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La storia e la rete
la comunicazione digitale per un nuovo racconto delle origini.
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In un mondo trasformato dalle esponenziali possibilità comunicative offerte dalla rete e dai linguaggi multimediali, quale prospettiva ha l'insegnamento come lo abbiamo conosciuto fino a ora? E nell'emergenza di canoni realmente innovativi di e-learning, quale spazio è riservato alla comunicazione della storia? La prima risposta a queste domande si può trovare in un ambizioso progetto di insegnamento multimediale e interamente online sostenuto dalla fondazione di Bill Gates: The Big History Project, o “La Grande Storia”, si propone di innovare l'insegnamento della storia nelle scuole superiori a partire dai suoi contenuti. Si tratta di far partire il racconto della storia dal Big Bang e arrivare fino ai giorni nostri e oltre grazie agli strumenti resi disponibili dall'intera sfera del sapere umano, per cogliere nelle pieghe dell'evoluzione nostra e dell'intero universo la natura della complessità crescente che ci circonda, e formare nelle prossime generazioni gli strumenti per comprenderla. Oppure, non si tratta che di rieditare con strumenti nuovi, quelli del nostro presente e propri del nostro linguaggio attuale, l'argomento a cui la Storia ha sempre votato la sua stessa natura: il grande racconto delle nostre origini. – Matteo Landoni
27 gennaio 2012
Omaggio a Primo Levi
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“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realttà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga” – Primo Levi
Martino Mora
Avventura e destini della modernità politica
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A partire dalla Rivoluzione francese, i movimenti politici radicali hanno mirato a ricostituire - su basi laiche ed immanenti - l'unità collettiva della società, andata perduta a causa della secolarizzazione e dell'affermazione del mercato e dello Stato moderno. Durante i secoli XIX e XX questa tendenza è divenuta più forte, fino a sfociare nel comunismo e nei fascismi. Questi tentativi di ricostituire un'identità collettiva attraverso l'occupazione dello Stato, l'indottrinamento e la mobilitazione permanente della società, si legarono allo strapotere di un partito e di un uomo. Hanno dato vita a regimi nemici di tutte le differenze, che non potevano durare e che non sono durati. Ed hanno lasciato solo macerie. Ciò nonostante la storia degli ultimi secoli ci invita a riflettere sulla vacuità di senso della democrazia individualistica.
Università degli Studi di Milano
convegno - 2 dicembre 2011 - convegno
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Università degli Studi di Milano
convegno di studi


Somalia: un popoloabbandonato
un regione alla deriva?

Milano – 2 dicembre 2011-12-02
nella sala lauree Facoltà di scienze Politiche – via Conservatorio, 7

 

 

 

 

 

programma dei lavori e degli interventi

I – sessione – 9,30/12,30

 

Presiede
GIAN PAOLO CALCHI NOVATI

 

Cristiana Fiamingo
Lettura
Mohamed Aden Sheikh: “La Somalia non è un’isola dei Caraibi”

Antonio M. Morrone
La sconfitta della Somalia: dal pansomalismo alla moltiplicazione delle Somalie

 

interventi
MARCO PEDRAZZI - ROBERTO BONGIORNI

 

Matteo Guglielmo
Il conflitto somalo nel contesto regionale

 

interventi
CRISTIANA FIAMINGO - MASSIMO ZACCARIA  - ANGELO RUSCONI

Testimonianza della scrittrice KAHA MOHAMED ADEN

 

Dibattito

Conclusioni
GIAN PAOLO CALCHI NOVATI

 

II sessione - 14.30/16,30

 

Presiede
GABRIELLA VENTURINI

 

Cristiana Fiamingo
lettura
Mohamed Aden Sheikh: “La Somalia non è un’isola dei Caraibi”

Luca Ciabbarri
La società somala e l’impatto di conflitti e carestie

 

Interventi
SANDRO RAINURO - MARIANGELA BIZZARRI - GIANLUCA GROSSI

 

Marco Sioli
Dalla pirateria barbaresca alla pirateria somala


Interventi
CHRISTIAN PONTI - ALESSANDRA LANG

 

Dibattito

Conclusioni e chiusura dei lavori
GABRIELLA VENTURINI

Pierpaolo Lauria
Risorse e rischi in storiografia: la vita e lo specialismo
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La pagina scritta prende vita solo quando circola tumultuosamente sangue tra le innervature delle righe e le parole cominciano a pulsare come muscoli elettrizzati; allora la pagina si arroventa, prende fuoco e finalmente riscalda l’animo del lettore, perché la vera conoscenza è calorosa. In un passo splendido, forse uno dei più belli della storiografia di ogni tempo, di grande fascino e potenza evocativa, da cui si resta abbagliati per l’eleganza letteraria e la raffinatezza stilistica di cui è rivestita la prosa, un dioscuro delle Annales, L. Febvre, “compagno di battaglia” più anziano di M. Bloch, invitava i giovani aspiranti storici a non votarsi ai morti, ma a coltivare la vita e a intrecciare continuamente e ininterrottamente rapporti con lei per averne frutti e benefici, nel suo doppio senso di vita intellettuale, senza tralasciare nessuno dei campi del sapere.
Giornata seminariale
Casa Gramsci di Orta San Giulio 26 novembre 2011
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Casa Gramsci di Orta san Giulio riprende l’attività culturali con un Convegno su Antonio Gramsci nel 120° anniversario della sua nascita.
Il Convegno vuole ribadire l’attualità del pensiero di Gramsci, attualmente oggetto di una grande attenzione internazionale sia da destra che da sinistra e invece di una scarsa attenzione nazionale, in particolare da parte delle forze politiche che siedono in Parlamento.
E’ quindi sembrato a Casa Gramsci di dovere ribadire l’assoluta attualità del suo pensiero nei riguardi di alcuni temi decisivi del XXI secolo.
Gramsci è più che mai indispensabile perché fornisce strumenti di lavoro a quella che ha chiamato la guerra di posizione, l’unica possibile in Europa nella nostra epoca e resta soprattutto indispensabile per l’analisi della cultura di massa oggi . Da questo punto di vista sarebbe uno strumento utilissimo, per esempio, anche per l’analisi dei programmi televisivi.
E resta un esempio insuperato di come si debba lavorare nel corpo della società, nei suoi strati profondi, per conoscerne la cultura e per dare a questi strati una prospettiva di emancipazione, liberandola da scorie intollerabili (magistrale, per esempio, resta la sua analisi dei razzismi presenti nella cultura operaia e contadina del suo tempo e purtroppo anche del nostro), cosa che è possibile solo se tra intellettuali e mondo popolare subalterno vi sia costante interscambio…
Su questi e altri temi casa Gramsci si sforzerà di riflettere anche nei prossimi anni, iniziando una prima serie di riflessioni con il convegno del 26 novembre.

 

 

Il pensiero di Gramsci e il XXI secolo
Giornata seminariale organizzata dalla Casa Gramsci di Orta San Giulio

Sabato 26 novembre 2011, ore 15, 30, presso Palazzo Penotti Ubertini.

 

Le relazioni

 

Angelo D’Orsi, , Il posto di Antonio Gramsci nella storia della cultura italiana

Francesca Chiarotto, La scoperta di Gramsci nell’Italia del dopoguerra

Mimmo Boninelli, Gramsci: La città, le città

Sergio Bologna, Americanismo e postfordismo

 


presiede e coordina

Cesare Bermani

 

galleria di video

Ricordare Antonio Gramsci (galleria di immagini);
Italiani – Antonio Gramsci;

La Storia Siamo Noi - Antonio Gramsci ;

Enrico Berlinguer racconta Gramsci ;

Giuseppe Vacca: Gramsci tra Mussolini e Stalin ;

Eric Hobsbawm: Antonio Gramsci ;

Antonio Gramsci – appunti sulla rivoluzione ;

Antonio Gramsci – Odio gli indifferenti ;

quello lì, Compagno Gramsci

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Storia istantanea
11 novembre 2011
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“L'immagine plastica di quello che sta accadendo l'hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l'Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani. Dal finestrone del gate ad osservare la scena c'è proprio Mario Monti. Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l'imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c'è scritto "EU Antitrust", un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles. Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: "Professore, ci salvi lei". Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale”. (la Repubblica – 11 novembre)

 

È possibile scrivere una storia istantanea degli eventi? Tradurli cioè in paradigmi narrativi che si iscrivono nel presente resuscitando il passato e conciliandolo con un futuro possibile?
Questo racconto, vero o falso che sia, devo confessarlo, suscita qualche emozione e per questo tramite ci introduce alla storia che nel quotidiano stiamo vivendo: ne spiega il passato e tenta di riconciliarla con il futuro che è proprio il passato a generare. Lo stesso ne è della vicende che hanno accompagnato la caduta del governo Berlusconi e dato vita alla rappresentazione mediatica dell’evento: canti, insolenze liberatorie, te deum di ringraziamento, parole lasciate in libertà che stavano dentro e hanno preso corpo di azione collettiva. La piazza e il scendere in piazza, “bella ciao”, monetine … L’arsenale simbolico del passato da vita al presente perché la Storia si fa così ed è questo il senso delle storie a cui partecipiamo e che ci raccontiamo.
Un recentissimo sondaggio precisa che il 96% degli intervistati si attende un governo di soli tecnici, senza nessun politico. Un governo, si potrebbe dire, dell’antipolitica e forse è proprio così. Ma le metafore e le similitudini si sprecano. Naturalmente non vi è nessuna simmetria e similitudine possibile tra i 17 anni di berlusconismo e il Ventennio di cui quasi non portiamo memoria, ma si tratta di regimi politici e cioè di sistemi di potere rigidi, cristallizzati e, nella sostanza immobili. Sistemi complessi e coesi nella loro innumerevoli componenti che fanno stile di vita, cultura diffusa, insieme stabile di relazioni e regole di comportamento. Questo sì.
Altre possibili simmetrie?
Il governo Berlusconi è caduto perché ha perso la guerra che sembrava voler ingaggiare nel laboratorio ideologico delle sue origini: liberismo estremo, anticomunismo militante, fare i soldi coi soldi, violare le regole materiali e morali che impediscono il libero gioco degli interessi individuali e di gruppo. Per effetto dei fondamentali fragili di una economia arretrata e priva di innovazione, di una classe politica e dirigente blindata nei suoi privilegi e radicata nelle sue incompetenze, è facile ricordare un lontano passato: un esercito straccione, generali e gregari incompetenti, una retorica che diviene menzogna consapevole e sistematica. Teatro mediatico, schermo che sostituisce la piazza, censure e censure, menzogne e menzogne.
Ora che gli Alleati sono sbarcati ad Anzio (e il nostro sistema produttivo è alla mercé del nemico e la guerra è perduta, tradimenti, fughe, voltafaccia, mimesi. Dicono che quando lo speaker della Radio Italiana (l’ERI di buona memoria) nel leggere, il 25 luglio ’43, il decreto della caduta del governo Mussolini se con una mano stringeva il foglio con il quale si cambiava il destino d’Italia e si apriva la strada alla guerra civile, con l’altra si toglieva la “cimice” (il distintivo del Partito fascista) con la quale aveva convissuto per anni in una illusione di miserabile protezione.
Tra il 25 luglio e l’8 settembre non fu più possibile nutrirsi di illusioni e incompetenze. Ma il regime, con un manipolo di disperati incuranti delle sorti del Belpaese, sopravvisse alla catastrofe che aveva preparato e consapevolmente voluto. Diede vita a un parlamento nel Nord, spaccò la convivenza nazionale e, nella menzogna, suggellò la generale sconfitta.
Furono anni bui di sofferenze, macerie, miserie e solitudine.

 

Alla luce di questi appannati ricordi il raccontino posto in premessa resuscita un clima di smarrito pessimismo e di inquietudini, ma anche di accettazione della realtà: mentire a sé stessi non sembra più possibile. Vi è nella scena un’Italia profonda, vagamente normale, disposta a resistere nella tempesta immaginando una Italia migliore. Visono le premesse di una rivolta morale. Forse gli italiani ci sono e l’Unità si può fare.

 

Roberto Moro

 

testi correlati al dossier
“storia istantanea: 25 luglio – 8 settembre 2011”

Storia istantanea - “professore ci salvi lei” [editoriale]
Roberto Moro – “La storia del Belpaese tra passato e futuro” [saggio]
Roberto Moro – “Mario Monti. La linea del Piave” [editoriale]
Dopo le dimissioni – “La lenta e apparente fine di un ciclo politico” [editoriale]
Tra 8 settembre e Caporetto – “Quel che l’Italia offre all’Europa, quel che l’Europa chiede all’Italia” [documento]
Roberto Moro – “Ma l’Italia è davvero un Belpaese?” [saggio]

Grado Giovanni Merlo
convegno "Un'altra Italia ancora" . 10-11 novembre 2011
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Un’altra Italia ancora. Una delle tante Italie, retrospettivamente possibili, si ritrova nel volumetto da me qui preferito: il volumetto si intitola, in modo brillante ed efficace, Rosso di sera, pubblicato a Firenze dal Ponte delle Grazie nel 1996. Il titolo dall’immediato impatto emotivo, ma di per sé latamente allusivo in riferimento ai contenuti, è seguito da un lunghissimo, esplicativo sottotitolo, che in realtà è doppio: il primo, Nascita e morte apparente dell’utopia socialista in Italia; il secondo, Un secolo di storia, tradizione e cultura di un grande movimento politico. I sottotitoli suggeriscono come si tratti di un’opera non ripiegata su se stessa, ma, per dir così, progettuale: implicante, di necessità, una partecipata e spregiudicata riflessione sul passato in funzione di un auspicato futuro diverso da un presente “disastroso”. Il passato diviene la condizione per articolare il “progetto” e per credere nella sua realizzabilità. Occorre prestare attenzione alle parole e alle espressioni di titolo e sottotitoli. Alceo Riosa non lo nasconde sin dalla Avvertenza, che inizia con le seguenti parole: “Il titolo non tragga in inganno. Questo libro vuole essere tutt’altra cosa di una sorta di Cripta dei cappuccini in versione socialista (…). Il cielo rosso a occidente fa sempre sperare, com’è noto, il bel tempo per l’indomani”.
Roberto Moro
Milano, 3 Maggio 2011
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Ancora una volta la centralità del mistero di Cronos ci ha fatto incrociare le lame: gli dicevo che il nostro tempo, in qualche modo, si concludeva con noi e che il nostro essere nella “storia” con la S maiuscola era un inganno, quasi un condizionamento professionale. Che tutta la storia del mondo, la storia Universale, era lì in quel momento e nella nostra conversazione affettuosa e per questo il valore di quello scambio era l’unica manifestazione autentica della vita.
Arturo Colombo
Corriere della Sera, 6 maggio 2011
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A lceo Riosa, scomparso a Pavia, ha rappresentato una delle voci più originali fra gli storici italiani. Nato a Monfalcone nel 1939, aveva studiato a Roma alla scuola di Franco Valsecchi e di Renzo De Felice. E là si era laureato in Scienze politiche, anche se poi Milano era diventata il centro dei suoi interessi, tanto da insegnare ormai da lunghi anni all' Università Statale, dove parecchie migliaia di allievi hanno seguito le sue lezioni di Storia del movimento sindacale e di Storia contemporanea. Dovessi scegliere così, all' improvviso, sotto lo shock di una notizia tanto dolorosa, non avrei dubbi a indicare, fra i molti testi di Riosa, la raccolta di saggi apparsa nel 1996 da Ponte alle Grazie con un titolo insolito, Rosso di sera, per spiegare - come lui sapeva fare così bene - quella che considerava la nascita e la morte «apparente» dell' utopia socialista in Italia. Del resto, l' interesse a recuperare e chiarire criticamente i momenti-chiave e i leader non già del partito, quanto piuttosto del composito movimento socialista, ha costituito uno dei caratteri e dei pregi del lavoro storiografico di Riosa, fin da quando aveva preparato e commentato una raccolta degli scritti di Angelo Tasca «socialista»; e prima ancora (nel 1984) aveva dato alle stampe Il movimento operaio tra società e Stato (Franco Angeli), allo scopo di illustrare quello che lui stesso definiva «il caso italiano nell' epoca della Seconda Internazionale». Ma la tastiera delle curiosità, e insieme della competenza, di Riosa è molto più ampia; e non è difficile - pur nell' ora amara del distacco, soprattutto per chi l' ha seguito con amicizia e ammirazione - cogliere nei suoi libri l' immagine della notevole capacità, con cui sapeva illustrare tematiche magari fra loro lontane, eppure cariche di significati indispensabili per capire il complicato mondo in cui viviamo. Ripenso, per esempio, al gusto che ho provato, leggendo la sua Storia d' Europa nel Novecento, scritta insieme a Barbara Bracco (Mondadori, 2004), oppure seguendo il suo studio dedicato al Primo Maggio (Giunti), apparso nel 1990. Del resto, Alceo Riosa possedeva una dote, purtroppo rara in altri colleghi: la capacità di avvincere anche quando discuteva temi circoscritti e specialistici. L' ultimo suo volume Adriatico irredento (Guida, 2009), che affronta i complessi rapporti fra italiani e slavi, è lì a dimostrarlo.

 

 Arturo Colombo

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