metafora di come il ritmo della musica costituisca, insieme a quello del cuore, la prima misura del tempo. La passione, la creazione e la trasmissione sono le uniche soluzioni alla prigionia del tempo. Quando siamo soli in un luogo chiuso ne vediamo le mura; invece, quando vi ascoltiamo della musica o ci stiamo con qualcuno che amiamo, non vediamo più le mura. Quando creiamo, quando condividiamo l'atto del creare, quando facciamo le cose insieme, non vediamo più la prigione del tempo. Il tempo condiviso è ben altra cosa che la somma delle ore. Il tempo che passiamo conversando è un tempo infinitamente più intenso del tempo passato da soli. In particolare, il tempo speso a educare dei bambini, o a insegnare se si è professori, è tempo trascorso nell'immortalità, perché i vostri alunni, i vostri bambini trasmetteranno un giorno qualcosa che hanno ricevuto da voi. «La vita consiste nel ricevere, celebrare e trasmettere», scrive Emmanuel Lévinas.
Roberto Moro
Note ai margini di una riflessione di Furio Colombo
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Chi e cosa sono i “poteri forti” che si aggirano come un mantra nel linguaggio politico, che fanno tremare i palazzi del potere e rischiano di segnare fortune e sfortune dei governi? E perché questa espressione ricorre abitualmente nei momenti di crisi, confusione, tensione dell’azione politica? Perché il ricorso a questa locuzione suscita “ansia e timore che sembra coinvolgere tutti i governi”. È possibile una definizione univoca dei “poteri forti” come attori della prassi di governo? Di recente Mario Monti ha lamentato un “abbandono del governo” da parte dei “poteri forti”: la grande finanza? il mondo dell’impresa? i grandi mezzi comunicazione di massa? i poteri occulti che nell’ombra decidono i destini del mondo? Una riflessione sull’idea stessa di “poteri forti” è del tutto opportuna.
Roberto Moro
Modelli teorici e programmi fantastici di una destra in frantumi
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La tempesta mediatica, oggi, ha preso in pieno il Vaticano, oltre alle onde del nuovo tsunami il mare è ancora agitato: correnti violente e onde di risacca. Finiti in quinta o sesta pagina i naufraghi della tornata elettorale, leader e partiti, faccendieri e corrotti, arrancano su zattere e scialuppe di salvataggio. La meta incerta è confusa dalle nebbie e all’orizzonte i naviganti intravedono appena i contorni del continente sperato, l’isola di Utopia o le coste del nuovo mondo. Sono i cinque, sei, sette milioni di voti di quel paese normale che non è andato al voto nauseato dalla miserabile offerta politica che la classe dirigente del Paese è riuscita a mettere in scene, e ormai da anni. Ma la navigazione avviene in ordine sparso, senza carte né rotte e senza strumenti adeguati. La grande alchimia del marketing politico non salta fuori, non fa notizia. Siamo giunti ai confini del caos?
Attilio Mangano
Intervista di Andrea Spanu
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Quattro saggi per riscoprire un territorio lontano - “Il filo conduttore dei saggi di questo Dossier dedicato da Storia & Storici alla riscoperta di un territorio lontano, l’esperienza che fa centro nel ’68, è affidato all’intervista dell’autore. Un guida critica alla lettura, la definizione di una linea o più linee di marcia. Proviamo a individuare queste linee: sessantottino, socialista libertario, ti sei occupato in primo luogo appunto di 68 e dintorni, della storia delle culture politiche della nuova sinistra, delle sue riviste, delle sue radici e di una possibile “altra linea”, da ricercare in quella tradizione di una “Italia antimoderata” che è presente nella nostra storia. Ma questo ha significato collegarsi e richiamarsi alle “correnti calde” della sociologia e antropologia novecentesca, allo scontro continuo fra esse e il funzionalismo, lungo un percorso che attraversa le stesse avanguardie artistiche e letterarie del secolo scorso. E per questa strada riapri un percorso di riflessione e di ricerca che, proprio a partire dalla questione del 68, propone di identificare l’immaginario del 68 stesso come rappresentazione condivisa, “mentalità”, subcultura, che riassume ed eredita nella sua stessa parola d’ordine del “vogliamo tutto” i tratti dell’avanguardismo, del gioco e del desiderio. Parliamone dunque”.
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